Documenti del Primo Congresso Nazionale del Partito dei CARC - 19/20 maggio 2007

Avanzare sul sentiero tracciato, sviluppare l’esperienza

1937-2007, 70º anniversario della morte del compagno Antonio Gramsci, primo grande dirigente del movimento comunista italiano.

Tesi approvate dal Primo congresso del Partito dei CARC - Viareggio 19 e 20 maggio 2007

 

I. I punti fermi sulla situazione generale e sui nostri compiti

 

1.     La crisi attuale. Il nostro paese, come tutto il mondo capitalista, è coinvolto in una nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale. È la seconda crisi generale di lungo periodo, dopo la prima del periodo 1910-1945, ed è iniziata a metà degli anni ‘70. E’ una crisi generale nel senso che non riguarda solo alcuni aspetti ma coinvolge, sconvolge e trasforma il complesso della società. È una crisi economica che genera una crisi politica e una crisi culturale.

2.     La crisi alimenta la guerra di sterminio che la borghesia imperialista conduce contro le masse popolari. La crisi provoca sofferenze crescenti tra le masse popolari, alimenta e sviluppa una “guerra non dichiarata di sterminio” che la borghesia conduce contro le masse popolari in ogni angolo del mondo. È una guerra che provoca ogni anno decine di milioni di morti per fame, miseria, sfruttamento, guerre, malattie curabili, depressione, ecc. Nessuna guerra nella storia dell’umanità ha mai fatto tante vittime.

3.     La crisi alimenta i contrasti tra gruppi imperialisti. A livello nazionale vanno assumendo un ruolo crescente varie forme di guerra combinate con tentativi di mobilitazione reazionaria delle masse: guerre civili più o meno dispiegate nei paesi imperialisti (strategia della tensione, stragismo, guerre per bande, complotti) e a livello internazionale con lo sviluppo delle guerre tra gruppi e Stati imperialisti e guerre di aggressione dei paesi oppressi.

4.     Il ricorso alla guerra torna ad essere lo strumento principale che i gruppi imperialisti, con in testa quelli USA, utilizzano per regolare i conti tra loro e con quanti ostacolano i loro interessi e affari o non accettano il loro dominio; per aprirsi la via allo sfruttamento delle risorse e delle masse popolari dei paesi oppressi ed ex-socialisti; per soffocare la rivolta dei popoli oppressi e impedire la rinascita del movimento comunista. Sono guerre di aggressione imperialista anche se diversamente presentate alle masse popolari dei propri paesi (guerre umanitarie, guerre contro i dittatori e per la libertà, guerre per la “pace”) e approvate dagli organismi internazionali creati dagli stessi paesi imperialisti (ONU, UE, NATO, ecc.).

5.     La crisi alimenta la resistenza delle masse popolari. La crisi generale provoca per i lavoratori disoccupazione, emarginazione, emigrazione, stravolgimento ed eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere strappate dalla classe operaia e dalle masse popolari, guidate dai partiti comunisti, nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria; comporta il continuo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, il degrado materiale e morale per la maggioranza della popolazione. Man mano che la crisi procede, strati sempre più vasti delle masse popolari entrano in fermento e in agitazione individualmente o collettivamente, la grande maggioranza delle masse popolari cerca in vari modi di impedire il degrado delle condizioni di vita e di lavoro. È la resistenza delle masse popolari al procedere della crisi dell’attuale società. Questa resistenza è l’elemento comune, presente in qualche modo in ogni iniziativa di ogni frazione delle masse popolari, ed è il principale fattore di trasformazione della nostra società in questa fase.

6.     La crisi, oggettivamente, allarga sempre più il solco che divide la società in due parti contrapposte. Da una parte le masse popolari, composte da quelle classi che per vivere devono lavorare e riescono a vivere solo se riescono a lavorare (lavoratori, disoccupati e precari, pensionati, lavoratori autonomi, piccoli proprietari, piccoli commercianti, ecc.); dall’altra la borghesia imperialista, composta da quelli che vivono del lavoro altrui e che, se lavorano, lo fanno solo per aumentare le proprie ricchezze (industriali, banchieri, affaristi e mafiosi, grandi funzionari, prelati di alto rango, esponenti politici borghesi, artisti e personaggi di successo della cultura borghese, ecc.).

7.     La resistenza delle masse popolari al procedere della crisi dell’attuale società è destinata a diffondersi, a svilupparsi e a dividersi. In definitiva ogni membro o frazione delle masse popolari ha di fronte solo due strade per mantenere, difendere e migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro: o unirsi agli altri lavoratori per eliminare la direzione della borghesia imperialista sulla società e instaurare una nuova società socialista (mobilitazione rivoluzionaria delle masse) o partecipare, agli ordini della borghesia imperialista, alla rapina di altre parti delle masse popolari (mobilitazione reazionaria delle masse). Queste due tendenze sono entrambe reali: esse si contrasteranno, si combineranno e si rovesceranno l'una nell'altra. Il prossimo futuro sarà inevitabilmente denso di guerre e di rivoluzioni. Pensare di sfuggire alle sofferenze e alla devastazioni che ne conseguiranno è un’illusione. Predicarlo è imbrogliare le masse popolari. Noi non le nascondiamo, perché dobbiamo educarci ed educare ad affrontarle. Lottare con energia ed efficacemente per far trionfare la rivoluzione socialista è anche l’unico modo per alleviare e abbreviare le sofferenze e le distruzioni del periodo in cui ci inoltriamo.

8.     Siamo da vari anni in una nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo. L’inizio del XXI secolo è caratterizzato dallo sviluppo di una nuova situazione di guerra e di rivoluzione, analoga a quella attraversata nella prima metà del secolo scorso. La società nella sua forma attuale non ha futuro. O cambierà sotto la direzione della classe operaia, creando una società socialista che andrà verso il comunismo (una società basata sulla gestione in comune delle forze produttive da parte dei lavoratori per soddisfare i bisogni individuali e collettivi, materiali e spirituali); o cambierà restando sotto la direzione della borghesia imperialista, creando, attraverso distruzioni e sconvolgimenti politici, ordinamenti diversi di una società ancora capitalista che, a termine, riproporrà gli stessi problemi della società attuale. La realtà quindi pone nuovamente all'ordine del giorno la rivoluzione socialista. Questa è l’unica via d’uscita positiva per le masse popolari dalla crisi attuale. La seconda ondata della rivoluzione proletaria è all’ordine del giorno in tutto il mondo

9.     La sostanza della lotta politica in corso. Al di là della confusione, del teatrino, delle chiacchiere che ne costituiscono l'ap­parenza, la sostanza della lotta politica è se i comunisti riusciranno a prendere la direzione delle masse popolari e a condurle alla rivoluzione socialista, unendosi alla loro resistenza difensiva e offensiva, appoggiandola, promuovendola, organiz­zandola e facendo prevalere in essa la direzione della classe operaia attra­verso il suo partito (il partito comunista), fino a trasformarla in lotta per il socialismo.

10.    Il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria. Noi traiamo un bilancio ampiamente positivo dall’esperienza dei primi paesi socialisti. I primi paesi socialisti rappresentano l’esempio concreto della possibilità per la classe operaia di prendere in mano le redini della società strappandole dalle mani della borghesia. La classe operaia e le masse popolari dei primi paesi socialisti hanno sviluppato una mobilitazione fino ad allora mai vista per la costruzione di un nuovo mondo non più diretto dai capitalisti, non più soggiogato alla legge dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in marcia verso una società senza più classi di sfruttati e sfruttatori. I primi paesi socialisti sono stati il punto più alto raggiunto a livello mondiale dalla lotta della classe operaia contro la borghesia per la conquista del potere, per l’emancipazione propria e del resto delle masse popolari, per l’eliminazione della società divisa in classi, per il comunismo. Da quell’esperienza noi partiamo per fare tesoro degli insegnamenti, valorizzando ogni aspetto positivo e lavorando per superare i limiti che inevitabilmente ogni fenomeno veramente innovativo porta con sé. La causa principale del prevalere della direzione dei revisionisti moderni con, di conseguenza, l’inversione di tendenza, la regressione e degenerazione, l’indebolimento fino al crollo della maggior parte dei primi paesi socialisti, è stata la mancanza di esperienza dei comunisti. L’ostilità e l’aggressione feroci e prive di scrupoli delle potenze imperialiste e del Vaticano, il mancato trionfo della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, il sabotaggio e l’influenza delle classi spodestate, l’arretratezza di partenza dei paesi dove si era instaurato il socialismo hanno avuto solo un ruolo ausiliario. Gli insegnamenti più avanzati che il movimento comunista ha tratto da quell’esperienza sono raccolti nel maoismo, terza tappa del pensiero comunista dopo il marxismo e il leninismo. Sulla base di tali insegnamenti raccolti nel marxismo-leninismo-maoismo noi vogliamo e possiamo sviluppare ad un livello più alto quell’esperienza. Noi sviluppiamo a livello più alto l’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria realizzando l’obiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

11.     Il ruolo del partito comunista. Il partito dei CARC è consapevole che solo la direzione di un nuovo e vero partito comunista può guidare la lotta della classe operaia alla conquista del potere e alla costruzione della nuova società socialista; riconosce nel (nuovo)Partito comunista italiano - (n)PCI, fondato nel 2004, l’unico vero embrione di partito comunista presente in Italia, l’unico che si è assunto con chiarezza e coerenza il compito di “guidare la classe operaia a fare dell'Italia un nuovo paese socialista”.

