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Avanzare sul sentiero tracciato, sviluppare
l’esperienza
1937-2007, 70º anniversario della morte del compagno
Antonio Gramsci, primo grande dirigente del
movimento comunista italiano.
Tesi approvate dal Primo congresso del Partito dei
CARC - Viareggio 19 e 20 maggio 2007
I.
I punti fermi sulla situazione generale e sui nostri
compiti
1.
La
crisi attuale.
Il
nostro paese, come tutto il mondo capitalista, è
coinvolto in una nuova crisi generale per
sovrapproduzione assoluta di capitale. È la seconda
crisi generale di lungo periodo, dopo la prima del
periodo 1910-1945, ed è iniziata a metà degli anni
‘70. E’ una crisi generale nel senso che non
riguarda solo alcuni aspetti ma coinvolge, sconvolge
e trasforma il complesso della società. È una crisi
economica che genera una crisi politica e una crisi
culturale.
2.
La
crisi alimenta la guerra di sterminio che la
borghesia imperialista conduce contro le masse
popolari.
La
crisi provoca sofferenze crescenti tra le masse
popolari, alimenta e sviluppa una “guerra non
dichiarata di sterminio” che la borghesia conduce
contro le masse popolari in ogni angolo del mondo. È
una guerra che provoca ogni anno decine di milioni
di morti per fame, miseria, sfruttamento, guerre,
malattie curabili, depressione, ecc. Nessuna guerra
nella storia dell’umanità ha mai fatto tante
vittime.
3.
La
crisi alimenta i contrasti tra gruppi imperialisti.
A
livello nazionale vanno assumendo un ruolo crescente
varie forme di guerra combinate con tentativi di
mobilitazione reazionaria delle masse: guerre civili
più o meno dispiegate nei paesi imperialisti
(strategia della tensione, stragismo, guerre per
bande, complotti) e a livello internazionale con lo
sviluppo delle guerre tra gruppi e Stati
imperialisti e guerre di aggressione dei paesi
oppressi.
4.
Il
ricorso alla guerra
torna ad essere lo strumento principale che i gruppi
imperialisti, con in testa quelli USA, utilizzano
per regolare i conti tra loro e con quanti
ostacolano i loro interessi e affari o non accettano
il loro dominio; per aprirsi la via allo
sfruttamento delle risorse e delle masse popolari
dei paesi oppressi ed ex-socialisti; per soffocare
la rivolta dei popoli oppressi e impedire la
rinascita del movimento comunista. Sono guerre di
aggressione imperialista anche se diversamente
presentate alle masse popolari dei propri paesi
(guerre umanitarie, guerre contro i dittatori e per
la libertà, guerre per la “pace”) e approvate dagli
organismi internazionali creati dagli stessi paesi
imperialisti (ONU, UE, NATO, ecc.).
5.
La
crisi alimenta la resistenza delle masse popolari.
La crisi generale provoca per i lavoratori
disoccupazione, emarginazione, emigrazione,
stravolgimento ed eliminazione delle conquiste di
civiltà e benessere strappate dalla classe operaia e
dalle masse popolari, guidate dai partiti comunisti,
nel corso della prima ondata della rivoluzione
proletaria; comporta il continuo peggioramento delle
condizioni di vita e di lavoro, il degrado materiale
e morale per la maggioranza della popolazione. Man
mano che la crisi procede, strati sempre più vasti
delle masse popolari entrano in fermento e in
agitazione individualmente o collettivamente,
la grande maggioranza delle masse popolari cerca in
vari modi di impedire il degrado delle condizioni di
vita e di lavoro. È la resistenza delle masse
popolari al procedere della crisi dell’attuale
società. Questa resistenza è l’elemento comune,
presente in qualche modo in ogni iniziativa di ogni
frazione delle masse popolari, ed è il principale
fattore di trasformazione della nostra società in
questa fase.
6.
La
crisi, oggettivamente, allarga sempre più il solco
che divide la società in due parti contrapposte.
Da
una parte le masse popolari, composte da quelle
classi che per vivere devono lavorare e riescono a
vivere solo se riescono a lavorare (lavoratori,
disoccupati e precari, pensionati, lavoratori
autonomi, piccoli proprietari, piccoli commercianti,
ecc.); dall’altra la borghesia imperialista,
composta da quelli che vivono del lavoro altrui e
che, se lavorano, lo fanno solo per aumentare le
proprie ricchezze (industriali, banchieri, affaristi
e mafiosi, grandi funzionari, prelati di alto rango,
esponenti politici borghesi, artisti e personaggi di
successo della cultura borghese, ecc.).
7.
La
resistenza delle masse popolari al procedere della
crisi dell’attuale società è destinata a
diffondersi, a svilupparsi e a dividersi.
In definitiva ogni membro o frazione delle masse
popolari ha di fronte solo due strade per mantenere,
difendere e migliorare le proprie condizioni di vita
e di lavoro: o unirsi agli altri lavoratori per
eliminare la direzione della borghesia imperialista
sulla società e instaurare una nuova società
socialista (mobilitazione rivoluzionaria delle
masse) o partecipare, agli ordini della borghesia
imperialista, alla rapina di altre parti delle masse
popolari (mobilitazione reazionaria delle masse).
Queste due tendenze sono entrambe reali: esse si
contrasteranno, si combineranno e si rovesceranno
l'una nell'altra. Il prossimo futuro sarà
inevitabilmente denso di guerre e di rivoluzioni.
Pensare di sfuggire alle sofferenze e alla
devastazioni che ne conseguiranno è un’illusione.
Predicarlo è imbrogliare le masse popolari. Noi non
le nascondiamo, perché dobbiamo educarci ed educare
ad affrontarle. Lottare con energia ed efficacemente
per far trionfare la rivoluzione socialista è anche
l’unico modo per alleviare e abbreviare le
sofferenze e le distruzioni del periodo in cui ci
inoltriamo.
8.
Siamo da vari anni in una nuova situazione
rivoluzionaria in sviluppo.
L’inizio del XXI secolo è caratterizzato dallo
sviluppo di una nuova situazione di guerra e di
rivoluzione, analoga a quella attraversata nella
prima metà del secolo scorso. La società nella sua
forma attuale non ha futuro. O cambierà sotto la
direzione della classe operaia, creando una società
socialista che andrà verso il comunismo (una società
basata sulla gestione in comune delle forze
produttive da parte dei lavoratori per soddisfare i
bisogni individuali e collettivi, materiali e
spirituali); o cambierà restando sotto la direzione
della borghesia imperialista, creando, attraverso
distruzioni e sconvolgimenti politici, ordinamenti
diversi di una società ancora capitalista che,
a termine, riproporrà gli stessi problemi della
società attuale. La realtà quindi pone
nuovamente all'ordine del giorno la rivoluzione
socialista. Questa è l’unica via d’uscita positiva
per le masse popolari dalla crisi attuale. La
seconda ondata della rivoluzione proletaria è
all’ordine del giorno in tutto il mondo
9.
La
sostanza della lotta politica in corso.
Al di là della confusione, del teatrino, delle
chiacchiere che ne costituiscono l'apparenza, la
sostanza della lotta politica è se i comunisti
riusciranno a prendere la direzione delle masse
popolari e a condurle alla rivoluzione socialista,
unendosi alla loro resistenza difensiva e offensiva,
appoggiandola, promuovendola, organizzandola e
facendo prevalere in essa la direzione della classe
operaia attraverso il suo partito (il partito
comunista), fino a trasformarla in lotta per il
socialismo.
10.
Il
bilancio della prima ondata della rivoluzione
proletaria.
Noi traiamo un bilancio ampiamente positivo
dall’esperienza dei primi paesi socialisti. I primi
paesi socialisti rappresentano l’esempio concreto
della possibilità per la classe operaia di prendere
in mano le redini della società strappandole dalle
mani della borghesia. La classe operaia e le masse
popolari dei primi paesi socialisti hanno sviluppato
una mobilitazione fino ad allora mai vista per la
costruzione di un nuovo mondo non più diretto dai
capitalisti, non più soggiogato alla legge dello
sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in marcia verso
una società senza più classi di sfruttati e
sfruttatori. I primi paesi socialisti sono stati il
punto più alto raggiunto a livello mondiale dalla
lotta della classe operaia contro la borghesia per
la conquista del potere, per l’emancipazione propria
e del resto delle masse popolari, per l’eliminazione
della società divisa in classi, per il comunismo. Da
quell’esperienza noi partiamo per fare tesoro degli
insegnamenti, valorizzando ogni aspetto positivo e
lavorando per superare i limiti che inevitabilmente
ogni fenomeno veramente innovativo porta con sé. La
causa principale del prevalere della direzione dei
revisionisti moderni con, di conseguenza,
l’inversione di tendenza, la regressione e
degenerazione, l’indebolimento fino al crollo della
maggior parte dei primi paesi socialisti, è stata la
mancanza di esperienza dei comunisti. L’ostilità e
l’aggressione feroci e prive di scrupoli delle
potenze imperialiste e del Vaticano, il mancato
trionfo della rivoluzione socialista nei paesi
imperialisti, il sabotaggio e l’influenza delle
classi spodestate, l’arretratezza di partenza dei
paesi dove si era instaurato il socialismo hanno
avuto solo un ruolo ausiliario. Gli insegnamenti più
avanzati che il movimento comunista ha tratto da
quell’esperienza sono raccolti nel maoismo, terza
tappa del pensiero comunista dopo il marxismo e il
leninismo. Sulla base di tali insegnamenti raccolti
nel marxismo-leninismo-maoismo noi vogliamo e
possiamo sviluppare ad un livello più alto quell’esperienza.
