Resistenza n° 10 - ottobre 2008

organo del partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo

 

La lotta dei lavoratori contro le speculazioni e la svendita di Alitalia

Subito dopo la firma dell’accordo da parte della CGIL abbiamo intervistato un delegato sindacale

 

Roma. Prima di tutto esprimiamo la piena solidarietà e appoggio del nostro Partito alla lotta dei lavoratori Alitalia e dell’indotto: ogni gruppo di lavoratori che si difende con determinazione dalla rapina dei padroni e dei loro governi è un punto di forza per tutti gli altri! La banda Berlusconi fin dall’inizio della vicenda Alitalia ha additato i piloti, le hostess, gli steward, ecc. come responsabili del dissesto delle casse di Alitalia: in sostanza sono le condizioni e i salari da “privilegiati” dei lavoratori Alitalia che avrebbero mandato in rosso l’azienda!

Ringrazio per la solidarietà espressa nei confronti della lotta dei lavoratori dell’Alitalia, di quelli di Fiumicino e delle piccole aziende dell’indotto: molti dei lavoratori dell’indotto già da giorni non hanno più gli stipendi pagati (alcuni sono già stati licenziati) in quanto, dal momento in cui è stata commissariata, l’Alitalia non ha più liquidato le competenze. Per quanto riguarda l’aspetto più generale della vicenda dico che scaricare sui lavoratori la responsabilità dello sfacelo dell’azienda non solo è sbagliato, ma è anche un’offesa per quanti lavorano perché negli ultimi anni l’azienda è stata pesantemente influenzata dai vari governi che si sono succeduti e che hanno insediato o protetto i vari manager e quadri: sono questi i veri responsabili della situazione. Sulla questione degli stipendi e del costo del lavoro, faccio solo un esempio: mentre in Air France il costo del lavoro incide sul bilancio aziendale per il 26%, in Lufthansa per il 29%, in Alitalia invece ci si ferma al 19%. La cordata CAI ha evidenziato la necessità di ulteriori tagli agli stipendi e anche in termini di personale. Alitalia verrà quindi ridimensionata e le due compagnie (CAI e partner straniero) spremeranno dall’azienda quelle parti che rappresentano il valore reale della posta in gioco: gli aerei che sono di proprietà e non in leasing, le rotte e gli slot di decollo e atterraggio.

Da parte dell’Alitalia, c’è stata una fortissima campagna di criminalizzazione nei confronti dei delegati sindacali e la negazione dei diritti sindacali per i sindacati come la CGIL nel momento del rifiuto della firma del contratto. Gli attacchi ai sindacalisti di SdL e di CGIL sono avvenuti nel momento in cui si organizzavano le assemblee per spiegare ai lavoratori, soprattutto quelli di terra, la portata degli attacchi ai loro diritti e ai loro salari e la questione degli esuberi. E’ stato negato addirittura il prolungamento (previsto dalla legge 300) dell’assemblea sindacale, mettendo in atto un provvedimento totalmente illegale. Nei confronti dei delegati più combattivi non sono mancate continue pressioni per fare in modo che non partecipassero alle attività sindacali. Una pressione che mira a preparare il terreno per un costante attacco ai diritti dei lavoratori anche da parte delle compagnie che rileveranno l’azienda.

 

Da quello che si sente su TV e giornali il fronte dei lavoratori sembra frammentato e diviso: piloti e lavoratori di terra, dipendenti Alitalia e lavoratori dell’indotto, nove sigle sindacali diverse, lavoratori che sarebbero d’accordo con la proposta CAI e lavoratori che sono contrari.

Il governo Berlusconi ha mobilitato la stampa di regime per mostrare spaccature e divergenze tra i lavoratori, ma la realtà è che abbiamo invece formato un unico fronte di lotta e abbiamo utilizzato il confronto per rafforzare l’unità di intenti, in primis nella difesa del salario e della dignità dei lavoratori. E’ una lotta che anzi unisce i vari settori che lavorano in Alitalia, dai precari ai lavoratori di terra e dell’indotto, alla stessa categoria dei piloti con la quale le aziende devono comunque fare i conti perché sono loro a muovere il traffico aereo. Il cambio di gestione della trattativa da Sacconi a Letta non è casuale. A causa della resistenza dei piloti il governo ha dovuto trovare la strada per mediare e per raggiungere un accordo.

