CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Comunicato del 25.09.08

Il giudice Giovagnoli fa ricorso in Cassazione contro il “non luogo a procedere” emesso dal giudice Zaccariello e le dà dell’incompetente!

 

Lo scorso 3 settembre il giudice Paolo Giovagnoli della procura di Bologna, meglio noto come “novello Torquemada” per le sue gesta repressive contro studenti, lavoratori, comunisti, immigrati e centri sociali, ha presentato ricorso in Cassazione contro il “non luogo a procedere” emesso il 1° luglio dal GUP Rita Zaccariello rispetto all’Ottavo Procedimento Giudiziario per “associazione sovversiva” montato da Giovagnoli contro il (n)PCI, il Partito dei CARC e l’Associazione Solidarietà Proletaria.

 

Questo è l’ennesimo “non luogo a procedere” che Giovagnoli colleziona per procedimenti per “associazione sovversiva” o affini da lui aperti, per cui reagisce in modo indispettito: ne va del suo prestigio e della sua carriera!

 

Il novello Torquemada motiva il suo acceso e polemico ricorso (disponibile sul nostro sito www.carc.it, così come le Motivazioni con cui il giudice Zaccariello ha sostenuto il “non luogo a procedere”) per “inosservanza ed erronea applicazione della legge penale e per manifesta illogicità delle motivazione risultante dal testo della sentenza impugnata”.

Nelle 29 pagine del suo documento Giovagnoli attacca a spada tratta il GUP Zaccariello, dandole, in modo neanche troppo velato, dell’incapace che si è fatta trarre in inganno dalla “carovana” del (n)PCI e che ha una visione distorta del concetto di difesa dell’ordine “democratico”.

 

In realtà infatti lo scontro Giovagnoli-Zaccariello è lo scontro tra due concezioni della repressione all’interno della magistratura e delle istituzioni del nostro paese. In sostanza il giudice Giovagnoli fa parte di quella componente della classe dominante che non vuol farsi legare le mani dalle leggi vigenti e vuole estendere e via via rendere sempre più violenta, aperta e dichiarata la repressione preventiva nei confronti di studenti, lavoratori, immigrati, sindacalisti, comunisti e centri sociali, fino ad arrivare alla messa fuori legge dei comunisti e di tutti gli oppositori. Il giudice Giovagnoli ha la concezione della destra reazionaria e ne applica la linea. In altre parole, il novello Torquemada fa parte di quella componente della borghesia che tende all’eversione dell’ordine costituito e che per questo punta a creare magistratura e tribunali speciali addomesticati al governo.

La Zaccariello invece fa parte, come abbiamo già detto nel nostro comunicato dell’8.08.08, di quella componente della classe dominante che è per attenersi, nei limiti del possibile, alle leggi sancite dalla Costituzione e dal Codice penale per condurre la repressione degli oppositori politici, che è più restia all’eversione dell’ordine costituito voluta dalla destra reazionaria. La Zaccariello ha quindi la concezione della sinistra borghese.

 

L’“illogicità” di cui si lamenta Giovagnoli nel suo ricorso è in realtà l’assurdità che ai suoi occhi (e agli occhi delle destra reazionaria) ha una concezione che vuol imbrigliare, salvo “ragioni di Stato”, la repressione preventiva degli oppositori con le leggi sancite dalla Costituzione. In sintesi il novello Torquemada si chiede e chiede alla Cassazione: “come è possibile non rinviare a processo delle persone che hanno come obiettivo il sovvertimento di questo sistema anche se non hanno commesso azioni armate e non ci sono prove contro di loro? Fino a quando dovremo farci legare le mani dalle legge vigenti che tutelano il diritto di associazione e di espressione? Fino a quando ci faremo degli scrupoli nel mettere fuori legge i comunisti?”.

 

E’ la stessa concezione che ha portato Giovagnoli a non prendere in considerazione il “non luogo a procedere” o l’assoluzione con cui si sono concluse le sette inchieste per “associazione sovversiva” condotte in Italia contro la “carovana” del (n)PCI.

 

E’ la stessa concezione che ha portato Giovagnoli a non prendere in considerazione il rigetto da parte del giudice Umberto Antico della procura di Napoli della richiesta di arresti cautelari nei confronti di membri del (n)PCI, del P-CARC e dell’ASP avanzata dal giudice Stefania Castaldi, titolare del settimo procedimento giudiziario per “associazione sovversiva” contro la “carovana” del (n)PCI, per insufficienza di prove e “poiché la clandestinità di per sé non è un reato”.

