|
Portare la lotta fin nel campo nemico!
Campagna di costruzione di Comitati Popolari di
Controllo
settembre 2008 - febbraio 2009
Se lasciati soli nelle assemblee elettive, i
politicanti borghesi le utilizzano per prendere
decisioni contro i lavoratori, gli studenti, i
pensionati, le casalinghe e gli immigrati: “quando
il gatto non c’è i topi ballano!”. Quando però le
masse popolari rompono con la subordinazione a
questa casta di notai che fa gli interessi dei
padroni e del Vaticano, iniziano a controllarne
l’operato e a far sentire la loro voce anche
all’interno dei consigli di zona, di circoscrizione,
comunali, provinciali, ecc. cambiano le carte in
tavola: si riduce l’agibilità di lor signori, il
“teatrino della politica” e la tanto sventolata
“democrazia” diventano per loro una gabbia, un
intralcio al loro lavoro “al servizio del cittadino”
(ricco). Il controllo popolare gli mette i bastoni
tra le ruote.
Allo stesso tempo, quest’attività di controllo
(denuncia e mobilitazione) rafforza tra i
lavoratori, gli studenti, i pensionati, le
casalinghe e i disoccupati la coscienza di classe
perché mostra la netta separazione tra i due campi
(quello delle masse popolari e quello della
borghesia e i suoi notai), mette a nudo la reale
natura e funzione della “democrazia”, alimenta la
volontà di riscossa, promuove l’organizzazione, la
lotta e la solidarietà tra le masse popolari,
contrasta la rassegnazione, il fatalismo e la
demoralizzazione, toglie terreno alla destra
reazionaria e ai gruppi fascisti. Il controllo
popolare contribuisce quindi alla lotta per
promuovere la mobilitazione rivoluzionaria delle
masse popolari e accumulare forze per fare
dell’Italia un paese socialista! Riportiamo due
esempi di controllo popolare, uno più conosciuto e
sviluppato su scala superiore, uno più circoscritto,
ma comunque esemplare.
Quando le masse popolari irrompono a testa alta e a
gamba tesa nel teatrino della politica, la
democrazia borghese diventa “gravemente inopportuna”
Vicenza.
Il Comitato No Dal Molin ha diretto la lotta contro
la base USA in modo autonomo dalle forze borghesi:
non si è limitato a contestare, a dissentire e a
contrattare “il meno peggio”, ma ha promosso la
lotta deciso a vincere; ha organizzato numerose
forme di mobilitazione e di protesta popolare che
hanno unito diversi settori delle masse e, nello
stesso tempo, ha fatto leva nel modo più ampio
possibile sulle contraddizioni delle forze borghesi,
in particolare non ha dato credito alle promesse e
agli imbrogli della sinistra borghese ma l’ha
obbligata a rendere conto degli impegni che aveva
preso. Non si è fatto legare le mani dalle regole
stabilite dagli avversari: ha applicato il principio
che “è legittimo tutto quello che è conforme agli
interessi e alle aspirazioni delle masse popolari
anche se non è legale, cioè è vietato dalle leggi
borghesi”. In più, con la presentazione della lista
Vicenza libera-No Dal Molin alle elezioni
amministrative, ha fatto irruzione nel campo
elettorale di cui la borghesia ha il completo
monopolio e la conseguente “tranquillità” di poter
amministrare i propri affari secondo i suoi usi,
costumi e interessi.
La presentazione della lista Vicenza libera – NO Dal
Molin ha rotto questo monopolio e questa
tranquillità, ha rafforzato il campo delle masse
popolari (che ha ottenuto anche un eletto), ha
acuito le contraddizioni nel campo nemico. Il
Comitato No Dal Molin ha così sviluppato la
mobilitazione orientandola verso il controllo
popolare delle istituzioni e delle autorità
borghesi, la denuncia dei loro misfatti e la lotta
contro i loro arbitri, per vigilare sull’effettivo
rispetto degli impegni che si sono presi circa lo
svolgimento del referendum popolare (che si tiene il
5 ottobre, quando scriviamo non si è ancora svolto)
e il blocco dei lavori fino all’esito della
consultazione.
Siccome difende ciò che ha ottenuto con la lotta e
non indietreggia, il comitato NO Dal Molin ha subito
un ulteriore attacco: le cariche contro il presidio
che avrebbe dovuto vigilare sull’effettivo stop ai
lavori e una “lezione di democrazia” direttamente da
Berlusconi, che ha scritto una lettera al sindaco
Variati in cui definisce il referendum “gravemente
inopportuno”.
Berlusconi e la sua banda non vogliono il referendum
perché rischiano seriamente di perderlo e questo
rafforzerebbe la resistenza non solo degli abitanti
di Vicenza, ma di tutte le masse popolari e dei
lavoratori, indebolirebbe tutta l’azione del nuovo
governo, lo metterebbe in un grave impiccio con i
suoi padroni americani, acuirebbe le contraddizioni
tra le forze di governo e le metterebbe in
difficoltà, in particolare la Lega che si spaccia
per il partito delle autonomie locali: già adesso di
fatto a Vicenza (come in Val di Susa) difende gli
accordi internazionali stretti dal governo di Roma
contro la volontà delle comunità locali
nascondendosi dietro la foglia di fico che sarebbe
una “minoranza di facinorosi” a non volere la nuova
base USA: come la metterebbe in caso di vittoria del
referendum?
