Dossier - raccolta documenti sulla mobilitazione antifascista dell'11 marzo a Milano e sulla successiva mobilitazione per la liberazione degli antifascisti arrestati

     

Nel numero 36 di Rapporti Sociali pubblichiamo un articolo di bilancio di questa mobilitazione

 

CARC – sezione di Milano - Comunicato del 12/03/06

 

Solidarietà senza condizioni agli antifascisti arrestati a Milano

 

Fare di ogni problema politico un problema di ordine pubblico

La sezione di Milano dei CARC esprime incondizionata solidarietà ai compagni antifascisti arrestati a Milano l’11/3/06 a seguito delle cariche che poliziotti e carabinieri, schierati a centinaia dal questore a difesa del corteo della Fiamma Tricolore, hanno effettuato per disperdere il concentramento del corteo antifascista.

Siamo al loro fianco, come siamo al fianco di ogni realtà che si mobilita, organizza e promuove la resistenza contro l’avanzata del nuovo fascismo, contro la violenza, le provocazioni e la barbarie della borghesia: dalle masse popolari della Val di Susa ai giovani proletari di Livorno contro Borghezio, ai metalmeccanici che hanno trasformato in un problema di ordine pubblico la farsa che sindacati di regime e Confindustria portavano avanti sul rinnovo del contratto.

 

Contro il fascismo che avanza sostenere ogni forma di lotta e di resistenza

Lo sdoganamento del fascismo avviene sempre più apertamente tanto che alla parata elettorale della Fiamma - alleata  con Berlusconi e con il resto di quanto in Italia richiama il fascismo, il razzismo, la mafia – campeggiavano in bella mostra il vessillo della RSI e il fascio littorio, tanto che questi animali ammaestrati a marciare in fila ordinata sotto i riflettori delle telecamere si permettono di ostentare saluti romani e inneggiare al duce.

Questa è la campagna elettorale della banda Berlusconi, il biglietto da visita per un altro eventuale governo di questi  fascisti, razzisti e mafiosi. E se la banda Berlusconi foraggia e promuove l’avanzata dei rigurgiti fascisti, la formazione di squadre di provocatori, picchiatori, stragisti e assassini, offre loro coperture e benestare, i dirigenti dei partiti del Centro-sinistra, anche e soprattutto quelli sedicenti comunisti, permettono che la feccia fascista marci su Milano. Nel nome di un’ambigua libertà d’espressione svendono i valori della Resistenza, rinnegano la stessa Costituzione che dicono di difendere. Impedire agibilità politica ai fascisti non solo è scritto sulla Costituzione, ma è stata una pratica del proletariato italiano dai tempi del governo Scelba e Tambroni e in mille altre occasioni. Sulla memoria di quelle lotte popolari i vari Fassino e Bertinotti si sono costruiti una carriera politica e hanno goduto della fiducia delle masse popolari italiane.

Oggi tradiscono sia la Costituzione, sia la memoria e le lotte delle masse popolari e dei lavoratori italiani che il fascismo lo hanno subito con vent’anni di dittatura, le bombe e le stragi, i pestaggi e le provocazioni ogni volta che la borghesia li ha ritenuti necessario strumento per arginare l’avanzare della lotta per fare dell’Italia un paese socialista.

 

Cosa rimane della giornata di Milano?

Rimangono decine di compagni in carcere per aver tentato di impedire, creando un problema di ordine pubblico, una vergognoso e oltraggioso raduno di squadristi, rimangono le speculazioni e le accuse con cui gli sciacalli della banda Berlusconi e i dirigenti venduti dei partiti del centro-sinistra si giocano una campagna elettorale sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari.

Ma rimane soprattutto il fatto che i fascisti hanno dovuto sfilare difesi da centinaia di poliziotti in assetto da guerra, che per permettere il loro corteo la città è stata militarizzata, che gli opportunisti, i delatori e gli infami che rinnegano la Resistenza hanno dovuto mostrare a che livello di prostituzione con la borghesia devono raggiungere per essere accettati a governare questo paese; riamane il la decisa e determinata mobilitazione antifascista che in questa città non si vedeva da tempo.  E questi sono risultati concreti, pagati a caro prezzo dal movimento antifascista.

Quello che non deve rimanere della giornata di Milano sono le condanne “a prescindere” dei leccapiedi della borghesia che non hanno mosso un dito per impedire il corteo dei fascisti, di chi non ha speso nessuna delle enormi risorse (soldi, capacità di mobilitazione, rappresentanze in comune, provincia, parlamento nazionale) che ha a disposizione per impedire questa parata oscena (ma le usa bene per fare il pompiere del movimento delle masse e dei lavoratori: PRC, PdCI, sindacati di regime e sedicenti rivoluzionari), di chi ha deciso che il corteo della Fiamma dovesse svolgersi; non deve rimanere la logica della pace senza principi nel nome di un dialogo democratico che ogni giorno, in ogni occasione e in mille forme, costa sacrifici, lacrime e sangue alle masse popolari e ai lavoratori.

 

Soprattutto non deve rimanere l’isolamento dei compagni arrestati.

Le masse popolari, i lavoratori, la base dei partiti sedicenti comunisti e democratici e dei centri sociali, la base dell’ANPI, la base dei sindacati, tutti coloro che non hanno rinnegato i valori della Resistenza hanno la forza e il dovere di farsi sentire, la forza e il dovere di non farsi usare dai prezzolati dirigenti dei loro partiti e delle loro organizzazioni come merce di scambio elettorale.

 

Combattere l’avanzata del nuovo fascismo

Promuovere, organizzare, estendere la solidarietà agli antifascisti arrestati a Milano

Estendere la lotta contro la borghesia e i suoi servi su ogni terreno praticabile

Fare dell’Italia un nuovo paese socialista

 


CARC - Sezione di Modena - comunicato del 13.11.06

 

Solidarietà con gli antifascisti arrestati sabato 11 marzo a Milano

 

Sabato 11 marzo si è svolto a Milano un corteo per protestare contro una manifestazione dell’organizzazione fascista Fiamma Tricolore (alleati di Berlusconi). Polizia e carabinieri hanno attaccato con violenza il corteo antifascista ed hanno, invece, permesso e protetto la sfilata neonazista. Gli squadristi in divisa hanno attaccato la manifestazione antifascista con diverse cariche e lanci di lacrimogeno, per scatenare poi una vera e propria caccia all’uomo per arrestare quanti più compagni possibile. Ad oggi risultano arrestati 42 compagni. A questi noi esprimiamo tutta la nostra più profonda solidarietà e chiediamo che vengano liberati immediatamente. Gli arresti e l’aggressione squadrista di sabato scorso dimostrano il carattere fascista dell’attuale governo. Mentre è stata permessa ed autorizzata la manifestazione dei fascisti alleati di Berlusconi, si è impedito, con la violenza poliziesca il corteo antifascista. E’ una vergogna ed un’infamia!

E dovrebbero vergognarsi profondamente, quegli esponenti del centrosinistra che dopo i fatti di Milano hanno cercato di giustificare l’inammissibile aggressione squadrista delle forze di polizia. Ogni 25 aprile vediamo i politicanti ed i burocrati del centrosinistra celebrare in maniera fasulla la Resistenza, ma quando azioni fasciste si verificano sotto i loro occhi, come sabato scorso, tacciono o stanno dalla parte dello squadrismo.

Mentre Prodi e Berlusconi si sfidano a chi è più di destra nei salotti televisivi, i salari, le pensioni e le condizioni di vita delle masse popolari peggiorano di giorno in giorno e si riducono gli spazi di libertà e di espressione. Di fronte a questa situazione, c’è chi non ci sta e come i compagni antifascisti che hanno manifestato sabato, decide di difendere il proprio diritto a combattere contro il fascismo.

Giornali e tv costruiscono castelli di falsità e diffondono le verità di regime, accusando i compagni di teppismo. I veri teppisti sono i politici che, nel nome dei loro interessi privati, stanno riportando indietro di 50 anni le condizioni vita e di lavoro delle masse popolari. I veri teppisti sono quelli che, nascosti dietro una divisa della polizia o dei carabinieri, commettono le peggiori violenze e nefandezze.

 

Libertà per gli antifascisti arrestati!

Uniamoci contro il nuovo fascismo!

Ora e sempre Resistenza!

 


CARC - Sezione di Milano - Comunicato del 01/04/2006

 

Unirsi per la liberazione degli antifascisti arrestati l'11 marzo
 

“Libertà per gli antifascisti subito” deve essere la parola d’ordine e l’obiettivo concreto di una mobilitazione più vasta possibile, animata da chiunque oggi consideri inaccettabile la carcerazione dei 25 antifascisti che si sono opposti alla vergognosa e anticostituzionale marcia fascista della Fiamma Tricolore dell’11 marzo a Milano.
Da più parti si sente invece dire che la solidarietà agli arrestati può essere espressa soltanto da chi rivendica la pratica di piazza espressasi l’11 marzo; si sente anche dire che chi non c’era non può mobilitarsi per la liberazione dei compagni; addirittura si sente dire che alcune realtà non hanno il diritto di mobilitarsi.
Questi atteggiamenti sono deleteri, dannosi, perché impediscono al movimento per la liberazione dei compagni di diventare un movimento ampio, condizione indispensabile affinché la mobilitazione sia vittoriosa.
Questo non è un giudizio espresso da un pulpito, questo è ciò che emerge dalla pratica. Andiamo per gradi.

Pretendere (come succede a Milano) che la solidarietà agli antifascisti arrestati sia anche condivisione della pratica di piazza è come pretendere che la solidarietà venga espressa esclusivamente da chi l’11 marzo era in quella piazza. Stabilito che non c’erano più di 300 compagni e compagne, la discriminante della rivendicazione della pratica diventa il modo più efficace per demolire ogni possibilità di estendere la solidarietà e costruire una vasta e incisiva mobilitazione territoriale. La discriminante della condivisione della pratica non è un “paletto che viene messo”, è un macigno che divide anche quello che oggi, potenzialmente, potrebbe unirsi, è un macigno che piomba addosso alla possibilità di costruire una mobilitazione unitaria con al centro la liberazione dei compagni.

E’ una questione di metodo, che però diventa sostanza: più il movimento per la liberazione degli antifascisti sarà vasto e articolato, più sarà capace di essere rappresentativo e partecipato da tutti coloro che in varie forme e a vari livelli sono convinti che in Italia i fascisti non devono avere alcuna agibilità politica e che il carcere è una punizione non per “gli atti di vandalismo” (come scrivono i giornali), ma una sentenza politica che spalanca le porte ai fascisti.
Maggiore è l’ampiezza del movimento per la liberazione degli antifascisti, maggiore è la forza che avranno i compagni in carcere, e più forte sarà la posizione da cui affronteranno accuse e processi. Solo un movimento vasto garantisce maggiori possibilità di scarcerazione, solo un movimento ampio garantisce maggiori forze per denunciare la criminalizzazione e l’isolamento (politici e mediatici) orchestrati dagli apparati della banda Berlusconi e del circo Prodi.