12.    Il (n)PCI ha indicato i quattro fronti di lotta in cui si svilupperà la mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Primo fronte: resistenza alla repressione, lotta contro la repressione e solidarietà; secondo fronte: mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese; terzo fronte: mobilitazione delle masse popolari nelle lotte rivendicative, nella difesa senza riserve delle conquiste strappate alla borghesia; quarto fronte: mobilitazione delle masse popolari a costruire gli strumenti e gli organismi economici, sociali e culturali autonomi dalla borghesia (case del popolo, centri sociali, cooperative, circoli culturali, casse di mutuo soccorso, associazioni sportive e ricreative, ecc.) e utili per soddisfare direttamente i propri bisogni. La mobilitazione su ognuno di questi quattro fronti ha come obiettivo principale quello di favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie

13.    Il ruolo del Partito dei CARC. Il Partito dei CARC, dalla primavera del 2005, si è assunto come compito principale il lavoro sul secondo fronte del Piano generale di lavoro del (n)PCI: “promuovere, dirigere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese, con l'obiettivo principale di favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie e in secondo luogo con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari ed estendere i loro diritti, di acuire e sfruttare le contraddizioni tra i gruppi e le forze della borghesia imperialista”.

14.    Il Partito dei CARC lavora per spingere sempre avanti l’attuazione di una reale democrazia delle masse popolari. Così facendo pone sempre più all’ordine del giorno una democrazia che la borghesia imperialista, in definitiva, non può accettare né tollerare. Così facendo pone sempre più all’ordine del giorno, come nodo centrale e ineludibile della vita della nostra società, l’incompatibilità tra gli interessi delle masse e gli interessi della borghesia in ogni campo e in ogni aspetto della vita delle masse e la necessità di lottare per un nuovo ordinamento sociale diretto e gestito dai lavoratori e dalle masse popolari, il socialismo.

15.    La nostra partecipazione alla lotta politica borghese. Questa partecipazione ha un carattere rivoluzionario e si distingue da quella dei riformisti (di qualunque colore): 1. perché partiamo sempre e in ogni caso dagli interessi delle masse popolari anziché dalle possibilità e compatibilità dell’ordinamento sociale borghese; 2. perché mettiamo davanti il contrasto di interessi di classe rispetto ai contrasti di idee; 3. perché indichiamo chiaramente alleati e nemici, gli interessi che sorreggono idee e politiche degli uni e degli altri; 4. perché miriamo a dividere e contrapporre anziché conciliare gli interessi di classe; 5. perché miriamo a far coincidere contrapposizione tra schieramenti politici e contrapposizione tra interessi; 6. perché miriamo a fare dell’incompatibilità tra interessi delle masse popolari e attuale ordinamento sociale la leva per il cambiamento dell’ordinamento sociale.

16.    Rapporto tra il secondo fronte e gli altri. L’intervento e l’azione del partito dei CARC negli altri tre fronti di lotta è complementare e funzionale allo svolgimento del compito principale. I quattro fronti sono legati e si sviluppano in dialettica tra loro: lo sviluppo di un fronte favorisce lo sviluppo degli altri, un fronte non può svilupparsi senza lo sviluppo, in una qualche misura, degli altri.

17.    La linea del Partito dei CARC. La nostra linea è “promuovere, dirigere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari ad intervenire nella lotta politica borghese per favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie, per far emergere l’incompatibilità esistente tra gli interessi delle masse e gli interessi della borghesia in ogni campo e in ogni aspetto della vita delle masse, per acuire e sfruttare le contraddizioni tra i gruppi e le forze della borghesia imperialista, in sintesi per sviluppare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse”.

18.    Linea di massa e politica da fronte. Il Partito dei CARC adotta come principale metodo di lavoro e di direzione il metodo della linea di massa che consiste 1. nell’individuare in ogni situazione le tendenze positive e negative esistenti tra le masse, intervenire per sostenere le tendenze positive e combattere le tendenze negative; 2. nell’individuare in ogni situazione la sinistra, il centro e la destra, intervenire per mobilitare e organizzare la sinistra perché unisca a sé il centro e isoli la destra; 3. nel raccogliere le idee sparse e confuse delle masse, elaborarle alla luce del materialismo dialettico per ricavarne analisi, linee, criteri e misure per l’azione delle masse. La linea di massa è uno degli strumenti principali che ci vengono dall’esperienza del movimento comunista internazionale sintetizzata nel marxismo-leninismo-maoismo, e, per quanto riguarda l’esperienza del movimento comunista italiano, dagli insegnamenti di Antonio Gramsci. Nello sviluppo delle relazioni con altre organizzazioni e organismi a livello nazionale e internazionale il Partito dei CARC adotta la politica da fronte basata su tre pilastri: 1. conoscenza reciproca, iniziative in comune in ogni caso in cui è possibile e scambio di esperienze; 2. dibattito aperto, basato sulla critica e l'autocritica, relativo all'analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista, al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari; 3. solidarietà reciproca di fronte alla controrivoluzione preventiva e in generale alla repressione della borghesia imperialista.

 

II. Bilancio e prospettive del lavoro del nostro partito

 

19.    La situazione attuale. La crisi generale del sistema capitalista aumenta lo sfruttamento e la miseria dei lavoratori e delle masse popolari, alimenta contraddizioni interne tra i vari gruppi della borghesia imperialista e tra questa e i popoli oppressi dall’imperialismo. Il sintetico richiamo della nostra ricca analisi della crisi generale del sistema capitalista ci permette di capire la pentola a pressione in cui è rinchiusa l’attuale società: la guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari, la resistenza delle masse popolari al procedere della crisi, lo sviluppo della guerra imperialista e lo sviluppo della resistenza popolare contro l’imperialismo, la guerra per bande tra i gruppi borghesi (lo spionaggio politico, industriale, le inchieste e gli attacchi per via giudiziaria, i ricatti, ecc.). Questa situazione conferma che ci troviamo in una nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo; conferma la giustezza della linea generale del (nuovo)PCI, “sostenere e organizzare la resistenza che le masse popolari oppongono alla crisi generale del sistema capitalista”; conferma che la tesi “la situazione è favorevole all’azione dei comunisti e alla rinascita del movimento comunista” non è una frase fatta o uno slogan ma è frutto dell’analisi scientifica della realtà. Solo i nostri limiti, i nostri errori, la nostra ancora scarsa fiducia in noi stessi e nelle masse e la nostra limitata esperienza, impediscono di sfruttare al meglio le possibilità che la realtà di tutti i giorni ci presenta e progredire nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e nella rinascita del movimento comunista. Ogni volta che abbiamo conseguito un successo nella nostra azione politica è stato perché abbiamo superato in qualche modo questa sfiducia, abbiamo usato in modo rivoluzionario l’esperienza del movimento comunista, abbiamo fatto appello alle masse popolari in sintonia con la loro mobilitazione concreta.

20.    Trasformazione da forza soggettiva della rivoluzione socialista (FSRS) in partito. La Direzione Nazionale eletta nel 2005 aveva definito questi primi due anni di vita del partito dei CARC come una fase di transizione nella trasformazione da FSRS in partito da secondo fronte. Eravamo coscienti che questa trasformazione richiedeva un tempo che non eravamo in grado di preventivare e che dovevamo via via valutare questa trasformazione in funzione dei risultati che ottenevamo al nostro interno nella lotta al settarismo e alle concezioni movimentiste, al nostro esterno nello sviluppo del legame con le masse. Abbiamo fatto dei progressi su questi aspetti, stiamo migliorando e continuiamo a marciare sul sentiero tracciato, ma non possiamo dire conclusa la nostra trasformazione.

