CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Comunicato della DN del 23.09.2008

Il 3 novembre si terrà l’udienza di cassazione per gli antifascisti dell’11 marzo 2006: costruiamo un percorso di mobilitazione, denuncia e solidarietà, contro il fascismo e il razzismo, per la libertà dei compagni condannati!

 

Ora e sempre Resistenza!

 

Il 3 novembre prossimo si terrà a Roma l’udienza di cassazione per gli antifascisti che l’11 marzo 2006 a Milano scesero in strada per cercare di impedire una parata neofascista di Fiamma Tricolore nella città medaglia d’oro per la Resistenza.

 

Lo scorso anno la corte d’appello di Milano confermò la condanna di primo grado per 15 antifascisti a 4 anni di detenzione (tra cui il compagno Valter Ferrarato, membro della Direzione Nazionale del nostro Partito), cercando di far passare il messaggio “l’antifascismo è un reato” e, inoltre, avallando l’accusa di “concorso morale in devastazione e saccheggio” che costituisce il tentativo di “cancellare d’ufficio” l’articolo costituzionale in cui si prevede che la responsabilità penale è sempre personale e che, nel caso di rinvio a giudizio, contro ogni singolo imputato devono esserci prove certe sulla sua attiva partecipazione al reato che gli viene contestato.

 

Questa condanna si inquadra nel processo di rafforzamento della repressione nei confronti dei comunisti, anarchici, antifascisti, sindacalisti combattivi e avanguardie di lotta in corso nel nostro paese e di sdoganamento del fascismo condotto dalla destra reazionaria e dalla destra conciliatoria (PD), con il sostegno della sinistra borghese.

 

L’arringa tenuta dell’avvocato Giuseppe Pelazza, difensore del nostro compagno Valter Ferrarato, in occasione dell’udienza di appello del 26 ottobre 2007, ha messo in luce in maniera chiara la reale natura di questo procedimento giudiziario: (…) “La Costituzione ha un nucleo antifascista laddove sviluppa la disparità tra fascisti e antifascisti. In questo caso è pacifico e sicuro che c’è un illecito a monte ed è quello di avere consentito la manifestazione della Fiamma Tricolore. E’ l’illecito che ha portato a scendere in piazza una esigua minoranza di soggetti nell’assenza totale di quelle forze antifasciste che avrebbero dovuto farsi carico di questo. Non possiamo dimenticarlo. Nel ‘78 la corte d’assise di Torino, in epoca rapimento Moro, stabilisce come canone di condotta quell’attenuante che concede nobiltà a chi si oppone all’arbitrio di potere e abusi di regime. In quest’ottica, anche il movente politico diretto al sovvertimento dell’ordine può trovare spazio. Dopo la contestazione del ‘70 a Pavia contro Almirante, il tribunale stabilisce il valore morale e sociale di ripudiare la riformazione del partito fascista e questo valore può essere esteso ai successivi atti di ostilità verso le forze dell’ordine se gli atti mantengono lo stesso movente. Questi principi hanno oggi lo stesso valore, meno sentiti forse, ma hanno la stessa radice in quella che è ancora la nostra costituzione.” (…)

 

Le vere “colpe” che per la borghesia hanno avuto gli antifascisti che l’11 marzo 2006 a Milano trasformarono, seppur con limiti di spontaneismo, la lotta contro lo sdoganamento dei fascisti in un problema di ordine pubblico sono state:

-          aver rotto il silenzio-assenso con cui la sinistra borghese sostiene lo sdoganamento dei fascisti condotto dalla destra reazionaria, con la benedizione del Vaticano che alimenta la guerra tra poveri, il razzismo e la discriminazione con le sue prediche sullo “scontro di civiltà”, la “difesa della cultura cattolica dall’Islam”, la “difesa della vita e della famiglia”;

-          aver messo a nudo la reale natura e funzione della “legalità” borghese, che fa sistematicamente carta straccia della Costituzione e dell’antifascismo in essa espresso, lasciando campo libero per i gruppi neo-fascisti;