Per tutte queste ragioni rivendicare la pratica di piazza tenuta l’11 marzo non deve essere una discriminante per potersi unire dietro la parola d’ordine “libertà per gli antifascisti”.
Da una parte vi è la necessità di sviluppare un movimento ampio per la liberazione dei compagni e delle compagne arrestati, dall’altra vi è la necessità di trarre un bilancio di una giornata di lotta che ha messo in evidenza i limiti del movimento antifascista, che è costata un prezzo altissimo in termini di denunce e arresti, ma che, allo stesso tempo, ha ottenuto dei risultati concreti. Ma questo è un bilancio politico che deve essere fatto a prescindere dalla solidarietà ai compagni arrestati.

Proviamo a guardare le diverse campagne di solidarietà e di lotta alla repressione attualmente in corso. Prendiamo ad esempio la campagna contro il 41 bis (vera e propria tortura dell’isolamento) applicato a sette rivoluzionari prigionieri delle Brigate Rosse.
Unirsi alla campagna contro il 41 bis non deve avere come presupposto la condivisione della pratica politica della lotta armata, non occorre che chi vi aderisce lo faccia solo perché i rivoluzionari prigionieri sono espressione di una posizione di rottura con lo Stato. Al contrario possono e devono aderire alla campagna contro il 41 bis tutti quelli che giudicano indegno in un Paese sedicente democratico il trattamento riservato dalla borghesia a questi compagni prigionieri: due ore d’aria al giorno, rinchiusi in una cella di 2 metri per tre, corrispondenza bloccata e colloqui con i famigliari centellinati col contagocce. L’isolamento del 41 bis è una forma di barbarie così abbietta, un sopruso così crudele che tutti i compagni e tutti i sinceri democratici devono avere il diritto e la possibilità di contrastarlo, indipendentemente dalle differenti valutazioni sulla pratica politica dei compagni sottoposti a tortura. La campagna contro il 41 bis fa parte di una lotta fondamentale contro repressione e controrivoluzione preventiva e deve rafforzarsi il più possibile, deve uscire dall’ambito strettamente militante, deve essere capace di comunicare e di coinvolgere le masse popolari: solo così può essere una campagna vittoriosa.

Questa, dicevamo, non è una dissertazione da un pulpito, è l’insegnamento che viene dalla pratica, soprattutto dalla pratica dell’unico esempio recente e concreto di campagna vittoriosa: quella promossa per la liberazione di Angelo D’Arcangeli.
Dopo l’arresto di Angelo D’Arcangeli avvenuto a Parigi lo scorso luglio, la sezione romana del nostro partito ha promosso nella sua zona d’abitazione lo sviluppo di un ampio e variegato movimento per la sua liberazione, dietro una sola parola d’ordine: “Angelo libero subito”.
Le migliaia di persone che in vari modi e a vari livelli hanno aderito alla campagna per Angelo non erano per nulla tutti “rivoluzionari convinti”, comunisti o anarchici. Hanno aderito alla campagna militanti della base dei DS, del PRC, della sinistra cattolica, ma soprattutto donne e uomini delle masse popolari, operai, lavoratori, casalinghe, piccoli commercianti locali, studenti. Ognuno mettendo in campo ciò che era nelle sue possibilità e nelle sue intenzioni, ognuno in base alla propria coscienza, tutti comunque uniti in nome della difesa dei diritti democratici (politici e di espressione) violati con l’arresto di Angelo. In questo modo il movimento di solidarietà per Angelo è riuscito a imporre con forza la sua rivendicazione, costringendo stampa, assessori, parlamentari italiani e francesi a occuparsi del caso. Dopo quattro mesi di detenzione illegale, le Autorità francesi hanno preferito scarcerare Angelo perchè la sua detenzione iniziava a essere loro scomoda e controproducente, per vari motivi: migliaia di persone mobilitate stavano sempre più prendendo coscienza di come la legalità borghese sia arbitrio e prevaricazione, migliaia di persone stavano condividendo un percorso collettivo e di base di una lotta che sosteneva apertamente un simpatizzante del (n)PCI clandestino. Addirittura, spinto dalla mobilitazione popolare, un esponente locale dei DS si è sbilanciato a dichiarare ai giornali locali che “Bisogna cercare un dialogo col (n)PCI”, di cui Angelo si è sempre dichiarato simpatizzante e per questo è stato arrestato.
Ora, come noto i CARC hanno più volte e pubblicamente espresso simpatia politica al (n)PCI clandestino, ma non hanno posto come discriminante la simpatia politica al (n)PCI per aderire al movimento promosso per la liberazione di Angelo. Sarebbe stato un suicidio, non si sarebbe sviluppato alcun movimento, saremmo rimasti quattro gatti perché non si sarebbero mobilitate migliaia di persone tra Italia e Francia, non ne avrebbe parlato la stampa, non sarebbero scesi in campo gli assessori e i parlamentati, e Angelo sarebbe con ogni probabilità ancora in prigione.

Perché questo riferimento alla lotta per la liberazione di Angelo D’Arcangeli? Per un solo motivo: perché lo stesso discorso vale per il movimento che va costruito per ottenere la liberazione degli antifascisti arrestati l’11 marzo.
Imporre la discriminante della condivisione della pratica espressasi quel giorno significa costruire un ghetto riservato ai soli “duri e puri”, significa non avere fiducia nelle masse e nella loro immensa forza e generosità, significa privilegiare l’etichetta al contenuto, significa indebolire la posizione dei compagni prigionieri, fare un favore alla questura, ghettizzare l’antifascismo.

Per tutti questi motivi, emersi alla luce dell’esperienza pratica concreta, continueremo a promuovere tra le masse popolari della nostra città la solidarietà e la lotta per liberare le compagne e i compagni e arrestati l’11 marzo; continueremo a sostenere la necessità e l’urgenza di costruire una mobilitazione unitaria la più ampia possibile; continueremo a contrapporre l’unità contro tutto ciò che oggi promuove fazioni e crea divisioni; continueremo a sostenere ogni iniziativa concreta che si sviluppa a sostegno degli antifascisti arrestati da ogni parte essa provenga.
Negli stessi ambiti rivendichiamo e continueremo a rivendicare la pratica antifascista come elemento costitutivo e insostituibile della coscienza democratica e dello spirito di lotta delle masse popolari italiane, quella coscienza e quello spirito espressisi nella vittoriosa Resistenza antifascista, nelle dure lotte contro i governi Scelba e Tambroni, nelle mobilitazioni contro l’MSI di Almirante: i fascisti e i loro padrini politici hanno sempre trovato una resistenza popolare determinata ogni volta che hanno messo il muso fuori dalle loro sedi. E nemmeno dentro le loro sedi sono mai stati tanto tranquilli.

Se davvero si vuole rompere l’isolamento è necessario che i compagni (anarchici, antimperialisti, comunisti e quant’altro) siano i primi a dotarsi degli strumenti e dei metodi adatti.

Unirsi dietro una sola parola d’ordine: libertà per gli antifascisti subito.
 


 

A tutti i democratici, a tutti gli antifascisti
[Partiti, sindacati, associazioni, collettivi studenteschi, centri sociali, singoli]

 

Appello per la liberazione degli antifascisti arrestati a Milano l'11 marzo

 

“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
 Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
 Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
 Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare..."
 
                                                                                        Bertold Brecht

 

Ai fascisti non deve essere consentito di sfilare nelle nostre città: oltre ad essere illegale, vietato dalla Costituzione nata dalla Resistenza, è un oltraggio indicibile alla memoria di tutti coloro (donne, uomini, giovani, operai, lavoratori) che hanno dato la loro vita per liberare il nostro Paese dal fascismo, di tutti coloro che hanno giurato col loro sangue che i fascisti non avrebbero mai più avuto alcuna agibilità politica in Italia.
Eppure ai fascisti oggi, in Italia, viene consentito di sfilare. E chi vi si oppone viene incarcerato. Questa è la realtà attuale, una realtà alla quale vogliamo opporci e per questo sottoscriviamo questo appello.
Non possiamo accettare silenziosamente che i fascisti di Salò e i partigiani caduti combattendo il fascismo vengano messi sullo stesso piano [come ha fatto l’on. Luciano Violante definendo i fascisti repubblichini “ragazzi di Salò che hanno combattuto per un ideale al pari dei partigiani”].
Non possiamo accettare silenziosamente che una strada di una qualsiasi città italiana  sia dedicata a Fabrizio Quattrocchi, mercenario fascista al servizio degli sterminatori del popolo iracheno. 
Se da un lato troviamo “normale” che loschi individui come Berlusconi, Fini e compagnia promuovano sempre più apertamente la riabilitazione del fascismo fino a riconoscerne legittimità politica con le alleanze elettorali, troviamo vergognoso che i dirigenti dei partiti del Centro-sinistra gli prestino il fianco mantenendo il silenzio, specialmente quei dirigenti di partiti che ancora si dicono comunisti o democratici di sinistra.
A questi dirigenti domandiamo: perché l’11 marzo a Milano non avete messo in campo le grandi risorse di cui disponete (organizzative, economiche, politiche e istituzionali) per impedire la parata fascista? Perché avete voluto lasciare soli i giovani antifascisti che si sono opposti alla vergognosa marcia dei neonazisti? L’11 marzo a Milano, città medaglia d’oro alla Resistenza, hanno sfilato, protetti da ingenti forze di polizia, le squadracce che accoltellano, incendiano, aggrediscono immigrati, assaltano le sedi dei partiti e dei sindacati, ostentando fasci littori, svastiche e saluti romani. Non è stata solo una provocazione: è stato un oltraggio!
I giovani antifascisti scesi in piazza l’11 marzo sono gli stessi che in questi ultimi anni hanno subito innumerevoli aggressioni fisiche (accoltellamenti e agguati), lutti (l’omicidio del compagno DAX) e attentati ai loro luoghi di ritrovo (attentati incendiari e devastazioni) per mano di bande fasciste cui il governo Berlusconi ha dato mano libera nell’indifferenza del Centro-sinistra.
Quei giovani antifascisti, l’11 marzo, non andavano lasciati soli e oggi li vogliamo tutti fuori dal carcere, li vogliamo tutti liberi e tutte libere perché la galera non è il posto dove devono stare gli antifascisti. Perché l’antifascismo è un elemento costitutivo e insostituibile della coscienza democratica e dello spirito di lotta delle masse popolari italiane, quella coscienza e quello spirito espressisi nella vittoriosa Resistenza antifascista, nelle dure lotte contro i governi Scelba e Tambroni, nelle mobilitazioni contro l’MSI di Almirante: i fascisti e i loro padrini politici hanno sempre trovato una resistenza popolare determinata ogni volta che hanno messo il muso fuori dalle loro sedi. E, statene certi, la troveranno ancora.

Il primo errore è stato lasciare da soli gli antifascisti l’11 marzo. Un errore ancora più grave sarebbe isolarli oggi. Facciamogli sentire il calore della nostra solidarietà antifascista, riportiamoli alle loro famiglie, ai loro compagni, ai loro amici.
Costruiamo una vasta mobilitazione in solidarietà con le antifasciste e gli antifascisti arrestati l’11 marzo

Contro la riabilitazione del fascismo - ora e sempre Resistenza
Per la loro immediata liberazione
Per un corteo nazionale aperto dalla parola d’ordine:

libertà immediata per gli antifascisti

 


Comunicato del 28.04.06 della Direzione Nazionale

 

Continua la persecuzione degli antifascisti!  Nuovi arresti di compagni a Torino e Milano.