Noi sviluppiamo a livello più alto l’esperienza
della prima ondata della rivoluzione proletaria
realizzando l’obiettivo di
fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
11.
Il
ruolo del partito comunista. Il partito dei
CARC è consapevole che solo la direzione di un nuovo
e vero partito comunista può guidare la lotta della
classe operaia alla conquista del potere e alla
costruzione della nuova società socialista;
riconosce nel (nuovo)Partito comunista italiano -
(n)PCI, fondato nel 2004, l’unico vero embrione di
partito comunista presente in Italia, l’unico che si
è assunto con chiarezza e coerenza il compito di
“guidare la classe operaia a fare dell'Italia un
nuovo paese socialista”.
12.
Il
(n)PCI ha indicato i quattro fronti di lotta in cui
si svilupperà la mobilitazione rivoluzionaria delle
masse.
Primo fronte: resistenza alla repressione,
lotta contro la repressione e solidarietà;
secondo fronte: mobilitazione delle masse
popolari a intervenire nella lotta politica
borghese; terzo fronte: mobilitazione delle
masse popolari nelle lotte rivendicative, nella
difesa senza riserve delle conquiste strappate alla
borghesia; quarto fronte: mobilitazione delle
masse popolari a costruire gli strumenti e gli
organismi economici, sociali e culturali autonomi
dalla borghesia (case del popolo, centri sociali,
cooperative, circoli culturali, casse di mutuo
soccorso, associazioni sportive e ricreative, ecc.)
e utili per soddisfare direttamente i propri
bisogni. La mobilitazione su ognuno di questi
quattro fronti ha come obiettivo principale quello
di favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie
13.
Il
ruolo del Partito dei CARC.
Il Partito dei CARC, dalla primavera del 2005, si è
assunto come compito principale il lavoro sul
secondo fronte del Piano generale di lavoro del
(n)PCI: “promuovere, dirigere e organizzare la
mobilitazione delle masse popolari a intervenire
nella lotta politica borghese, con l'obiettivo
principale di favorire l'accumulazione di forze
rivoluzionarie e in secondo luogo con l'obiettivo di
migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle
masse popolari ed estendere i loro diritti, di
acuire e sfruttare le contraddizioni tra i gruppi e
le forze della borghesia imperialista”.
14.
Il
Partito dei CARC lavora per spingere sempre avanti
l’attuazione di una reale democrazia delle masse
popolari.
Così facendo pone sempre più all’ordine del giorno
una democrazia che la borghesia imperialista, in
definitiva, non può accettare né tollerare. Così
facendo pone sempre più all’ordine del giorno, come
nodo centrale e ineludibile della vita della nostra
società, l’incompatibilità tra gli interessi delle
masse e gli interessi della borghesia in ogni campo
e in ogni aspetto della vita delle masse e la
necessità di lottare per un nuovo ordinamento
sociale diretto e gestito dai lavoratori e dalle
masse popolari, il socialismo.
15.
La
nostra partecipazione alla lotta politica borghese.
Questa partecipazione ha un carattere rivoluzionario
e si distingue da quella dei riformisti (di
qualunque colore): 1. perché partiamo sempre e in
ogni caso dagli interessi delle masse popolari
anziché dalle possibilità e compatibilità
dell’ordinamento sociale borghese; 2. perché
mettiamo davanti il contrasto di interessi di classe
rispetto ai contrasti di idee; 3. perché indichiamo
chiaramente alleati e nemici, gli interessi che
sorreggono idee e politiche degli uni e degli altri;
4. perché miriamo a dividere e contrapporre anziché
conciliare gli interessi di classe; 5. perché
miriamo a far coincidere contrapposizione tra
schieramenti politici e contrapposizione tra
interessi; 6. perché miriamo a fare
dell’incompatibilità tra interessi delle masse
popolari e attuale ordinamento sociale la leva per
il cambiamento dell’ordinamento sociale.
16.
Rapporto tra il secondo fronte e gli altri.
L’intervento e l’azione del partito dei CARC negli
altri tre fronti di lotta è complementare e
funzionale allo svolgimento del compito principale.
I quattro fronti sono legati e si sviluppano in
dialettica tra loro: lo sviluppo di un fronte
favorisce lo sviluppo degli altri, un fronte non può
svilupparsi senza lo sviluppo, in una qualche
misura, degli altri.
17.
La
linea del Partito dei CARC.
La
nostra linea è “promuovere, dirigere e
organizzare la mobilitazione delle masse popolari ad
intervenire nella lotta politica borghese per
favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie,
per far emergere l’incompatibilità esistente tra gli
interessi delle masse e gli interessi della
borghesia in ogni campo e in ogni aspetto della vita
delle masse, per acuire e sfruttare le
contraddizioni tra i gruppi e le forze della
borghesia imperialista, in sintesi per sviluppare la
mobilitazione rivoluzionaria delle masse”.
18.
Linea di massa e politica da fronte.
Il Partito dei CARC adotta come principale metodo di
lavoro e di direzione il metodo della linea di
massa che consiste 1. nell’individuare in ogni
situazione le tendenze positive e negative esistenti
tra le masse, intervenire per sostenere le tendenze
positive e combattere le tendenze negative; 2.
nell’individuare in ogni situazione la sinistra, il
centro e la destra, intervenire per mobilitare e
organizzare la sinistra perché unisca a sé il centro
e isoli la destra; 3. nel raccogliere le idee sparse
e confuse delle masse, elaborarle alla luce del
materialismo dialettico per ricavarne analisi,
linee, criteri e misure per l’azione delle masse. La
linea di massa è uno degli strumenti principali che
ci vengono dall’esperienza del movimento comunista
internazionale sintetizzata nel
marxismo-leninismo-maoismo, e, per quanto riguarda
l’esperienza del movimento comunista italiano, dagli
insegnamenti di Antonio Gramsci. Nello sviluppo
delle relazioni con altre organizzazioni e organismi
a livello nazionale e internazionale il Partito dei
CARC adotta la politica da fronte basata su
tre pilastri: 1. conoscenza reciproca, iniziative in
comune in ogni caso in cui è possibile e scambio di
esperienze; 2. dibattito aperto, basato sulla
critica e l'autocritica, relativo all'analisi della
situazione, al bilancio del movimento comunista, al
programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale
e alle linee particolari; 3. solidarietà reciproca
di fronte alla controrivoluzione preventiva e in
generale alla repressione della borghesia
imperialista.
II.
Bilancio e prospettive del lavoro del nostro partito
19.
La
situazione attuale.
La crisi generale del sistema capitalista aumenta lo
sfruttamento e la miseria dei lavoratori e delle
masse popolari, alimenta contraddizioni interne tra
i vari gruppi della borghesia imperialista e tra
questa e i popoli oppressi dall’imperialismo. Il
sintetico richiamo della nostra ricca analisi della
crisi generale del sistema capitalista ci permette
di capire la pentola a pressione in cui è rinchiusa
l’attuale società: la guerra di sterminio non
dichiarata contro le masse popolari, la resistenza
delle masse popolari al procedere della crisi, lo
sviluppo della guerra imperialista e lo sviluppo
della resistenza popolare contro l’imperialismo, la
guerra per bande tra i gruppi borghesi (lo
spionaggio politico, industriale, le inchieste e gli
attacchi per via giudiziaria, i ricatti, ecc.).
Questa situazione conferma che ci troviamo in una
nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo;
conferma la giustezza della linea generale del
(nuovo)PCI, “sostenere e organizzare la resistenza
che le masse popolari oppongono alla crisi generale
del sistema capitalista”; conferma che la tesi “la
situazione è favorevole all’azione dei comunisti e
alla rinascita del movimento comunista” non è una
frase fatta o uno slogan ma è frutto dell’analisi
scientifica della realtà. Solo i nostri limiti, i
nostri errori, la nostra ancora scarsa fiducia in
noi stessi e nelle masse e la nostra limitata
esperienza, impediscono di sfruttare al meglio le
possibilità che la realtà di tutti i giorni ci
presenta e progredire nella lotta per fare
dell’Italia un nuovo paese socialista e nella
rinascita del movimento comunista. Ogni volta che
abbiamo conseguito un successo nella nostra azione
politica è stato perché abbiamo superato in qualche
modo questa sfiducia, abbiamo usato in modo
rivoluzionario l’esperienza del movimento comunista,
abbiamo fatto appello alle masse popolari in
sintonia con la loro mobilitazione concreta.
20.
Trasformazione da forza soggettiva della rivoluzione
socialista (FSRS) in partito.
