Resistenza n° 10 - ottobre 2008

organo del partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo

 

Portare la lotta fin nel campo nemico!

Campagna di costruzione di Comitati Popolari di Controllo

settembre 2008 - febbraio 2009

 

Se lasciati soli nelle assemblee elettive, i politicanti borghesi le utilizzano per prendere decisioni contro i lavoratori, gli studenti, i pensionati, le casalinghe e gli immigrati: “quando il gatto non c’è i topi ballano!”. Quando però le masse popolari rompono con la subordinazione a questa casta di notai che fa gli interessi dei padroni e del Vaticano, iniziano a controllarne l’operato e a far sentire la loro voce anche all’interno dei consigli di zona, di circoscrizione, comunali, provinciali, ecc. cambiano le carte in tavola: si riduce l’agibilità di lor signori, il “teatrino della politica” e la tanto sventolata “democrazia” diventano per loro una gabbia, un intralcio al loro lavoro “al servizio del cittadino” (ricco). Il controllo popolare gli mette i bastoni tra le ruote.

Allo stesso tempo, quest’attività di controllo (denuncia e mobilitazione) rafforza tra i lavoratori, gli studenti, i pensionati, le casalinghe e i disoccupati la coscienza di classe perché mostra la netta separazione tra i due campi (quello delle masse popolari e quello della borghesia e i suoi notai), mette a nudo la reale natura e funzione della “democrazia”, alimenta la volontà di riscossa, promuove l’organizzazione, la lotta e la solidarietà tra le masse popolari, contrasta la rassegnazione, il fatalismo e la demoralizzazione, toglie terreno alla destra reazionaria e ai gruppi fascisti. Il controllo popolare contribuisce quindi alla lotta per promuovere la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari e accumulare forze per fare dell’Italia un paese socialista! Riportiamo due esempi di controllo popolare, uno più conosciuto e sviluppato su scala superiore, uno più circoscritto, ma comunque esemplare.

 

 

Quando le masse popolari irrompono a testa alta e a gamba tesa nel teatrino della politica, la democrazia borghese diventa “gravemente inopportuna”

 

Vicenza. Il Comitato No Dal Molin ha diretto la lotta contro la base USA in modo autonomo dalle forze borghesi: non si è limitato a contestare, a dissentire e a contrattare “il meno peggio”, ma ha promosso la lotta deciso a vincere; ha organizzato numerose forme di mobilitazione e di protesta popolare che hanno unito diversi settori delle masse e, nello stesso tempo, ha fatto leva nel modo più ampio possibile sulle contraddizioni delle forze borghesi, in particolare non ha dato credito alle promesse e agli imbrogli della sinistra borghese ma l’ha obbligata a rendere conto degli impegni che aveva preso. Non si è fatto legare le mani dalle regole stabilite dagli avversari: ha applicato il principio che “è legittimo tutto quello che è conforme agli interessi e alle aspirazioni delle masse popolari anche se non è legale, cioè è vietato dalle leggi borghesi”. In più, con la presentazione della lista Vicenza libera-No Dal Molin alle elezioni amministrative, ha fatto irruzione nel campo elettorale di cui la borghesia ha il completo monopolio e la conseguente “tranquillità” di poter amministrare i propri affari secondo i suoi usi, costumi e interessi.

 

La presentazione della lista Vicenza libera – NO Dal Molin ha rotto questo monopolio e questa tranquillità, ha rafforzato il campo delle masse popolari (che ha ottenuto anche un eletto), ha acuito le contraddizioni nel campo nemico. Il Comitato No Dal Molin ha così sviluppato la mobilitazione orientandola verso il controllo popolare delle istituzioni e delle autorità borghesi, la denuncia dei loro misfatti e la lotta contro i loro arbitri, per vigilare sull’effettivo rispetto degli impegni che si sono presi circa lo svolgimento del referendum popolare (che si tiene il 5 ottobre, quando scriviamo non si è ancora svolto) e il blocco dei lavori fino all’esito della consultazione.

Siccome difende ciò che ha ottenuto con la lotta e non indietreggia, il comitato NO Dal Molin ha subito un ulteriore attacco: le cariche contro il presidio che avrebbe dovuto vigilare sull’effettivo stop ai lavori e una “lezione di democrazia” direttamente da Berlusconi, che ha scritto una lettera al sindaco Variati in cui definisce il referendum “gravemente inopportuno”.

Berlusconi e la sua banda non vogliono il referendum perché rischiano seriamente di perderlo e questo rafforzerebbe la resistenza non solo degli abitanti di Vicenza, ma di tutte le masse popolari e dei lavoratori, indebolirebbe tutta l’azione del nuovo governo, lo metterebbe in un grave impiccio con i suoi padroni americani, acuirebbe le contraddizioni tra le forze di governo e le metterebbe in difficoltà, in particolare la Lega che si spaccia per il partito delle autonomie locali: già adesso di fatto a Vicenza (come in Val di Susa) difende gli accordi internazionali stretti dal governo di Roma contro la volontà delle comunità locali nascondendosi dietro la foglia di fico che sarebbe una “minoranza di facinorosi” a non volere la nuova base USA: come la metterebbe in caso di vittoria del referendum?