 

Comunichiamo che stamattina intorno alle 6.30 è stato arrestato il compagno Valter Ferrarato, membro della Direzione Nazionale dei CARC e segretario della sezione dei CARC di Torino, candidato per la Lista Comunista nelle elezioni amministrative del comune di Milano.

L’arresto riguarderebbe l’inchiesta sulla manifestazione contro il presidio fascista dell’11 marzo a Milano. Il compagno si trova ora nel carcere di S. Vittore di Milano.

L’arresto del compagno Valter (sembra che stamattina ci sia stato anche un altro arresto di una compagna di Milano), a un mese e mezzo di distanza dalla manifestazione e il mantenimento degli arresti di tutti gli altri compagni antifascisti dall’11 marzo, evidenzia l’intento persecutorio da parte della borghesia (nei suoi governi di destra e di sinistra) nei confronti di qualunque forma di ribellione e opposizione, e in particolare nei confronti degli antifascisti e dei comunisti.

Due giorni fa, in occasione del 25 aprile, sono sfilati nelle piazze d’Italia e, in particolare a Milano, decine di migliaia di persone a ricordare il giorno della Liberazione, la gloriosa Resistenza antifascista e a ribadire l’importanza di continuare la lotta contro ogni rigurgito fascista, contro i vari tentativi di riabilitazione del fascismo e dei fascisti portati avanti dalla destra e della sinistra borghese, gli stessi che hanno permesso, tollerato e appoggiato la manifestazione nazi-fascista del 11 marzo a Milano.

Tutti i partiti di destra e di sinistra hanno denigrato la manifestazione e hanno cercato, attraverso i mass media e tutti i mezzi di comunicazione a loro disposizione, di ridurre il valore e il significato della partecipazione di massa alla manifestazione per la ricorrenza della vittoria della Resistenza sul nazifascismo. Tutti i rappresentanti della borghesia da destra a sinistra, fino a Bertinotti, si sono preoccupati solo di condannare i fischi partiti dai manifestanti nei confronti di Letizia Moratti, ministro di un governo di fascisti, razzisti, affaristi e reazionari. Nella loro democrazia non si deve neanche fischiare i reazionari, ma si devono arrestare e perseguitare gli antifascisti!

Denunciamo il programma comune della borghesia, il programma comune dei governi di centro-destra e centro-sinistra per quanto riguarda la persecuzione degli antifascisti, dei comunisti e degli antimperialisti e l’attacco ai diritti e alle conquiste dei lavoratori e delle masse popolari. Sulla eliminazione delle conquiste, sulla repressione delle masse e delle sue avanguardie, i partiti di destra e di sinistra non litigano, hanno un solo interesse e un solo programma. 

I fascisti vengono riabilitati e sdoganati, fanno manifestazioni per le strade delle nostre città, a Milano come a Roma, esponendo svastiche e saluti romani, mentre gli antifascisti e i comunisti vengono perseguitati e arrestati. 

I CARC hanno subito decine e decine di perquisizioni, sono perseguitati, minacciati da anni. L’ultima perquisizione a carico dei dirigenti dei CARC risale a poco più di due mesi fa. Oggi usano la scusa dell’11 marzo per cercare di assestare un altro colpo al nostro partito e alla nostra partecipazione con la Lista Comunista alle elezioni. La borghesia teme la presenza dei comunisti nel terreno elettorale, nelle piazze e tra i lavoratori perché sa che la presenza dei comunisti mostra chiaramente quanto sia falsa e illusoria per le masse popolari la loro “democrazia”, qual è il vero volto del suo sanguinario e miserabile regime ! 

 

Mobilitiamoci per l’immediata libertà per il compagno Valter e di tutti gli antifascisti ancora in carcere!

Sosteniamo e difendiamo tutti gli antifascisti arrestati a Milano per i fatti dell’11 Marzo!

Manifestare e contrastare la presenza dei fascisti ovunque e in ogni modo è necessario e doveroso! I partigiani ce lo hanno insegnato!

No al fascismo! Ora e sempre Resistenza!

 


 

CARC - Sezione di Modena - Comunicato del 05/05/06

  

Libertà per Valter, libertà per tutti i compagni

 

Alle 6:30 della mattina del 28 aprile, le forze della repressione hanno compiuto nuovi arresti di compagni in relazione alla manifestazione antifascista tenutasi a Milano l’11 Marzo.

La detenzione di decine di antifascisti, ormai da quasi 2 mesi, ed i nuovi arresti mostrano con estrema chiarezza che si tratta di una vera e propria azione persecutoria. A quasi 2 mesi dall’11 Marzo decine di compagni continuano ad essere tenuti in carcere con l’accusa di aver partecipato ad una manifestazione antifascista.

Uno dei due compagni arrestati il 28 aprile è il compagno Valter Ferrarato, operaio comunista, membro della sezione di Torino e della Direzione nazionale dei CARC, candidato al comune di Milano per la Lista Comunista. In particolare l’arresto di Valter si delinea come un ulteriore attacco all’organizzazione dei CARC, alla Lista Comunista ed a tutto il movimento comunista in generale. Valter è stato arrestato perché è uno dei compagni più preparati, più generoso, per la sua presenza instancabile nelle lotte delle masse popolari e della classe operaia così come sempre in prima fila nella denuncia delle ingiustizie sociali. La nostra solidarietà ai compagni prigionieri dall’11 marzo e dal 28 aprile è totale ed incondizionata. A pochi giorni dal 25 aprile, 61° anniversario della liberazione dal nazifascismo, sono rinchiusi nelle carceri decine di prigionieri politici antifascisti. Questo di per sé dovrebbe far riflettere quanti hanno creduto e credono nei valori della Resistenza.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente ed aggressivo processo di riabilitazione del fascismo e di denigrazione della Resistenza, promosso in particolare dai settori neofascisti del governo Berlusconi, ed avvallato da numerosi personaggi del centro sinistra. La lotta contro la riabilitazione del fascismo non può essere affare privato di storici, pseudo-intellettuali e politici carrieristi. Sono state le masse popolari italiane a cacciare fascisti e nazisti con la dura lotta partigiana. Saranno ancora le masse popolari a stroncare il nuovo fascismo. Ci appelliamo ai lavoratori, alle donne, ai giovani, a tutti coloro che hanno manifestato lo scorso 25 aprile ed a tutti gli antifascisti affinché si mobilitino per la liberazione immediata degli antifascisti prigionieri. Onoriamo la memoria ed il ricordo della Resistenza continuando la lotta contro il fascismo. Ci rivolgiamo anche ai militanti di base dei partiti della sinistra borghese, i cui rappresentanti vigliaccamente hanno avvallato l’arresto degli antifascisti, affinché contribuiscano alla liberazione dei compagni prigionieri. In ultima analisi invitiamo, chi risiede a Milano, a votare il 27 Maggio alle elezioni comunali, per il compagno Valter Ferrarato (candidato nella Lista Ccomunista), operaio comunista, prigioniero politico.

 

Viva la Resistenza di ieri di oggi e di domani!

Libertà per gli antifascisti prigionieri!

Libertà per tutti i rivoluzionari prigionieri in Italia e nel mondo!

 


Comitato elettorale di Milano della Lista Comunista

 

28/29 MAGGIO - elezioni amministrative

 

ALIMENTIAMO LA MOBILITAZIONE NAZIONALE DEL 17 GIUGNO ANCHE CON IL VOTO MILANESE!

 

Sulla scheda scrivi Valter Ferrarato*  

 

Chi è Valter? E’ un comunista arrestato il 28 aprile per aver partecipato al corteo antifascista dell’11 marzo, candidato al comune di Milano per la Lista Comunista.

Il 28 e 29 maggio abbiamo la possibilità di dare un segnale forte a tutti: alla cittadinanza, alla questura, ai fascisti, alla prossima amministrazione. Un voto per Valter è un voto di resistenza e attacco.

Votando e facendo votare Valter Ferrarato rafforzeremo ulteriormente la più generale lotta per la liberazione di tutti gli arrestati.

Ovviamente il voto non ha lo stesso ruolo della piazza, sono due cose diverse, ma legate, specialmente in questo caso con il corteo nazionale del 17 giugno alle porte.

 

Per la libertà immediata di tutti i compagni e di tutte le compagne! Contro la riabilitazione del fascismo!

 

Alimentiamo la mobilitazione nazionale con 10, 100, 1000 voti antifascisti per il compagno Valter Ferrarato!

 

Partecipiamo in massa al corteo nazionale per la liberazione immediata degli antifascisti!

 

 

* Tutti i candidati della Lista Comunista, come manifestazione di solidarietà a tutti gli arrestati, danno indicazione di scrivere sulla scheda Valter Ferrarato.

 


Comunicato della Direzione Nazionale del 14/5/2006

 

Vittoria! Abbiamo liberato Valter e Marta dalle “mani del nemico”!

 

L’11 marzo sono stati arrestati decine di compagni e antifascisti che hanno tentato di opporsi alla manifestazione, con tanto di svastiche, bandiere nere e saluti romani (autorizzata dalle Autorità di Milano) dei fascisti di Fiamma Tricolore.

Il giorno 13.5.2006 il nostro compagno Valter Ferrarato e la compagna Marta del centro sociale ORSO, arrestati il 28 aprile (un mese e mezzo dopo i fatti contestati loro) con l’accusa di aver partecipato alla manifestazione antifascista a Milano, sono stati scarcerati.

Il 10 maggio c’è stata l’udienza del tribunale del riesame che ha emesso sentenza di scarcerazione per tutti e due i compagni, in quanto il giudice ha riconosciuto che gli elementi di identificazione per l’imputazione (fotografie) non erano adeguati, bensì nascevano più da “percezioni sensoriali” dei poliziotti della DIGOS, che da riconoscimenti oggettivi.

Le “percezioni sensoriali” dei poliziotti hanno comunque prodotto un arresto di un nostro compagno il giorno prima che venissero presentate le Liste comuniste, arresto che si somma alle perquisizioni a carico di alcuni dirigenti dei CARC e candidati delle Liste comuniste durante le elezioni politiche, il 14 febbraio. Dimostrazione ulteriore della persecuzione contro i comunisti e in particolare del tentativo di tenere fuori i comunisti dal “teatro della politica borghese”. La democrazia borghese è in difficoltà se gli operai, le masse, dirette dai comunisti, decidono di occupare lo spazio che nei loro proclami “democratici” i borghesi dicono di lasciare liberi.

Gli arresti dei due compagni, dopo un mese e mezzo dai fatti, ma anche quelli di tutti gli altri 25 antifascisti ancora in carcere, sono un fatto politico. Sono un’altra manifestazione della repressione da parte della borghesia (di destra e di sinistra) contro i  lavoratori e le loro avanguardie. L’arresto degli antifascisti e lo sdoganamento dei fascisti rientrano nella controrivoluzione preventiva che la borghesia porta avanti. Il rafforzamento e lo sviluppo delle lotte delle masse popolari e del movimento comunista fa sì che la controrivoluzione diventi più aspra e cruenta. Oggi in Italia sono centinaia e centinaia i compagni indagati, perquisiti, arrestati.