La Direzione Nazionale eletta nel 2005 aveva
definito questi primi due anni di vita del partito
dei CARC come una fase di transizione nella
trasformazione da FSRS in partito da secondo fronte.
Eravamo coscienti che questa trasformazione
richiedeva un tempo che non eravamo in grado di
preventivare e che dovevamo via via valutare questa
trasformazione in funzione dei risultati che
ottenevamo al nostro interno nella lotta al
settarismo e alle concezioni movimentiste, al nostro
esterno nello sviluppo del legame con le masse.
Abbiamo fatto dei progressi su questi aspetti,
stiamo migliorando e continuiamo a marciare sul
sentiero tracciato, ma non possiamo dire conclusa la
nostra trasformazione.
21.
La
nostra contraddizione principale.
La
contraddizione in cui siamo immersi e che
accompagnerà tutta la fase di passaggio
(trasformazione) è: trasformarsi in un partito che
partecipi attivamente alla lotta politica borghese
in modo rivoluzionario (secondo fronte di lotta) o
continuare ad essere e rimanere una FSRS complessiva
(intesa come organizzazione comunista frutto della
fase di dominio del revisionismo moderno e di
mancanza di un vero partito comunista), che vuole
occuparsi di tutto e, naturalmente, può farlo solo
ad un livello artigianale e movimentista. Questa
contraddizione è oggettiva e determina nel nostro
partito una lotta (più o meno aperta, più o meno
acuta) tra le due linee. La linea di sinistra si
esprime nell’assumere con determinazione il compito
di partecipare alla lotta politica borghese per
accumulare forze rivoluzionarie, lottando contro il
programma comune della borghesia, sostenendo tutte
le lotte dei lavoratori e delle masse popolari e
sviluppando la solidarietà di classe, legando questa
lotta alla lotta più generale di fare dell’Italia un
nuovo paese socialista. La linea di destra si
esprime principalmente nelle resistenze alla
trasformazione e nei residui atteggiamenti da FSRS
(settarismo) o secondariamente nell’assumere
posizioni conciliatorie e di collaborazione con la
sinistra borghese, non mantenendo una salda
autonomia ideologica e politica dalla sinistra
borghese (codismo e elettoralismo). Anche nel
trattare questa contraddizione abbiamo fatto dei
progressi e stiamo migliorando. Oggi possiamo
affermare che queste resistenze sono dettate
soprattutto da incomprensioni, paura verso il nuovo
e da atteggiamenti superficiali.
22.
Trasformazione e processo di rettifica dello stile
di vita e di lavoro.
La nostra trasformazione si inserisce appieno nel
processo di rettifica dello stile di vita e di
lavoro che conduciamo dal 2003. Un processo che si
basa
-
sulla CAT
(critica-autocritica-trasformazione) per 1. dare la
giusta importanza al lavoro collettivo, 2. costruire
una giusta dialettica individuo/collettivo e 3.
adottare uno stile di vita e di lavoro da comunisti;
-
sulla formazione
individuale e di gruppo.
Abbiamo fatto importanti passi avanti (scuola di
formazione, sviluppo di un rapporto di CAT
all’interno degli organismi dirigenti e delle
sezioni, formazione dei dirigenti, funzionari,
ecc.), ma il processo di rettifica non è ancora
concluso: dobbiamo procedere nel consolidamento di
quanto finora costruito e portare a fondo il
processo.
23.
Trasformazione e influenze esterne.
Un
aspetto che dobbiamo considerare con la giusta
evidenza è il contesto generale, il contesto esterno
in cui si inserisce il lavoro del nostro partito.
Non dobbiamo mai trascurare questo fattore nella
nostra analisi se vogliamo essere dialettici (e la
dialettica è la scienza dei comunisti). Dobbiamo
sempre considerare il rapporto dialettico
esterno/interno nel fare il bilancio della nostra
attività, nel valutare i passi avanti nel processo
di trasformazione, nel valutare l’atteggiamento dei
compagni, ecc. Non viviamo sotto una campana di
vetro. Viviamo e operiamo in un contesto politico e
sociale che non facilita il lavoro dei compagni e
delle compagne perché spinge in tutt’altra
direzione, verso l’individualismo, la disgregazione,
l’atteggiamento antipartito. In questo periodo
lavorare con stile di partito, fare un lavoro da
comunisti significa veramente andare controcorrente;
significa combattere l’influenza diretta e indiretta
della borghesia nella nostra vita personale,
politica, sociale e culturale. Per fare una
valutazione corretta sullo stato del nostro partito,
sui passi fatti è importante mettere in evidenza che
conduciamo una dura battaglia contro i revisionisti
e la borghesia per dare un orientamento materialista
dialettico e comunista a noi stessi, ai lavoratori
avanzati e agli altri elementi avanzati delle masse,
alle FSRS per condurre ad un livello più avanzato la
lotta per fare dell’Italia un nuovo paese
socialista.
24.
Un
cammino sperimentale.
Per
valutare lo stato della nostra trasformazione in
partito da secondo fronte dobbiamo tenere presente
che il percorso da noi intrapreso rappresenta una
novità assoluta sul piano politico. Un percorso
sperimentale dove abbiamo poca (o quasi nessuna)
esperienza diretta e dove l’esperienza storica del
movimento comunista è stata molto parziale ed è
durata pochi anni, visto il definitivo affermarsi,
alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, della
direzione dei revisionisti moderni nel vecchio PCI.
Ma già le prime esperienze dimostrano e confermano
tutte le potenzialità di questo fronte di lotta per
far avanzare il processo rivoluzionario, per
l’accumulo delle forze rivoluzionarie. Basta vedere
l’effetto che ha determinato la nostra piccola, ma
significativa, irruzione nel teatrino della politica
borghese fatta con la campagna elettorale dell’anno
scorso. La nostra partecipazione alla campagna
elettorale con le liste comuniste, una
partecipazione da comunisti e non da elettoralisti,
dimostra la potenzialità e la novità di questo tipo
di lavoro e rappresenta l’aspetto più innovativo
della battaglia per contrastare l’influenza e la
direzione dei revisionisti nel campo delle masse
popolari.
25.
Lo
spostamento a sinistra.
In questa battaglia abbiamo visto che dove ci sono
dei comunisti, che partecipano da comunisti alle
battaglie elettorali, il cambiamento a favore delle
masse popolari è qualitativo e determina uno
spostamento a sinistra di tutto l’asse politico.
Quello che avevamo intuito ed enunciato si è
concretamente verificato e si è potuto osservare ad
occhio nudo: lo spostamento a sinistra
nell’orientamento delle masse che si può determinare
con la partecipazione alle elezioni borghesi, il
baluardo che alziamo contro la destra, la difficoltà
in cui cacciamo i revisionisti, gli imbonitori di
qualsiasi colore e gli amici degli amici della
borghesia, l’iniezione di fiducia che portiamo tra
le masse. Questo l’abbiamo potuto constatare in un
piccolo paese, come Roccasecca, o in metropoli come
Milano o Napoli. La nostra irruzione da una parte
crea un terreno fertile per la raccolta e l’accumulo
delle forze rivoluzionarie e dall’altra suscita
attacchi e reazioni da parte della borghesia per
ostacolare in ogni modo la nostra partecipazione al
suo teatrino, attacchi e reazioni a cui dobbiamo
resistere e che dobbiamo imparare a usare per
smascherare tra le masse il vero volto del suo
regime.
26.
Il
programma comune degli schieramenti borghesi.
Un altro aspetto importante della nostra linea, che
la realtà di tutti i giorni conferma e pone sotto
gli occhi di tutti, è che Centro-destra e
Centro-sinistra perseguono entrambi lo stesso
programma, il “programma comune della borghesia
imperialista”. Un programma dettato da industriali,
banchieri, cardinali, mafiosi e affaristi che
governano realmente il nostro paese e che consiste:
1. nell’eliminazione di ciò che resta delle
conquiste di civiltà e benessere per le masse
popolari (conquiste economiche, politiche, sindacali
e sociali), 2. nella lotta accanita per conquistare
un ruolo di primo piano negli affari mondiali, nella
spartizione dei profitti estorti ai lavoratori e ai
popoli oppressi (partecipazione alle “guerre
umanitarie e commerciali” dell’imperialismo) 3.
nella repressione del movimento di resistenza delle
masse, in particolare nella repressione di quanti
sono, o la borghesia teme che possano diventare,
centri di promozione, organizzazione e orientamento
del movimento di resistenza delle masse popolari. La
questione del programma comune emerge in modo chiaro
e con forza come la principale novità di questi
anni: per la prima volta, e in modo compatto, quei
partiti (in particolare il PRC) che fino a ieri
erano sostanzialmente o formalmente all’esterno
della compagine governativa, oggi sono al suo
interno e si fanno parte attiva, con i loro
ministri, nel perseguire il programma comune della
borghesia, sono un elemento fondamentale del
palcoscenico del teatrino borghese, sono i promotori
dell’unità nazionale sotto la direzione della
borghesia imperialista (basta vedere i loro discorsi
sull’alleanza con gli USA, sulla NATO, sul
“terrorismo internazionale”). E’ la prima volta che
nel nostro paese si determina una situazione del
genere, nel precedente governo di CS il PRC dava un
appoggio esterno e poteva ancora giocare a fare il
partito “di governo e di opposizione” (come era
stato il PCI di Berlinguer dall’epoca del
compromesso storico in poi).
