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Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Comunicato della DN del 11.09.2008

Solidarietà e sostegno senza condizioni agli attivisti NO Dal Molin caricati dalla polizia!

Quando le masse popolari irrompono a testa alta e a gamba tesa nel teatrino della politica, la democrazia borghese diventa “gravemente inopportuna”!

Avanziamo sulla strada di unire in un Blocco Popolare quanti sono senza se e senza ma contro il programma di miseria, devastazione e guerra della borghesia e per un altro mondo possibile di pace, libertà, uguaglianza e democrazia: il socialismo!

 

A Vicenza abbiamo visto di che pasta è fatto il “grande consenso popolare” su cui  Berlusconi e la sua banda  esultano e i rottami della sinistra borghese invece piangono! A Vicenza “gli italiani sono con me” di Berlusconi non funziona, non riesce a indurre le masse popolari a subire la costruzione della nuova base USA e allora il governo ha ordinato al questore Sarlo di caricare i manifestanti riuniti in presidio: cerca di imporre il “consenso” alla costruzione della base a suon di botte e manganellate, come in Afghanistan e in Iraq gli imperialisti USA (di cui la banda Berlusconi è al rimorchio) stanno esportando la loro “democrazia” con bombardamenti, stragi e torture.

Il movimento No Dal Molin è un “pericolo pubblico” per la banda Berlusconi. Perché la determinazione con cui lotta infonde fiducia a tutte le masse popolari, contrasta la rassegnazione e il disfattismo, insegna a “osare lottare, osare vincere”. Perché rappresenta un punto di forza per tutte le masse popolari del nostro paese. Perché è un esempio per tutti coloro che vogliono farla finita con il programma di miseria, precarietà, sfruttamento, devastazione, guerra e degrado dei padroni, degli speculatori, del Vaticano, degli imperialisti USA e dei loro governi. Perché indica la strada per farlo. In questi due anni il Comitato No Dal Molin

1. ha diretto la lotta contro la base USA in modo autonomo dalle forze borghesi di destra e di sinistra e con l’obiettivo di impedire concretamente la sua costruzione: non si è limitato a contestare, a dissentire e a contrattare “il meno peggio”, ma ha promosso la lotta deciso a vincere;

2. ha organizzato numerose forme di mobilitazione e di protesta popolare (presidio permanente, raccolte firme, blocco dei lavori, manifestazioni, ecc.) che hanno unito diversi settori e classi delle masse intorno all’obiettivo di impedire la costruzione della nuova base e nello stesso tempo ha fatto leva nel modo più ampio possibile sulle contraddizioni delle forze borghesi, in particolare non ha dato credito alle promesse e agli imbrogli della sinistra borghese ma l’ha obbligata a rendere conto degli impegni che aveva preso: ha condotto una “lotta su due gambe” che ha rafforzato l’organizzazione delle masse popolari autonoma dalla borghesia e dai suoi partiti, dal Vaticano, dai sindacati di regime;

3. ha tenuto tenacemente testa ai ricatti e agli imbrogli con cui il governo del circo Prodi e l’amministrazione locale di centro-destra ha cercato di dividere il fronte di lotta e di mettere masse contro masse, dall’ “allarme terrorismo” al ricatto del lavoro: contro il “divide et impera” della borghesia ha lavorato per accrescere l’unità delle masse popolari mettendo avanti sempre e comunque i loro interessi, aspirazioni ed esigenze e su questa base ha affrontato anche le contraddizioni tra gruppi e settori delle masse stesse;

4. non si è fatto legare le mani dalle regole stabilite dagli avversari: ha applicato il principio che “è legittimo tutto quello che è conforme agli interessi e alle aspirazioni delle masse popolari anche se non è legale, cioè è vietato dalle leggi borghesi”.

In questo modo la lotta contro la base di Vicenza è diventata la lotta di tutti quelli che si oppongono all’arroganza degli imperialisti USA e dei loro servi italiani, alla prostituzione del nostro paese agli imperialisti USA, alla pretesa di usare il nostro paese come retrovia della loro “guerra infinita”, di devastare il nostro territorio e mettere a rischio la nostra sicurezza per fare i loro porci comodi, all’arroganza e ai soprusi  dei loro mercenari.

A tutto questo il Comitato No Dal Molin ha unito l’irruzione nel teatrino della politica borghese. Ha partecipato infatti con la lista Vicenza libera-No dal Molin alle elezioni amministrative facendo irruzione in un campo, quello elettorale, in cui la borghesia ha il completo monopolio e la conseguente “tranquillità” di poter amministrare i propri affari secondo i suoi usi, costumi e interessi. La presentazione della lista Vicenza libera – NO Dal Molin ha rotto questo monopolio e questa tranquillità, ha rafforzato il campo delle masse popolari (che ha ottenuto anche due eletti), ha acuito le contraddizioni nel campo nemico: i politicanti borghesi sono stati costretti a spostarsi “a sinistra” (su 8 candidati  sindaco 6 hanno firmato una carta di intenti contro la costruzione della nuova base USA), il sindaco Variati (del PD) ha dovuto impegnarsi a indire un referendum sulla base, il TAR del Veneto ha accolto un ricorso del CODACONS e ha emesso una sentenza che ha bloccato i lavori per la base.

A questo punto il Comitato No Dal Molin ha orientato la mobilitazione popolare attorno al controllo delle istituzioni e delle autorità borghesi, alla denuncia dei loro misfatti e alla lotta contro i loro arbitri: le cariche poliziesche contro il presidio NO Dal Molin sono avvenute, come ammette lo stesso questore, non perchè vi fossero problemi di ordine pubblico o perchè mancassero le autorizzazioni, ma perchè i manifestanti stavano erigendo una “torretta di guardia” ai margini del terreno su cui dovrebbe essere costruita la base per controllare che i lavori non inizino prima del referendum del 5 ottobre.