21.    La nostra contraddizione principale. La contraddizione in cui siamo immersi e che accompagnerà tutta la fase di passaggio (trasformazione) è: trasformarsi in un partito che partecipi attivamente alla lotta politica borghese in modo rivoluzionario (secondo fronte di lotta) o continuare ad essere e rimanere una FSRS complessiva (intesa come organizzazione comunista frutto della fase di dominio del revisionismo moderno e di mancanza di un vero partito comunista), che vuole occuparsi di tutto e, naturalmente, può farlo solo ad un livello artigianale e movimentista. Questa contraddizione è oggettiva e determina nel nostro partito una lotta (più o meno aperta, più o meno acuta) tra le due linee. La linea di sinistra si esprime nell’assumere con determinazione il compito di partecipare alla lotta politica borghese per accumulare forze rivoluzionarie, lottando contro il programma comune della borghesia, sostenendo tutte le lotte dei lavoratori e delle masse popolari e sviluppando la solidarietà di classe, legando questa lotta alla lotta più generale di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. La linea di destra si esprime principalmente nelle resistenze alla trasformazione e nei residui atteggiamenti da FSRS (settarismo) o secondariamente nell’assumere posizioni conciliatorie e di collaborazione con la sinistra borghese, non mantenendo una salda autonomia ideologica e politica dalla sinistra borghese (codismo e elettoralismo). Anche nel trattare questa contraddizione abbiamo fatto dei progressi e stiamo migliorando. Oggi possiamo affermare che queste resistenze sono dettate soprattutto da incomprensioni, paura verso il nuovo e da atteggiamenti superficiali.

22.    Trasformazione e processo di rettifica dello stile di vita e di lavoro. La nostra trasformazione si inserisce appieno nel processo di rettifica dello stile di vita e di lavoro che conduciamo dal 2003. Un processo che si basa

-         sulla CAT (critica-autocritica-trasformazione) per 1. dare la giusta importanza al lavoro collettivo, 2. costruire una giusta dialettica individuo/collettivo e 3. adottare uno stile di vita e di lavoro da comunisti;

-         sulla formazione individuale e di gruppo.

Abbiamo fatto importanti passi avanti (scuola di formazione, sviluppo di un rapporto di CAT all’interno degli organismi dirigenti e delle sezioni, formazione dei dirigenti, funzionari, ecc.), ma il processo di rettifica non è ancora concluso: dobbiamo procedere nel consolidamento di quanto finora costruito e portare a fondo il processo.

23.    Trasformazione e influenze esterne. Un aspetto che dobbiamo considerare con la giusta evidenza è il contesto generale, il contesto esterno in cui si inserisce il lavoro del nostro partito. Non dobbiamo mai trascurare questo fattore nella nostra analisi se vogliamo essere dialettici (e la dialettica è la scienza dei comunisti). Dobbiamo sempre considerare il rapporto dialettico esterno/interno nel fare il bilancio della nostra attività, nel valutare i passi avanti nel processo di trasformazione, nel valutare l’atteggiamento dei compagni, ecc. Non viviamo sotto una campana di vetro. Viviamo e operiamo in un contesto politico e sociale che non facilita il lavoro dei compagni e delle compagne perché spinge in tutt’altra direzione, verso l’individualismo, la disgregazione, l’atteggiamento antipartito. In questo periodo lavorare con stile di partito, fare un lavoro da comunisti significa veramente andare controcorrente; significa combattere l’influenza diretta e indiretta della borghesia nella nostra vita personale, politica, sociale e culturale. Per fare una valutazione corretta sullo stato del nostro partito, sui passi fatti è importante mettere in evidenza che conduciamo una dura battaglia contro i revisionisti e la borghesia per dare un orientamento materialista dialettico e comunista a noi stessi, ai lavoratori avanzati e agli altri elementi avanzati delle masse, alle FSRS per condurre ad un livello più avanzato la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

24.    Un cammino sperimentale. Per valutare lo stato della nostra trasformazione in partito da secondo fronte dobbiamo tenere presente che il percorso da noi intrapreso rappresenta una novità assoluta sul piano politico. Un percorso sperimentale dove abbiamo poca (o quasi nessuna) esperienza diretta e dove l’esperienza storica del movimento comunista è stata molto parziale ed è durata pochi anni, visto il definitivo affermarsi, alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, della direzione dei revisionisti moderni nel vecchio PCI. Ma già le prime esperienze dimostrano e confermano tutte le potenzialità di questo fronte di lotta per far avanzare il processo rivoluzionario, per l’accumulo delle forze rivoluzionarie. Basta vedere l’effetto che ha determinato la nostra piccola, ma significativa, irruzione nel teatrino della politica borghese fatta con la campagna elettorale dell’anno scorso. La nostra partecipazione alla campagna elettorale con le liste comuniste, una partecipazione da comunisti e non da elettoralisti, dimostra la potenzialità e la novità di questo tipo di lavoro e rappresenta l’aspetto più innovativo della battaglia per contrastare l’influenza e la direzione dei revisionisti nel campo delle masse popolari.

25.    Lo spostamento a sinistra. In questa battaglia abbiamo visto che dove ci sono dei comunisti, che partecipano da comunisti alle battaglie elettorali, il cambiamento a favore delle masse popolari è qualitativo e determina uno spostamento a sinistra di tutto l’asse politico. Quello che avevamo intuito ed enunciato si è concretamente verificato e si è potuto osservare ad occhio nudo: lo spostamento a sinistra nell’orientamento delle masse che si può determinare con la partecipazione alle elezioni borghesi, il baluardo che alziamo contro la destra, la difficoltà in cui cacciamo i revisionisti, gli imbonitori di qualsiasi colore e gli amici degli amici della borghesia, l’iniezione di fiducia che portiamo tra le masse. Questo l’abbiamo potuto constatare in un piccolo paese, come Roccasecca, o in metropoli come Milano o Napoli. La nostra irruzione da una parte crea un terreno fertile per la raccolta e l’accumulo delle forze rivoluzionarie e dall’altra suscita attacchi e reazioni da parte della borghesia per ostacolare in ogni modo la nostra partecipazione al suo teatrino, attacchi e reazioni a cui dobbiamo resistere e che dobbiamo imparare a usare per smascherare tra le masse il vero volto del suo regime.

26.    Il programma comune degli schieramenti borghesi. Un altro aspetto importante della nostra linea, che la realtà di tutti i giorni conferma e pone sotto gli occhi di tutti, è che Centro-destra e Centro-sinistra perseguono entrambi lo stesso programma, il “programma comune della borghesia imperialista”. Un programma dettato da industriali, banchieri, cardinali, mafiosi e affaristi che governano realmente il nostro paese e che consiste: 1. nell’eliminazione di ciò che resta delle conquiste di civiltà e benessere per le masse popolari (conquiste economiche, politiche, sindacali e sociali), 2. nella lotta accanita per conquistare un ruolo di primo piano negli affari mondiali, nella spartizione dei profitti estorti ai lavoratori e ai popoli oppressi (partecipazione alle “guerre umanitarie e commerciali” dell’imperialismo) 3. nella repressione del movimento di resistenza delle masse, in particolare nella repressione di quanti sono, o la borghesia teme che possano diventare, centri di promozione, organizzazione e orientamento del movimento di resistenza delle masse popolari. La questione del programma comune emerge in modo chiaro e con forza come la principale novità di questi anni: per la prima volta, e in modo compatto, quei partiti (in particolare il PRC) che fino a ieri erano sostanzialmente o formalmente all’esterno della compagine governativa, oggi sono al suo interno e si fanno parte attiva, con i loro ministri, nel perseguire il programma comune della borghesia, sono un elemento fondamentale del palcoscenico del teatrino borghese, sono i promotori dell’unità nazionale sotto la direzione della borghesia imperialista (basta vedere i loro discorsi sull’alleanza con gli USA, sulla NATO, sul “terrorismo internazionale”). E’ la prima volta che nel nostro paese si determina una situazione del genere, nel precedente governo di CS il PRC dava un appoggio esterno e poteva ancora giocare a fare il partito “di governo e di opposizione” (come era stato il PCI di Berlinguer dall’epoca del compromesso storico in poi).