27.
I
comunisti devono smascherare il programma comune e
tornare da comunisti nel teatrino della politica
borghese.
Il
nostro partito deve fare una battaglia politica
chiara e netta per denunciare il programma comune,
gli interessi concreti che legano i due schieramenti
borghesi; deve condurre una battaglia per il ritorno
dei comunisti e degli altri oppositori al sistema
capitalista nel teatrino della politica borghese,
con l’obiettivo di contribuire, anche su questo
terreno, alla lotta per fare dell’Italia un nuovo
paese socialista. In questo senso il nostro partito
ha un effettivo ruolo di avanguardia per la
chiarezza dell’analisi e per il progetto che porta
avanti. Dobbiamo fare una battaglia per fare tornare
la partecipazione dei comunisti alla lotta politica
borghese ai livelli che avevano caratterizzato il
vecchio PCI negli anni ’50 e ‘60. Una battaglia in
cui emerga chiaramente che i comunisti sono qualcosa
di diverso dalla congrega di partiti, arrivisti e
affaristi che a diversi livelli sono legati al carro
della borghesia.
28.
I
comunisti devono smascherare tutti i partiti
riformisti borghesi.
La situazione dimostra concretamente che tutti i
partiti che si dicono comunisti (PRC e PdCI) sono
governati, gestiti e diretti con un sistema che per
anni il vecchio PCI ha combattuto e contrastato: il
sistema democristiano di gestione della politica
fatto di clientele, affari, sottobosco, posti di
lavoro, finanziamenti leciti e illeciti. Sono
partiti che mettono in secondo piano il rapporto con
la propria base (le masse) e mettono in primo piano
i legami con le istituzioni, i partiti e gli
apparati della borghesia. E’ un aspetto che negli
ultimi anni ha fatto un salto di qualità: non si era
mai visto il PRC (e gli altri partiti della sinistra
borghese) partecipare in modo così aperto e avanzato
alla spartizione di poltrone e prebende né un
distacco così ampio dalla propria base e dai circoli
di base che, in questo periodo, vengono chiusi o
resi inattivi.
29.
La
degenerazione dei partiti revisionisti.
Quella che dall’avvento dei revisionisti moderni è
diventata la linea guida nella gestione della vita
politica dei partiti popolari ha ormai raggiunto un
livello avanzato e questo non può che portare alla
riscossa e alla risalita della parte più sana,
sinceramente democratica e popolare, che ancora è
intrappolata (per i suoi limiti e per i nostri
limiti) in questi partiti. Noi dobbiamo prenderci
tutto lo spazio per denunciare, con mille esempi
della realtà di tutti i giorni, questa degenerazione
politica e sociale di partiti che si dichiarano
comunisti. La rivista Rapporti Sociali e
Resistenza devono svolgere un ruolo attivo in
questa battaglia. I partiti revisionisti e i
sindacati di regime sono tutti più o meno gestiti
come un’azienda per fare profitti e affari, per
racimolare finanziamenti pubblici, per sistemare
familiari, amici ecc. Dobbiamo approfondire il
discorso sul ruolo dell’aristocrazia operaia (AO) in
questa fase, facendo vedere e mettendo al centro il
ruolo che oggi svolgono le organizzazioni e i
partiti dell’AO nell’alimentare la corruzione e la
disgregazione tra le masse. Oggi la borghesia ha
tutto l’interesse a rafforzare questa AO. Per questo
facilita e finanzia la creazione di uno stuolo di
dirigenti, funzionari e porta borse di esponenti
politici, deputati, consiglieri regionali,
provinciali, comunali. I sindacati di regime
promuovono sindacalisti di professione (formati e
addestrati a fare il sindacalista) invece di
promuovere il passaggio a funzionari, tramite
distacco temporaneo, di avanguardie di lotta di
fabbrica, di delegati sindacali riconosciuti. I
partiti, da parte loro, promuovono dei politicanti
di mestiere, formati e addestrati a fare i politici
da salotto borghese, recitando bene la propria
parte. Quando “promuovono” leader di movimenti di
lotta (es. no global) lo fanno solo con lo scopo di
accaparrasi il consenso di questi settori e di
svuotare di ogni contenuto antagonista questi
movimenti.
30.
Il
ruolo dell’aristocrazia operaia.
L’aristocrazia operaia (AO) è composta dai
promotori, dirigenti, organizzatori, funzionari di
organizzazioni popolari come sindacati, partiti
politici, cooperative, associazioni, case editrici,
giornali, ecc., ovvero l’insieme di individui che
trae maggiori vantaggi intellettuali, morali e
sociali, in termini di relazioni e di prestigio
sociale, dal movimento dei lavoratori e delle masse
popolari e di regola riceve almeno una parte
importante del suo reddito dal ruolo che svolge.
Ogni membro dell’AO ha socialmente un ruolo che la
società borghese nega al singolo proletario, “vale”
un certo numero di proletari (un sindacalista parla
ad un certo numero di proletari, ha relazioni con
essi, li influenza, ecc.). Ora, chi tra questi si
avvale di questa sua condizione sociale per favorire
gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari
rappresenta la sinistra dell’aristocrazia operaia;
mentre chi usa questo suo ruolo a fini e a vantaggio
personale o di parenti o di conoscenti o di amici
ecc. non fa altro che riproporre il sistema
democristiano-mafioso del clan, delle famiglie,
degli amici degli amici e incarna la destra
dell’aristocrazia operaia. Oggi la destra dell’AO è
composta da uno stuolo di decine di migliaia di
funzionari, sottofunzionari, membri dei consigli di
amministrazione di società e di enti statali,
comunali, società miste, associazioni, cooperative,
commissioni e sottocommissioni e loro familiari, è
particolarmente presente nei sindacati di regime.
Tramite tutta questa ragnatela partiti e sindacati
di regime si assicurano consenso, militanti, fondi,
ecc. Questa rete viene mobilitata, mossa anche dal
proprio interesse immediato di assicurarsi un
reddito e un ruolo nella società, in occasione delle
elezioni. Oggi c’è una diretta combinazione e
scambio di ruolo (passaggio diretto) tra funzionari
e dirigenti sindacali e dirigenti e funzionari dei
partiti politici borghesi, in particolare della
sinistra borghese; tra dirigenti e funzionari
politici e sindacali e dirigenti delle istituzioni
produttive e finanziare della borghesia
imperialista. Si usano le relazioni sindacali, le
attività sindacali tra le masse per conquistare
voti, consenso, ecc. I sindacati e il lavoro
sindacale sono diventati un’importante fonte per la
conquista del consenso e dei voti. Vari esponenti
istituzionali di primo piano (Presidente di Camera e
di Senato, diversi ministri) provengono dal mondo
sindacale. La sinistra dell’AO è quella che si mette
al servizio dei lavoratori e delle masse popolari e,
in questa fase, lotta per il rinnovamento del
movimento sindacale e per un sindacato di classe;
essa va sostenuta dalle organizzazioni comuniste.
31.
La
crisi politica alimenta l’affarismo e la
degenerazione dei partiti politici.
Assistiamo, da più parti, alla denuncia della
connivenza esistente tra affarismo e partiti
politici, dei “costi della politica” borghese, della
sostanziale somiglianza tra partiti della sinistra e
quelli della destra borghese in quanto ad affarismo,
clientelismo, nepotismo. I partiti e le
amministrazioni locali costruiscono società, pagate
con denaro pubblico, per spartirsi soldi e ottenere
finanziamenti pubblici e così sistemare parenti e
amici che si sono mobilitati nella campagna
elettorale. Questo è il sottobosco che ormai regna
anche in tutti i partiti della sinistra borghese
(dal PRC, al PdCI, ai Verdi, ai DS): fanno della
politica un mestiere, uno strumento per vivere sulle
spalle e alle spalle dei lavoratori e delle masse
popolari. La linea del “partito azienda”, la linea
del potere democristiano, del craxismo, che
Berlusconi ha sviluppato al massimo livello, è ormai
diventata la linea guida di tutti i partiti
borghesi. Anche questa comunanza ideologica,
politica ed economica crea una linea comune tra la
destra reazionaria (banda Berlusconi) e la sinistra
imbrogliona (circo Prodi).
32.
Il
teatrino della politica borghese cerca di nascondere
il marasma dell’attuale società.
Fanno finta di litigare in pubblico, sul
palcoscenico del teatrino e poi dietro le quinte si
accordano su come fregare meglio le masse popolari,
su come spartirsi la torta: risorse pubbliche
sottratte ai lavoratori e alle masse popolari. In
questa situazione i partiti della cosiddetta
sinistra radicale stanno facendo passi da gigante
nell’apprendere l’arte dell’affarismo. Basta vedere
quanta foga hanno messo per accaparrarsi ministeri,
sottosegretari, presidenti di commissioni
parlamentari nel governo del circo Prodi. Hanno pure
la faccia tosta di fare pubbliche lagne sul costo
della politica. Negli ultimi decenni è stata
azzerata la diversità in positivo delle
amministrazioni di sinistra: le regioni rosse famose
per l’amministrazione pulita, che tenevano conto,
pur in un sistema capitalista, degli interessi dei
lavoratori, dei pensionati, delle donne (Emilia,
Toscana, ecc.), la Reggio Emilia patria degli asili
all’avanguardia, ecc. sono andate a catafascio e il
sistema clientelare-affaristico ha preso piede.
