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La
lotta dei lavoratori contro le speculazioni e la
svendita di Alitalia
Subito dopo la firma dell’accordo da parte della
CGIL abbiamo intervistato un delegato sindacale
Roma.
Prima di tutto esprimiamo la piena solidarietà e
appoggio del nostro Partito alla lotta dei
lavoratori Alitalia e dell’indotto: ogni gruppo di
lavoratori che si difende con determinazione dalla
rapina dei padroni e dei loro governi è un punto di
forza per tutti gli altri! La banda Berlusconi fin
dall’inizio della vicenda Alitalia ha additato i
piloti, le hostess, gli steward, ecc. come
responsabili del dissesto delle casse di Alitalia:
in sostanza sono le condizioni e i salari da
“privilegiati” dei lavoratori Alitalia che avrebbero
mandato in rosso l’azienda!
Ringrazio per la solidarietà espressa nei confronti
della lotta dei lavoratori dell’Alitalia, di quelli
di Fiumicino e delle piccole aziende dell’indotto:
molti dei lavoratori dell’indotto già da giorni non
hanno più gli stipendi pagati (alcuni sono già stati
licenziati) in quanto, dal momento in cui è stata
commissariata, l’Alitalia non ha più liquidato le
competenze. Per quanto riguarda l’aspetto più
generale della vicenda dico che scaricare sui
lavoratori la responsabilità dello sfacelo
dell’azienda non solo è sbagliato, ma è anche
un’offesa per quanti lavorano perché negli ultimi
anni l’azienda è stata pesantemente influenzata dai
vari governi che si sono succeduti e che hanno
insediato o protetto i vari manager e quadri: sono
questi i veri responsabili della situazione. Sulla
questione degli stipendi e del costo del lavoro,
faccio solo un esempio: mentre in Air France il
costo del lavoro incide sul bilancio aziendale per
il 26%, in Lufthansa per il 29%, in Alitalia invece
ci si ferma al 19%. La cordata CAI ha evidenziato la
necessità di ulteriori tagli agli stipendi e anche
in termini di personale. Alitalia verrà quindi
ridimensionata e le due compagnie (CAI e partner
straniero) spremeranno dall’azienda quelle parti che
rappresentano il valore reale della posta in gioco:
gli aerei che sono di proprietà e non in leasing, le
rotte e gli slot di decollo e atterraggio.
Da parte dell’Alitalia, c’è stata una fortissima
campagna di criminalizzazione nei confronti dei
delegati sindacali e la negazione dei diritti
sindacali per i sindacati come la CGIL nel momento
del rifiuto della firma del contratto. Gli attacchi
ai sindacalisti di SdL e di CGIL sono avvenuti nel
momento in cui si organizzavano le assemblee per
spiegare ai lavoratori, soprattutto quelli di terra,
la portata degli attacchi ai loro diritti e ai loro
salari e la questione degli esuberi. E’ stato negato
addirittura il prolungamento (previsto dalla legge
300) dell’assemblea sindacale, mettendo in atto un
provvedimento totalmente illegale. Nei confronti dei
delegati più combattivi non sono mancate continue
pressioni per fare in modo che non partecipassero
alle attività sindacali. Una pressione che mira a
preparare il terreno per un costante attacco ai
diritti dei lavoratori anche da parte delle
compagnie che rileveranno l’azienda.
Da quello che si sente su TV e giornali il fronte
dei lavoratori sembra frammentato e diviso: piloti e
lavoratori di terra, dipendenti Alitalia e
lavoratori dell’indotto, nove sigle sindacali
diverse, lavoratori che sarebbero d’accordo con la
proposta CAI e lavoratori che sono contrari.
Il governo Berlusconi ha mobilitato la stampa di
regime per mostrare spaccature e divergenze tra i
lavoratori, ma la realtà è che abbiamo invece
formato un unico fronte di lotta e abbiamo
utilizzato il confronto per rafforzare l’unità di
intenti, in primis nella difesa del salario e della
dignità dei lavoratori. E’ una lotta che anzi unisce
i vari settori che lavorano in Alitalia, dai precari
ai lavoratori di terra e dell’indotto, alla stessa
categoria dei piloti con la quale le aziende devono
comunque fare i conti perché sono loro a muovere il
traffico aereo. Il cambio di gestione della
trattativa da Sacconi a Letta non è casuale. A causa
della resistenza dei piloti il governo ha dovuto
trovare la strada per mediare e per raggiungere un
accordo.
