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Comunicato della DN del 01.09.2008
Solidarietà con Dante De Angelis!
Sette buoni motivi per mobilitarsi e
mobilitare contro il licenziamento e per
il reintegro di Dante De Angelis!
Dante De Angelis, macchinista e responsabile
dei lavoratori per la sicurezza, il 15
agosto è stato licenziato (per la
seconda volta) da Trenitalia perché ha
osato denunciare pubblicamente che gli
Eurostar si spezzano per mancanza di
manutenzione e che questo può avere
effetti gravi in termini di sicurezza
dei ferrovieri e dei viaggiatori.
“Perdita del rapporto di fiducia tra le
parti” è la formula usata da Trenitalia
per giustificare il licenziamento di
Dante! E’ vero che, c’è una “perdita del
rapporto di fiducia”, ma tra i
ferrovieri e Trenitalia che licenzia,
esternalizza, aumenta ritmi e carichi di
lavori, minaccia e attua ritorsioni
contro chi non accetta di chinare la
testa e subire, tra le masse popolari
costrette a utilizzare treni sporchi,
insicuri e in ritardo e Trenitalia che
aumenta i costi dei trasporti, risparmia
sulla manutenzione, sopprime treni e
tratte perché non redditizie (“rami
secchi”, li chiama) creando problemi ai
pendolari, tra le masse popolari e i
governi che a partire dal 1992 in poi
hanno spinto verso la privatizzazione
delle ferrovie e la loro trasformazione
in merce, tra le masse e il governo
Berlusconi che è il governo
dell’arbitrio e dell’arroganza
padronale!
1. Con il licenziamento di Dante De Angelis
Trenitalia colpisce e cerca di togliere
di mezzo quei lavoratori che sono o
Trenitalia teme che possano diventare
promotori e organizzatori della
mobilitazione dei ferrovieri insieme a
quella dei viaggiatori: insomma
“colpirne uno per educarne cento”, cioè
per stroncare nel grosso dei ferrovieri
ogni “velleità” di protesta, di lotta,
di denuncia. Mobilitarsi contro il
licenziamento di Dante e per il suo
reintegro significa opporsi ai
licenziamenti politici, sostenere le
avanguardie di lotta, i sindacalisti
onesti, i lavoratori più generosi e
decisi, difendere la libertà di
espressione, di propaganda, di
organizzazione politica e sindacale e
quanto resta delle libertà democratiche
strappate con la Resistenza e le lotte
degli anni ’60 e ’70.
2. Con il licenziamento di Dante De Angelis
Trenitalia prepara il terreno per
imporre il macchinista unico, per far
passare una nuova e massiccia ondata di
licenziamenti nelle ferrovie.
Quindi quella contro il licenziamento di
Dante De Angelis
è anche una
battaglia contro il peggioramento delle
condizioni di vita e di lavoro dei
lavoratori, contro il taglio di posti di
lavoro e l’intensificazione dei carichi
e ritmi di lavoro, contro lo
sfruttamento selvaggio di quelli che
restano o i nuovi assunti. E’ una
questione che riguarda non solo i
ferrovieri, ma tutti i lavoratori
dipendenti, pubblici e privati. E’ una
questione di difesa del posto di tutti i
lavoratori: respingere l’attacco contro
una categoria vuol dire indebolire
l’attacco contro tutto il fronte dei
lavoratori. E’ una questione di
solidarietà di classe contro al
tentativo di “dividere e comandare”, di
mettere una parte dei lavoratori contro
l’altra, di soffiare sulla “guerra tra
poveri” per distogliere dalla guerra
contro i padroni e i ricchi.
3. Quello dei trasporti non è l’unico campo in
cui i padroni pubblici e privati contano
nei prossimi mesi di sferrare un colpo
decisivo contro quanto resta dei diritti
e delle conquiste dei lavoratori: ci
sono in ballo i rinnovi dei contratti
per varie categorie di lavoratori, ci
sono le pensioni, ci sono i lavoratori
Alitalia, c’è la “guerra contro i
fannulloni” lanciata da Brunetta, c’è
soprattutto l’attacco al contratto
collettivo nazionale di lavoro che ha un
ruolo simile a quello tentato contro
l’art. 18. La battaglia contro il
licenziamento e per il reintegro di
Dante è una battaglia contro l’arroganza
dei padroni, contro la loro barbara
aspirazione a togliere subito e senza
tante storie, a ridurre i lavoratori a
una variabile dipendente dai loro
profitti, da far lavorare se, come e
quando gli conviene e da buttare via
quando non servono.
4. Se i padroni alzano la cresta e trasudano
arroganza da tutti i pori è perché
quanto riguarda l’aumento dello
sfruttamento dei lavoratori e della
devastazione dell’ambiente possono
contare sul pieno sostegno dalla banda
di razzisti,
fascisti, clericali, mafiosi,
delinquenti e avventurieri che il
Vaticano, gli imperialisti Usa e quelli
sionisti hanno messo al governo del
nostro paese: “deregulation chirurgica
del mercato del lavoro” (Sacconi),
grandi opere di devastazione e di morte
(Scajola), privatizzazioni dei servizi
pubblici locali quali acqua, gas e
trasporti (manovra sprint di Tremonti),
ecc. è il programma che la banda
Berlusconi ha annunciato! Opporsi al
licenziamento di Dante De Angelis
significa opporsi alla banda Berlusconi
e al programma di miseria, sfruttamento,
devastazione, guerra e abbrutimento
che esso è
deciso ad attuare e conta di poter
attuare senza troppe storie!