Questo dimostra che la strada delle riforme
parziali, del capitalismo dal volto umano è senza
sbocco. L’unica reale alternativa è fare dell’Italia
un nuovo paese socialista.
33.
Anche contro questo affarismo è ora che comunisti
irrompano nel teatrino della politica borghese.
Anche su questi aspetti è ora che i comunisti
irrompano nel teatrino della politica borghese, per
smascherare tutti gli intrallazzi che vengono
organizzati contro le masse, tutto il marciume che
regna nei partiti e nelle istituzioni borghesi. Non
per seminare nuove illusioni sulle possibilità di
riformare il putrido sistema capitalista e i suoi
partiti, ma per dire apertamente che è ora di
spazzare via questa classe politica e affarista che
si spaccia per paladina degli interessi delle masse;
che bisogna mettere al centro, sempre e comunque,
gli interessi dei lavoratori e non gli interessi di
questo o quel gruppo della borghesia imperialista
(industriali, banchieri, affaristi, Vaticano, ecc.);
che bisogna costruire una società socialista. Questo
significa costruire e far parte del blocco popolare
e combattere il variegato blocco borghese.
34.
Fare della partecipazione alla lotta politica
borghese una scuola di comunismo.
Il blocco popolare ha un compito storico importante:
portare avanti, anche sul terreno elettorale,
l’accumulazione delle forze rivoluzionarie; ridare
senso alla diversità politica e culturale dei
comunisti e degli altri anticapitalisti. Quella
diversità che per anni (fino alla fine degli anni
’60 del secolo scorso) il vecchio PCI ha degnamente
rappresentato nei confronti degli altri partiti
borghesi. Decenni di potere dei revisionisti ha
corrotto nel profondo parte delle masse popolari
stesse, ha portato a questo livello di corruzione
dirigenti e partiti che ancora usano simboli e
bandiere che si rifanno al movimento comunista.
Dobbiamo ridare senso alla diversità dei partiti dei
lavoratori e delle masse popolari dai partiti
borghesi. Loro, i partiti di C-S, sono impegnati a
omologarsi agli altri partiti borghesi e noi
dobbiamo smascherarli tra le masse, far vivere tra
le masse la nostra diversità. Dobbiamo propagandare
e indicare che per avanzare le masse popolari devono
costruire un proprio fronte politico e organizzativo
di lotta, un proprio blocco elettorale realmente
autonomo dalla borghesia, per concezione e pratica
politica, sociale e culturale. Chi può condurre
questa battaglia se non noi? Dobbiamo raccogliere in
questa battaglia tutte le forze sinceramente
democratiche, progressiste, ecologiste che ancora
costituiscono la base di questi partiti; questa base
politicamente e moralmente sana e che è contro
questo affarismo oramai dirompente, costituisce il
blocco popolare.
35.
Fare della resistenza alla repressione una scuola di
comunismo.
Più
andremo avanti nella costruzione del blocco popolare
e più i partiti affaristi cercheranno, in tutti i
modi, di intralciare il nostro percorso: ci
attaccheranno con la repressione, cercheranno in
tutti i modi di tenerci lontani dal teatrino
borghese che considerano loro terreno esclusivo di
caccia, semineranno confusione tra le masse, ci
scaglieranno contro i loro scagnozzi, ecc. Ma anche
su questo terreno di scontro abbiamo una linea
avanzata. Sappiamo come affrontare la repressione,
le provocazioni e la demagogia: non tacere o
nascondere l’attacco repressivo, ma denunciarlo
apertamente come attacco alle libertà politiche e
organizzative dei comunisti e delle masse,
promuovere e sviluppare un fronte comune di lotta e
solidarietà, insinuarsi nelle contraddizioni che
inevitabilmente ogni azione repressiva provoca anche
nel campo della borghesia, nei partiti e nelle
istituzioni borghesi. Così facendo saremo in grado
di rivoltare contro i suoi mandanti ed esecutori
ogni azione repressiva e ogni provocazione. Anche su
questo terreno abbiamo già ottenuto e ancora avremo
sicuramente delle ricadute positive per il nostro
sviluppo e per la nostra azione. Faremo diventare
anche la lotta contro la repressione una scuola per
il comunismo
36.
Diventare più professionali nella lotta contro il
teatrino borghese.
Per comprendere a quale livello e come si è radicato
un tale sistema di gestione del potere dobbiamo
imparare a fare inchiesta, a stringere rapporti e
relazioni utili a questa inchiesta per fare una
denuncia, la più circostanziata possibile e ad ogni
livello, nazionale e locale. Questi sono aspetti
concreti per avanzare nella nostra crescita politica
e nella nostra trasformazione in partito da secondo
fronte, un partito che svolge con la dovuta
professionalità il compito che si è assunto. Questa
attività ci dà la possibilità di legarci alle ampie
masse, a entrare in rapporto con i settori più
avanzati, con la parte più sana moralmente e
politicamente che esiste nel nostro paese che è la
stragrande maggioranza delle masse popolari. Faremo
così diventare la partecipazione alla lotta
elettorale borghese una scuola di comunismo, un
terreno di crescita e accumulo delle forze che
lottano per fare dell’Italia un nuovo paese
socialista.
37.
La
forza della nostra linea.
Noi abbiamo una linea adeguata a comprendere e
interpretare la realtà: questa è la nostra
principale forza e ci aiuta a portare più a fondo la
battaglia politica contro la borghesia e i suoi
variegati sostenitori. Questa nostra forza si
evidenzia nel lavoro quotidiano, nella nostra
continuità, nel nostro andare avanti, nel nostro
modo di affrontare gli attacchi della borghesia, la
repressione, nella nostra continua, anche se più
lenta di quanto vorremmo, crescita quantitativa.
Tutto questo sta determinando un cambiamento
nell’atteggiamento nei ns confronti delle FSRS e
delle aggregazioni più attente, meno settarie,
quelle non guidate da concezioni gruppettare, quelle
che si sforzano di mantenere un certo livello della
mobilitazione rivoluzionaria (es. Rete dei
comunisti, Campo antimperialista). La parte sana di
quanto è rimasto del campo delle FSRS che si sono
sviluppate negli ultimi 20 anni, quelle che fino ad
ieri ci erano ostili, oggi stanno cambiando
atteggiamento: sono costrette, principalmente dalla
ns linea giusta, dalla ns continuità e dalla ns
resistenza alla repressione, a riconoscerci un ruolo
positivo, a fare iniziative comuni. Questo si
traduce nell’affermazione, nella pratica, della
politica da fronte. Questo è anche il terreno di
coltura del blocco popolare.
38.
La
sinistra borghese è al carro della destra.
In
ogni aggregazione borghese è la destra interna che
domina e i partiti di destra orientano i partiti di
sinistra. E’ la destra che dirige i partiti della
sinistra borghese in tutti i campi e detta le
regole, nell’intervento politico che riguarda la
famiglia, l’informazione, la cultura, il movimento
sindacale, nella promozione dell’anticomunismo e del
razzismo, nella riabilitazione del fascismo, nel
sostegno alla guerra imperialista, nella sudditanza
al Vaticano, alla UE, alla NATO, agli imperialisti
USA. E’ l’ideologia della destra che orienta la
visione generale di tutti i partiti della sinistra
borghese: libero mercato capitalista, guerra
imperialista, sfruttamento della forza lavoro,
prevalenza degli interessi individuali su quelli
collettivi, ecc. La sinistra borghese al massimo
aggiunge qualche se e qualche ma, presenta ogni
sacrificio, ogni “male del capitalismo” come male
minore, come inevitabile o come castigo di dio. E
così le guerre di aggressioni imperialiste diventano
“guerre umanitarie” o missioni di pace (oggi C-S e
C-D concordano che la partecipazione italiana alla
guerra in Iraq era “missione di pace in un teatro di
guerra”: la forza delle parole usata per cercare di
confondere le masse!). L’avanzare della crisi
generale e della guerra imperialista da una parte e
la debolezza del movimento comunista dall’altra
rafforzano la direzione della destra borghese,
spostano a destra tutti i partiti del sistema
borghese in tutti i paesi del mondo. Per lo sviluppo
della guerra imperialista occorre lo sviluppo della
mobilitazione reazionaria e questo porta ad un’unità
sul programma della destra più reazionaria:
anticomunismo, riabilitazione del fascismo,
razzismo, creazione di nuove forze fasciste e
parafasciste, ecc. Questa situazione apre alle
“larghe intese” sul programma comune della borghesia
tra i partiti di destra e di sinistra, ma neanche
questa strada risolverà la crisi politica che
attanaglia il regime borghese, perché come abbiamo
visto essa ha origine dalla crisi generale del
sistema capitalista. Anche lo sviluppo delle “larghe
intese”, se verrà concretizzato, rafforza la nostra
tesi sul programma comune dei due schieramenti
borghesi.