La liberazione dei compagni non è dovuta effettivamente al riconoscimento o meno, alla partecipazione o meno, dei compagni alla manifestazione, ma principalmente alla lotta e alla solidarietà che è nata intorno ai due compagni.

I CARC si sono stretti intorno a tutti gli antifascisti, e in particolare al loro compagno. Abbiamo sostenuto con fermezza, anche durante la campagna elettorale che stiamo svolgendo  per la Lista Comunista, la lotta antifascista e la necessità di lottare per impedire che i fascisti tornino a sfilare nelle nostra città e nelle nostre piazze. Abbiamo diffuso migliaia di volantini, insieme ad altri organismi, compagni, amici e parenti dei prigionieri abbiamo organizzato e partecipato ad assemblee e presidi. Abbiamo invitato a votare alle amministrative di Milano per Valter Ferrarato come segnale di solidarietà a tutti gli antifascisti arrestati.

Le contraddizioni che si aprono nella borghesia, specialmente in quella di sinistra, davanti l’intervento dei comunisti, sia al loro interno che di fronte le masse popolari, fanno si che l’unità della borghesia nella repressione si indebolisca.

Davanti alle masse popolari non possono, senza subirne i contraccolpi, difendere i fascisti e attaccare gli antifascisti. Dichiarasi, quindi, in maniera chiara e netta nel sostegno ai compagni antifascisti arrestati è il metodo giusto per i comunisti per aggregare le masse, condurle in avanti, attaccare e indebolire la borghesia.

 

La liberazione di Valter e Marta è una vittoria per il movimento comunista e antifascista!

Continuiamo a lottare per la libertà di tutti gli altri 25 antifascisti!

 


Comunicato del 07.06.06

 

Adesione alla manifestazione nazionale antifascista del 17 giugno.

 

Il Partito dei CARC aderisce alla manifestazione nazionale del 17 giugno indetta dal movimento antifascista milanese per la liberazione degli antifascisti incarcerati per i fatti dell’11 marzo a Milano.

La solidarietà agli antifascisti in carcere è un atto dovuto. Solidarietà vuol dire lottare per la loro liberazione, impedire che gli antifascisti arrestati vengano isolati, schierarsi senza dubbi nel fronte antifascista. Solidarietà significa soprattutto prendere posizione contro ogni riabilitazione del fascismo e schierarsi contro la persecuzione dei comunisti e degli antifascisti.

Avere oggi titubanze con la scusa delle violenze, con la scusa dell’essere d’accordo o meno con le modalità in cui la manifestazione è stata condotta, con i limiti che essa ha espresso, significa appoggiare in maniera più o meno diretta tutte quelle forze che, con i loro tanti se e tanti ma, permettono la riabilitazione e lo sdoganamento del fascismo ad opera dei partiti borghesi. Significa nei fatti giustificare la presenza dei fascisti nelle nostre piazze attraverso il discorrere sulla legittimità o meno degli antifascisti di cercare di bloccare una manifestazione inneggiante al fascismo.

Occorre invece contrastare e far fallire l’operazione della banda Berlusconi e del Circo Prodi che continuano a gettare fango sull’antifascismo militante e a riabilitare il fascismo.

Non ci può essere alcun dubbio sul fatto che da nessuna parte, e in particolare in Italia, i fascisti non devono avere nessuna agibilità. Il fascismo è stato battuto il 25 aprile 1945 con il sacrificio e con la forza delle masse popolari e dei lavoratori, dei partigiani e dei comunisti, con l’eroica lotta della Resistenza. E’ stato battuto e non permetteremo che esso ritorni.

Occorre sviluppare la mobilitazione tra i lavoratori, le donne, i giovani. Oggi come ieri la loro mobilitazione è l’elemento centrale per sbarrare la strada alla riabilitazione del fascismo e per far fallire la vile operazione della destra e della sinistra borghese di sdoganamento del fascismo. La mobilitazione delle masse metterà in difficoltà  la politica dei due blocchi borghesi.

Occorre promuovere lo sviluppo di un fronte unitario antifascista.

Occorre promuovere la partecipazione dei compagni e occorre soprattutto favorire una partecipazione veramente popolare alla manifestazione nazionale per chiedere l’immediata scarcerazione degli antifascisti. Bisogna propagandare i veri valori e i grandi ideali di libertà e giustizia che animano il movimento antifascista. A questo scopo il nostro partito il 17 giugno distribuirà un volantino principalmente rivolto ai cittadini milanesi che staranno a margine del corteo.

In Italia i ricchi sfruttano, speculano e rubano miliardi sulle spalle dei lavoratori e sono liberi, i proletari che si arrabattano per vivere sono in galera. In Italia, sin dal dopo guerra, i fascisti vennero liberati e messi nei posti di potere e i partigiani incarcerati. Oggi i fascisti tornano a scorazzare con arroganza e gli antifascisti sono in galera. La repressione degli antifascisti è solo una delle forme politiche in cui si presenta la guerra in corso tra la borghesia e le masse popolari

E’ a tutto questo che bisogna dare una risposta con la manifestazione del 17 a Milano.

 

LIBERTA’ IMMEDIATA PER GLI ANTIFSCISTI IN CARCERE!

NO ALLA RIABILITAZIONE DEL FASCISMO!

ORA E SEMPRE RESISTENZA

 


Volantino della Direzione Nazionale - 17.06.06

 

Ai lavoratori, agli studenti, agli immigrati, ai pensionati, agli uomini e alle donne

In piazza per la liberazione dei 25 antifascisti arrestati l’11 marzo

 

Oggi siamo in piazza per chiedere l’immediata scarcerazione dei 25 antifascisti detenuti da tre mesi, dall’11 marzo scorso, in regime di carcerazione preventiva. Questi compagni e queste compagne sono in carcere perché l’11 marzo, con altre centinaia di giovani antifascisti, hanno tentato di impedire una parata fascista nel cuore di Milano, città medaglia d’oro alla Resistenza. Sono studenti, lavoratori e lavoratrici, precari che sono scesi in piazza per difendere i diritti e i valori di libertà e giustizia conquistati con la Resistenza.

L’11 marzo la polizia e i carabinieri di Albertini, del prefetto Scarpis, dell’allora ministro Pisanu, armati di tutto punto, hanno difeso le croci celtiche, i fasci littori e le svastiche, hanno caricato il corteo antifascista e arrestato 43 compagni e compagne, 25 di loro sono ancora in carcere in “attesa di giudizio”.

 

Questa è la giustizia della borghesia: 25 lavoratori, studenti, antifascisti detenuti illegalmente per 3 mesi (accusati senza prove,  detenuti  senza processo solo per aver partecipato a un corteo) a cui viene affibbiato il reato di devastazione e incendio (pene dagli 8 ai 15 anni di carcere) per gli scontri in corso Buenos Aires a seguito di una manifestazione antifascista; mentre i vari Tanzi, Previti, Cuffaro, (loro sì che devastano e saccheggiano sul serio e in grande stile! E quanti come loro o più di loro) sono impuniti o agli arresti domiciliari dorati nelle loro ville con piscina.

I padroni fanno le leggi a loro uso e consumo, salvo poi trasgredirle essi stessi e la magistratura è una delle armi con cui la borghesia, di Centro-destra e di Centro-sinistra combatte la sua guerra contro le masse popolari e i lavoratori: i proletari, i comunisti, gli anarchici e gli antimperialisti in carcere, i mafiosi, gli speculatori, gli assassini, gli affamatori liberi di continuare il loro lavoro al soldo dei padroni.

 

Oggi chiediamo l’immediata liberazione dei compagni e delle compagne: combattere il fascismo è giusto, è un dovere di tutti, di ogni cittadino, di ogni partito di ogni associazione che si dichiara democratica e antifascista.

Denunciamo il processo di riabilitazione e di sdoganamento del fascismo e dei fascisti iniziato dalla banda Berlusconi che ha consentito agli squadristi di tornare a organizzarsi, a picchiare, a tendere agguati e a uccidere. Denunciamo il comportamento dei dirigenti dei partiti sedicenti democratici e antifascisti che l’11 marzo non hanno mobilitato i loro iscritti, non hanno usato le loro relazioni, i loro mezzi, la loro influenza per impedire la marcia dei fascisti su Milano; denunciamo il loro comportamento servile nei confronti delle autorità cittadine che hanno permesso quella marcia, denunciamo il loro comportamento accusatorio nei confronti di chi è sceso in piazza per impedire quella marcia.

L’apologia del fascismo, purtroppo solo sulla carta, è ancora un reato in Italia, ma questo è un principio che è stato sancito col sangue versato da chi ha combattuto nella Resistenza contro i fascisti e i nazisti. Se la borghesia intende sdoganare gli squadristi, riabilitare i fascisti, cancellare questo principio costitutivo della coscienza collettiva di milioni di lavoratori e lavoratrici italiane che il fascismo lo hanno subito e combattuto, allora lo ribadiamo: la lotta contro il fascismo è legittima, anche se la giustizia della borghesia la rende illegale.

I lavoratori, gli studenti, gli immigrati, gli uomini e le donne uniti in un vasto movimento popolare antifascista possono difendere le libertà e i valori della Resistenza

 

Libertà per i 25 compagni e compagne in carcere!

Costruire un vasto movimento popolare antifascista!

 


CARC - Sezione di Milano - comunicato del 23.06.06

 

Un contributo al bilancio collettivo sul corteo del 17 giugno

 

Il 17 giugno circa 5.000/6.000 persone, di Milano e da tutta Italia, sono scese in piazza per la liberazione dei 25 compagni e compagne ancora in carcere per i fatti dell’11 marzo.

Il corteo del 17 giugno è stato il punto più alto raggiunto dalla mobilitazione per la scarcerazione dei compagni.

Ogni valutazione possibile deve tenere in considerazione questo dato oggettivo; devono tenerlo in considerazione tutti coloro che non erano convinti che fosse possibile manifestare in migliaia per la scarcerazione dei compagni, devono tenerlo in considerazione tutti coloro che, ognuno con le sue argomentazioni, sostengono che “si poteva fare meglio”, “si poteva fare di più”, “si poteva non fare perché tanto non cambia niente”.

Questo corteo ha cambiato di molto la situazione e aperto nuove prospettive nella mobilitazione.

In primo luogo è stato un corteo unitario ed eterogeneo. Questo vuol dire che, senza perdere nulla della propria identità politica, della propria analisi, hanno partecipato compagni di realtà differenti fra loro[anche molto], scesi in piazza ognuno con la propria impostazione e con le proprie caratteristiche, uniti dalla parola d’ordine “liberare i compagni in carcere”.

In secondo luogo è stato un corteo che si è imposto ben oltre ogni tipo di manovra politica e ha creato le condizioni per allargare ulteriormente la mobilitazione. Questo significa che anche coloro che fino a poco tempo prima non si erano schierati chiaramente, non si erano mobilitati, non avevano preso iniziative per la liberazione dei compagni (PRC in primis), sono stati costretti dalla mobilitazione collettiva dal basso a scendere in piazza e a mobilitarsi a fianco di famigliari e amici dei compagni, a fianco di tutti coloro che chiedevano la liberazione immediata dei compagni.