27.    I comunisti devono smascherare il programma comune e tornare da comunisti nel teatrino della politica borghese. Il nostro partito deve fare una battaglia politica chiara e netta per denunciare il programma comune, gli interessi concreti che legano i due schieramenti borghesi; deve condurre una battaglia per il ritorno dei comunisti e degli altri oppositori al sistema capitalista nel teatrino della politica borghese, con l’obiettivo di contribuire, anche su questo terreno, alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. In questo senso il nostro partito ha un effettivo ruolo di avanguardia per la chiarezza dell’analisi e per il progetto che porta avanti. Dobbiamo fare una battaglia per fare tornare la partecipazione dei comunisti alla lotta politica borghese ai livelli che avevano caratterizzato il vecchio PCI negli anni ’50 e ‘60. Una battaglia in cui emerga chiaramente che i comunisti sono qualcosa di diverso dalla congrega di partiti, arrivisti e affaristi che a diversi livelli sono legati al carro della borghesia.

28.    I comunisti devono smascherare tutti i partiti riformisti borghesi. La situazione dimostra concretamente che tutti i partiti che si dicono comunisti (PRC e PdCI) sono governati, gestiti e diretti con un sistema che per anni il vecchio PCI ha combattuto e contrastato: il sistema democristiano di gestione della politica fatto di clientele, affari, sottobosco, posti di lavoro, finanziamenti leciti e illeciti. Sono partiti che mettono in secondo piano il rapporto con la propria base (le masse) e mettono in primo piano i legami con le istituzioni, i partiti e gli apparati della borghesia. E’ un aspetto che negli ultimi anni ha fatto un salto di qualità: non si era mai visto il PRC (e gli altri partiti della sinistra borghese) partecipare in modo così aperto e avanzato alla spartizione di poltrone e prebende né un distacco così ampio dalla propria base e dai circoli di base che, in questo periodo, vengono chiusi o resi inattivi.

29.    La degenerazione dei partiti revisionisti. Quella che dall’avvento dei revisionisti moderni è diventata la linea guida nella gestione della vita politica dei partiti popolari ha ormai raggiunto un livello avanzato e questo non può che portare alla riscossa e alla risalita della parte più sana, sinceramente democratica e popolare, che ancora è intrappolata (per i suoi limiti e per i nostri limiti) in questi partiti. Noi dobbiamo prenderci tutto lo spazio per denunciare, con mille esempi della realtà di tutti i giorni, questa degenerazione politica e sociale di partiti che si dichiarano comunisti. La rivista Rapporti Sociali e Resistenza devono svolgere un ruolo attivo in questa battaglia. I partiti revisionisti e i sindacati di regime sono tutti più o meno gestiti come un’azienda per fare profitti e affari, per racimolare finanziamenti pubblici, per sistemare familiari, amici ecc. Dobbiamo approfondire il discorso sul ruolo dell’aristocrazia operaia (AO) in questa fase, facendo vedere e mettendo al centro il ruolo che oggi svolgono le organizzazioni e i partiti dell’AO nell’alimentare la corruzione e la disgregazione tra le masse. Oggi la borghesia ha tutto l’interesse a rafforzare questa AO. Per questo facilita e finanzia la creazione di uno stuolo di dirigenti, funzionari e porta borse di esponenti politici, deputati, consiglieri regionali, provinciali, comunali. I sindacati di regime promuovono sindacalisti di professione (formati e addestrati a fare il sindacalista) invece di promuovere il passaggio a funzionari, tramite distacco temporaneo, di avanguardie di lotta di fabbrica, di delegati sindacali riconosciuti. I partiti, da parte loro, promuovono dei politicanti di mestiere, formati e addestrati a fare i politici da salotto borghese, recitando bene la propria parte. Quando “promuovono” leader di movimenti di lotta (es. no global) lo fanno solo con lo scopo di accaparrasi il consenso di questi settori e di svuotare di ogni contenuto antagonista questi movimenti.

30.    Il ruolo dell’aristocrazia operaia. L’aristocrazia operaia (AO) è composta dai promotori, dirigenti, organizzatori, funzionari di organizzazioni popolari come sindacati, partiti politici, cooperative, associazioni, case editrici, giornali, ecc., ovvero l’insieme di individui che trae maggiori vantaggi intellettuali, morali e sociali, in termini di relazioni e di prestigio sociale, dal movimento dei lavoratori e delle masse popolari e di regola riceve almeno una parte importante del suo reddito dal ruolo che svolge. Ogni membro dell’AO ha socialmente un ruolo che la società borghese nega al singolo proletario, “vale” un certo numero di proletari (un sindacalista parla ad un certo numero di proletari, ha relazioni con essi, li influenza, ecc.). Ora, chi tra questi si avvale di questa sua condizione sociale per favorire gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari rappresenta la sinistra dell’aristocrazia operaia; mentre chi usa questo suo ruolo a fini e a vantaggio personale o di parenti o di conoscenti o di amici ecc. non fa altro che riproporre il sistema democristiano-mafioso del clan, delle famiglie, degli amici degli amici e incarna la destra dell’aristocrazia operaia. Oggi la destra dell’AO è composta da uno stuolo di decine di migliaia di funzionari, sottofunzionari, membri dei consigli di amministrazione di società e di enti statali, comunali, società miste, associazioni, cooperative, commissioni e sottocommissioni e loro familiari, è particolarmente presente nei sindacati di regime. Tramite tutta questa ragnatela partiti e sindacati di regime si assicurano consenso, militanti, fondi, ecc. Questa rete viene mobilitata, mossa anche dal proprio interesse immediato di assicurarsi un reddito e un ruolo nella società, in occasione delle elezioni. Oggi c’è una diretta combinazione e scambio di ruolo (passaggio diretto) tra funzionari e dirigenti sindacali e dirigenti e funzionari dei partiti politici borghesi, in particolare della sinistra borghese; tra dirigenti e funzionari politici e sindacali e dirigenti delle istituzioni produttive e finanziare della borghesia imperialista. Si usano le relazioni sindacali, le attività sindacali tra le masse per conquistare voti, consenso, ecc. I sindacati e il lavoro sindacale sono diventati un’importante fonte per la conquista del consenso e dei voti. Vari esponenti istituzionali di primo piano (Presidente di Camera e di Senato, diversi ministri) provengono dal mondo sindacale. La sinistra dell’AO è quella che si mette al servizio dei lavoratori e delle masse popolari e, in questa fase, lotta per il rinnovamento del movimento sindacale e per un sindacato di classe; essa va sostenuta dalle organizzazioni comuniste.

31.    La crisi politica alimenta l’affarismo e la degenerazione dei partiti politici. Assistiamo, da più parti, alla denuncia della connivenza esistente tra affarismo e partiti politici, dei “costi della politica” borghese, della sostanziale somiglianza tra partiti della sinistra e quelli della destra borghese in quanto ad affarismo, clientelismo, nepotismo. I partiti e le amministrazioni locali costruiscono società, pagate con denaro pubblico, per spartirsi soldi e ottenere finanziamenti pubblici e così sistemare parenti e amici che si sono mobilitati nella campagna elettorale. Questo è il sottobosco che ormai regna anche in tutti i partiti della sinistra borghese (dal PRC, al PdCI, ai Verdi, ai DS): fanno della politica un mestiere, uno strumento per vivere sulle spalle e alle spalle dei lavoratori e delle masse popolari. La linea del “partito azienda”, la linea del potere democristiano, del craxismo, che Berlusconi ha sviluppato al massimo livello, è ormai diventata la linea guida di tutti i partiti borghesi. Anche questa comunanza ideologica, politica ed economica crea una linea comune tra la destra reazionaria (banda Berlusconi) e la sinistra imbrogliona (circo Prodi).