39.
Lo
spostamento a destra dei partiti revisionisti.
Nel
nostro paese ciò si manifesta nel passaggio dai DS
al partito democratico, dal PRC al partito della
Sinistra Europea, che cercherà di prendere il posto
del vecchio PDS abbandonando i residui riferimenti
politici e culturali al movimento comunista; il PdCI
cercherà di trovare una sua collocazione tra (o nel)
PRC-SE, nei Verdi o nel nuovo tentativo di
aggregazione della residua sinistra del PRC, che
cercherà di mantenere il ruolo e l’impostazione
dell’attuale direzione del PRC. I Verdi da parte
loro passeranno da punto di aggregazione e
riferimento delle associazioni nate per la difesa
degli interessi collettivi (ambiente, natura,
salute, ecc.) a punto di riferimento per la gestione
degli affari legati alle questioni ambientali (es.
Lega Ambiente si è lanciata nel business delle
car-sharing, altre associazioni nella vendita di
energia “pulita”(?), di prodotti ecologici, ecc.).
La loro partecipazione all’attuazione del programma
del governo Prodi alimenterà lo spostamento a destra
e verso l’affarismo di queste aggregazioni.
40.
La
presenza dei comunisti rafforza la sinistra.
La
presenza e l’azione dei comunisti invece rompe con
le consorteria tra destra e sinistra e alza una
barriera alla destra. La presenza dei comunisti
sposta a sinistra l’asse politico, sposta a sinistra
l’orientamento delle masse, crea un argine alla
mobilitazione reazionaria e rafforza la
mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Il governo
Prodi portando avanti, da sinistra, il programma
comune della borghesia, con i suoi attacchi ai
diritti e alle conquiste delle masse popolari, con
la sua sudditanza al Vaticano, alla UE, alla NATO,
agli imperialisti USA, ai padroni, affaristi e
banchieri, con la sua politica economica e sociale
rafforza il potere della grande borghesia, alimenta
le contraddizioni tra masse e masse e spiana la
strada alla destra. In questa situazione assume un
ruolo di urgenza lo sviluppo di ampio movimento
popolare contro il programma del governo Prodi. Un
movimento veramente autonomo a livello politico e
organizzativo dai partiti della sinistra borghese.
Per renderlo un movimento veramente autonomo i
comunisti devono essere presenti in prima fila, con
un ruolo di avanguardia per evitare che questi
movimenti cadano, direttamente o indirettamente,
sotto la direzione della borghesia. Solo la presenza
dei comunisti, adottando correttamente la linea di
massa, assicura lo sviluppo e il rafforzamento della
sinistra esistente in questi movimenti.
41.
La
politica da fronte è la chiave della riaggregazione
del movimento comunista nel nostro paese e a livello
internazionale.
Il ns partito è chiamato a svolgere un ruolo
importante su diversi aspetti della battaglia
politica in corso nel ns paese (in primis la lotta
contro il governo Prodi) e a livello internazionale
(sviluppo dell’internazionalismo proletario). Sono
aspetti importanti per la rinascita e il
rafforzamento del movimento comunista in cui noi
dobbiamo svolgere un ruolo propositivo e propulsivo.
Propositivo e propulsivo nel senso che dobbiamo dare
una risposta a quanti oggi cercano una via per
uscire dalla situazione in cui ci hanno trascinato i
revisionisti e gli errori del movimento comunista
degli anni ‘70, una via positiva politicamente e
moralmente per un numero sempre maggiore di
lavoratori, donne, giovani e anziani che vogliono
partecipare al rinnovamento della società, che
contrastano e combattono, ognuno a proprio modo e
con i propri limiti, questa società in cui dominano
lo sfruttamento, la miseria e il degrado morale,
intellettuale e materiale. La chiave per fare ad un
livello più avanzato questo lavoro è la politica da
fronte.
42.
La
linea di massa per lo sviluppo della mobilitazione
rivoluzionaria delle masse.
La
linea di massa è il metodo di lavoro e di direzione
che dà fiducia, riaggrega e mobilita la classe
operaia e le masse popolari, rafforzando la loro
mobilitazione rivoluzionaria, combattendo la
mobilitazione reazionaria promossa dalla borghesia.
Serve per fare emergere e sviluppare la tendenza
positiva presente nelle masse (la tendenza verso
l’interesse collettivo, la tendenza “spontanea”
presente nelle masse verso il socialismo), per
aggregare e dare forza alla sinistra, per dare
fiducia alla classe operaia nelle proprie capacità
di lotta per un nuovo ordinamento sociale, per unire
alla sinistra il centro e quelle forze che in (n)PCI
chiama “le forze intermedie” (i sinceri
democratici), per isolare e combattere la destra.
Adottando la linea di massa è possibile costruire un
ampio fronte popolare diretto dalla sinistra.
L’esempio del ruolo della sezione di Milano nella
mobilitazione antifascista dopo l’11 marzo, la sua
battaglia per un corteo unitario e più di massa
possibile rappresenta bene la forza, in ogni
situazione concreta, sia della politica da fronte
sia della linea di massa.
43.
Utilizzando la linea di massa e la politica da
fronte
partendo dalle zone dove siamo presenti,
allargheremo via via la nostra sfera di influenza,
miglioreremo la nostra pratica e ci legheremo a più
ampi settori delle masse. Per questo è determinante,
in questa fase di disgregazione dei partiti della
sinistra riformista, sviluppare articolate relazioni
con i compagni di base di questi partiti, con i loro
circoli e associazioni, in particolare con quelli
che manifestano apertamente una critica al programma
del circo Prodi e che criticano la gestione
affaristica dei partiti della sinistra borghese.
Questo è un altro campo concreto, insieme a quello
delle residue FSRS, in cui si misurerà la battaglia
per costruire il Blocco Popolare, la battaglia per
valorizzare ogni tendenza positiva e contrastare
tutte quelle proposte che ripercorrono la strada che
ha condotto alla deriva dei partiti riformisti. I
partiti e gli esponenti politici (PCL, PDAC, ecc.)
che si sono staccati dai partiti della sinistra
borghese e quelli che si stacceranno nel prossimo
periodo, se vogliono effettivamente svolgere un
ruolo rivoluzionario ed essere efficaci, devono fare
una seria autocritica, spiegando cosa faranno di
diverso per non ripetere gli stessi errori del
passato e soprattutto devono alzare chiaramente la
bandiera di fare dell’Italia un nuovo paese
socialista. Solo così assumeranno un ruolo positivo
nel processo di rinascita del movimento comunista
del nostro Paese.
III.
Per lo sviluppo del nostro lavoro e del nostro
partito
44.
Noi alziamo con forza la bandiera: fare
dell’Italia un nuovo paese socialista, sotto la
direzione del (n)PCI.
Questa bandiera è la garanzia ed è la
guida per non deragliare, per non cadere in
deviazioni settarie estremistiche da una parte ed
elettoralistiche dall’altra. Questa è la bandiera
che ci permette di costruire relazioni e rapporti
costruttivi sia con le forze rivoluzionarie sia con
i sinceri democratici. Questa è la principale novità
rispetto alle precedenti esperienze di
partecipazione alla lotta politica borghese e alle
competizioni elettorali da parte di alcune
organizzazioni del movimento degli anni ’70.
45.
Il
circo Prodi, come la banda Berlusconi prima, ha
ricevuto dalla borghesia imperialista l’incarico di
attuare il suo programma comune.
Con la banda Berlusconi la borghesia imperialista
aveva contato di poterlo fare con la forza, di
colpo, senza il concorso dei sindacati di regime e
dei partiti revisionisti, ma le è andata male perché
le masse popolari hanno opposto alla prova di forza
una mobilitazione tenace e prolungata che alimentava
la rinascita del movimento comunista. Per questo la
borghesia imperialista ha ripiegato sul circo Prodi:
punta a raggiungere gli stessi obiettivi e attuare
lo stesso programma, ma attraverso l’opera di
divisione tra i diversi settori delle masse
popolari, l’imbroglio del “governo amico delle
masse” e l’opera disgregatrice dei sindacati di
regime e dei partiti revisionisti. Il rischio del
“ritorno di Berlusconi” agitato dai partiti del
governo Prodi ha un solo obiettivo: dissuadere le
masse popolari dalla lotta, indurle a dare credito e
fiducia al “governo amico” o perlomeno a lasciarlo
lavorare in pace. Berlusconi o una qualche
riedizione della destra torneranno solo se il
governo Prodi riuscirà a soffocare e disgregare la
mobilitazione delle masse popolari e a fare
arretrare la rinascita del movimento comunista al
punto che la borghesia riterrà di poter tentare
nuovamente una prova di forza.
46. Il
Vaticano costituisce il principale puntello del
dominio della borghesia imperialista e del suo
sistema di sfruttamento e oppressione.