Questo referendum è “gravemente inopportuno” perché
Berlusconi e i suoi sanno che il loro teatrino
funziona solo quando le masse popolari vi
partecipano per fare da claque e per votare una o
l’altra delle forze borghesi e non da protagoniste e
decise a prendere in mano il proprio destino. Sanno
che le loro menzogne, i loro imbrogli, le loro
minacce, le loro promesse attecchiscono quando le
masse sono dirette da un’“opposizione” compiacente e
quindi sono divise, disorientate, rassegnate,
impotenti. Non attecchiscono e non funzionano quando
le masse sono organizzate e mobilitate da una
direzione che mette davanti a ogni cosa la volontà e
gli interessi delle masse ed è decisa a vincere.
Dal rapporto della sezione “A.Gramsci”.
Torino.
Il 12 settembre si sarebbe dovuto tenere un convegno
sulla destra radicale: ospite principale il
neofascista Adinolfi (tra i fondatori di Terza
Posizione, indagato per la strage di Bologna,
componente di spicco dei NAR). Per la loro
iniziativa, i fascisti avevano ottenuto, dopo una
richiesta fatta da alcuni esponenti di AN, la sala
della circoscrizione 3 di zona S.Paolo, dove ha sede
anche la sezione ANPI “Dante Di Nanni”.
La notizia del convegno è stata resa nota soltanto
alcuni giorni prima e i centri sociali Askatasuna e
Gabrio, in collaborazione con l’ANPI provinciale,
hanno lanciato immediatamente l’appello per un
presidio antifascista proprio di fronte alla sala
della circoscrizione per il 12 settembre. L’appello
è stato immediatamente sottoscritto da Cobas, RdB,
CUB, P-CARC, Sinistra Critica, PdCI, PRC, PCL,
Comitato Pace Robassomero, Comitato Antifascista 18
giugno. La mattina del 12 settembre, i promotori
dell’appello in conferenza stampa hanno annunciato
la vittoria: i fascisti hanno annullato
l’iniziativa.
La sezione di Torino del nostro partito, per
valorizzare il risultato ottenuto con la
mobilitazione popolare ed estendere il fronte
antifascista facendo leva anche sulle contraddizioni
interne al teatrino della politica, ha inviato una
lettera aperta ai consiglieri della circoscrizione e
agli organi di stampa, in cui veniva chiesto che
fosse fatta luce sulla vicenda e che la giunta (di
Centro-sinistra) prendesse posizione pubblicamente
sull’accaduto. (..) “L’autorizzazione all’utilizzo
della sala della circoscrizione era stata concessa
dalle autorità cittadine su richiesta di AN la quale
ha mostrato nettamente, con la sua richiesta, i suoi
legami e le sue simpatie con gli ambienti
dell’eversione stragista dei vari Adinolfi e feccia
simile, legami che lo stesso Ministro della difesa
La Russa ha ribadito pubblicamente dall’alto delle
sue funzioni istituzionali, durante le celebrazioni
dell’armistizio dell’8 settembre 1943: ‘bisogna
onorare i morti della Repubblica di Salò perché essi
difesero la Patria dall’invasore alleato’ sono state
le parole del Ministro della difesa. (..) Ad oggi le
Autorità cittadine e la giunta della circoscrizione
non hanno rilasciato alcuna dichiarazione né, tanto
meno, hanno dato spiegazioni sull’accaduto. Ma come
è possibile che la giunta della circoscrizione abbia
concesso l’utilizzo della sala ad AN senza
verificare chi vi fosse dietro l’iniziativa
promossa? Perché, a seguito dello smascheramento dei
fascisti, nessun consigliere e nessun assessore si è
sentito in dovere di rilasciare dichiarazioni,
prendere posizioni e dare spiegazioni in merito?
Crede forse, la giunta, che la difesa dei valori
della Resistenza non sia anche un loro compito
imprescindibile? Il presidente di circoscrizione e i
consiglieri credono forse che le loro cariche siano
state decise dal cielo? Non si rendono conto che è
solo grazie alla lotta partigiana e agli
antifascisti di oggi che continuano a difendere i
valori della Resistenza, che essi possono ricoprire
democraticamente cariche pubbliche? Invitiamo quindi
le autorità circoscrizionali a dare una risposta
pubblica e trasparente a queste domande adempiendo
ai loro compiti istituzionali. La Costituzione nata
dalla Resistenza parla chiaro in materia di
fascismo. Torino antifascista pretende che sia fatta
chiarezza!”.
Quasi immediata è stata la risposta del consigliere
Bucciol (gruppo misto) il quale ha presentato
un’interrogazione, controfirmata dal consigliere
Gatto (PSI), da Caporale (PRC) e da Casciola (SD)
che verrà sottoposta al prossimo consiglio
circoscrizionale.
Anche sul fronte antifascista, la mobilitazione
popolare, affiancata all’utilizzo delle
contraddizioni in campo borghese, costringe gli
esponenti della borghesia di destra e di sinistra a
smascherarsi o a prendere posizione. |