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13 ottobre 2007: corteo nazionale antifascista a
Milano
Le libertà democratiche conquistate con la
Resistenza partigiana
sono sempre più in pericolo! Scendiamo in piazza
tutti insieme per difenderle e riaffermarle con
forza!
Difendiamo gli
antifascisti sotto processo!
Difendiamo la libertà
di manifestare!
Ad
ottobre, a Milano, si celebra il processo di appello
che vede gli antifascisti impegnati a respingere le
accuse al mittente, a riaffermare che
l’antifascismo non è reato, che manifestare
non è reato.
La
sentenza di primo grado invece afferma il contrario
ed è un precedente di una gravità inaudita.
Nel luglio
del 2006 diciotto antifascisti sono stati condannati
in primo grado dal Tribunale di Milano a QUATTRO
ANNI di carcere per concorso morale in
devastazione e saccheggio. Soprattutto
l’utilizzo del concorso morale presenta
alcuni aspetti gravi e allarmanti. Vediamoli in
breve.
Innanzitutto l’accusa non ha portato in aula alcuna
prova.
Dunque, per riuscire a condannare gli antifascisti,
il Giudice si è inventato il concorso morale, che in
pratica significa questo: non conta che
l’imputato abbia commesso il fatto, è sufficiente
che egli ne sia moralmente corresponsabile. In
questo modo il Tribunale di Milano è riuscito a
infliggere una pesantissima pena collettiva
cancellando di fatto l’art. 27 della Costituzione
che recita chiaramente: “la responsabilità penale è
personale”.
Qualora in appello venisse confermata questa
sentenza, le conseguenze per tutti saranno
gravissime. La prossima volta che la polizia
riceverà l’ordine di attaccare un corteo, chiunque
verrà fotografato nelle vicinanze, pur senza essere
immortalato a commettere alcun reato, potrà beccarsi
quattro anni di galera. Visti i freschi precedenti
(dal massacro di Genova alle manganellate contro il
popolo NO TAV) questa è una preoccupazione più che
fondata. La sentenza di primo grado del Tribunale
di Milano è un chiaro monito a chiunque abbia
intenzione di tornare in piazza a protestare, ad
alzare la voce contro i padroni e le loro losche
manovre antipopolari. È un monito a tutti: ai
vicentini del Comitato No Dal Molin, alle
popolazioni di Ariano Irpino, di Acerra, della Val
di Susa, agli operai di Melfi, Mirafiori, Arese,
dell’Ilva di Taranto, a tutti quanti oggi lottano
per difendere il proprio territorio, il posto di
lavoro, il futuro dei propri figli. Ovviamente è
anche un monito a tutti i giovani antifascisti che
oggi, a più di 60 anni dal 25 aprile 1945, non
accettano passivamente che quella sentenza storica,
scritta col sangue dei figli migliori del nostro
Paese, venga messa in discussione.
I fascisti della Fiamma Tricolore e di Forza Nuova
continuano a scorrazzare liberi per le nostre strade
accoltellando compagni, picchiando immigrati,
incendiando luoghi di aggregazione della sinistra
giovanile. Questi vili criminali neofascisti adesso
sono arrivati alle vere e proprie cariche squadriste
sulla folla inerme (Roma, 26 giugno 2007: 50
fascisti armati di coltelli e bastoni si lanciano
sulla folla al grido di “viva il duce” lasciando per
terra diversi feriti, di cui uno grave colpito con
arma da taglio). Gli antifascisti che oggi lottano
contro la riabilitazione del fascismo vengono
arrestati e messi pubblicamente alla sbarra, mentre
i fascisti rimangono impuniti al cospetto dei
crimini che commettono.
A Milano, l’11 marzo 2006,
circa trecento giovani antifascisti sono scesi in
piazza per impedire che il corteo fascista convocato
dalla Fiamma Tricolore si svolgesse. La polizia,
schierata in forze in assetto antisommossa, ha
difeso la parata fascista e attaccato brutalmente
gli antifascisti arrestandone 43. Di questi oltre la
metà sono stati sbattuti in galera per quattro mesi
e 18 di essi condannati a QUATTRO ANNI, senza lo
straccio di una prova a loro carico. Bisogna dire
a gran voce che l’11 marzo 2006 il reato è stato
commesso dalle autorità cittadine milanesi:
hanno autorizzato il corteo indetto dal partito
neofascista Fiamma Tricolore in palese violazione
della Costituzione che vieta la ricostituzione del
partito fascista. Il corteo della Fiamma Tricolore
ha attraversato le strade di Milano esibendo saluti
romani, inni al duce, svastiche! Quel giorno, i
giovani antifascisti che hanno cercato di impedire
un’immonda parata fascista ci hanno messo del loro
per difendere la libertà di tutti noi.
Dobbiamo essergli riconoscenti, dobbiamo fargli
sentire il calore della nostra solidarietà
democratica e antifascista, dobbiamo sostenerli in
vista della sentenza di Appello che il Tribunale di
Milano emetterà il 26 ottobre prossimo.
Tutti in corteo sabato 13 ottobre!
Cittadini democratici e antifascisti: tutti uniti in
corteo per dire a gran voce che l’antifascismo
non è reato, che manifestare non è reato.
Solo una grande mobilitazione popolare, democratica
e antifascista può impedire al Tribunale di Milano
di confermare in appello quella grave sentenza. Più
numerosi saremo in piazza e più il Tribunale sarà in
difficoltà a confermare la sentenza di primo grado.
L’unità e la mobilitazione delle forze democratiche
e antifasciste è l’unica strada che abbiamo da
percorrere per fermare la riabilitazione in atto del
fascismo e dei fascisti, per difendere le libertà
democratiche che sono sempre più traballanti
ovunque: nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle
strade del nostro Paese.
Che ogni organizzazione politica e sindacale, che
ogni centro sociale, che ogni collettivo
studentesco, che ogni comitato di lotta porti in
piazza la sua bandiera, il suo volantino, i suoi
contenuti. Tutti uniti dietro la comune parola
d’ordine L’ANTIFASCISMO NON E’ REATO, MANIFESTARE
NON E’ REATO. DIFENDIAMO GLI SPAZI DI AGIBILITA’
POLITICA.
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