-          aver contrastato la tendenza, consapevole o meno, di trattare il fascismo come un’opinione simile alle altre e cioè come una posizione discutibile ma che comunque deve essere rispettata o almeno tollerata;

-          aver smascherato gli antifascisti di facciata (antifascisti padronali) ossia coloro che si dicono antifascisti ma solo fino ad un certo punto, sino al punto in cui l’antifascismo non contrasta con gli interessi della classe dominante e con le sue regole: gli stessi che subito dopo i fatti dell’11 marzo si diedero un gran da fare per prendere le distanza e sostenere la condanna degli antifascisti, additandoli come vandali e criminali;

-          aver aperto una nuova stagione di mobilitazioni, dibattiti e confronto per la creazione di un fronte comune antifascista che non si limiti soltanto alla ricerca dell’unità fine a se stessa ma che ponga la questione dell’antifascismo come un aspetto imprescindibile della più generale lotta di classe nel nostro Paese.

 

Il “diritto” e la “libertà” che il GIP Mariolina Panasiti (AN), il PM Basilone e la corte d’appello di Milano vogliono difendere con la condanna a 4 anni di detenzione per i 15 antifascisti dell’11 marzo sono il “diritto” e la “libertà” per il padroni e il loro Stato di utilizzare tutti gli strumenti che ritengono opportuni (legali e non) per reprimere e opprimere le masse popolari, con l’obiettivo di difendere i loro profitti e  interessi. Allo stesso tempo, questa condanna costituisce il tentativo di rafforzare le misure repressive esistenti, assestare un altro duro colpo ai diritti politici per la masse popolari strappate con la Resistenza e il sangue dei Partigiani.

 

La condanna agli antifascisti dell’11 marzo si inquadra infatti in un processo più articolato e generale di aumento della repressione nel nostro paese: arresti dei manifestanti di Chiaiano, cariche della polizia a Vicenza contro il movimento No dal Molin, condanne dei manifestanti del G8 di Genova, schedatura di massa degli immigrati e l’introduzione del reato di “clandestinità”, inchieste per “associazione sovversiva” contro lo Slai Cobas-per il sindacato di classe e il Partito dei CARC, operazione 12 febbraio, continui procedimenti giudiziari contro il Sindacato Lavoratori in Lotta-per il sindacato di classe, repressione nei confronti di Potere Operaio di Pomigliano D’Arco, licenziamenti politici e reparti confino nelle fabbriche, ecc.

Queste misure repressive e anti-democratiche vanno di pari passo con l’aumento delle azioni squadristiche dei fascisti e razzisti (ronde, aggressioni, omicidi, violenze sessuali nei confronti degli omossessuali, attacchi squadristici contro immigrati e anti-fascisti) che riemergono dalle fogne in cui la Resistenza e il movimento comunista li aveva ricacciati e addirittura ottengono, come nel caso della circoscrizione 3 di Torino a guida del centro sinistra, locali comunali adiacenti alle sedi dell’ANPI per dare luogo alle loro iniziative apologetiche e per consumare, con il bene placido delle “istituzioni democratiche”, lo sfregio a quella parte della Costituzione che gli vieta, ancora oggi, l’agibilità politica.

 

Lanciamo l’appello a tutte le forze democratiche, progressiste, anti-fasciste, anti-razziste, comuniste a prendere posizione pubblica contro questo attacco repressivo e a costruire insieme iniziative di denuncia, mobilitazione e solidarietà (volantinaggi, assemblee, cene sociali, presidi, ecc.) prima e durante l’udienza della corte di cassazione che si terrà il 3 novembre.

La lotta per la difesa dei compagni processati è una componente imprescindibile della lotta contro lo sdoganamento dei fascisti e le loro vili aggressioni, contro il razzismo e la xenofobia.

 

La solidarietà è un arma!

Libertà per i compagni antifascisti dell’11 marzo!

Lotta senza quartiere al fascismo!

Ora e sempre Resistenza!