Comunicato del 28.10.08 della DN del P-CARC
e ASP
Schediamo,
smascheriamo e contrastiamo i persecutori
dei comunisti!
Marcello Branca, Avvocato
Generale della Repubblica presso la Corte di
Appello di Bologna, contribuisce alla
persecuzione dei comunisti confermando le
aspettative che nel 2002 ripose in lui
Castelli, che lo preferì all’“inaffidabile”
Mancuso!!!
Cossiga, nel frattempo,
indica alla banda Berlusconi la strada da
seguire per difendere la “democrazia” e la
“legalità”: infiltrare il movimento
studentesco e picchiare forte gli alunni e
soprattutto le maestre!!!
Il 13 ottobre Marcello
Branca, Avvocato Generale della Repubblica
presso la Corte di Appello di Bologna, ha
fatto ricorso in Cassazione contro il “non
luogo a procedere” con cui il 1° luglio il
GUP Rita Zaccariello di Bologna ha rigettato
la richiesta di rinvio a giudizio per
“associazione sovversiva” avanzata dal PM
Paolo Giovagnoli nei confronti di alcuni
militanti del (n)PCI, del Partito dei CARC e
dell’ASP.
L’intervento di Branca, del
tutto straordinario, ha l’obiettivo di
sostenere il ricorso in Cassazione
presentato a sua volta da Giovagnoli, ormai
noto come “novello Torquemada” o “giudice
dal 270 bis facile”.
Questa operazione si inquadra
nel progetto promosso dalla destra eversiva
e reazionaria:
mettere fuorilegge i comunisti e istituire
Tribunali Speciali. Il verdetto del 1°
luglio è un ostacolo alla realizzazione di
questo progetto, è un “cattivo esempio” di
cui bisogna liberarsi per evitare che altri
comunisti, anti-capitalisti, sindacalisti ed
elementi delle masse popolari inquisiti e
processati applichino la linea del “processo
di rottura” per fronteggiare gli attacchi
repressivi: passare da accusati in
accusatori, chiamare al banco degli imputati
la borghesia, promuovere la mobilitazione e
la solidarietà delle masse popolari e
sfruttare a vantaggio della lotta le
contraddizioni presenti in campo borghese
per ritorcere contro la destra reazionaria
ed eversiva i suoi attacchi repressivi.
Allo stesso tempo, il verdetto del 1° luglio per
la parte più reazionaria della borghesia
costituisce un ostacolo di cui liberarsi
anche per dare una “lezione” a quegli
avvocati, giudici e procuratori ed esponenti
politici borghesi che ancora hanno delle
resistenze ad abbracciare la linea eversiva
della destra reazionaria (quella che ha
promosso e attuato il massacro di Genova e
che protegge i torturatori di Bolzaneto, per
intenderci). L’attacco al “non luogo a
procedere” emesso dal GUP Zaccariello deve
servire da monito per tutti: questo è il
punto.
La borghesia imperialista per fronteggiare lo
sviluppo della crisi economica e finanziaria
ha una sola via: aumentare l’attacco ai
diritti delle masse popolari del nostro
paese, intensificare la rapina e
l’occupazione dei paesi oppressi, rendere
più violenta ed estesa la repressione contro
coloro che lottano, mettere masse contro
masse (italiani contro immigrati,
disoccupati contro lavoratori, giovani
contro anziani, meridionali contro
settentrionali, eterosessuali contro
omosessuali, ecc.). La destra reazionaria ed
eversiva costituisce la componente della
borghesia più risoluta e determinata
nell’applicazione di questa linea (la banda
Berlusconi ne rappresenta il braccio
politico, i servizi segreti, i Ros e la
Digos quello armato “legale”, i giudici alla
Giovagnoli quello giudiziario, le squadre e
le ronde fasciste e xenofobe quello armato
“illegale”).
Che all’interno della classe dominate si stia
facendo sempre più forte la spinta da parte
della destra reazionaria a violare le leggi
stesse dello Stato borghese è evidente.