In terzo luogo è stato un corteo partecipato. E questo è un aspetto importante visto che nelle settimane precedenti il movimento milanese non era stato in grado di creare le condizioni adeguate per garantire una vasta partecipazione alla manifestazione. Tensioni inevitabili, ma anche settarismi e scaramucce eccessive hanno pesato fin troppo sulla costruzione della scadenza. Nonostante questo clima migliaia di persone sono scese in piazza e chi ha deciso di non farlo è solo perché ha anteposto aspetti particolari e secondari [il settarismo e le divisioni] all’obiettivo superiore per cui è stato indetto il corteo.

Si poteva fare meglio? Si poteva fare di più? Certamente sì, ma questa è una regola generale: quasi sempre si può fare di meglio. In questa circostanza le cose più importanti che dobbiamo mettere in risalto e dalle quali dobbiamo ripartire sono: 1. che il corteo nazionale c’è stato (contro tutti gli opportunisti, gli estremisti e gli sfiduciati); 2. che il corteo è stato partecipato; 3. che siamo riusciti a estendere la mobilitazione costringendo settori della sinistra riformista a schierarsi a favore della liberazione dei compagni e delle compagne.

È innegabile che, nel movimento milanese, ognuno ci ha messo un po’ del suo perché il corteo riuscisse e nello stesso tempo molti ci hanno messo un po’ del loro per creare un clima in cui sarebbe stato più difficile che il corteo riuscisse. Su questo chiamiamo tutti a una riflessione collettiva (cioè pubblica) che prescinda dalle “frazioni” in cui si è diviso il movimento e dia l’input per un bilancio collettivo franco, onesto e costruttivo, del percorso che fino ad oggi si è sviluppato.

Siamo convinti che il corteo del 17 sia stato un ottimo inizio di una mobilitazione che si deve allargare, deve intensificarsi, deve sviluppare dibattito, dentro e fuori il carcere, fino alla liberazione dei compagni e delle compagne e oltre.

Intendere il corteo del 17 come un punto di arrivo di un percorso difficile significa assumere una linea disfattista e capitolazionista, sia sulla lotta specifica per la liberazione dei compagni, sia sulla reale necessità, più generale, di cercare e di trovare un ambito collettivo, il più ampio possibile, di dibattito e di lotta.

Il corteo del 17 giugno è un nuovo trampolino di lancio per la mobilitazione.

Nella pratica noi torneremo, oggi, a promuovere la liberazione dei compagni e delle compagne, a promuovere la mobilitazione antifascista esattamente dove eravamo a marzo: nei quartieri, nelle periferie, fra la gente. Contemporaneamente ci uniremo (nel dibattito e nella lotta) a tutti coloro che  intendono partire dal corteo del 17 giugno per rilanciare su vasta scala la parola d’ordine “libertà immediata per gli antifascisti e le antifasciste”   contrastando nel contempo la riabilitazione del fascismo e l’opera di denigrazione della Resistenza portate avanti dalla banda Berlusconi e, a vari livelli di complicità, dal circo Prodi.

 


 

Comunicato della Direzione Nazionale del 28 giugno 2006

 

Dopo tre mesi dai fatti dell’11 marzo di corso Buenos Aires a Milano si apre il processo agli antifascisti (di cui 25 ancora in carcere da allora e due, tra i quali un compagno dei CARC, a piede libero dopo essere stati arrestati e rilasciati dopo 15 giorni in seguito alla sentenza del tribunale del riesame al quale avevano fatto ricorso) accusati dalla magistratura borghese di devastazione, saccheggio e incendio, oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale.

La magistratura, al servizio dei padroni, attribuisce agli antifascisti che quel giorno hanno tentato di impedire un corteo nazifascista autorizzato dalle autorità milanesi, reati ascrivibili alla peggior specie di delinquenti tentando così di appioppare alla pratica antifascista (dovere di ogni cittadino sinceramente democratico) il carattere di una scorribanda di devastatori e banditi. Questa logica ricorda le accuse del regime fascista contro i partigiani della Resistenza.

Il carattere di questo processo è di natura politica e lo dimostra anche la pratica inquisitoria degli “zelanti” magistrati i quali, violando anche le loro stesse leggi, processano, senza alcuna prova, decine di cittadini la cui “colpa” è quella di dichiararsi antifascisti e li tengono rinchiusi nelle carceri del nostro “democratico” paese.

La mobilitazione promossa dai genitori degli arrestati, dal movimento e da varie organizzazioni politiche, per la liberazione dei compagni arrestati e in solidarietà con tutti gli antifascisti inquisiti è stata ampia ed ha costretto a schierarsi e a chiedere la scarcerazione immediata degli antifascisti anche i dirigenti dei partiti della sinistra borghese, che quell’11 marzo non hanno mobilitato la loro base per contrastare la legittimazione e lo sdoganamento del fascismo e che in seguito, per motivi elettorali, si sono uniti alla condanna che la borghesia ha promosso contro gli antifascisti che erano scesi in piazza.

E dire che questi dirigenti godono ancora dell’agibilità politica soprattutto grazie alla Resistenza e alla lotta antifascista che centinaia di donne e uomini hanno combattuto, sino all’ultimo sacrificio!

Questo processo è un processo politico che la magistratura borghese vorrebbe risolvere in fretta e furia affibbiando condanne per crimini infami che non hanno nulla a che vedere con il vero motivo degli arresti (l’antifascismo). E’ per questo motivo che, nell’affrontare l’iter difensivo, sarebbe stato necessario arrivare al dibattito processuale creando le condizioni per sottolineare, il più possibile pubblicamente, l’aspetto politico di questi arresti e di questo processo, trasformando il “loro” processo di accusa in una occasione di agitazione e propaganda, per smascherare il vero volto del “loro” Stato democratico, per smascherare l’appoggio che questo Stato democratico dà ai fascisti.

La battaglia per affermare la necessità di arrivare al dibattimento è stata portata avanti in maniera debole e poco incisiva, tanto che è stato possibile che prevalessero le lusinghe e i ricatti della magistratura borghese, e che diventasse determinante l’influenza di chi (politici della sinistra borghese, avvocati e parte più arretrata del movimento milanese che hanno fatto leva anche sulla lunga carcerazione subita dai compagni) ha trasformato il carattere generale di questo processo in una questione particolare, svuotandola della sua vera natura, quella politica. Nell’udienza preliminare di oggi (28/06) due inquisiti hanno addirittura, evidentemente in accordo con i loro avvocati, chiesto il patteggiamento.

Sappiamo che il nostro compito è quello di non cadere nel gioco della borghesia che vorrebbe isolarci per impedire che le nostre idee e la nostra pratica facciano breccia tra le masse popolari e facciano avanzare il movimento comunista.

E’ per questo motivo che i CARC hanno scelto anche per il loro compagno Valter Ferrarato di accettare il rito abbreviato assieme agli altri antifascisti. Per lavorare uniti anche durante le udienze del rito abbreviato per allargare e sviluppare la solidarietà con gli antifascisti sotto processo, per far conoscere alle masse il ritorno del fascismo, nelle sue varie forme, per propagandare la necessità dell’impegno e della lotta antifascista, per smascherare la vera natura dello Stato Borghese.

L’obiettivo di questa battaglia è comunque quello di impedire e ostacolare il tentativo della borghesia, di destra e di sinistra, di criminalizzazione le lotte di libertà, civiltà e benessere delle masse popolari e delle sue avanguardie.

I CARC lavoreranno al fine di trasformare le armi della borghesia in armi contro di essa.

 


 

Volantino della Direzione Nazionale - 13-7.2006

 

Processo a carico di 29 antifascisti

Una storia italiana di riabilitazione del fascismo

 

Antefatto. L’11 marzo scorso i fascisti della Fiamma Tricolore intendono marciare su Milano. Nel silenzio-assenso dei partiti e delle forze sedicenti democratiche, oltraggiano la città medaglia d’oro alla Resistenza con inni al duce e saluti romani. Mentre la sinistra borghese fa finta di non vedere ciò che accade, trecento giovani antifascisti tentano di occupare la piazza da cui deve partire il corteo dei fascisti. La polizia carica duramente gli antifascisti in Corso Buenos Aires ed effettua 43 fermi di cui molte decine si traducono in arresti.

Svolgimento. Dall’11 marzo, dopo 4 mesi, quindi, 25 antifascisti sono ancora in carcere in attesa di giudizio [oggi si tiene la terza e ultima udienza del processo a loro carico], altri due sono stati arrestati e poi rilasciati per insufficienza di prove [anche loro a processo], altri due sono a piede libero.

Il pubblico ministero ha formulato l’accusa in modo tale che chiunque abbia partecipato a quel corteo possa essere incriminato per lo stesso reato da scenario da guerra: devastazione e saccheggio, art. 419 del codice penale che da solo vale dagli 8 ai 15 anni di carcere.

Prologo. Il 19 luglio il Giudice emetterà la sentenza. Il pubblico ministero ha chiesto condanne da 8 a 9 anni di reclusione che, con la celebrazione del processo con rito abbreviato si traducono in  pene fra i 5 e 6 anni

Oggi siamo di fronte al tribunale, fin dentro l’aula del processo, per dare solidarietà ai 29 antifascisti imputati e per denunciare questa infame operazione repressiva che spalanca le porte alla riabilitazione del fascismo e attacca con una ferocia senza precedenti i valori e la mobilitazione antifascista. Oggi non è sotto processo l’atteggiamento tenuto in piazza dagli antifascisti: è sotto processo l’antifascismo.

Alcune considerazioni. Antefatto, svolgimento e prologo: questo processo celebra la riabilitazione del fascismo e la persecuzione degli antifascisti, celebra l’accanimento giudiziario e poliziesco contro chi si oppone al tentativo di cancellare le libertà e gli spazi di agibilità politica conquistati dalle masse popolari con la Resistenza. La condanna degli antifascisti rappresenta, rafforza, e riabilita il fascismo e tutti i reazionari. Bisogna impedire questo ulteriore scempio!

Che cosa è diventato questo paese? E’ diventato un paese in cui i governi della borghesia [e in particolare negli ultimi 5 anni di governo Berlusconi e con vari livelli di complicità dei partiti del Centro-sinistra] hanno continuato e intensificato l’opera di riscrittura della storia e lo stravolgimento dei valori: hanno ridato forza a tutti i gruppi reazionari, pretendono di convincerci che i repubblichini di Salò hanno la stessa dignità dei partigiani; pretendono che rimanga sotto silenzio e senza risposta la crescente ondata di violenza razzista e fascista che in tutta Italia ha portato ad agguati e pestaggi, assalti e roghi di centri sociali, sedi di sindacati, sedi di partiti e dell’ANPI, omicidi e tentati omicidi in una scia di sangue a cui le autorità e le istituzioni hanno guardato con gli occhi socchiusi, quando non hanno guardato con benevolenza. Mentre 29 antifascisti rischiano complessivamente 155 anni di carcere per essere scesi in piazza contro il fascismo, in Italia i criminali, i devastatori, quelli veri, i saccheggiatori sono cullati e coccolati da tutti i tribunali: Da Tanzi a Previti, da Vittorio Emanuele di Savoia ai mafiosi, dagli speculatori ai razzisti stile Borghezio e Calderoni, fino a Mancini, il vice capo del SISMI che ha partecipato al sequestro di Abu Omar. Non è per questo che migliaia di uomini e di donne hanno dato la vita nella Resistenza, non è per questo che hanno combattuto i nazisti e i fascisti.