5. Sostenere Dante De Angelis vuol dire
mobilitarsi contro disastri ferroviari
come quelli di Crevalcore (gennaio 2005,
17 mori e un’ottantina di feriti) e
Roccasecca (dicembre 2005, 2 morti e una
settantina di feriti), contro gli
incendi dei vagoni, i guasti ai motori,
il distacco di pezzi di vagoni, i guasti
alle porte e tutti gli altri
innumerevoli incidenti e inconvenienti
che ogni giorno mettono a repentaglio la
vita e la salute di ferrovieri e
passeggeri. Dopo i disastri di
Crevalcore e Roccasecca, come dopo la
strage alla Thyssen-Krupp le alte
cariche dello Stato, il Papa, gli
esponenti del governo e dei partiti
borghesi si sono profusi in proclami,
impegni e promesse che cose del genere
non si sarebbero ripetute. Il
licenziamento di Dante fa piazza pulita
di tutte le loro belle parole: nei fatti
per tutti costoro la sicurezza è una
spesa e un peso insostenibile, la vita e
la salute dei lavoratori e dei
viaggiatori conta meno dei profitti dei
padroni e degli utili delle loro
aziende, le buonuscite di Catania e
Cimoli (ex presidenti delle Ferrovie, 7
milioni di euro al primo e 6,5 al
secondo) vengono prima della sicurezza
di lavoratori e viaggiatori, i “diritti
degli utenti” vanno bene quando si
tratta di limitare i diritti dei
lavoratori (di sciopero, di pausa, di
riposo notturno e festivo, ecc.), ma
vanno a farsi benedire di fronte
all’imperativo di tirare da ogni
attività il massimo profitto:
i lavoratori non devono scioperare
perché la posta, il trasporto e la
fornitura di energia elettrica sono un
diritto del pubblico, ma il capitalista
può eliminare l’ufficio postale,
sopprimere la linea ferroviaria e
tagliare la fornitura di energia
elettrica se non ricava profitti
adeguati!
Quando ad un ministro scappa detto in
pubblico che la costruzione di una
centrale a carbone val bene la morte di
qualche lavoratore, viene bacchettato
perché non sta bene, non è opportuno,
svela le bugie di tutti gli altri suoi
complici. Quando un lavoratore denuncia
che per aumentare i loro profitti i
padroni risparmiano su manutenzione e
sicurezza dei servizi e in questo modo
mettono a repentaglio la vita di chi ci
lavora e di chi li usa, deve essere
punito perché mette delle idee
pericolose in testa agli altri
lavoratori e anche agli utenti.
6. Nell’intervista rilasciata il 19 agosto a il Giornale,
Mauro Moretti (ex sindacalista della
CGIL trasporti e ora amministratore
delegato delle FS) ha dichiarato che
le Ferrovie devono “attraversare il
guado che separa il pubblico impiego
da un’impresa vera”, cioè bisogna
completare la privatizzazione delle
Ferrovie. E questo, aggiunge
Moretti, per due motivi: avere
trasporti efficienti ed evitare il
fallimento economico. Sono gli
argomenti che normalmente vengono
usati da
padroni, manager, ministri e pennivendoli di regime per creare tra i
lavoratori e le masse popolari
un’opinione favorevole alla
privatizzazione. Ovviamente
sorvolano sul fatto che il degrado
reale di molti servizi pubblici è
introdotto, intenzionalmente o
spontaneamente, dalla classe che li
dirige. Perché è la stessa classe
che ha interesse a privatizzarli. È
la stessa classe che li ha creati
solo sotto la pressione delle masse
popolari, del movimento comunista,
durante la prima ondata della
rivoluzione proletaria. È la stessa
classe che, anche quando non
persegue consapevolmente e
volutamente il loro degrado per
giustificare la privatizzazione, è
spinta a trascurarli dalla sua
stessa natura, dai suoi istinti, dai
suoi gusti, dalle sue abitudini per
cui solo quello che dà guadagno
merita la mobilitazione degli sforzi
dell’individuo, dalla sua mentalità
e dai suoi interessi. Essa
concepisce come motore dell’attività
dell’individuo solo l’arricchimento
individuale, il profitto del proprio
capitale. Altrettanto ovviamente
sorvolano sul fatto che con la
privatizzazione i servizi pubblici
diventano merci, sono prodotti e
forniti come merci. La loro
produzione, la loro qualità, la loro
disponibilità e il loro prezzo non
sono più una questione che riguarda
lo Stato e la Pubblica
Amministrazione, il governo, le
istituzioni sociali in quanto
necessità e bene della collettività,
ma diventano un campo soggetto
all’azione delle “leggi naturali
dell’economia”, cioè alle leggi
della valorizzazione del capitale.