32.    Il teatrino della politica borghese cerca di nascondere il marasma dell’attuale società. Fanno finta di litigare in pubblico, sul palcoscenico del teatrino e poi dietro le quinte si accordano su come fregare meglio le masse popolari, su come spartirsi la torta: risorse pubbliche sottratte ai lavoratori e alle masse popolari. In questa situazione i partiti della cosiddetta sinistra radicale stanno facendo passi da gigante nell’apprendere l’arte dell’affarismo. Basta vedere quanta foga hanno messo per accaparrarsi ministeri, sottosegretari, presidenti di commissioni parlamentari nel governo del circo Prodi. Hanno pure la faccia tosta di fare pubbliche lagne sul costo della politica. Negli ultimi decenni è stata azzerata la diversità in positivo delle amministrazioni di sinistra: le regioni rosse famose per l’amministrazione pulita, che tenevano conto, pur in un sistema capitalista, degli interessi dei lavoratori, dei pensionati, delle donne (Emilia, Toscana, ecc.), la Reggio Emilia patria degli asili all’avanguardia, ecc. sono andate a catafascio e il sistema clientelare-affaristico ha preso piede. Questo dimostra che la strada delle riforme parziali, del capitalismo dal volto umano è senza sbocco. L’unica reale alternativa è fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

33.    Anche contro questo affarismo è ora che comunisti irrompano nel teatrino della politica borghese. Anche su questi aspetti è ora che i comunisti irrompano nel teatrino della politica borghese, per smascherare tutti gli intrallazzi che vengono organizzati contro le masse, tutto il marciume che regna nei partiti e nelle istituzioni borghesi. Non per seminare nuove illusioni sulle possibilità di riformare il putrido sistema capitalista e i suoi partiti, ma per dire apertamente che è ora di spazzare via questa classe politica e affarista che si spaccia per paladina degli interessi delle masse; che bisogna mettere al centro, sempre e comunque, gli interessi dei lavoratori e non gli interessi di questo o quel gruppo della borghesia imperialista (industriali, banchieri, affaristi, Vaticano, ecc.); che bisogna costruire una società socialista. Questo significa costruire e far parte del blocco popolare e combattere il variegato blocco borghese.

34.    Fare della partecipazione alla lotta politica borghese una scuola di comunismo. Il blocco popolare ha un compito storico importante: portare avanti, anche sul terreno elettorale, l’accumulazione delle forze rivoluzionarie; ridare senso alla diversità politica e culturale dei comunisti e degli altri anticapitalisti. Quella diversità che per anni (fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso) il vecchio PCI ha degnamente rappresentato nei confronti degli altri partiti borghesi. Decenni di potere dei revisionisti ha corrotto nel profondo parte delle masse popolari stesse, ha portato a questo livello di corruzione dirigenti e partiti che ancora usano simboli e bandiere che si rifanno al movimento comunista. Dobbiamo ridare senso alla diversità dei partiti dei lavoratori e delle masse popolari dai partiti borghesi. Loro, i partiti di C-S, sono impegnati a omologarsi agli altri partiti borghesi e noi dobbiamo smascherarli tra le masse, far vivere tra le masse la nostra diversità. Dobbiamo propagandare e indicare che per avanzare le masse popolari devono costruire un proprio fronte politico e organizzativo di lotta, un proprio blocco elettorale realmente autonomo dalla borghesia, per concezione e pratica politica, sociale e culturale. Chi può condurre questa battaglia se non noi? Dobbiamo raccogliere in questa battaglia tutte le forze sinceramente democratiche, progressiste, ecologiste che ancora costituiscono la base di questi partiti; questa base politicamente e moralmente sana e che è contro questo affarismo oramai dirompente, costituisce il blocco popolare.

35.    Fare della resistenza alla repressione una scuola di comunismo. Più andremo avanti nella costruzione del blocco popolare e più i partiti affaristi cercheranno, in tutti i modi, di intralciare il nostro percorso: ci attaccheranno con la repressione, cercheranno in tutti i modi di tenerci lontani dal teatrino borghese che considerano loro terreno esclusivo di caccia, semineranno confusione tra le masse, ci scaglieranno contro i loro scagnozzi, ecc. Ma anche su questo terreno di scontro abbiamo una linea avanzata. Sappiamo come affrontare la repressione, le provocazioni e la demagogia: non tacere o nascondere l’attacco repressivo, ma denunciarlo apertamente come attacco alle libertà politiche e organizzative dei comunisti e delle masse, promuovere e sviluppare un fronte comune di lotta e solidarietà, insinuarsi nelle contraddizioni che inevitabilmente ogni azione repressiva provoca anche nel campo della borghesia, nei partiti e nelle istituzioni borghesi. Così facendo saremo in grado di rivoltare contro i suoi mandanti ed esecutori ogni azione repressiva e ogni provocazione. Anche su questo terreno abbiamo già ottenuto e ancora avremo sicuramente delle ricadute positive per il nostro sviluppo e per la nostra azione. Faremo diventare anche la lotta contro la repressione una scuola per il comunismo

36.    Diventare più professionali nella lotta contro il teatrino borghese. Per comprendere a quale livello e come si è radicato un tale sistema di gestione del potere dobbiamo imparare a fare inchiesta, a stringere rapporti e relazioni utili a questa inchiesta per fare una denuncia, la più circostanziata possibile e ad ogni livello, nazionale e locale. Questi sono aspetti concreti per avanzare nella nostra crescita politica e nella nostra trasformazione in partito da secondo fronte, un partito che svolge con la dovuta professionalità il compito che si è assunto. Questa attività ci dà la possibilità di legarci alle ampie masse, a entrare in rapporto con i settori più avanzati, con la parte più sana moralmente e politicamente che esiste nel nostro paese che è la stragrande maggioranza delle masse popolari. Faremo così diventare la partecipazione alla lotta elettorale borghese una scuola di comunismo, un terreno di crescita e accumulo delle forze che lottano per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

37.    La forza della nostra linea. Noi abbiamo una linea adeguata a comprendere e interpretare la realtà: questa è la nostra principale forza e ci aiuta a portare più a fondo la battaglia politica contro la borghesia e i suoi variegati sostenitori. Questa nostra forza si evidenzia nel lavoro quotidiano, nella nostra continuità, nel nostro andare avanti, nel nostro modo di affrontare gli attacchi della borghesia, la repressione, nella nostra continua, anche se più lenta di quanto vorremmo, crescita quantitativa. Tutto questo sta determinando un cambiamento nell’atteggiamento nei ns confronti delle FSRS e delle aggregazioni più attente, meno settarie, quelle non guidate da concezioni gruppettare, quelle che si sforzano di mantenere un certo livello della mobilitazione rivoluzionaria (es. Rete dei comunisti, Campo antimperialista). La parte sana di quanto è rimasto del campo delle FSRS che si sono sviluppate negli ultimi 20 anni, quelle che fino ad ieri ci erano ostili, oggi stanno cambiando atteggiamento: sono costrette, principalmente dalla ns linea giusta, dalla ns continuità e dalla ns resistenza alla repressione, a riconoscerci un ruolo positivo, a fare iniziative comuni. Questo si traduce nell’affermazione, nella pratica, della politica da fronte. Questo è anche il terreno di coltura del blocco popolare.

38.    La sinistra borghese è al carro della destra. In ogni aggregazione borghese è la destra interna che domina e i partiti di destra orientano i partiti di sinistra. E’ la destra che dirige i partiti della sinistra borghese in tutti i campi e detta le regole, nell’intervento politico che riguarda la famiglia, l’informazione, la cultura, il movimento sindacale, nella promozione dell’anticomunismo e del razzismo, nella riabilitazione del fascismo, nel sostegno alla guerra imperialista, nella sudditanza al Vaticano, alla UE, alla NATO, agli imperialisti USA. E’ l’ideologia della destra che orienta la visione generale di tutti i partiti della sinistra borghese: libero mercato capitalista, guerra imperialista, sfruttamento della forza lavoro, prevalenza degli interessi individuali su quelli collettivi, ecc. La sinistra borghese al massimo aggiunge qualche se e qualche ma, presenta ogni sacrificio, ogni “male del capitalismo” come male minore, come inevitabile o come castigo di dio. E così le guerre di aggressioni imperialiste diventano “guerre umanitarie” o missioni di pace (oggi C-S e C-D concordano che la partecipazione italiana alla guerra in Iraq era “missione di pace in un teatro di guerra”: la forza delle parole usata per cercare di confondere le masse!). L’avanzare della crisi generale e della guerra imperialista da una parte e la debolezza del movimento comunista dall’altra rafforzano la direzione della destra borghese, spostano a destra tutti i partiti del sistema borghese in tutti i paesi del mondo. Per lo sviluppo della guerra imperialista occorre lo sviluppo della mobilitazione reazionaria e questo porta ad un’unità sul programma della destra più reazionaria: anticomunismo, riabilitazione del fascismo, razzismo, creazione di nuove forze fasciste e parafasciste, ecc. Questa situazione apre alle “larghe intese” sul programma comune della borghesia tra i partiti di destra e di sinistra, ma neanche questa strada risolverà la crisi politica che attanaglia il regime borghese, perché come abbiamo visto essa ha origine dalla crisi generale del sistema capitalista. Anche lo sviluppo delle “larghe intese”, se verrà concretizzato, rafforza la nostra tesi sul programma comune dei due schieramenti borghesi.