Basta leggere le dichiarazioni del 23
ottobre rilasciate a
La Nazione,
Il resto del Carlino e Il Giorno
dal senatore a vita ed ex presidente della
Repubblica Francesco Cossiga, l’uomo di
Gladio, dei Carabinieri e dei Servizi che,
tra le varie cose, nel ’77, quando era
ministro dell’Interno, fece uccidere la
giovanissima Giorgiana Masi durante una
manifestazione: “Maroni dovrebbe fare
quel che feci io quand’ero ministro
dell’Interno (…) ritirare le forze di
polizia dalle strade e dalle università,
infiltrare il movimento con agenti
provocatori pronti a tutto e lasciare che
per una decina di giorni i manifestanti
devastino i negozi, diano fuoco alle
macchine e mettano a ferro e fuoco le città
(…) dopo di che, forti del consenso popolare
(…) le forze dell’ordine non dovrebbero
avere pietà e mandarli tutti in ospedale.
Non arrestarli, che tanto poi i magistrati
li rimetterebbero subito in libertà, ma
picchiarli e picchiare anche quei docenti
che li fomentano (…) Non è fascismo, ma
la ricetta democratica: spegnere la fiamma
prima che divampi l’incendio.” Insomma,
“soffocare il bambino nella culla”.
La
stessa concezione e linea la esprimono nei
loro
ricorsi in Cassazione Giovagnoli e
Branca.
Ambedue infatti accusano il GUP Zaccariello di
“mancanza, contraddittorietà e manifesta
illogicità delle motivazioni” e le
rimproverano di avere dell’articolo 270 bis
del codice penale (“associazione
sovversiva”) un’interpretazione errata,
fuorviante, che lo rende inutile alla
repressione preventiva nei confronti
di quei soggetti organizzati che possono
diventare centro di aggregazione e
mobilitazione delle masse popolari. Branca
dice chiaramente che: “la fattispecie
punitiva ha ad oggetto attività meramente
preparatorie, antecedenti all’inizio
dell’esecuzione (…). Il legislatore ha
difatti anticipato la soglia di punibilità
proprio per impedire che queste attività
siano poste in essere nella realtà
effettuale, di guisa che non è configurabile
il tentativo, poiché questo già integra il
reato (…) La concretezza ed attualità del
programma criminoso devono perciò essere
ravvisate laddove l’organizzazione sia
stabilizzata sul territorio, attraverso una
reiterata e collaudata serie di rapporti
interpersonali (…) Di ciò è consapevole il
giudice [Zaccariello, ndr] che, però, tenta
di trarre dalla economia consumativa della
fattispecie ciò che questa non può dare.
Esemplare, tra gli altri, il passaggio di
cui al f. 62 della sentenza: <<…le
perquisizioni non hanno portato a rinvenire
armi od esplosivi nella effettiva
disponibilità del gruppo, ma, cosa che più
rileva, neppure nei documenti sequestrati è
fatta menzione alcuna di armi od esplosivi
che siano concretamente in dotazione alla
organizzazione o occultati in qualche
luogo…>>. L’errore di valutazione [il
corsivo è nostro] che inficia la
sentenza e i proscioglimenti che essa reca
sembra qui evidente.” Eh si, l’errore di
valutazione è proprio chiaro, chiarissimo!!!
Branca non poteva sintetizzare meglio il suo
pensiero e quello della destra reazionaria
ed eversiva di cui fa parte o per cui,
comunque, lavora. La frase di Cossiga “Non
è fascismo, ma la ricetta democratica:
spegnere la fiamma prima che divampi
l’incendio” echeggia nel ricorso di
Branca.
Vediamo però più da vicino
chi è Branca e qual è il suo percorso.