Sfrutta le paure che questo sistema suscita tra le
masse, specula sulle disgrazie che questo sistema
provoca alle masse, usa la sua autorità morale per
succhiare risorse dalle masse popolari e per
dissuaderle dalla lotta contro i responsabili del
loro malessere e per un nuovo e superiore
ordinamento sociale che ponga fine ad ogni miseria,
a ogni sfruttamento, a ogni guerra. Il Vaticano
collabora con gli altri gruppi della borghesia
imperialista all’eliminazione delle conquiste di
civiltà e benessere delle masse popolari, in
particolare di quelle femminili: la “difesa della
vita” è la veste culturale e ideologica che copre
l’attacco al diritto a una maternità consapevole e
tutelata. La borghesia imperialista ha affidato al
Vaticano la direzione ideologica e morale della
mobilitazione reazionaria delle masse popolari: la
“guerra di civiltà e di religione” è la bandiera con
cui conduce l’aggressione delle masse popolari arabe
e musulmane. Da qui la sudditanza della borghesia
imperialista, bigotta o miscredente che sia, al Papa
e alla sua corte, da qui le concessioni e i benefici
al Vaticano e alla Chiesa cattolica, da qui
l’offensiva che il Papa e il suo esercito di vescovi
e cardinali conducono in ogni campo della vita
sociale. Smascherare e denunciare il ruolo e le
responsabilità del Vaticano e della Chiesa nella
guerra di sterminio che la borghesia imperialista
conduce contro le masse popolari, sostenere e
promuovere ogni mobilitazione delle masse popolari
contro il Vaticano e la Chiesa sono un compito
imprescindibile dei comunisti. Ogni via di progresso
per le masse popolari passa attraverso la
soppressione del Vaticano!
47.
I
nostri referenti principali
non
sono genericamente le masse popolari né il centro
delle masse popolari e neanche i sinceri
democratici, ma i lavoratori e gli elementi avanzati
delle masse popolari. Sono i principali promotori
della mobilitazione delle masse popolari contro il
programma comune della borghesia imperialista,
costituiscono la sinistra dei sindacati, dei partiti
revisionisti, delle altre organizzazioni popolari e
dei movimenti di protesta delle masse popolari. La
lotta contro il governo Berlusconi univa la destra e
la sinistra nei sindacati, nei partiti revisionisti,
nelle altre organizzazioni popolari e nei movimenti
di protesta delle masse popolari. La lotta contro le
misure antipopolari e guerrafondaie del governo
Prodi, invece, si svolge a un nuovo livello,
comporta che la sinistra la organizzi e la promuova
in modo autonomo, quindi che si distingua e si
divida dalla destra e le contenda, fino a
strappargliela, la direzione e l’orientamento della
mobilitazione delle masse popolari. Compito del
nostro partito è sostenere e rafforzare la sinistra
in questa battaglia, individuarla e raggiungerla per
raccoglierla e organizzarla nella lotta per fare
dell’Italia un nuovo paese socialista. Solo in
questo modo la lotta contro il governo Prodi e il
programma comune della borghesia, che esso ha il
compito di attuare, potrà svilupparsi e
contemporaneamente l’accumulazione di forze
rivoluzionarie farà passi avanti.
48. Costruire
il Blocco Popolare è la nostra parola d’ordine.
Costruire un BP, anche sul terreno elettorale, che
lotta contro le manifestazioni della putrefazione
del regime borghese, contro l’eliminazione delle
conquiste, per il miglioramento delle condizioni di
vita e di lavoro delle masse popolari. Un BP che
sostiene senza riserve ogni lotta delle masse, che
promuove la mobilitazione rivoluzionaria delle masse
come via e mezzo principale di ogni difesa e di ogni
conquista. Un BP che partecipa alla riscossa dei
lavoratori e delle masse popolari, con una
piattaforma generale, comune e vincolante per tutti
gli organismi componenti il Blocco, basata sullo
sviluppo di una politica da fronte (iniziative
comuni coordinate, dibattito franco, aperto e leale
su programmi e obiettivi delle singole componenti,
solidarietà reciproca). Abbiamo giustamente definito
come un limite fare solo un “blocco
anticapitalista”, perché implica un obiettivo e un
programma che resterebbe racchiuso nel campo delle
FSRS, non si aprirebbe alle masse popolari, non
favorirebbe la mobilitazione attiva e rivoluzionaria
delle masse.
49.
Noi
sosteniamo il fronte della lotta sindacale e
rivendicativa (3° fronte di lotta).
Sosteniamo la lotta per il rinnovamento del
movimento sindacale italiano portata avanti dal
Sindacato dei Lavoratori in Lotta (SLL) e da altri
sindacati che si aggregheranno in questa battaglia.
Sindacati che lottano per difendere i diritti dei
lavoratori e delle masse proletarie; per sviluppare
la solidarietà di classe contro ogni forma di
repressione diretta o indiretta verso i lavoratori,
verso le avanguardie; per costruire l’unità
sindacale di tutti i proletari e collegare questa
lotta alla lotta per un nuovo e superiore
ordinamento sociale che realizzi l’emancipazione dei
proletari dai capitalisti fino all’eliminazione del
capitalismo. In questo senso dobbiamo procedere ad
una maggiore separazione tra il lavoro che alcuni
nostri dirigenti svolgono per il Partito dei CARC e
per il SLL. Entrambe devono essere due
organizzazioni autonome, dirette da comunisti e che
collaborano tra di loro (politica da fronte) proprio
perché appartenenti allo stesso movimento della
“rinascita del movimento comunista” e protesi verso
lo stesso obiettivo strategico “fare dell’Italia un
nuovo paese socialista”. Ognuno deve però sviluppare
le proprie specificità e particolarità.
50.
Noi
sosteniamo il fronte della lotta e resistenza alla
repressione e dello sviluppo della solidarietà
proletaria (1° fronte di lotta).
Sosteniamo la lotta che l’Associazione di
Solidarietà Proletaria (ASP) conduce, ormai da quasi
30 anni, per lo sviluppo di un ampio fronte di lotta
comune contro la repressione dei lavoratori e delle
masse popolari, contro le varie forme di
controrivoluzione preventiva e per lo sviluppo della
solidarietà verso i rivoluzionari prigionieri e
verso tutti coloro che sono colpiti dalla
repressione perché sono, o la borghesia teme che
diventino, centro di promozione, orientamento e
direzione della resistenza delle masse popolari.
Anche in questo campo abbiamo già preso importanti
decisioni con il distacco di alcuni militanti per lo
sviluppo autonomo delle attività ASP. Anche con l’ASP,
come con il SLL, ci lega, oltre alla comune origine
storica e appartenenza alla “carovana” che ha
lavorato per la ricostruzione di un nuovo partito
comunista, l’appartenenza allo stesso movimento
della “rinascita del movimento comunista” e lo
stesso obiettivo strategico “fare dell’Italia un
nuovo paese socialista”. Gli attacchi della
controrivoluzione preventiva e i comuni obiettivi ci
spingono a sviluppare, ognuno con le proprie
specificità e particolarità, anche in questo campo
la politica da fronte comune. L’esperienza di lotta
contro l’8° procedimento contro il (n)PCI e il ns
partito ci dimostra concretamente come è possibile
sviluppare un legame dialettico tra 1° e 2° fronte.
51.
Noi
sosteniamo il fronte della lotta per il rinnovamento
della cultura proletaria, per lo sviluppo delle
aggregazioni economiche e sociali popolari:
cooperative, associazioni ricreative, sportive (4°
fronte di lotta).
Questo è un campo dove ancora non sono emerse
organizzazioni in grado di diventare centro di
propulsione di questo processo di rinnovamento. È
ancora un terreno diretto principalmente dalle forze
revisioniste o movimentiste (ARCI, case del popolo,
centri sociali, cooperative di lavoro o sociali).
Anche su questo terreno abbiamo fatto in questi anni
alcune esperienze importanti (Centri di
documentazione filorosso e case del popolo
collegate) ma non siamo ancora riusciti a
svilupparli in modo da renderli dei veri organismi
di massa. Questo è un terreno che sotto la direzione
del vecchio PCI era stato sviluppato in grande e che
i revisionisti hanno via via snaturato e reso
terreno di coltura dell’ideologia borghese e
capitalista. Lo sviluppo di questo fronte di lotta è
molto importante e il ns partito deve prestare
particolare cura nel sostenere i germogli che si
sviluppano, dobbiamo dedicare un’attenzione
particolare allo sviluppo di una sana cultura
proletaria nel campo delle arti, dello spettacolo,
della socialità, della musica, ecc. Lo sviluppo del
lavoro su questo fronte di lotta passa
necessariamente per un bilancio delle esperienze
accumulate, unico strumento per comprendere e
superare i nostri insuccessi e limiti. Come abbiamo
già detto, la crisi generale del sistema
capitalistico è insieme crisi economica, crisi
politica e crisi culturale. La borghesia fa largo
uso della diffusione di una cultura reazionaria tra
le masse popolari (fomentando l’individualismo,
l’evasione, l’abbrutimento, la guerra tra poveri e
la rassegnazione alla vita infernale in cui il
capitalismo relega le masse) quale strumento per far
prevalere la mobilitazione reazionaria in difesa del
capitalismo sulla mobilitazione rivoluzionaria per
il superamento del capitalismo e per la costruzione
di una società diretta dai lavoratori. In tutto ciò
la borghesia riceve l’ausilio del Vaticano, che in
Italia per particolari ragioni di forza e di storia,
assume il ruolo di vero e proprio motore
intellettuale della campagna della borghesia per la
diffusione di una cultura reazionaria tra le masse
popolari. I comunisti devono sostenere, promuovere e
organizzare la mobilitazione delle masse popolari
per dotarsi dei propri strumenti culturali autonomi
e per il rinnovamento della cultura proletaria.