Il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per milioni di persone, il restringimento degli spazi di agibilità, organizzazione ed espressione politica, l’attacco costante ai diritti conquistati dalla Resistenza e dalle lotte degli anni ’60 e ’70 vanno di pari passo con il rafforzamento delle squadracce di picchiatori razzisti e fascisti e con l’aumento della violenza delle forze repressive dello Stato. Speculatori, padroni, strozzini e sfruttatori di ogni caratura sono sempre più liberi di sfruttare, saccheggiare, distruggere, devastare le vite di milioni di lavoratori.

Resistere a questa barbarie è possibile, giusto e legittimo. Anche se per i giudici, i magistrati, i poliziotti e i loro mandanti è illegale.

 

Libertà per i compagni e le compagne in carcere!

Al fianco degli antifascisti in carcere, al fianco di chi lotta su ogni terreno per estendere i diritti dei lavoratori e delle masse popolari, per chi lotta contro la miseria e la precarietà, il razzismo, lo sfruttamento e la guerra. Anche questo, oggi, è tenere alta la bandiera della Resistenza.

 


 

Direzione Nazionale - Comunicato del 13.07.06

  

Solidarietà con gli antifascisti processati a Milano!

 

A Milano la Magistratura sta processando 27 esponenti delle masse popolari, tra di essi anche un membro della Direzione nazionale dei CARC e redattore di Resistenza, Valter Ferrarato. Li accusa di avere impedito l’11 marzo scorso che gli squadristi fascisti manifestassero per le vie di Milano, città medaglia d’oro alla Resistenza Antifascista.

Il regime del Vaticano e della borghesia imperialista italiana, della Mafia e delle altre organizzazioni criminali, dei gruppi imperialisti USA e sionisti è anche il regime che riabilita il fascismo. Violante scusa e riabilita i “ragazzi di Salò”, gli sgherri delle Brigate Nere, con la scusa che credevano nelle barbarie per cui combattevano, massacravano e torturavano. Berlusconi riabilita Mussolini e i fascisti perché “in fondo loro non hanno ucciso nessuno”. Politicanti e intellettuali borghesi denigrano come “orrore ed errore” la lotta contro il nazifascismo e per costruire un nuovo mondo senza sfruttamento e oppressione di classe. Non a caso: è lo stesso regime che sta cancellando una dopo l’altra le conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato alla borghesia lottando e sconfiggendo i suoi regimi fascisti; è lo stesso  regime che ha coinvolto il nostro paese nelle aggressioni che gli imperialisti USA lanciano contro i popoli dei paesi oppressi in particolare contro i paesi arabi e musulmani. Del resto i padroni, i ricchi e il Vaticano durante l’intero ventennio hanno appoggiato il fascismo, la sua politica antioperaia e antipopolare in Italia, le sue aggressioni e le sue barbarie in Africa, in Spagna, nel Sud Tirolo (Alto Adige), in Slovenia, in Istria e in Dalmazia, fino a quando non si è infognato in una guerra persa e si è scontrato con l’Unione Sovietica e il movimento comunista in armi.

Bossi e Berlusconi e la loro banda di razzisti, fascisti, mafiosi, clericali e speculatori volevano abolire apertamente la Costituzione scritta dopo la vittoriosa Resistenza Antifascista. Con il referendum di giugno la loro pretesa è stata momentaneamente respinta. Ma il regime DC e il Vaticano, da De Gasperi, a Scelba, a Fanfani, a Moro, a Scalfaro, a Prodi, hanno sabotato fin dall’inizio la Costituzione: non hanno attuato nessuno degli aspetti progressisti che avevano dovuto accettare fossero scritti sulla carta, salvo quelli che uno a uno le masse popolari hanno imposto con nuove lotte di piazza. Quanti lavoratori dopo il 1948 sono stati uccisi, imprigionati, torturati e malmenati, processati e perseguitati perchè lottavano per imporre al regime DC e al Vaticano di fare davvero una parte delle cose che con la Costituzione si erano già solennemente impegnati a fare?

La riabilitazione del fascismo e la denigrazione del comunismo non sono questioni di opinioni e di libertà d’opinione. Sono un aspetto della campagna che la borghesia imperialista e il Vaticano conducono per cancellare le conquiste e imporre la loro politica di aggressione e di morte nel nostro paese e nel mondo intero. Impedire la ricostituzione delle bande fasciste, impedire che si reimpiantino nei quartieri popolari è una parte essenziale della difesa di quello che resta della libertà democratiche e dei diritti delle masse popolari, della difesa delle conquiste, del rafforzamento delle prospettive di rinascita del movimento comunista e di costruzione di un mondo nuovo.

Per i padroni, per i ricchi, per il Vaticano, per le loro Autorità e i loro Magistrati il vero reato è la resistenza al fascismo, impedire agli squadristi di impiantarsi nuovamente nel paese. Quando possono addebitano anche reati specifici. Quando non possono li inventano, perché non osano ancora fare della riabilitazione del fascismo la loro politica ufficiale.

Occorre impedire ai fascisti dir rialzare la testa. Chi lotta contro i tentativi dei fascisti di rimettersi in piedi ha mille ragioni e tutte le masse popolari devono essergli grate. I suoi eventuali errori sono secondari. Chi sa lottare con più efficacia contro i fascisti e i padroni deve insegnare agli altri come fare. Chi difende o tollera i fascisti ha torto, quali che siano le buone ragioni che accampa.

 

Solidarietà con gli antifascisti processati a Milano! Sosteniamoli in ogni modo!

Libertà per i compagni e le compagne incarcerati!

Costruiamo un fronte comune di lotta contro la repressione e il fascismo!

 


CARC - Sezione di Milano - volantino per il 10 agosto

LE BATTAGLIE DI LIBERTA’ NON SI ARRESTANO 

Il 10 agosto si rende onore al sacrificio, all’eroismo, alla tenacia, al coraggio di chi ha dato la vita per combattere il fascismo, di coloro che hanno dato la vita per la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e il socialismo. Quest’anno scenderemo in piazza per unire la memoria delle nostre radici alla lotta per la liberazione dei compagni e delle compagne arrestate per il corteo antifascista dell’11 marzo scorso. Le battaglie di libertà [e per la libertà] non si arrestano. Questo è il messaggio concreto che vogliamo dare, oggi. E’ lo stesso spirito con cui, in condizioni ben diverse, i partigiani combatterono i fascisti e i nazisti fino alla vittoria. Le lotte non si arrestano, non si processano, non si soffocano: non c’è nemico tanto forte e tanto capace da seppellire l’ambizione di un mondo nuovo. Possibile e necessario. Non c’è futuro senza memoria, non c’è memoria senza prospettiva.

10 AGOSTO 1944, PIAZZALE LORETO, MILANO

I criminali nazi-fascisti fucilano 15 partigiani, a sangue freddo, in Piazzale Loreto, lasciando poi i loro cadaveri esposti come monito per tutti i partigiani milanesi. Poi venne l’insurrezione vittoriosa e nella stessa piazza fu il boia Mussolini a essere appeso, come si meritava, nel tripudio della folla accorsa. La Repubblica Italiana, a seguito della vittoriosa guerra popolare di Resistenza e della forza raggiunta dal movimento comunista, adotta una costituzione che vieta espressamente la ricostituzione del partito fascista e l’apologia del fascismo.

11 MARZO 2006, MILANO

Il Prefetto e le autorità cittadine autorizzano una vera e propria parata fascista nel cuore della città, promossa dalla Fiamma Tricolore, partito dichiaratamente fascista. E’ la conseguenza concreta del processo di riabilitazione del fascismo, in corso ormai da anni, che con la banda Berlusconi al governo (e la complicità a vari livelli del circo Prodi) ha raggiunto il suo apice: formazioni come Fiamma Tricolore e Forza Nuova sono state ammesse nella coalizione elettorale di Berlusconi sia a livello nazionale che locale (vedi amministrative milanesi: i fascisti coalizzati con la Moratti).

L’11 marzo circa 300 compagne e compagni scendono in piazza contro il fascismo e per difendere i valori della Resistenza, ma vengono attaccati duramente dalla stessa polizia che protegge e permette ai fascisti di sfilare con tanto di braccia tese, camice nere e svastiche. Oltre 40 antifascisti vengono fermati, 25 arrestati e rinchiusi in cella 4 mesi, in regime di carcerazione preventiva, accusati di devastazione senza una minima prova a loro carico. La stampa li chiama teppisti,  gli esponenti della banda Berlusconi li chiamano squadristi, Bertinotti invoca la cattura dei “violenti”. I due schieramenti politici borghesi riescono così a costruire intorno agli antifascisti arrestati un pesante isolamento politico, che verrà rotto il 17 giugno dalle oltre 5.000 persone scese in piazza a Milano per la liberazione immediata di tutte le compagne e i compagni.

Dal 10 al 19 luglio si è celebrato il processo-farsa a carico degli antifascisti.

10 AGOSTO 2006, PIAZZALE LORETO, MILANO

Sono ormai trascorse tre settimane dalla gravissima sentenza (già scritta?) del tribunale di Milano che ha condannato 18 antifascisti a 4 anni di carcere, commutati in 4 anni di arresti domiciliari con ulteriori e pesantissime restrizioni alla libertà individuale e politica, non possono infatti ricevere né visite né telefonate da parte di nessuno che non sia un famigliare convivente. Il tutto sempre senza una prova a loro carico. Sul banco degli imputati la magistratura ha messo la loro identità politica antifascista.

Legare la commemorazione dei nostri martiri alla liberazione dei 18 antifascisti e alla più generale lotta contro la riabilitazione del fascismo e la denigrazione della Resistenza; continuare insieme quella battaglia di libertà iniziata l’11 marzo, una battaglia che è di tutti quanti vogliono costruire un mondo migliore, basato sui valori e sugli ideali che hanno animato la vittoriosa Resistenza e la manifestazione antifascista dell’11 marzo: giustizia, libertà, uguaglianza.

 Libertà per gli antifascisti - libertà per tutti i rivoluzionari prigionieri


 

Direzione Nazionale - Comunicato del 19.10.06

 

Mobilitiamoci contro l’attacco della borghesia agli antifascisti e ai comunisti

 

Il primo grado del processo contro gli antifascisti milanesi che l’11 marzo hanno cercato di impedire la parata fascista per le vie di Milano (città medaglia d’oro per la Resistenza), si è concluso con 18 condanne a 4 anni di carcere e 9 assoluzioni determinate (gli antifascisti assolti avevano a loro carico gli stessi indizi di tutti gli altri) dalla pressione della mobilitazione di massa in solidarietà con gli antifascisti che ha influenzato i magistrati i quali, già orientati per una condanna esemplare e generale, hanno dovuto rinunciare al “bottino pieno”.