Questo referendum è “gravemente inopportuno” perché Berlusconi e i suoi sanno che il loro teatrino funziona solo quando le masse popolari vi partecipano per fare da claque e per votare una o l’altra delle forze borghesi e non da protagoniste e decise a prendere in mano il proprio destino. Sanno che le loro menzogne, i loro imbrogli, le loro minacce, le loro promesse attecchiscono quando le masse sono dirette da un’“opposizione” compiacente e quindi sono divise, disorientate, rassegnate, impotenti. Non attecchiscono e non funzionano quando le masse sono organizzate e mobilitate da una direzione che mette davanti a ogni cosa la volontà e gli interessi delle masse ed è decisa a vincere.

 

Dal rapporto della sezione “A.Gramsci”.

Torino. Il 12 settembre si sarebbe dovuto tenere un convegno sulla destra radicale: ospite principale il neofascista Adinolfi (tra i fondatori di Terza Posizione, indagato per la strage di Bologna, componente di spicco dei NAR). Per la loro iniziativa, i fascisti avevano ottenuto, dopo una richiesta fatta da alcuni esponenti di AN, la sala della circoscrizione 3 di zona S.Paolo, dove ha sede anche la sezione ANPI “Dante Di Nanni”.

La notizia del convegno è stata resa nota soltanto alcuni giorni prima e i centri sociali Askatasuna e Gabrio, in collaborazione con l’ANPI provinciale, hanno lanciato immediatamente l’appello per un presidio antifascista proprio di fronte alla sala della circoscrizione per il 12 settembre. L’appello è stato immediatamente sottoscritto da Cobas, RdB, CUB, P-CARC, Sinistra Critica, PdCI, PRC, PCL, Comitato Pace Robassomero, Comitato Antifascista 18 giugno. La mattina del 12 settembre, i promotori dell’appello in conferenza stampa hanno annunciato la vittoria: i fascisti hanno annullato l’iniziativa.

La sezione di Torino del nostro partito, per valorizzare il risultato ottenuto con la mobilitazione popolare ed estendere il fronte antifascista facendo leva anche sulle contraddizioni interne al teatrino della politica, ha inviato una lettera aperta ai consiglieri della circoscrizione e agli organi di stampa, in cui veniva chiesto che fosse fatta luce sulla vicenda e che la giunta (di Centro-sinistra) prendesse posizione pubblicamente sull’accaduto. (..) “L’autorizzazione all’utilizzo della sala della circoscrizione era stata concessa dalle autorità cittadine su richiesta di AN la quale ha mostrato nettamente, con la sua richiesta, i suoi legami e le sue simpatie con gli ambienti dell’eversione stragista dei vari Adinolfi e feccia simile, legami che lo stesso Ministro della difesa La Russa ha ribadito pubblicamente dall’alto delle sue funzioni istituzionali, durante le celebrazioni dell’armistizio dell’8 settembre 1943: ‘bisogna onorare i morti della Repubblica di Salò perché essi difesero la Patria dall’invasore alleato’ sono state le parole del Ministro della difesa. (..) Ad oggi le Autorità cittadine e la giunta della circoscrizione non hanno rilasciato alcuna dichiarazione né, tanto meno, hanno dato spiegazioni sull’accaduto. Ma come è possibile che la giunta della circoscrizione abbia concesso l’utilizzo della sala ad AN senza verificare chi vi fosse dietro l’iniziativa promossa? Perché, a seguito dello smascheramento dei fascisti, nessun consigliere e nessun assessore si è sentito in dovere di rilasciare dichiarazioni, prendere posizioni e dare spiegazioni in merito? Crede forse, la giunta, che la difesa dei valori della Resistenza non sia anche un loro compito imprescindibile? Il presidente di circoscrizione e i consiglieri credono forse che le loro cariche siano state decise dal cielo? Non si rendono conto che è solo grazie alla lotta partigiana e agli antifascisti di oggi che continuano a difendere i valori della Resistenza, che essi possono ricoprire democraticamente cariche pubbliche? Invitiamo quindi le autorità circoscrizionali a dare una risposta pubblica e trasparente a queste domande adempiendo ai loro compiti istituzionali. La Costituzione nata dalla Resistenza parla chiaro in materia di fascismo. Torino antifascista pretende che sia fatta chiarezza!”.

Quasi immediata è stata la risposta del consigliere Bucciol (gruppo misto) il quale ha presentato un’interrogazione, controfirmata dal consigliere Gatto (PSI), da Caporale (PRC) e da Casciola (SD) che verrà sottoposta al prossimo consiglio circoscrizionale.

Anche sul fronte antifascista, la mobilitazione popolare, affiancata all’utilizzo delle contraddizioni in campo borghese, costringe gli esponenti della borghesia di destra e di sinistra a smascherarsi o a prendere posizione.