Resistenza n° 10 - ottobre 2008

organo del partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo

 

Jatevenne day: trovare la strada per vincere la lotta

 

Dal Rapporto della Federazione Campania

Napoli. Il 27 settembre si è svolto il corteo nazionale contro la discarica di Chiaiano e Marano. Hanno partecipato circa 5mila persone tra cittadini del posto e delegazioni di comitati di lotta di varie parti d’Italia; in fondo al corteo c’erano P-CARC, Sindacato Lavoratori in Lotta, Associazione Unità Comunista che nei fatti hanno formato uno spezzone comunista. La manifestazione testimonia la volontà da parte delle masse popolari di continuare a difendere il territorio dall’imposizione manu militare della discarica, anche se la direzione della mobilitazione contro la discarica, influenzata dalla concezione del “meno peggio” della sinistra borghese, ha portato ad alcuni cedimenti, come ad esempio l’abbandono del controllo dell’area della discarica, che hanno seminato una certa delusione e sfiducia tra le masse popolari nella propria capacità di vincere questo braccio di ferro con la banda Berlusconi, diversamente da quanto accaduto a Pianura.

Gli abitanti della zona che partecipavano al corteo avevano tutta l’intenzione di entrare nuovamente nella discarica e di riprenderne possesso nonostante sia stata dichiarata “sito di interesse strategico nazionale”: da diverse settimane il presidio di Chiaiano ha lanciato appelli in questo senso. Però, arrivati al termine del percorso concordato, ovvero a ridosso delle forze dell’ordine, ci sono stati momenti di tensione tra i manifestanti: tra chi voleva forzare per provare ad entrare e chi voleva mantenere la posizione di faccia a faccia con la polizia, tra chi voleva manifestare con la propria bandiera e chi voleva dettare le regole della partecipazione alla manifestazione, tra chi voleva contribuire a sbloccare la situazione di empasse della lotta di Chiaiano e chi a questi contrapponeva il “qui comandiamo noi”, tra le donne che volevano prendere parte all’operazione di forzatura e chi le spingeva indietro per “proteggerle”. Su queste contraddizioni ha giocato la polizia: quando il corteo stava già in parte defluendo sono partite le prime cariche. Mentre i manifestanti rimasti indietreggiavano di corsa per non essere colpiti dai lacrimogeni, alcuni abitanti del posto si chiedevano perché il corteo non aveva tentato di forzare il cordone nel momento in cui era ancora partecipato ed esprimeva rancore nei confronti della violenza poliziesca.