Nato il 13 luglio 1943 a Vallata (provincia
di Avellino), Branca nel 2002, dopo ventitré
anni di attività prima come sostituto
procuratore e poi come procuratore di Forlì,
viene confermato in questo ruolo dalla
maggioranza dal CSM, mettendo in minoranza
Mancuso. “Libero Mancuso, il magistrato
bolognese che si è occupato dei processi per
la strage di Bologna e per gli omicidi della
Uno Bianca, esce sconfitto dalla corsa per
la ‘poltrona’ di procuratore di Forlì. Il
plenum del CSM a maggioranza gli ha
preferito un candidato meno anziano
professionalmente, Marcello Branca, già
procuratore presso la pretura di Forlì. È
stata proprio l’esperienza maturata da
Branca alla procura di Forlì per 23 anni
continuativi, prima come sostituto
procuratore e poi come procuratore, unita
alla ‘totale assenza’ di incarichi di
vertice nel settore requirente da parte di
Mancuso, attualmente presidente della
sezione di Bologna, a far pendere la
bilancia a favore del primo. Alla nomina di
Mancuso, che era sostenuto dalla minoranza,
si era opposto il ministro della Giustizia
Roberto Castelli, che gli aveva negato il
suo ‘concerto’ per la pendenza di un
procedimento disciplinare. Procedimento
promosso dallo stesso ministro per il
contenuto di un’intervista concessa dal
magistrato bolognese a Radio Popolare sui
fatti del G8 di Genova: ‘È più difficile
indagare su Genova che sulla strage di
Bologna - aveva detto tra l’altro. Quando
pezzi dello Stato devono rispondere di
accuse così rilevanti penalmente scattano
coperture’. Ma la minoranza aveva riproposto
Mancuso ritenendo che la pendenza di un
procedimento disciplinare non potesse essere
causa ostativa all’assegnazione di un
incarico direttivo” (nota ANSA del 30
luglio 2002). Da questo momento nasce un
vero e proprio “feeling” tra Branco e il
CSM, a tal punto che nel 2007 viene nominato
dal plenum, all’unanimità questa volta,
Avvocato Generale della Repubblica presso la
Corte di Appello di Bologna.
Il 9 dicembre 2005 Branca,
con la comunicazione denominata “Prot. N.
807/2005” e avente come oggetto
“Quesito
sulla figura giuridica delle Guardie
Ecologiche Volontarie, posto dal Presidente
delle G.E.V. – Raggruppamento Forlì”
conferma di essere una persona su cui la
destra reazionaria ed eversiva può contare
ciecamente: non a caso questo documento lo
abbiamo trovato nel sito fascista e razzista
www.lexambiente.it, accompagnato da un
messaggio pieno di speranza di uno sporco
fascista che dice “mi chiedevo se questa
disposizione vale anche per le GEV di Napoli
di cui faccio parte… volevo inoltre sapere
altre info!”. Nel “Prot. N. 807/2005” Branca
annulla la differenza giuridica tra polizia
giudiziaria e le G.E.V. (Guardie Ecologiche
Volontarie), poiché “le G.E.V. sono
organizzate, gestite e dirette dalle
amministrazioni provinciali e grazie alla
legislazione vigente svolgono alcuni compiti
previsti dall’a. 55 c.p.p. (e, dunque,
tipici della Polizia Giudiziaria). Ne
deriverebbe la qualifica di Polizia
Giudiziaria (…) si potrà accedere ad
operazioni di interpretazione estensiva (…)
La locuzione “polizia” sta ad indicare
nell’ordinamento italiano (e, più in
generale, negli ordinamenti di derivazione
napoleonica) una funzione, piuttosto che uno
specifico organo burocratico. La funzione si
estrinseca nell’accertare l’eventuale
commissione di reati, nell’individuare gli
autori e nell’impedire le ulteriori
conseguenze dell’attività criminosa:
elemento caratterizzante è il connotato
“repressivo” (…) La legislazione sulla
caccia conferisce alle G.E.V. la funzione
pubblica di vigilanza sull’osservanza della
normativa statale e regionale in materia di
tutela della fauna selvatica, la violazione
delle quali è punita con la previsione di
sanzioni penali e di sanzioni amministrative
(…) A ben vedere si tratta di compiti che
attengono, ora alla polizia amministrativa
in senso stretto, ora alla polizia
giudiziaria (…) Le G.E.V., nell’ambito della
cosiddetta vigilanza venatoria, oltre ad
assumere la qualifica di pubblico ufficiale,
svolgono alcune funzioni “riservate” dall’a.
55 c.p.p. alla polizia giudiziaria. In
questi limiti e con le suddette precisazioni
spetta alla Guardia (Ecologica o Venatoria)
la qualifica di agente di polizia
giudiziaria (…) Per le G.E.V. può parlarsi
di agente di polizia giudiziaria a
competenza settoriale o speciale
funzionalmente limitata. Allo “stato
dell’arte” questa sembra essere la risposta
più convincente ed aderente alle
disposizioni vigenti. D’altra parte, la
giurisprudenza della Suprema Corte ha
espresso identico principio per le guardie
giurate di cui all’a. 133 T.U.L.P.S.,
limitatamente alla prevenzione e repressione
di reati aventi ad oggetto beni mobili ed
immobili soggetti alla loro vigilanza (…) Un
altro dato normativo in sintonia con
l’impostazione qui seguita si ricava dall’a.