In un comunicato di sostegno alla lotta dei
lavoratori di Alitalia, il (n)PCI scrive che
“Colaninno e i suoi complici sbavano per
impadronirsi di nuovi campi di investimento, per
valorizzare i loro capitali. Hanno fatto figurare in
rosso l’Alitalia per fare affari. Si presentano come
benefattori, ma non mollano l’osso. Ricattano, ma
non hanno molte scelte: il trasporto aereo è un
grande affare e la borghesia imperialista non può
rinunciarvi. E senza piloti, senza hostess, senza
assistenti di volo, senza addetti alla manutenzione,
gli aerei non volano. Colaninno e soci vinceranno
solo se la demoralizzazione e il disfattismo
prevarranno tra i lavoratori”. Cosa ne pensi?
Condivido la valutazione che il (n)PCI fa. Colaninno
infatti si sta impadronendo di nuovi campi di
investimento. In Alitalia ci sono tanti capitali in
movimento solo per i diritti di volo (circa 800-1000
milioni di euro) che rimangono in capo all’azienda
sino a che non fallisce. Non è causale che si sia
arrivati sino all’ultimo tentando di fiaccare la
resistenza dei lavoratori. La volontà di proseguire
nella lotta i lavoratori l’hanno acquisita proprio
per la loro consapevolezza dell’importanza che il
trasporto aereo rappresenta in Italia, ma anche a
livello mondiale e in termini di investimento e di
capitali.
Che bilancio ti senti di trarre da questa
mobilitazione che non è per nulla esaurita malgrado
si sia arrivati alla firma dell’accordo?
La mobilitazione dei lavoratori è stata fondamentale
nel ridisegnare quella che era l’architettura
iniziale di quell’accordo sbilanciata in favore
della ridefinizione del contratto nazionale del
settore (come del resto si sta cercando di fare
anche a livello nazionale con tutti i contratti
collettivi) da parte dei sindacati confederali che
avevano già espresso, come nel caso della CISL, il
proprio benestare a quella proposta d’accordo alcuni
giorni prima che partisse la trattativa. I
lavoratori hanno risposto in maniera decisa
contestando anche gli stessi delegati e funzionari
delle organizzazioni sindacali firmatarie.
Ritieni che la vostra lotta rappresenti un
insegnamento per tutti i lavoratori che oggi lottano
per la difesa delle condizioni di lavoro oggi sempre
più attaccate dai padroni, manager e ministri vari,
anche di fronte all’impunità di cui godono questi
personaggi e all’inesistente opposizione del PD e
dei rimasugli della sinistra borghese?
Credo di sì. Sia il governo che la cosiddetta
opposizione hanno interesse di portare a casa dei
risultati in questa partita. Non è causale che ad un
certo punto i maggiori esponenti del PD siano
intervenuti con decisione nella questione. Per ciò
che riguarda i lavoratori, devo dire che sta tutto
nelle loro mani. Per adesso abbiamo lottato per
garantire le condizioni di lavoro e il salario, ora
si aprirà la fase della ristrutturazione
dell’azienda. Adesso la questione si sposta sugli
esuberi. Sarà una partita dura perché l’accordo
quadro è ancora in mano a CAI e prevede molte
limitazioni all’agibilità sindacale. In questo
momento la “cordata” sta procedendo a compilare le
liste di chi dovrà essere messo in cassa
integrazione o in mobilità. Da parte nostra c’è
ancora una rabbia e una determinazione che dovremo
mettere in campo nel momento in cui si dovrà
affrontare la questione. C’è chi ha già gestito la
trattativa in modo da essere più asservito possibile
al governo e alla CAI apponendo già da subito la
propria firma a quell’accordo che concede la totale
libertà per i padroni di gestire a loro piacimento
tutta l’azienda (esuberi, assunzioni, ecc.), senza
obblighi determinati dal mercato del lavoro. E’
fondamentale che la forza che i lavoratori hanno
ritrovato durante questa lotta venga riproposta
successivamente perché già in questo accordo i
lavoratori lasciano molto, da alcune buste paga ai
contratti di settore. Mi auguro che questa
mobilitazione sia servita a mantenere alto il
livello di guardia, pronti a riprenderla. |