Lettera aperta del Partito dei CARC alla
dott.essa Giusi Fasano del Corriere della
Sera - 30.10.08
Salve dott.essa Fasano,
lei oggi ha pubblicato su Il Corriere
della Sera l’articolo “Stop
intercettazioni, lo Stato non paga. Gli
amministratori delle tre aziende hanno
consegnato mercoledì al ministero la loro
lettera-ultimatum.” In esso rende noto che
lo Stato italiano è in debito di 140 milioni
di euro con Research control system, Area e
Sio, ossia le tre società lombarde che
gestiscono oltre il 70% delle
intercettazioni telefoniche nel nostro
paese.
Le scriviamo per informarla che uno dei
principali responsabili di queste spese
milionarie è il PM Paolo Giovagnoli della
procura di Bologna, ormai noto come “novello
Torquemada” o “giudice dal 270 bis facile”
per via delle sue numerose inchieste per
“associazione eversiva” contro gli
oppositori politici in particolare di
sinistra, la maggior parte delle quali
concluse, dopo un enorme dispendio di
risorse pubbliche, con l’“archiviazione” e
il “non luogo a procedere”.
Un esempio per tutti. Il PM Giovagnoli nel
condurre per cinque anni l’inchiesta per
“associazione sovversiva” contro il (n)PCI,
il Partito dei CARC e l’Associazione
Solidarietà Proletaria (finita, tanto per
cambiare, con il “non luogo a procedere” lo
scorso 1° luglio su decisione dal GUP Rita
Zaccariello di Bologna), ha speso milioni
di euro che provengono dai soldi dei
contribuenti per intercettazioni,
perquisizioni, pedinamenti, infiltrazioni,
sbobinature delle intercettazioni
telefoniche e ambientali, ecc. Per darle una
visione più precisa dell’entità della spesa,
alleghiamo il comunicato congiunto Partito
dei CARC e ASP del 21.10.08 (molte altre
informazioni può trovarle sul nostro sito
www.carc.it).
Ma adesso, chi rimborsa le enormi spese
sostenute dal PM Giovagnoli che gravano
sull’economica italiana? Cosa ha intenzione
di fare il ministro Brunetta contro questo
dispendio di denaro pubblico da parte del PM
Giovagnoli? E’ possibile che gli inquisitori
di turno possano utilizzare senza alcun
limite i soldi dei contribuenti per condurre
le loro inchieste e calpestare i diritti
politici conquistati con la Resistenza
antifascista? E’ possibile che i lavoratori,
studenti, pensionati, casalinghe non possano
avere un reale controllo su come vengono
utilizzati i loro soldi?
Se lei è animata da un sano spirito
democratico e progressista, se tiene
veramente al paese, non può evitare di porre
pubblicamente queste domande.
Distinti saluti