Il giorno prima di ordinare le cariche Berlusconi ha scritto al sindaco di Vicenza (Variati, PD) per intimargli di non fare il referendum sulla nuova base USA previsto per il 5 ottobre definendolo “gravemente inopportuno”. Berlusconi e la sua banda non vogliono il referendum perché rischiano seriamente di perderlo e questo rafforzerebbe la resistenza non solo degli abitanti di Vicenza, ma di tutte le masse popolari, dai lavoratori dell’Alitalia agli insegnanti, dai precari ai ferrovieri, indebolirebbe tutta l’azione del nuovo governo, lo metterebbe in un grave impiccio con i suoi padroni americani, acuirebbe le contraddizioni tra le forze di governo e le metterebbe in difficoltà, in particolare la Lega che si spaccia per il partito delle autonomie locali: già adesso di fatto a Vicenza (come in Val di Susa) difende gli accordi internazionali stretti dal governo di Roma contro la volontà delle comunità locali nascondendosi dietro la foglia di fico che sarebbe una “minoranza di facinorosi” a non volere la nuova base USA: come la metterebbe in caso di vittoria del referendum? Questo referendum è “gravemente inopportuno” perché Berlusconi e i suoi sanno che il loro teatrino funziona solo quando le masse popolari vi partecipano per fare da claque e per votare una o l’altra delle forze borghesi e non da protagoniste e decise a prendere in mano il proprio destino, sanno che le loro menzogne, i loro imbrogli, le loro minacce, le loro promesse attecchiscono quando le masse sono dirette da una “opposizione” compiacente e ligia alle regole e quindi sono divise, disorientate, rassegnate, impotenti e non quando le masse sono organizzate e mobilitate da una direzione che mette davanti a ogni cosa la volontà e gli interessi delle masse e decisa a vincere.

Nella sua lettera Berlusconi ricorda a Variati che non è previsto che un referendum popolare abbia come oggetto la politica estera o una precisa scelta del governo. Come dire: abbiamo deciso che la nuova base militare USA sarà costruita e le masse popolari su questa decisione non possono pronunciarsi. Ma questo discorso vale anche per la TAV, per la guerra, per il CCNL, per i finanziamenti alle scuole private, per lo smantellamento della sanità e dei servizi pubblici, ecc. Quindi le masse popolari non dovrebbero avere voce in capitolo su nulla che le riguardi! Grazie all’irruzione nel teatrino della politica borghese la lotta di Vicenza ha messo a nudo che ci sono due democrazie: quella dei lavoratori e delle masse popolari e quella dei borghesi. Per i borghesi e le persone imbevute della cultura borghese un paese è democratico se è permesso organizzarsi in partiti e sostenere nella stampa e alla TV opinioni contrastanti, se periodicamente gli adulti sono chiamati a eleggere parlamenti e consigli locali che approvano le leggi e i governi che dirigono la Pubblica amministrazione, se è consentito parlare e sparlare di chiunque.

Per noi comunisti democrazia significa che le masse popolari partecipano e decidono di tutti gli aspetti della loro vita attraverso propri organismi composti da delegati liberamente eletti, revocabili in qualsiasi momento e senza eccezione dai propri elettori, che ricevono uno stipendio non superiore a quello di un qualunque lavoratore specializzato e che non godono di alcuna immunità: ogni cittadino può porli sotto accusa di fronte ai loro elettori; significa autogoverno ad ogni livello (centrale, regionale, provinciale, comunale, di zona, di unità produttiva, di azienda, di scuola, di istituzione, ecc.) ed eliminazione di ogni autorità locale nominata dall’alto; significa libertà di pensiero, di riunione, di organizzazione, di propaganda per le masse popolari e uso gratuito dei mezzi pratici necessari per farlo (edifici, mezzi di comunicazione, di informazione e di trasporto, ecc.).

Questa democrazia non cade dal cielo, non ce la regalerà nessuno né la conquisteremo con le elezioni e la lotta politica borghese. Questa democrazia presuppone che i lavoratori e le masse popolari strappino il potere al pugno di parassiti e padroni che governa il nostro paese, le nostre regioni e le nostre città  e prendano nelle loro mani la direzione della società: la conquisteremo solo nell’ambito della lotta contro l’attuale sistema economico, politico e sociale (il sistema capitalista) e per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, quindi nell’ambito della rinascita del movimento comunista!

Quello che possiamo e dobbiamo fare qui ed ora è usare anche le elezioni e la lotta politica borghese per far avanzare la lotta per questa democrazia, per unire tutti quelli che aspirano a questa democrazia, per tendere al massimo le istituzioni della democrazia borghese fino a spezzarle, per far emergere l’incompatibilità tra la democrazia delle masse popolari e l’ordinamento sociale borghese, per fare di questa incompatibilità la leva per il cambiamento dell’ordinamento sociale.

 

Partecipiamo alla manifestazione indetta dal movimento No Dal Molin il 13 settembre a Vicenza!

Impariamo dalla lotta di Vicenza!

Uniamo le lotte nelle piazze all'irruzione nel teatrino della politica borghese!

Iniziamo qui ed ora a costruire la democrazia dei lavoratori e delle masse popolari!

Costruiamo un Blocco Popolare che irrompa con proprie liste e con comitati popolari di controllo nella lotta politica borghese e spinga avanti la lotta per la democrazia delle masse popolari!

Avanziamo nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

Lavoriamo alla rinascita del movimento comunista nel nostro paese!