Quindi i servizi ci sono e sono
forniti dove, come e quando servono
a valorizzare il capitale, quindi i
servizi diventano qualcosa che chi
ha i soldi per pagarli ne
usufruisce, chi non ce li ha si
arrangia. La battaglia a sostegno di
Dante De Angelis è una battaglia
contro la privatizzazione dei
servizi pubblici e contro la
gestione manageriale di quanto è
ancora pubblico, contro orrori come
quelli della clinica S. Rita di
Milano, che costituisce l’esempio
più emblematico di cosa diventa un
servizio pubblico quando viene
gestito come una qualsiasi altra
merce.
7. I servizi pubblici sono
una conquista che le masse popolari
hanno strappato nel corso della
prima ondata della rivoluzione
proletaria. Sono una componente
materiale importante e
indispensabile della qualità della
vita delle masse popolari. Sono
l’indizio e la manifestazione della
nuova società che sta nascendo.
Della società in cui ogni individuo
per il fatto stesso di esistere, di
essere membro della società,
usufruisce delle ricchezze e delle
funzioni della società secondo le
sue capacità e particolarità
individuali e secondo i suoi
bisogni. I servizi pubblici sono la
creazione pratica del livello
superiore di legame sociale, della
società più ricca di relazioni e di
funzioni, che è il risultato dello
sviluppo della civiltà. Sono un
passo sulla strada verso il
comunismo. Anche se portano le
macchie, il marchio dell’ordinamento
borghese in cui sono venuti alla
luce, così come un uovo esce sporco
di sterco e fango. Queste macchie
sono impersonate da quelli che
invece di usarli come trampolino per
uno slancio maggiore nella lotta di
classe e per una lotta più avanzata
verso l’instaurazione del
socialismo, cercano di
approfittarne, di volgerli a proprio
tornaconto individuale, di ricavarvi
delle nicchie di sfruttamento, di
approfittarne per scimmiottare la
borghesia, di farne terreno per
nuovi tipi di abbrutimento e per
nuovi vizi, per crearsi nuove
proprie situazioni di privilegio e
di arricchimento, ecc. Quelle
macchie borghesi possono essere
limitate solo con l’ulteriore
sviluppo della lotta di classe.
Saranno definitivamente cancellate
solo nel socialismo: se non c’è
disoccupazione non ci sono nemmeno
falsi disoccupati, se tutti hanno
accesso a una casa popolare diventa
impossibile subaffittare case
popolari, se tutti lavorano diventa
impossibile fare il fannullone, se
tutti hanno una buona assistenza
sanitaria diventa impossibile
vendere posti nelle cliniche, ecc.
Sostenere Dante De Angelis vuol dire
anche lottare perché trasporti,
acquedotti, telefoni, reti di
comunicazione, energia elettrica,
gas, posta, nettezza urbana, fogne,
cura e protezione del territorio,
dei fiumi, delle strade, delle
ferrovie e delle foreste, protezione
civile, ricerca scientifica, scuola
e istruzione pubblica, asili-nido,
cultura (biblioteche, musei,
spettacoli, ecc.), ospedali, servizi
sanitari e igiene (prevenzione,
diagnosi, terapia, riabilitazione),
edilizia, ecc. restino o diventino
servizi pubblici, gestiti dalle
pubbliche autorità, nell’interesse
della società. Vuol dire contribuire
alla lotta per un nuovo e superiore
ordinamento sociale in cui i servizi
pubblici siano “fruibili liberamente
in modo che contribuiscano nella
misura maggiore possibile al
benessere, al riposo, al
divertimento, alla crescita
culturale e allo sviluppo delle
relazioni sociali” (dal Manifesto
Programma del (n)Partito comunista
italiano). Vuol dire contribuire
alla lotta per un mondo di vera
civiltà! Vuol dire contribuire alla
lotta per fare dell’Italia un nuovo
paese socialista!
Esprimiamo e facciamo esprimere
solidarietà a Dante De Angelis,
nuovamente licenziato da Trenitalia!
Firmiamo e facciamo firmare gli appelli per il
suo reintegro!
Inviamo lettere di protesta a Trenitalia!
Sosteniamo, partecipiamo e promuoviamo
iniziative di solidarietà con Dante De
Angelis e di protesta contro Trenitalia!
La battaglia contro il licenziamento e per il
reintegro di Dante De Angelis è una
battaglia contro l’arroganza dei padroni
e dei loro governi e per difendere i
diritti sindacali e democratici dei
lavoratori, contro i morti sul lavoro e
per la sicurezza dei lavoratori e degli
utenti, contro la privatizzazione dei
servizi
e la gestione manageriale (aziendalistica)
di quelli che ancora sono pubblici e per
estenderli, migliorarli, renderli
disponibili a tutti, gestiti in funzione
delle esigenze e degli interessi delle
masse.
E’ una battaglia di tutti i
lavoratori!
E’ una battaglia contro la barbarie del sistema
marcio e superato in cui viviamo e della
classe che ci dirige!
E’ una battaglia per la civiltà!
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