A distanza di due mesi dall’esito di quella sentenza, scadono i tempi per il deposito del ricorso in appello per i 18 antifascisti condannati che (sempre grazie alla mobilitazione popolare) sono stati scarcerati e rimessi in libertà dagli arresti domiciliari e sono tuttora sottoposti all’obbligo di firma ogni quindici giorni presso le caserme o i commissariati dei luoghi di residenza.

Il processo di appello si presenta come un ulteriore occasione per rilanciare la solidarietà con gli antifascisti e la lotta contro l’ormai sempre più frequente utilizzo dei reati di devastazione e saccheggio e di quello del concorso morale, reati con i quali la magistratura tenta di criminalizzare le lotte di Resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della seconda crisi generale del sistema capitalistico, agli attacchi della borghesia contro le conquiste di civiltà e benessere, alla riabilitazione e alla legittimazione del fascismo.

La borghesia teme il rafforzamento del movimento comunista, antimperialista e antifascista che va sviluppandosi anche nel nostro paese. Per questo ricorre sempre più spesso alla criminalizzazione dei comunisti e degli antifascisti anche attraverso l’accusa di associazione sovversiva (art. ccp 270 e 270 bis). Il pubblico ministero Giovagnoli della Procura di Bologna è uno dei più zelanti esecutori degli interessi della borghesia e oggi dirige varie inchieste contro i comunisti e in particolare contro i CARC e contro il (n)PCI.

Dobbiamo fare tesoro dell’efficacia della vasta mobilitazione in solidarietà con gli antifascisti milanesi e contrastare ogni tentativo di liquidare quella mobilitazione che ha assunto sempre più il carattere di una mobilitazione popolare, grazie soprattutto alla costituzione e al lavoro dei comitati dei genitori, alle manifestazioni e alle iniziative svolte sul territorio nazionale, all’impegno dei compagni che hanno tenuto i colloqui in carcere con i prigionieri, alla solidarietà sviluppata in tutto il paese.

La mobilitazione popolare ha rotto l’isolamento al quale gli zelanti magistrati avrebbero voluto relegare gli antifascisti carcerati e indagati e ha impedito che essi venissero immolati nel nome di una riappacificazione nazionale che fa comodo soltanto all’accozzaglia di ladri, sfruttatori, ricattatori e imbroglioni che si arricchiscono sulle spalle delle masse popolari. La scarcerazione degli antifascisti è una vittoria della mobilitazione di tutti i compagni e i sinceri democratici che ancora oggi combattono i soprusi e le ingiustizie della borghesia imperialista. Questa vittoria rafforza la fiducia nell’efficacia della mobilitazione popolare che deve assumere maggiore vigore nel continuare la lotta per la derubricazione dei reati di devastazione e saccheggio, del concorso morale (vera e propria spada di Damocle sulla testa delle masse popolari, dei lavoratori e delle organizzazioni che lottano per difendere gli spazi di agibilità politica e i diritti conquistati dalla Resistenza ad oggi) e per l’assoluzione di tutti gli antifascisti.

Il processo di appello rappresenta un ulteriore fronte di lotta che la mobilitazione popolare, crescendo ed estendendosi, dovrà praticare per un ulteriore vittoria.

Anche a Torino altri antifascisti sono sotto processo e a loro sono state imputate le stesse accuse dei giovani operai e studenti che a Milano, l’11 marzo scorso, hanno cercato di impedire la parata fascista . L’esperienza della mobilitazione popolare e dei comitati dei genitori in solidarietà con gli antifascisti di corso Buenos Aires rappresenta un efficace strumento per il coordinamento della mobilitazione tra le rispettive città in cui magistrati al servizio della borghesia stanno mettendo in atto la persecuzione giudiziaria contro gli antifascisti. Quell’efficace esperienza di lotta popolare ci insegna che è possibile combattere vittoriosamente i soprusi e le ingiustizie e difendere altrettanto efficacemente i diritti e gli spazi di agibilità politica e che è possibile rivolgere contro la borghesia le sue stesse armi.

E’ dunque possibile e necessario estendere questa mobilitazione ed adoperarsi perchè possa trasformarsi in una grande mobilitazione contro la criminalizzazione delle lotte di resistenza dei lavoratori e delle masse popolari, contro l’utilizzo sempre più frequente da parte della magistratura dei reati associativi e per la difesa delle libertà politiche e democratiche conquistate dalla Resistenza.

 

 

No alla riabilitazione del fascismo!

Mobilitiamoci contro l’attacco ai comunisti, agli antifascisti e agli antimperialsiti!

W la Resistenza antifascista!

Libertà per tutti i compagni colpiti dalla repressione!

 


    

Direzione Nazionale - comunicato del 25.11.06

 

Il compagno dei CARC Valter Ferrarato, arrestato a maggio 2006, dopo un mese e mezzo dai fatti di corso Buenos Aires a Milano (in piena campagna elettorale alla quale partecipavano anche i CARC) e rilasciato quindici giorni dopo dal Tribunale della Libertà che ha constatato che l’arresto era stato conseguito su riconoscimento basato su sensazioni dei poliziotti della DIGOS, viene nuovamente oggi chiamato in tribunale perché il PM Basilone non sufficientemente soddisfatto di tutta l’operazione repressiva messa in atto contro gli antifascisti, ha fatto ricorso contro la sentenza del Tribunale della Libertà. Con questo ricorso il PM Basilone vorrebbe nuovamente arrestare il compagno Valter, con l’accusa di essersi mobilitato per non fare sfilare a Milano, città Medaglia d’Oro alla Resistenza, un gruppo di sporchi fascisti.

La condanna “esemplare” agli antifascisti dell’11 marzo (4 anni di carcere, tra i condannati c’è anche il compagno Valter), inflitta dal Tribunale “speciale” allestito a Milano nello scorso mese di luglio, le continue persecuzione e accanimento giudiziario nei confronti dei CARC e dei compagni del (n)PCI, la repressione nei confronti di chi ha manifestato per la Palestina a Roma, l’appoggio ai servizi che rapiscono e torturano, lo sdoganamento dei fascisti (sia i picchiatori che sfilano per le strade con svastiche, fasci littori e saluti romani, sia chi si definisce intellettuale e come tale si ritiene autorizzato a stabilire “verità storiche” buttando fango e denigrando la Resistenza italiana, come l’illustre diffamatore di professione Gianpaolo Pansa), rappresentano bene l’operazione politica messa in atto da destra e sinistra borghese per seminare terrore e affermare l’egemonia della borghesia tra le masse popolari .

Questa è la democrazia e la libertà dei governi italiani, di Berlusconi e la sua banda prima e di Prodi-D’Alema-Bertinotti adesso. La democrazia di chi appoggia la guerra e lo sterminio dei popoli arabi, la democrazia di chi va a braccetto dei fascisti, la democrazia di chi tenta di levare diritto di parola, di espressione, di manifestazione alle masse popolari, ai lavoratori e alle loro avanguardie. La banda Berlusconi e il circo Prodi vanno sempre d’accordo quando si tratta di attaccare gli oppositori al sistema capitalista e di reprimere le masse, e trovano immediato accordo quando devono “indultare” Previti e tutti i loro amici e soci.

Bisogna lottare contro l’ondata repressiva che la borghesia italiana, rappresentata da Berlusconi o da Prodi, sta mettendo in campo. Bisogna resistere al tentativo di eliminare ciò che è stato conquistato con la lotta. Diritti di civiltà e benessere per le masse, diritto al lavoro sicuro, alla salute e all’istruzione, diritto di espressione, parola e manifestazione per le masse conquistati con la lotta e con il sangue.

Basta con la persecuzione dei comunisti, degli antifascisti, di chi, in qualunque forma, dice NO a questo sistema di sfruttamento e di ingiustizia, a questo sistema nel quale ricchi e potenti si arricchiscono sempre più e dettano legge e chi lavora subisce!

Basta a chi alimenta le guerre, il razzismo e il fascismo per salvaguardare i suoi profitti, a chi sostiene i fascisti per intimorire le masse, a chi sguinzaglia la polizia contro le manifestazioni di studenti e lavoratori, contro gli immigrati, contro i deboli e i diseredati.

Chiamiamo i compagni e tutti coloro che vogliono lottare contro il nuovo fascismo, che vogliono difendere i diritti conquistati con la lotta di Resistenza, a sostenere Valter durante la seduta del Tribunale della Libertà con un presidio sotto il tribunale di Milano il giorno mercoledì 29 novembre alle ore 10 per dire basta alla repressione nei confronti di chi protesta e si ribella contro questo sistema.

La solidarietà a Valter oggi significa solidarietà a tutti gli antifascisti!

NO alla repressione dei comunisti e degli antifascisti!

 

 


 

Direzione Nazionale - comunicato del 30.11.06

 

Sul processo a Valter Ferrarato

 

Alle 10,40 di mercoledì 29 novembre il Pubblico Ministero Basilone, l’accusatore degli antifascisti che l’11 marzo scorso tentarono di fermare una parata fascista per le vie di Milano, ha esposto, davanti al giudice del tribunale del riesame, le motivazioni del ricorso contro la scarcerazione del compagno dei CARC Valter Ferrarato, poi processato (a piede libero) e condannato a 4 anni di carcere per antifascismo con altri 17 compagni che attualmente sono sottoposti ad obblighi di firma.

Il PM Basilone ha motivato il suo ricorso appellandosi ad una “questione di principio” che, a suo dire, verrebbe confermata dalla condanna del compagno e quindi dal riconoscimento di gravi indizi di colpevolezza a suo carico. L’inquisitore di antifascisti Basilone, ammettendo però che non sussisterebbero, ad oggi, motivazioni tali da giustificare la misura di arresti cautelari in carcere, ha chiesto al giudice del riesame l’applicazione nei confronti del compagno Valter di misure alternative, lasciando intendere che “si sarebbe accontentato degli obblighi di firma”.

Il giudice del tribunale ha però fatto notare al PM che il suo ricorso era relativo al provvedimento di carcerazione di Valter e che quindi il tribunale dovrà pronunciarsi a favore o contro un ulteriore arresto del compagno membro della Segreteria Nazionale dei CARC.

Dopo che l’Avv. Giuseppe Pelazza, difensore di fiducia del compagno ha ribadito la gratuità del primo arresto, confermata dal tribunale del riesame che aveva deciso per Valter la scarcerazione e l’assurdità della successiva condanna al processo, il giudice ha congedato i presenti riservandosi per la decisione che, molto probabilmente, verrà resa nota entro una settimana circa.

Questo nuovo attacco giudiziario nei confronti di un membro dei CARC si inserisce nel contesto più specifico della ormai decennale persecuzione contro i CARC e i compagni del (nuovo)Partito comunista italiano e in generale nella campagna di controrivoluzione preventiva tesa a colpire le avanguardie di lotta e i partiti e le organizzazioni che sono o potrebbero diventare punto di riferimento e di orientamento delle lotte di resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della seconda crisi generale del sistema capitalistico e ai conseguenti attacchi della borghesia imperialista contro le  conquiste di civiltà e benessere ottenute dalla Resistenza ad oggi e contro chi combatte e contrasta con tutte le sue forze la legittimazione e lo sdoganamento  del fascismo.