 

E’ la stessa concezione che ha portato il giudice Giovagnoli a partecipare alla creazione del “Gruppo bilaterale italo-francese sul terrorismo e le minacce gravi” composto da magistrati e uomini politici italiani e francesi, ossia un organismo che viola la divisione dei poteri e l’autonomia della magistratura dall’esecutivo, per condurre azioni repressive congiunte tra i due paesi contro il (n)PCI, P-CARC e altri organismi (vedere il dossier realizzato al riguardo dal P-CARC e ASP, disponibile sul nostro sito).

 

E’ la stessa concezione che ha portato Giovagnoli a non prendere in considerazione il “non luogo a procedere” emesso in Francia dal giudice Gilbert Thiel per l’accusa di “terrorismo” a carico di Giuseppe Maj, Giuseppe Czeppel (membri del (n)PCI) e Angelo D’Arcangeli, dopo tre anni di inchiesta aperta e condotta su spinta di Giovagnoli e della Castaldi.

 

E’ la stessa concezione che ha portato Giovagnoli a non prendere in considerazione il rigetto emesso dalle Autorità Svizzere rispetto alla richiesta avanzata dal giudice Stefania Castaldi di aprire un’inchiesta per “associazione sovversiva” contro il (n)PCI. Le Autorità Svizzere motivarono il rigetto dicendo che “la richiesta presenta un chiaro carattere politico”.

 

Tutti elementi questi che il giudice Zaccariello elenca nelle sue Motivazioni di “non luogo a procedere”. E che Giovagnoli schiva, relegandoli nel campo dell’“illogicità”. L’assenza di prove e i precedenti sono secondari per il novello Torquemada. Quello che conta è condurre un intervento preventivo contro coloro che vengono individuati come potenziali nemici dello Stato dei padroni, senza prendere troppo in considerazione i diritti conquistati con la Resistenza nel nostro paese.

 

Maliziosamente, Giovagnoli schiva anche le numerose sentenze di Cassazione che il GUP Zaccariello cita in sostegno della sua analisi e del suo rigetto della richiesta di “rinvio a giudizio”. Il tentativo del novello Torquemada è chiaro: cercare di screditare la Zaccariello agli occhi della Corte di Cassazione, facendola passare per un’incapace e un’ingenua. In realtà, però, così facendo Giovagnoli attacca tutti coloro che hanno la sua stessa concezione all’interno della magistratura e del mondo politico, tra cui anche la Corte di Cassazione di cui la Zaccariello cita numerose sentenze.

 

Fin dove arriva l’arroganza del giudice Giovagnoli? La Zaccariello, il giudice Antico, il giudice Thiel, le Autorità Svizzere, i giudici italiani che hanno condotto i sette procedimenti giudiziari per “associazione sovversiva” contro la “carovana” del (n)PCI conclusi tutti per “non luogo a procedere” o archiviazione, la Corte di Cassazione stessa sono tutti degli emeriti incompetenti per Giovagnoli?

 

Ma chi vuole ingannare il novello Torquemada con i suoi giochetti? Il ricorso in Cassazione può essere fatto solo per verificare il rispetto delle procedure giudiziarie: lui, però, formalmente chiede la verifica sulle procedure, mentre nella sostanza entra nel merito delle Motivazioni della Zaccariello, contestandole punto per punto! Un ricorso di questo tipo non ha nulla a che vedere con la verifica del rispetto delle procedure! Un ricorso di questo tipo è anti-costituzionale!

 

La Corte di Cassazione dovrà decidere se sostenere quella parte della magistratura e della classe dominante che vuol rafforzare la repressione nel nostro paese senza farsi legare le mani dalle leggi vigenti e dai diritti sanciti dalla Costituzione e liberando il campo, screditandoli, dai magistrati che, in un modo o nell’altro, hanno delle resistenze a imboccare questa strada oppure contrastare questo tentativo di calpestare apertamente i diritti sanciti dalla carta costituzionale e di avanzare nella messa fuori legge dei comunisti, insieme al connesso progetto di creare una magistratura speciale e tribunali speciali, strettamente subordinati all’esecutivo, per la repressione politica.

 

Nel caso in cui la Corte di Cassazione deciderà di sostenere il giudice Giovagnoli nel suo tentativo eversivo e quindi rifare l’udienza, noi chiameremo a testimoniare tutti i magistrati e uomini politici che hanno partecipato ai vari procedimenti giudiziari contro la “carovana” del (n)PCI o che hanno preso posizione contro le ripetute accuse di “associazione sovversiva” mosse nei suoi confronti (per vedere la lista delle persone che chiameremo a testimoniare, vedere sul nostro sito il comunicato dell’11.06.08 “Ecco chi chiameremo a testimoniare!”). Trasformeremo quindi il processo in una battaglia politica per la difesa dei diritti politici conquistati con la Resistenza partigiana.