 

In un comunicato di sostegno alla lotta dei lavoratori di Alitalia, il (n)PCI scrive che “Colaninno e i suoi complici sbavano per impadronirsi di nuovi campi di investimento, per valorizzare i loro capitali. Hanno fatto figurare in rosso l’Alitalia per fare affari. Si presentano come benefattori, ma non mollano l’osso. Ricattano, ma non hanno molte scelte: il trasporto aereo è un grande affare e la borghesia imperialista non può rinunciarvi. E senza piloti, senza hostess, senza assistenti di volo, senza addetti alla manutenzione, gli aerei non volano. Colaninno e soci vinceranno solo se la demoralizzazione e il disfattismo prevarranno tra i lavoratori”. Cosa ne pensi?

Condivido la valutazione che il (n)PCI fa. Colaninno infatti si sta impadronendo di nuovi campi di investimento. In Alitalia ci sono tanti capitali in movimento solo per i diritti di volo (circa 800-1000 milioni di euro) che rimangono in capo all’azienda sino a che non fallisce. Non è causale che si sia arrivati sino all’ultimo tentando di fiaccare la resistenza dei lavoratori. La volontà di proseguire nella lotta i lavoratori l’hanno acquisita proprio per la loro consapevolezza dell’importanza che il trasporto aereo rappresenta in Italia, ma anche a livello mondiale e in termini di investimento e di capitali.

 

Che bilancio ti senti di trarre da questa mobilitazione che non è per nulla esaurita malgrado si sia arrivati alla firma dell’accordo?

La mobilitazione dei lavoratori è stata fondamentale nel ridisegnare quella che era l’architettura iniziale di quell’accordo sbilanciata in favore della ridefinizione del contratto nazionale del settore (come del resto si sta cercando di fare anche a livello nazionale con tutti i contratti collettivi) da parte dei sindacati confederali che avevano già espresso, come nel caso della CISL, il proprio benestare a quella proposta d’accordo alcuni giorni prima che partisse la trattativa. I lavoratori hanno risposto in maniera decisa contestando anche gli stessi delegati e funzionari delle organizzazioni sindacali firmatarie.

 

Ritieni che la vostra lotta rappresenti un insegnamento per tutti i lavoratori che oggi lottano per la difesa delle condizioni di lavoro oggi sempre più attaccate dai padroni, manager e ministri vari, anche di fronte all’impunità di cui godono questi personaggi e all’inesistente opposizione del PD e dei rimasugli della sinistra borghese?

Credo di sì. Sia il governo che la cosiddetta opposizione hanno interesse di portare a casa dei risultati in questa partita. Non è causale che ad un certo punto i maggiori esponenti del PD siano intervenuti con decisione nella questione. Per ciò che riguarda i lavoratori, devo dire che sta tutto nelle loro mani. Per adesso abbiamo lottato per garantire le condizioni di lavoro e il salario, ora si aprirà la fase della ristrutturazione dell’azienda. Adesso la questione si sposta sugli esuberi. Sarà una partita dura perché l’accordo quadro è ancora in mano a CAI e prevede molte limitazioni all’agibilità sindacale. In questo momento la “cordata” sta procedendo a compilare le liste di chi dovrà essere messo in cassa integrazione o in mobilità. Da parte nostra c’è ancora una rabbia e una determinazione che dovremo mettere in campo nel momento in cui si dovrà affrontare la questione. C’è chi ha già gestito la trattativa in modo da essere più asservito possibile al governo e alla CAI apponendo già da subito la propria firma a quell’accordo che concede la totale libertà per i padroni di gestire a loro piacimento tutta l’azienda (esuberi, assunzioni, ecc.), senza obblighi determinati dal mercato del lavoro. E’ fondamentale che la forza che i lavoratori hanno ritrovato durante questa lotta venga riproposta successivamente perché già in questo accordo i lavoratori lasciano molto, da alcune buste paga ai contratti di settore. Mi auguro che questa mobilitazione sia servita a mantenere alto il livello di guardia, pronti a riprenderla.