Fuori dal tribunale i compagni del partito dei CARC hanno organizzato un presidio e un banchetto di raccolta firme contro la persecuzione giudiziaria dei CARC e dei compagni del (nuovo)Partito comunista italiano.

L’appello al presidio in solidarietà con il compagno Valter è stato raccolto da una folta delegazione del comitato dei genitori antifascisti 11 marzo di Reggio Emilia, dall’ASP (Associazione di Solidarietà Proletaria) e da compagni di altre realtà politiche milanesi tra i quali i compagni di Proletari Comunisti e dei centri sociali Garibaldi, ORSO, Transiti, e soggettività anarchiche.

Nel ringraziare tutti i compagni e le organizzazioni intervenute al presidio in solidarietà con il compagno Valter, rinnoviamo l’appello a fare fronte comune contro la repressione e contro la persecuzione dei comunisti e degli antifascisti. Difendere i comunisti significa anche difendere gli spazi di libertà e democrazia conquistati con la guerra di Resistenza .

 


 

Direzione Nazionale - comunicato 13 dicembre 2006

 

Il compagno Valter resta in libertà!

Una vittoria della mobilitazione comunista e antifascista !!!

 

Il 29 novembre, ha avuto luogo l’udienza che doveva pronunciarsi sul ricorso avanzato dal pubblico ministero Basilone contro la sentenza del tribunale della libertà che aveva respinto la carcerazione preventiva del compagno Valter Ferrarato. Il compagno, membro della DN dei CARC, è stato comunque condannato a 4 anni di carcere per la manifestazione antifascista dell’11 marzo a Milano ed è, come gli altri antifascisti, in attesa di appello. L’intento del ricorso del PM Basilone era quello di far trascorrere a Valter il periodo di attesa di giudizio definitivo in carcere o comunque sottoposto a misure restrittive della sua libertà, come è già per gli altri antifascisti.

L’udienza del tribunale del riesame ha avuto luogo in un aula del tribunale di Milano presidiato all’esterno da una cinquantina di compagni e compagne intervenuti in solidarietà con Valter.

Dopo 10 giorni i giudici del tribunale del riesame hanno rigettato l’appello presentato dal PM ritenendo che non sussistono le motivazioni per attuare misure cautelari nei confronti del compagno Valter. Il tentativo del persecutore di antifascisti Basilone è così andato a vuoto soprattutto grazie alla mobilitazione popolare messa in campo durante e dopo il processo agli antifascisti di Corso Buenos Aires. I giudici, servi della borghesia, hanno dovuto fare i conti con la mobilitazione popolare e rinunciare al perseguimento del loro obbiettivo. Questa piccola vittoria, che si aggiunge alle nove assoluzioni del processo, dimostra che con la mobilitazione organizzata è possibile contrastare con successo i tentativi di repressione e di mobilitazione reazionaria attuati dalla borghesia e dai servi politici dei padroni di turno.

La borghesia imperialista, per perseguire i suoi obiettivi di rapina ha bisogno del consenso di una parte delle masse popolari e, a tale scopo, mobilita masse contro masse, categorie di lavoratori contro altre categorie, cittadini italiani contro i cittadini immigrati, fa leva sui disagi e le preoccupazioni delle masse popolari per riabilitare i suoi servi fascisti che furono battuti e cacciati sessanta anni fa grazie alla guerra partigiana.

In mancanza di questo consenso, la borghesia è costretta a limitare le sue losche operazioni cercando di condurle con mezzi illeciti ed extralegali (come nel caso della persecuzione contro i CARC e i compagni del (n) PCI attuata a livello banditesco da una parte della magistratura italiana e francese) e cercando di tenerle nascoste sotto una coltre di silenzio. La mobilitazione in solidarietà con gli antifascisti dell’11 marzo ha rotto il silenzio con il quale gli zelanti magistrati borghesi avrebbero voluto condurre a termine la loro persecutoria strategia, essi hanno dovuto così rinunciare ad un’ulteriore carcerazione di un altro comunista e antifascista.

Questa piccola vittoria fa parte di una più ampia battaglia per la difesa dei diritti democratici e dell’agibilità politica conquistati con la Resistenza. Questa battaglia passa attraverso la difesa e la solidarietà nei confronti dei comunisti, degli antifascisti e degli antimperialisti che rifiutano di chinare la testa di fronte ai soprusi e alle rapine della borghesia imperialista.

Chiamiamo, quindi, tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei diritti e delle conquiste di civiltà e benessere, a proseguire nel loro impegno e nella loro mobilitazione, a tutti i livelli, in solidarietà e in sostegno dei compagni colpiti dalla repressione.

 


Comunicato dell'Assemblea degli antifascisti condannati per l'11 marzo a Milano

 

Ad un anno dalla conclusione del processo che condannò (con l'accusa di devastazione e saccheggio) 18 antifascisti alla pena di quattro anni di carcere per avere tentato, l'11 marzo 2006 a Milano in corso Buenos Aires, con altre centinaia di antifascisti, di impedire il corteo autorizzato dalle autorità cittadine, della compagine neofascista Fiamma Tricolore, si celebrerà il processo d'appello.

Dopo quattro mesi di carcerazione preventiva in attesa di processo e a distanza di un anno dai fatti accaduti, gli antifascisti condannati giungono all'appello ancora sottoposti alle misure cautelari degli obblighi di firma.

I "moderni tribunali speciali" molto simili, nella sostanza, a quelli che durante il ventennio fascista condannavano al confino, al carcere e alla morte gli antifascisti, i comunisti, gli anarchici e chiunque lottava contro il regime, confermano la continuazione della loro fervente attività di criminalizzazione delle lotte in difesa delle libertà e degli spazi di agibilità politica. Ieri i tribunali si chiamavano speciali, in via dello "stato d'eccezone" in cui si trovavano a dover giudicare chiunque esprimesse avversità al regime fascista in vigore, ma queste sono le medesime condizioni in cui il tribunale di milano si ritrova a dover giudicare 18 antifascisti oggi… la conferma di uno stato emergenziale d'eccezione che assume lo stato di normalità!

Non potendo oggi svelare pubblicamente la loro attività a sostegno dei regimi di turno contro gli oppositori politici, i giudici dei "moderni tribunali speciali" utilizzano sistematicamente le accuse dei reati di devastazione e saccheggio con lo scopo di criminalizzare le lotte presentandole, agli occhi dell'opinione pubblica, come scorribande di vandali e teppisti della peggior specie in un regime di "Democrazia". Lo stesso reato utilizzato per criminalizzare chi, senza mediazione di sorta, si procurava di che sostentarsi durante la guerra; oppure contro quei detenuti in rivolta che apportavano danni alle strutture carcerarie durante la messa in opera delle teorie di liberazione del proletariato…

Al fine di potere condannare agevolmente gli antifascisti, il "moderno tribunale speciale" milanese, fregandosene delle stesse leggi borghesi che prevedono di individuare le responsabilità soggettive degli imputati, ha contestato agli antifascisti anche il " concorso morale" in devastazione e saccheggio che definirebbe punibile, in caso di attuazione di "reati", *la mera presenza sul luogo e nel momento  in cui i presunti "reati" verrebbero commessi.

Il tentativo di restringere i diritti "democratici" che prevedono le agibilità politiche e la possibilità di manifestare il proprio dissenso, è sotto gli occhi di tutti e le motivazioni della sentenza di primo grado del " moderno tribunale speciale" milanese dimostrano il vero carattere politico della criminalizzazione dei movimenti di lotta e nel caso in specie, delle lotte di carattere antifascista

Non potendo ancora negare apertamente e per legge, il diritto di manifestare dissenso, i giudici attuano una vera e propria campagna "terroristica" nei confronti di ancora si ostina a far ricorso a pratiche di autodifesa dei propri spazi vitali. Il " concorso morale" rappresenta un deterrente e un monito nei confronti di chi non intende abbassare la testa di fronte alle ingiustizie: "se scendete in piazza a protestare, qualunque cosa succeda, potreste essere accusati e puniti per il semplice fatto di essere stati presenti sul luogo"; il messaggio dei giudici dei " moderni tribunali speciali"appare molto chiaro.

Il processo milanese fa parte  di un contesto repressivo che, ogni giorno di più, col procedere della crisi del sistema capitalistico e con l'acuirsi degli attacchi alle lotte anticapitaliste in tutti i loro aspetti e sfaccettature assume caratteristiche sempre più generalizzate e cruente: dalla criminalizzazione dei movimenti contro la guerra a quelli delle lotte dei lavoratori, passando per l'opposizione alle lotte ecologiste radicali, a quelle rivendicative dei detenuti e via dicendo…

Dopo la contestazione del G7 di Napoli 2001 e l'oceanica contestazione al G8 di Genova (anch'essa repressa duramente delle forze dell'ordine che uccisero Carlo Giuliani) l'utilizzo dei " moderni tribunali speciali" e dei conseguenti capi di accusa nei confronti degli antifascisti (e più in generale nei confronti di chi dissente) segnano una svolta: una pratica che i potenti metteranno in campo sempre più spesso; ad esempio nei confronti degli antifascisti torinesi (il processo nei loro confronti è attualmente aperto presso il tribunale di Torino) che nel giugno 2005 sfilarono in corteo a seguito degli accoltellamenti di alcuni compagni, ad opera di una squadraccia fascista e vennero caricati duramente dalla polizia che arrestò una decina di persone oggi sotto processo. Una pratica repressiva tesa ad essere sistematizzata e a prestarsi alla bisogna dell'inquisitore di turno. Una strategia e una pratica alla quale è necessario opporsi con tutte le nostre forze perché conseguente alla condizione di sfruttamento ed oppressione alla quale padroni, banchieri, speculatori, affaristi e alti prelati vorrebbero costringerci.

Come antifascisti imputati dell'11 marzo intendiamo, con questo documento, rilanciare la lotta contro l'utilizzo dei reati di "devastazione e saccheggio e concorso morale"che la magistratura e i suoi "moderni tribunali speciali" al servizio del padrone di turno, mettono in campo, ormai sistematicamente, nel tentativo di arginare le mobilitazioni contro la legittimazione e i rigurgiti del fascismo e, più in generale, di reprimere i movimenti di lotta contro l'arroganza del potere. Con questo documento, inoltre,  intendiamo affermare la nostra solidarietà con tutte quelle realtà in lotta, singoli o collettivi, che vengono sempre più spesso fatti oggetto di vere e proprie persecuzioni giudiziarie che si esprimono fra l'altro con il costante utilizzo delle accuse per associazione sovversiva con finalità terroristiche ( art.270 e 270 bis).

Riteniamo necessario rilanciare, proprio all'apertura del processo di secondo grado, la più vasta mobilitazione possibile che raccolga il maggior numero di singoli e realtà in movimento attorno ai compagni colpiti dalla repressione, e che contrasti con determinazione ogni tentativo di reprimere, arginare e soffocare le contestazioni e i movimenti di lotta contro questo regime democratico che vede i suoi degni rappresentanti negli speculatori, affaristi, padroni, banchieri e alti prelati, della magistratura e degli apparati di polizia, i veri devastatori e saccheggiatori. 

 

Assemblea degli antifascisti condannati per l’11 marzo