383 c.p.p. Il privato che procede
all’arresto in flagranza ex a. 380 c.p.p.
assume la veste di organo di polizia, nei
limiti descritti nell’articolo in questione:
ne deriva l’applicabilità dello statuto
penale (sia per la soggettività attiva, che
passiva) del personale di polizia
giudiziaria (…) Riassumendo, pare corretto
rispondere che alle G.E.V. spetta la
qualifica di agente di polizia giudiziaria
con competenza speciale o settoriale
limitatamente ai compiti effettivamente
affidati dalle disposizioni vigenti. La
linea interpretativa qui illustrata è da
ritenersi propria della Procura della
Repubblica di Forlì e costituisce risposta a
questo quesito.”
Attraverso questo suo intervento, Branca, in linea
con i progetti della destra reazionaria ed
eversiva, ha contribuito al rafforzamento
della militarizzazione del territorio,
all’aumento dell’attività di controllo,
sorveglianza, schedatura e repressione a
danno delle masse popolari e in particolare
delle avanguardie di lotta, cercando di
celare con “la difesa dell’ambiente e della
sicurezza dei cittadini” un duro colpo ai
diritti politici conquistati con la
Resistenza partigiana. Ancora una volta, la
frase di Cossiga (“la ricetta democratica:
spegnere l’incendio prima che divampi”)
echeggia nelle azioni di Branca. E non è un
caso che lo sporco fascista che ha scritto
su
www.lexambiente.it abbia provato una
profonda gioia nel leggere questo vergognoso
e reazionario provvedimento.
Branca non disdegna inoltre
di intervenire in vari convegni e
conferenze, trattando temi come “etica e
diritti dei giornalisti”, “il rischio di
esplosioni negli ambienti di lavoro” e
“giustizia e società civile”. In
quest’ultimo convegno afferma, come
riportato dagli organizzatori del Rotary
Club Forlì che addirittura lo definiscono
“il nostro Procuratore”: “nelle scelte
politiche e negli orientamenti legislativi i
riferimenti valoriali importanti sarebbe
necessario che fossero quelli del giungere
alla Verità preservando la Pace e la
serenità sociale.” Bella faccia tosta, per
uno che è stato confermato procuratore di
Forlì perché il suo concorrente è stato
bocciato per aver detto la verità (o meglio,
una parte di essa) e lui è stato considerato
più affidabile!!! Bella faccia tosta per uno
che considera la repressione preventiva uno
dei pilastri su cui costruire la… civiltà!!!
A questo proposito, un altro elemento che fa
riflettere molto sul personaggio è la sua
adesione allo sciopero proclamato il 24
novembre 2004 dall’Associazione Nazionale
Magistrati contro la riforma… Castelli
(ossia colui che lo aveva fatto vincere
contro Mancuso) poiché “questa riforma è
sbagliata, dannosa, spinge verso la
gerarchizzazione e il carrierismo”: cosa
vera e giusta, che però suona alquanto
ambigua se sostenuta da Branca e, con lui,
da Enrico Di Nicola, allora procuratore capo
di Bologna, dirigente di Giovagnoli, un
personaggio che ha fatto, come il suo
diretto, della subordinazione della
magistratura all’esecutivo (e in particolare
alla destra reazionaria ed eversiva) una
linea di condotta!!!
Torniamo a Branca.
Probabilmente il 2008 per lui è l’anno di
maggiore risalto mediatico: dirige
l’inchiesta contro il “doping
amministrativo” (falso in bilancio) nei
confronti del Cesena Calcio, riapre le
indagini sulla morte di Pantani, conduce
l’inchiesta “Re Nero” contro i dirigenti
dell’Asset Banca di S.Marino accusati di
evasione fiscale e riciclaggio di denaro
sporco, rilasciando interviste in cui
afferma, forse dimenticandosi ancora una
volta degli avvenimenti del 2002 e anche del
suo provvedimento del 2004 sulle G.E.V., che
“la magistratura è vicina ai cittadini e ne
tutela i diritti”.