39.    Lo spostamento a destra dei partiti revisionisti. Nel nostro paese ciò si manifesta nel passaggio dai DS al partito democratico, dal PRC al partito della Sinistra Europea, che cercherà di prendere il posto del vecchio PDS abbandonando i residui riferimenti politici e culturali al movimento comunista; il PdCI cercherà di trovare una sua collocazione tra (o nel) PRC-SE, nei Verdi o nel nuovo tentativo di aggregazione della residua sinistra del PRC, che cercherà di mantenere il ruolo e l’impostazione dell’attuale direzione del PRC. I Verdi da parte loro passeranno da punto di aggregazione e riferimento delle associazioni nate per la difesa degli interessi collettivi (ambiente, natura, salute, ecc.) a punto di riferimento per la gestione degli affari legati alle questioni ambientali (es. Lega Ambiente si è lanciata nel business delle car-sharing, altre associazioni nella vendita di energia “pulita”(?), di prodotti ecologici, ecc.). La loro partecipazione all’attuazione del programma del governo Prodi alimenterà lo spostamento a destra e verso l’affarismo di queste aggregazioni.

40.    La presenza dei comunisti rafforza la sinistra. La presenza e l’azione dei comunisti invece rompe con le consorteria tra destra e sinistra e alza una barriera alla destra. La presenza dei comunisti sposta a sinistra l’asse politico, sposta a sinistra l’orientamento delle masse, crea un argine alla mobilitazione reazionaria e rafforza la mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Il governo Prodi portando avanti, da sinistra, il programma comune della borghesia, con i suoi attacchi ai diritti e alle conquiste delle masse popolari, con la sua sudditanza al Vaticano, alla UE, alla NATO, agli imperialisti USA, ai padroni, affaristi e banchieri, con la sua politica economica e sociale rafforza il potere della grande borghesia, alimenta le contraddizioni tra masse e masse e spiana la strada alla destra. In questa situazione assume un ruolo di urgenza lo sviluppo di ampio movimento popolare contro il programma del governo Prodi. Un movimento veramente autonomo a livello politico e organizzativo dai partiti della sinistra borghese. Per renderlo un movimento veramente autonomo i comunisti devono essere presenti in prima fila, con un ruolo di avanguardia per evitare che questi movimenti cadano, direttamente o indirettamente, sotto la direzione della borghesia. Solo la presenza dei comunisti, adottando correttamente la linea di massa, assicura lo sviluppo e il rafforzamento della sinistra esistente in questi movimenti.

41.    La politica da fronte è la chiave della riaggregazione del movimento comunista nel nostro paese e a livello internazionale. Il ns partito è chiamato a svolgere un ruolo importante su diversi aspetti della battaglia politica in corso nel ns paese (in primis la lotta contro il governo Prodi) e a livello internazionale (sviluppo dell’internazionalismo proletario). Sono aspetti importanti per la rinascita e il rafforzamento del movimento comunista in cui noi dobbiamo svolgere un ruolo propositivo e propulsivo. Propositivo e propulsivo nel senso che dobbiamo dare una risposta a quanti oggi cercano una via per uscire dalla situazione in cui ci hanno trascinato i revisionisti e gli errori del movimento comunista degli anni ‘70, una via positiva politicamente e moralmente per un numero sempre maggiore di lavoratori, donne, giovani e anziani che vogliono partecipare al rinnovamento della società, che contrastano e combattono, ognuno a proprio modo e con i propri limiti, questa società in cui dominano lo sfruttamento, la miseria e il degrado morale, intellettuale e materiale. La chiave per fare ad un livello più avanzato questo lavoro è la politica da fronte.

42.    La linea di massa per lo sviluppo della mobilitazione rivoluzionaria delle masse. La linea di massa è il metodo di lavoro e di direzione che dà fiducia, riaggrega e mobilita la classe operaia e le masse popolari, rafforzando la loro mobilitazione rivoluzionaria, combattendo la mobilitazione reazionaria promossa dalla borghesia. Serve per fare emergere e sviluppare la tendenza positiva presente nelle masse (la tendenza verso l’interesse collettivo, la tendenza “spontanea” presente nelle masse verso il socialismo), per aggregare e dare forza alla sinistra, per dare fiducia alla classe operaia nelle proprie capacità di lotta per un nuovo ordinamento sociale, per unire alla sinistra il centro e quelle forze che in (n)PCI chiama “le forze intermedie” (i sinceri democratici), per isolare e combattere la destra. Adottando la linea di massa è possibile costruire un ampio fronte popolare diretto dalla sinistra. L’esempio del ruolo della sezione di Milano nella mobilitazione antifascista dopo l’11 marzo, la sua battaglia per un corteo unitario e più di massa possibile rappresenta bene la forza, in ogni situazione concreta, sia della politica da fronte sia della linea di massa.

43.    Utilizzando la linea di massa e la politica da fronte partendo dalle zone dove siamo presenti, allargheremo via via la nostra sfera di influenza, miglioreremo la nostra pratica e ci legheremo a più ampi settori delle masse. Per questo è determinante, in questa fase di disgregazione dei partiti della sinistra riformista, sviluppare articolate relazioni con i compagni di base di questi partiti, con i loro circoli e associazioni, in particolare con quelli che manifestano apertamente una critica al programma del circo Prodi e che criticano la gestione affaristica dei partiti della sinistra borghese. Questo è un altro campo concreto, insieme a quello delle residue FSRS, in cui si misurerà la battaglia per costruire il Blocco Popolare, la battaglia per valorizzare ogni tendenza positiva e contrastare tutte quelle proposte che ripercorrono la strada che ha condotto alla deriva dei partiti riformisti. I partiti e gli esponenti politici (PCL, PDAC, ecc.) che si sono staccati dai partiti della sinistra borghese e quelli che si stacceranno nel prossimo periodo, se vogliono effettivamente svolgere un ruolo rivoluzionario ed essere efficaci, devono fare una seria autocritica, spiegando cosa faranno di diverso per non ripetere gli stessi errori del passato e soprattutto devono alzare chiaramente la bandiera di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Solo così assumeranno un ruolo positivo nel processo di rinascita del movimento comunista del nostro Paese.

 

 

III. Per lo sviluppo del nostro lavoro e del nostro partito

 

44. Noi alziamo con forza la bandiera: fare dell’Italia un nuovo paese socialista, sotto la direzione del (n)PCI. Questa bandiera è la garanzia ed è la guida per non deragliare, per non cadere in deviazioni settarie estremistiche da una parte ed elettoralistiche dall’altra. Questa è la bandiera che ci permette di costruire relazioni e rapporti costruttivi sia con le forze rivoluzionarie sia con i sinceri democratici. Questa è la principale novità rispetto alle precedenti esperienze di partecipazione alla lotta politica borghese e alle competizioni elettorali da parte di alcune organizzazioni del movimento degli anni ’70.

45. Il circo Prodi, come la banda Berlusconi prima, ha ricevuto dalla borghesia imperialista l’incarico di attuare il suo programma comune. Con la banda Berlusconi la borghesia imperialista aveva contato di poterlo fare con la forza, di colpo, senza il concorso dei sindacati di regime e dei partiti revisionisti, ma le è andata male perché le masse popolari hanno opposto alla prova di forza una mobilitazione tenace e prolungata che alimentava la rinascita del movimento comunista. Per questo la borghesia imperialista ha ripiegato sul circo Prodi: punta a raggiungere gli stessi obiettivi e attuare lo stesso programma, ma attraverso l’opera di divisione tra i diversi settori delle masse popolari, l’imbroglio del “governo amico delle masse” e l’opera disgregatrice dei sindacati di regime e dei partiti revisionisti. Il rischio del “ritorno di Berlusconi” agitato dai partiti del governo Prodi ha un solo obiettivo: dissuadere le masse popolari dalla lotta, indurle a dare credito e fiducia al “governo amico” o perlomeno a lasciarlo lavorare in pace. Berlusconi o una qualche riedizione della destra torneranno solo se il governo Prodi riuscirà a soffocare e disgregare la mobilitazione delle masse popolari e a fare arretrare la rinascita del movimento comunista al punto che la borghesia riterrà di poter tentare nuovamente una prova di forza.