52.
Noi sosteniamo la lotta
in difesa dell’ambiente.
L’attuale crisi generale che colpisce il mondo
capitalista si ripercuote anche sull’ambiente. La
borghesia nella sua disperata ricerca del profitto
sta avvelenando il pianeta, sperperando risorse
necessarie per l’esistenza del genere umano. La
borghesia nell’estremo tentativo di tenere in piedi
il suo sistema economico e politico ormai putrefatto
sta negando alle prossime generazioni la possibilità
di vivere in un ambiente sano. Le speculazioni di
pochi stanno intaccando un patrimonio di tutti. Le
masse popolari del nostro paese hanno dimostrato in
innumerevoli occasioni di considerare la difesa
dell’ambiente e della salute pubblica una priorità.
Negli ultimi anni le lotte più accanite delle masse
popolari si sono sviluppate proprio in questo campo:
dal NO alla TAV, alla lotta contro il moltiplicarsi
degli inceneritori e delle discariche, al NO ai
rigassificatori. Tutti questi focolai di rivolta
sono uniti da un unico denominatore: fermare la
devastazione ambientale, per un ambiente in cui
vivere e far crescere le generazioni future. La
borghesia non può nascondere gli squilibri che la
sua politica scellerata sta causando nel pianeta, ma
mette in campo dei semplici palliativi (blocco del
traffico nelle città, accordi internazionali per la
riduzione delle emissioni gassose, ecc.) solo per
dimostrare che opera per il bene comune. La
devastazione dell’ambiente si inserisce nella
“guerra non dichiarata di sterminio” contro le masse
popolari. La borghesia è l’ultima a subire gli
effetti deleteri della devastazione ambientale,
mentre i proletari non se ne possono sottrarre: le
masse popolari passano tutta la loro esistenza nelle
periferie inquinate delle città, lavorano a contatto
con sostanze dannose per l’organismo. In questa
contrapposizione che vede da una parte le
speculazioni ed i profitti della borghesia e
dall’altra il diritto delle masse popolari a vivere
in armonia con il territorio e in un ambiente sano,
il partito dei Carc ribadisce che è impossibile
conciliare gli interessi della borghesia con quelli
delle masse popolari. Quindi noi ci impegneremo con
tutte le nostre forze a promuovere, organizzare e
sostenere una lotta più ampia possibile contro la
devastazione ambientale ed in difesa delle
condizioni di vita e di salute delle masse popolari.
53.
Noi
sosteniamo lo sviluppo dell’internazionalismo
proletario.
Sviluppiamo le relazioni internazionali, cioè lo
scambio tra il movimento comunista rivoluzionario
italiano e quello mondiale, per l’arricchimento
reciproco, attraverso la politica da fronte.
Sviluppiamo le relazioni con i partiti e le
organizzazioni comuniste e rivoluzionarie dei paesi
imperialisti e dei paesi oppressi e semicoloniali,
in primo luogo con quelli che sviluppano attività
rivoluzionarie nel secondo fronte di lotta, cioè
dirigere le masse popolari a intervenire nella lotta
politica borghese con l’obiettivo principale di
accumulare forze per le rivoluzioni socialiste per
condurre meglio la nostra lotta. Sosteniamo la
resistenza delle masse di ogni paese del mondo
contro le aggressioni imperialiste. Sosteniamo le
rivoluzioni socialiste e le rivoluzioni di nuova
democrazia in corso nel mondo.
54.
Due
linee di sviluppo: giovani lavoratori e studenti e
donne delle masse popolari.
Nei
prossimi anni dobbiamo dedicare una particolare
attenzione allo sviluppo di due importanti settori
della mobilitazione rivoluzionaria delle masse: i
giovani e le donne delle masse popolari. Dobbiamo,
anche in questi settori, riprendere la migliore
esperienza del movimento comunista del nostro paese
e di quello internazionale. I giovani sono la parte
più dinamica e rappresentano il nuovo che avanza e
il futuro per il movimento comunista. Le donne,
l’altra metà del cielo, rappresentano un punto di
forza per lo sviluppo di un movimento veramente
rivoluzionario, perché il loro apporto incide nel
profondo delle relazioni sociali. Non è mai esistito
un movimento comunista che non ha dato un’importanza
particolare allo sviluppo della mobilitazione delle
donne e dei giovani lavoratori e studenti.
55.
Linea di sviluppo per la crescita del nostro
partito.
Il nostro partito deve continuare a trasformarsi in
uno strumento sempre più adeguato a svolgere i suoi
compiti. Dobbiamo fare ancora molti passi in avanti
in questo processo di trasformazione. Nei prossimi
anni dobbiamo approfondire ed ampliare il lavoro già
avviato in passato, rafforzando in ogni compagno e
in ogni organismo le capacità e la mobilitazione per
lo svolgimento dei compiti a cui è preposto. In ogni
compagno dobbiamo rafforzare la dedizione alla
causa, la concezione comunista del mondo, il metodo
di lavoro, la disciplina, l’attivismo e lo spirito
d’iniziativa. In ogni organismo dobbiamo sviluppare
al meglio la divisione dei compiti e il
funzionamento in ogni aspetto. In ogni organismo e
istanza del partito dobbiamo rafforzare il processo
di CAT e a questo scopo dobbiamo favorire il più
ampio dibattito e il più elevato rispetto delle
istanze, dei ruoli e delle responsabilità. Il
partito deve dotarsi di un sistema ancora più
avanzato di formazione dei membri, di assegnazione
dei compiti e delle responsabilità e di costruzione
di istanze e organismi sulla base delle possibilità
concrete e nella prospettiva della crescita
progressiva di tutto il partito.
56.
Lotta alla destra e al fascismo.
Abbiamo detto che il governo Prodi apre, ancora una
volta, la strada alla destra, rafforza la destra e
darà spazio alla formazione e sviluppo di forze
fasciste e parafasciste. Alcune di queste, per
impiantarsi nei quartieri popolari e nei luoghi di
lavoro, tenteranno di speculare sui profondi
malesseri e miserie che la società capitalista crea,
sulle misure antipopolari del governo, sulla
divisione tra le masse alimentata dal programma del
circo Prodi. Il nostro partito deve farsi promotore
e partecipare attivamente alla battaglia per
cacciare dai quartieri popolari e dalle fabbriche
questo cancro che la borghesia cerca di introdurre,
per ricacciare nelle fogne queste forze. Lo
strumento principale e decisivo della lotta che i
comunisti conducono contro la demagogia della destra
e il fascismo consiste tuttavia nel mobilitare,
organizzare e dirigere tutti gli strati delle masse
popolari a lottare contro la borghesia, i ricchi e
le autorità, nel mobilitare nell’ambito del
movimento comunista tutti quelli che per un motivo o
l’altro sono malcontenti dello stato presente delle
cose e nell’orientare contro la borghesia
imperialista il risentimento di tutti i ribelli.
Anche su questo terreno dobbiamo sviluppare il più
vasto fronte popolare, praticando la politica da
fronte e la linea di massa.
57.
Lottiamo contro la guerra imperialista e sosteniamo
la resistenza dei popoli aggrediti.
Gli
USA, i sionisti e i loro complici europei, tra cui i
gruppi imperialisti italiani, con le loro coalizioni
governative di CD e CS, aggrediscono i popoli
afgano, iracheno, palestinese, libanese, ecc. per
sottometterli al proprio sfruttamento e saccheggiare
i loro paesi. Come comunisti che operano in un paese
aggressore, dobbiamo lottare risolutamente contro la
guerra imperialista, sostenere senza riserve la
resistenza che i popoli aggrediti oppongono
all’occupazione e ai massacri, combattere
efficacemente e radicalmente la borghesia del nostro
paese, schierarci a favore della sconfitta delle
armate dell’aggressione e dell’occupazione da parte
della Resistenza. Ogni colpo che la resistenza dei
popoli aggrediti infligge agli eserciti aggressori
indebolisce la borghesia dei paesi imperialisti,
ogni avanzamento e successo ottenuto dai comunisti e
dalle masse popolari dei paesi imperialisti sulla
loro borghesia rafforza la resistenza dei popoli
oppressi.
58.
Fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
Questa è la bandiera che il partito dei CARC ha
innalzato e porterà avanti con abnegazione e con
spirito innovativo. Avanzare sul sentiero tracciato
dalla Direzione Nazionale Straordinaria dei CARC
della primavera del 2005, per portare avanti al
meglio il compito che ci siamo assunti nella lotta
per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. |