Questo è il profilo di colui
che ha fatto ricorso sul “non luogo a
procedere” del GUP Zaccariello, insieme al
“novello Torquemada” Giovagnoli!!! Un servo
della destra reazionaria ed eversiva, che ha
fatto carriera seguendo i diktat di coloro
che vogliono mettere fuorilegge i comunisti,
istituire i Tribunali Speciali,
militarizzare le città e mettere masse
contro masse. Branca, come Giovagnoli e Di
Nicola, non è una “scheggia impazzita”, un
“pazzo isolato”. Sono gli esecutori di una
linea che è stata elaborata dai centri di
potere che dirigono realmente il nostro
paese, i cosiddetti “grandi elettori”:
Vaticano, industriali e affaristi,
imperialisti USA, sionisti e criminalità
organizzata.
Branca, Giovagnoli e Di
Nicola fanno parte di quell’insieme
variegato che applica la linea della destra
eversiva: “sinceri” reazionari e golpisti,
arrivisti e coloro che operano sotto la
spinta della minaccia e il ricatto.
Nel corso della ricerca, che
abbiamo condotto insieme ai compagni dell’ASP,
sui mandanti e gli esecutori della
persecuzione della “carovana” del (n)PCI,
abbiamo via via scoperto altri personaggi e
strutture, prime tra tutte il “Gruppo
bilaterale italo-francese sul terrorismo e
le minacce gravi” (alla cui scoperta ha dato
un importantissimo contributo uno dei nostri
avvocati difensori), organismo costituito
nel 2004 in violazione della divisione dei
poteri e finalizzato alla persecuzione della
“carovana” del (n)PCI. I risultati della
ricerca li abbiamo raccolti nel
Dossier sul Gruppo bilaterale italo-francese.
Molto resta ancora da
scoprire. Il lavoro sarà meno gravoso e
complesso via via che altri compagni,
organismi, associazioni e partiti vi
prenderanno parte. Individuare, schedare,
smascherare pubblicamente e contrastare i
vari componenti della magistratura, della
politica, del clero e delle forze
dell’ordine che elaborano le linee per
condurre il processo reazionario ed eversivo
in corso nel nostro paese o che applicano a
diversi livelli queste linee, è un tassello
molto importante per lottare con maggiore
efficacia contro i progetti della destra
reazionaria ed eversiva. Il superamento
delle concezioni legalitariste che frenano
questa attività di ricerca e di denuncia, da
un lato e il settarismo che ostacola lo
sviluppo di un lavoro comune dall’altro,
sono i due limiti principali contro cui
lottare all’interno del movimento comunista,
progressista e di resistenza per poter
sviluppare questo importante lavoro.
Lanciamo l’appello a tutti i
compagni e a tutti i sinceri democratici che
hanno informazioni su Branca, Giovagnoli, Di
Nicola e tutti gli altri personaggi indicati
nel Dossier sul Gruppo bilaterale a renderle
note e a farcele pervenire. Anche questa è
un’azione concreta di solidarietà di classe
e lotta per la difesa dei diritti politici.
Lanciamo l’appello a
-
aderire e partecipare al
presidio che il nostro Partito e l’ASP
stanno organizzando per il 5 novembre,
a partire dalle h. 9:00, davanti al
Tribunale di Ancona (Palazzo di Giustizia,
Corso Mazzini, 95)
contro l’udienza preliminare
richiesta da Giovagnoli attraverso il PM
Pucilli di Ancona (vedere comunicato
congiunto P-CARC e ASP del 21 ottobre ‘08),
per aver chiamato Giovagnoli con il suo vero
nome: “novello Torquemada” e “giudice dal
270 bis facile”.
-
inviare e far inviare il
fax al GUP
Paola Mureddu di Ancona che terrà l’udienza
del 5 novembre (Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Ancona, fax
0712072863;
e-mail:
procura.ancona@giustizia.it)
-
prendere e far prendere
posizione pubblica contro la persecuzione
dei comunisti
-
firmare e far firmare
l’appello “No alla persecuzione dei
comunisti!” (disponibile sul sito
www.carc.it)
Vi chiediamo inoltre di aderire e partecipare al
presidio che terremo il 13 novembre
a Roma davanti alla Corte di Cassazione
(Piazza Cavour) a partire sempre dalle h.
9:00, in solidarietà con gli anti-fascisti
dell’11 marzo che quel giorno avranno la
loro udienza di cassazione e contro il
ricorso in Cassazione fatto da Giovagnoli e
dal Procuratore Generale di Bologna.
La solidarietà è un’arma!
Schediamo, smascheriamo e
contrastiamo
i persecutori, mettiamo sotto
processo la borghesia!
Costruiamo un fronte unito
contro la repressione!
La repressione non fermerà le
lotte!