46. Il Vaticano costituisce il principale puntello del dominio della borghesia imperialista e del suo sistema di sfruttamento e oppressione. Sfrutta le paure che questo sistema suscita tra le masse, specula sulle disgrazie che questo sistema provoca alle masse, usa la sua autorità morale per succhiare risorse dalle masse popolari e per dissuaderle dalla lotta contro i responsabili del loro malessere e per un nuovo e superiore ordinamento sociale che ponga fine ad ogni miseria, a ogni sfruttamento, a ogni guerra. Il Vaticano collabora con gli altri gruppi della borghesia imperialista all’eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere delle masse popolari, in particolare di quelle femminili: la “difesa della vita” è la veste culturale e ideologica che copre l’attacco al diritto a una maternità consapevole e tutelata. La borghesia imperialista ha affidato al Vaticano la direzione ideologica e morale della mobilitazione reazionaria delle masse popolari: la “guerra di civiltà e di religione” è la bandiera con cui conduce l’aggressione delle masse popolari arabe e musulmane. Da qui la sudditanza della borghesia imperialista, bigotta o miscredente che sia, al Papa e alla sua corte, da qui le concessioni e i benefici al Vaticano e alla Chiesa cattolica, da qui l’offensiva che il Papa e il suo esercito di vescovi e cardinali conducono in ogni campo della vita sociale. Smascherare e denunciare il ruolo e le responsabilità del Vaticano e della Chiesa nella guerra di sterminio che la borghesia imperialista conduce contro le masse popolari, sostenere e promuovere ogni mobilitazione delle masse popolari contro il Vaticano e la Chiesa sono un compito imprescindibile dei comunisti. Ogni via di progresso per le masse popolari passa attraverso la soppressione del Vaticano!

47.  I nostri referenti principali non sono genericamente le masse popolari né il centro delle masse popolari e neanche i sinceri democratici, ma i lavoratori e gli elementi avanzati delle masse popolari. Sono i principali promotori della mobilitazione delle masse popolari contro il programma comune della borghesia imperialista, costituiscono la sinistra dei sindacati, dei partiti revisionisti, delle altre organizzazioni popolari e dei movimenti di protesta delle masse popolari. La lotta contro il governo Berlusconi univa la destra e la sinistra nei sindacati, nei partiti revisionisti, nelle altre organizzazioni popolari e nei movimenti di protesta delle masse popolari. La lotta contro le misure antipopolari e guerrafondaie del governo Prodi, invece, si svolge a un nuovo livello, comporta che la sinistra la organizzi e la promuova in modo autonomo, quindi che si distingua e si divida dalla destra e le contenda, fino a strappargliela, la direzione e l’orientamento della mobilitazione delle masse popolari. Compito del nostro partito è sostenere e rafforzare la sinistra in questa battaglia, individuarla e raggiungerla per raccoglierla e organizzarla nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Solo in questo modo la lotta contro il governo Prodi e il programma comune della borghesia, che esso ha il compito di attuare, potrà svilupparsi e contemporaneamente l’accumulazione di forze rivoluzionarie farà passi avanti.

48.  Costruire il Blocco Popolare è la nostra parola d’ordine. Costruire un BP, anche sul terreno elettorale, che lotta contro le manifestazioni della putrefazione del regime borghese, contro l’eliminazione delle conquiste, per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Un BP che sostiene senza riserve ogni lotta delle masse, che promuove la mobilitazione rivoluzionaria delle masse come via e mezzo principale di ogni difesa e di ogni conquista. Un BP che partecipa alla riscossa dei lavoratori e delle masse popolari, con una piattaforma generale, comune e vincolante per tutti gli organismi componenti il Blocco, basata sullo sviluppo di una politica da fronte (iniziative comuni coordinate, dibattito franco, aperto e leale su programmi e obiettivi delle singole componenti, solidarietà reciproca). Abbiamo giustamente definito come un limite fare solo un “blocco anticapitalista”, perché implica un obiettivo e un programma che resterebbe racchiuso nel campo delle FSRS, non si aprirebbe alle masse popolari, non favorirebbe la mobilitazione attiva e rivoluzionaria delle masse.

49.   Noi sosteniamo il fronte della lotta sindacale e rivendicativa (3° fronte di lotta). Sosteniamo la lotta per il rinnovamento del movimento sindacale italiano portata avanti dal Sindacato dei Lavoratori in Lotta (SLL) e da altri sindacati che si aggregheranno in questa battaglia. Sindacati che lottano per difendere i diritti dei lavoratori e delle masse proletarie; per sviluppare la solidarietà di classe contro ogni forma di repressione diretta o indiretta verso i lavoratori, verso le avanguardie; per costruire l’unità sindacale di tutti i proletari e collegare questa lotta alla lotta per un nuovo e superiore ordinamento sociale che realizzi l’emancipazione dei proletari dai capitalisti fino all’eliminazione del capitalismo. In questo senso dobbiamo procedere ad una maggiore separazione tra il lavoro che alcuni nostri dirigenti svolgono per il Partito dei CARC e per il SLL. Entrambe devono essere due organizzazioni autonome, dirette da comunisti e che collaborano tra di loro (politica da fronte) proprio perché appartenenti allo stesso movimento della “rinascita del movimento comunista” e protesi verso lo stesso obiettivo strategico “fare dell’Italia un nuovo paese socialista”. Ognuno deve però sviluppare le proprie specificità e particolarità.

50.    Noi sosteniamo il fronte della lotta e resistenza alla repressione e dello sviluppo della solidarietà proletaria (1° fronte di lotta). Sosteniamo la lotta che l’Associazione di Solidarietà Proletaria (ASP) conduce, ormai da quasi 30 anni, per lo sviluppo di un ampio fronte di lotta comune contro la repressione dei lavoratori e delle masse popolari, contro le varie forme di controrivoluzione preventiva e per lo sviluppo della solidarietà verso i rivoluzionari prigionieri e verso tutti coloro che sono colpiti dalla repressione perché sono, o la borghesia teme che diventino, centro di promozione, orientamento e direzione della resistenza delle masse popolari. Anche in questo campo abbiamo già preso importanti decisioni con il distacco di alcuni militanti per lo sviluppo autonomo delle attività ASP. Anche con l’ASP, come con il SLL, ci lega, oltre alla comune origine storica e appartenenza alla “carovana” che ha lavorato per la ricostruzione di un nuovo partito comunista, l’appartenenza allo stesso movimento della “rinascita del movimento comunista” e lo stesso obiettivo strategico “fare dell’Italia un nuovo paese socialista”. Gli attacchi della controrivoluzione preventiva e i comuni obiettivi ci spingono a sviluppare, ognuno con le proprie specificità e particolarità, anche in questo campo la politica da fronte comune. L’esperienza di lotta contro l’8° procedimento contro il (n)PCI e il ns partito ci dimostra concretamente come è possibile sviluppare un legame dialettico tra 1° e 2° fronte.

51.    Noi sosteniamo il fronte della lotta per il rinnovamento della cultura proletaria, per lo sviluppo delle aggregazioni economiche e sociali popolari: cooperative, associazioni ricreative, sportive (4° fronte di lotta). Questo è un campo dove ancora non sono emerse organizzazioni in grado di diventare centro di propulsione di questo processo di rinnovamento. È ancora un terreno diretto principalmente dalle forze revisioniste o movimentiste (ARCI, case del popolo, centri sociali, cooperative di lavoro o sociali). Anche su questo terreno abbiamo fatto in questi anni alcune esperienze importanti (Centri di documentazione filorosso e case del popolo collegate) ma non siamo ancora riusciti a svilupparli in modo da renderli dei veri organismi di massa. Questo è un terreno che sotto la direzione del vecchio PCI era stato sviluppato in grande e che i revisionisti hanno via via snaturato e reso terreno di coltura dell’ideologia borghese e capitalista. Lo sviluppo di questo fronte di lotta è molto importante e il ns partito deve prestare particolare cura nel sostenere i germogli che si sviluppano, dobbiamo dedicare un’attenzione particolare allo sviluppo di una sana cultura proletaria nel campo delle arti, dello spettacolo, della socialità, della musica, ecc. Lo sviluppo del lavoro su questo fronte di lotta passa necessariamente per un bilancio delle esperienze accumulate, unico strumento per comprendere e superare i nostri insuccessi e limiti. Come abbiamo già detto, la crisi generale del sistema capitalistico è insieme crisi economica, crisi politica e crisi culturale. La borghesia fa largo uso della diffusione di una cultura reazionaria tra le masse popolari (fomentando l’individualismo, l’evasione, l’abbrutimento, la guerra tra poveri e la rassegnazione alla vita infernale in cui il capitalismo relega le masse) quale strumento per far prevalere la mobilitazione reazionaria in difesa del capitalismo sulla mobilitazione rivoluzionaria per il superamento del capitalismo e per la costruzione di una società diretta dai lavoratori. In tutto ciò la borghesia riceve l’ausilio del Vaticano, che in Italia per particolari ragioni di forza e di storia, assume il ruolo di vero e proprio motore intellettuale della campagna della borghesia per la diffusione di una cultura reazionaria tra le masse popolari. I comunisti devono sostenere, promuovere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari per dotarsi dei propri strumenti culturali autonomi e per il rinnovamento della cultura proletaria.

52.     Noi sosteniamo la lotta in difesa dell’ambiente. L’attuale crisi generale che colpisce il mondo capitalista si ripercuote anche sull’ambiente. La borghesia nella sua disperata ricerca del profitto sta avvelenando il pianeta, sperperando risorse necessarie per l’esistenza del genere umano. La borghesia nell’estremo tentativo di tenere in piedi il suo sistema economico e politico ormai putrefatto sta negando alle prossime generazioni la possibilità di vivere in un ambiente sano. Le speculazioni di pochi stanno intaccando un patrimonio di tutti. Le masse popolari del nostro paese hanno dimostrato in innumerevoli occasioni di considerare la difesa dell’ambiente e della salute pubblica una priorità. Negli ultimi anni le lotte più accanite delle masse popolari si sono sviluppate proprio in questo campo: dal NO alla TAV, alla lotta contro il moltiplicarsi degli inceneritori e delle discariche, al NO ai rigassificatori. Tutti questi focolai di rivolta sono uniti da un unico denominatore: fermare la devastazione ambientale, per un ambiente in cui vivere e far crescere le generazioni future. La borghesia non può nascondere gli squilibri che la sua politica scellerata sta causando nel pianeta, ma mette in campo dei semplici palliativi (blocco del traffico nelle città, accordi internazionali per la riduzione delle emissioni gassose, ecc.) solo per dimostrare che opera per il bene comune. La devastazione dell’ambiente si inserisce nella “guerra non dichiarata di sterminio” contro le masse popolari. La borghesia è l’ultima a subire gli effetti deleteri della devastazione ambientale, mentre i proletari non se ne possono sottrarre: le masse popolari passano tutta la loro esistenza nelle periferie inquinate delle città, lavorano a contatto con sostanze dannose per l’organismo. In questa contrapposizione che vede da una parte le speculazioni ed i profitti della borghesia e dall’altra il diritto delle masse popolari a vivere in armonia con il territorio e in un ambiente sano, il partito dei Carc ribadisce che è impossibile conciliare gli interessi della borghesia con quelli delle masse popolari. Quindi noi ci impegneremo con tutte le nostre forze a promuovere, organizzare e sostenere una lotta più ampia possibile contro la devastazione ambientale ed in difesa delle condizioni di vita e di salute delle masse popolari.

53.    Noi sosteniamo lo sviluppo dell’internazionalismo proletario. Sviluppiamo le relazioni internazionali, cioè lo scambio tra il movimento comunista rivoluzionario italiano e quello mondiale, per l’arricchimento reciproco, attraverso la politica da fronte. Sviluppiamo le relazioni con i partiti e le organizzazioni comuniste e rivoluzionarie dei paesi imperialisti e dei paesi oppressi e semicoloniali, in primo luogo con quelli che sviluppano attività rivoluzionarie nel secondo fronte di lotta, cioè dirigere le masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese con l’obiettivo principale di accumulare forze per le rivoluzioni socialiste per condurre meglio la nostra lotta. Sosteniamo la resistenza delle masse di ogni paese del mondo contro le aggressioni imperialiste. Sosteniamo le rivoluzioni socialiste e le rivoluzioni di nuova democrazia in corso nel mondo.

54.    Due linee di sviluppo: giovani lavoratori e studenti e donne delle masse popolari. Nei prossimi anni dobbiamo dedicare una particolare attenzione allo sviluppo di due importanti settori della mobilitazione rivoluzionaria delle masse: i giovani e le donne delle masse popolari. Dobbiamo, anche in questi settori, riprendere la migliore esperienza del movimento comunista del nostro paese e di quello internazionale. I giovani sono la parte più dinamica e rappresentano il nuovo che avanza e il futuro per il movimento comunista. Le donne, l’altra metà del cielo, rappresentano un punto di forza per lo sviluppo di un movimento veramente rivoluzionario, perché il loro apporto incide nel profondo delle relazioni sociali. Non è mai esistito un movimento comunista che non ha dato un’importanza particolare allo sviluppo della mobilitazione delle donne e dei giovani lavoratori e studenti.

55.    Linea di sviluppo per la crescita del nostro partito. Il nostro partito deve continuare a trasformarsi in uno strumento sempre più adeguato a svolgere i suoi compiti. Dobbiamo fare ancora molti passi in avanti in questo processo di trasformazione. Nei prossimi anni dobbiamo approfondire ed ampliare il lavoro già avviato in passato, rafforzando in ogni compagno e in ogni organismo le capacità e la mobilitazione per lo svolgimento dei compiti a cui è preposto. In ogni compagno dobbiamo rafforzare la dedizione alla causa, la concezione comunista del mondo, il metodo di lavoro, la disciplina, l’attivismo e lo spirito d’iniziativa. In ogni organismo dobbiamo sviluppare al meglio la divisione dei compiti e il funzionamento in ogni aspetto. In ogni organismo e istanza del partito dobbiamo rafforzare il processo di CAT e a questo scopo dobbiamo favorire il più ampio dibattito e il più elevato rispetto delle istanze, dei ruoli e delle responsabilità. Il partito deve dotarsi di un sistema ancora più avanzato di formazione dei membri, di assegnazione dei compiti e delle responsabilità e di costruzione di istanze e organismi sulla base delle possibilità concrete e nella prospettiva della crescita progressiva di tutto il partito.

56.    Lotta alla destra e al fascismo. Abbiamo detto che il governo Prodi apre, ancora una volta, la strada alla destra, rafforza la destra e darà spazio alla formazione e sviluppo di forze fasciste e parafasciste. Alcune di queste, per impiantarsi nei quartieri popolari e nei luoghi di lavoro, tenteranno di speculare sui profondi malesseri e miserie che la società capitalista crea, sulle misure antipopolari del governo, sulla divisione tra le masse alimentata dal programma del circo Prodi. Il nostro partito deve farsi promotore e partecipare attivamente alla battaglia per cacciare dai quartieri popolari e dalle fabbriche questo cancro che la borghesia cerca di introdurre, per ricacciare nelle fogne queste forze. Lo strumento principale e decisivo della lotta che i comunisti conducono contro la demagogia della destra e il fascismo consiste tuttavia nel mobilitare, organizzare e dirigere tutti gli strati delle masse popolari a lottare contro la borghesia, i ricchi e le autorità, nel mobilitare nell’ambito del movimento comunista tutti quelli che per un motivo o l’altro sono malcontenti dello stato presente delle cose e nell’orientare contro la borghesia imperialista il risentimento di tutti i ribelli. Anche su questo terreno dobbiamo sviluppare il più vasto fronte popolare, praticando la politica da fronte e la linea di massa.

57.    Lottiamo contro la guerra imperialista e sosteniamo la resistenza dei popoli aggrediti. Gli USA, i sionisti e i loro complici europei, tra cui i gruppi imperialisti italiani, con le loro coalizioni governative di CD e CS, aggrediscono i popoli afgano, iracheno, palestinese, libanese, ecc. per sottometterli al proprio sfruttamento e saccheggiare i loro paesi. Come comunisti che operano in un paese aggressore, dobbiamo lottare risolutamente contro la guerra imperialista, sostenere senza riserve la resistenza che i popoli aggrediti oppongono all’occupazione e ai massacri, combattere efficacemente e radicalmente la borghesia del nostro paese, schierarci a favore della sconfitta delle armate dell’aggressione e dell’occupazione da parte della Resistenza. Ogni colpo che la resistenza dei popoli aggrediti infligge agli eserciti aggressori indebolisce la borghesia dei paesi imperialisti, ogni avanzamento e successo ottenuto dai comunisti e dalle masse popolari dei paesi imperialisti sulla loro borghesia rafforza la resistenza dei popoli oppressi.

58.    Fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Questa è la bandiera che il partito dei CARC ha innalzato e porterà avanti con abnegazione e con spirito innovativo. Avanzare sul sentiero tracciato dalla Direzione Nazionale Straordinaria dei CARC della primavera del 2005, per portare avanti al meglio il compito che ci siamo assunti nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.