CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Comunicato del 6.03.08

Giovagnoli rinvia a giudizio a giudizio i compagni della carovana del (n)PCI. Il 13 maggio tutti al tribunale di Bologna per l'udienza preliminare!

 

La Direzione Nazionale del Partito dei CARC rende noto che, a distanza di circa cinque anni dall’apertura dell’ottavo procedimento giudiziario (procedimento n. 9096/03) contro il nostro Partito e contro la carovana del (n)PCI, la Procura di Bologna e il “novello Torquemada” Paolo Giovagnoli hanno infine deciso di fissare la data dell’udienza preliminare: 13 maggio 2008, c/o il Tribunale di Bologna, ufficio del GIP in Piazza Trento e Trieste n. 3.

Sono chiamati alla “sbarra” molti dirigenti del Partito dei CARC, tra cui il segretario nazionale, dirigenti dell’ASP e del (n)PCI o presunti tali. L’accusa per tutti è “associazione sovversiva con finalità di terrorismo”.

Questo è il primo processo che viene istruito in Italia contro la “carovana” del (n)PCI, in vent’anni di persecuzione politica. A partire dagli inizi degli anni ’80 fino ad oggi, infatti, sono state condotte dieci inchieste per “associazione sovversiva” dalle procure di Bergamo, Venezia, Milano, Roma, Napoli, Bologna e adesso Ancona, più le procure di diverse parti d’Europa: Francia, Svizzera, Germania. Queste inchieste, dopo aver arrecato seri danni all’attività politica della “carovana” con intercettazioni, pedinamenti, perquisizioni, sequestri di materiale, furto di soldi, intimidazioni, infiltrazioni e arresti preventivi, sono tutte finite con buchi nell’acqua.

Il Partito dei CARC e i suoi dirigenti sono sotto processo perché comunisti e perchè hanno sempre dichiarato pubblicamente di sostenere il progetto di fare dell’Italia un nuovo paese socialista portato avanti dal (n)PCI.

Infatti, la classe dominante ha cercato in tutti questi anni con ogni mezzo di stroncare l’esistenza e l’attività del (n)PCI, di intimidire e reprimere tutti coloro che hanno collaborato (o sono sospettati di aver collaborato) con il (n)PCI, usando ogni mezzo, legale ed illegale (pedinamenti, intercettazioni, infiltrazione di spie, minacce, perquisizioni, arresti), per stroncare il nostro lavoro e quello di tutta la carovana del (n)PCI.

Ad ogni colpo sia il (n)PCI sia il Partito dei CARC hanno opposto un’articolata resistenza.

Infatti, malgrado la repressione, malgrado le dieci inchieste a nostro carico, il nostro lavoro continua e anche il (n)PCI è stato infine fondato, nell’ottobre del 2004, a seguito di un lavoro politico clandestino avviato dai compagni della Commissione Preparatoria nel 1999. Questi compagni, come noto, hanno sempre fornito un dettagliato resoconto del loro lavoro tramite il loro sito internet e la loro rivista (La Voce). Essi hanno ampiamente spiegato di essere ricorsi alla clandestinità per mettersi il più possibile al riparo dalla repressione con la quale la borghesia cercava di impedire la ricostruzione del partito comunista, e hanno ricordato a tutti noi che il vecchio PCI ad un certo punto venne messo fuori legge e costretto a subire la clandestinità. Analizzando l’esperienza del vecchio PCI e raffrontandola con le analogie della fase attuale, i compagni della Commissione Preparatoria hanno tratto la conclusione che il (n)PCI doveva nascere clandestino, doveva imparare l’arte del muoversi clandestinamente prima che la borghesia lo costringesse ad attrezzarsi in fretta e furia, come purtroppo accadde ai compagni del vecchio PCI. “Il vecchio PCI nel 1926 subì la messa fuori legge, divenne clandestino perché costretto e perdette la direzione (arresto di Antonio Gramsci)” [tratto da La Voce n° 1, pagg. 41-42, marzo 1999].

La continuità del lavoro del (n)PCI ha portato in questi giorni ad un altro risultato: la pubblicazione del Manifesto Programma del (n)PCI, nuovo ed importante passo in avanti nella battaglia per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

 

Questa persecuzione politica si inserisce nel processo di attacco e repressione portato avanti dalla borghesia imperialista con l’appoggio di tutti i partiti borghesi che consiste:

·    nella criminalizzazione del movimento comunista e antimperialista con la “santa alleanza contro il terrorismo” che unisce destra e sinistra dello schieramento borghese: dai processi per “terrorismo” alle condanne a quattro anni di carcere per gli antifascisti milanesi scesi in piazza l’11 marzo 2006; alle recenti richieste di condanne fino a dodici anni di carcere ai manifestanti fermati al G8 genovese nel 2001; alle analoghe ed esorbitanti richieste di condanne contro i giovani del Sud Ribelle; alle perquisizioni a carico dello Slai Cobas–per il sindacato di classe; al regime di isolamento e carcere duro applicato ai comunisti attualmente prigionieri nelle galere della borghesia;

·    nella criminalizzazione di ogni dissenso e protesta popolare. Basta pensare alle inchieste giudiziarie aperte contro i movimenti popolari No Dal Molin e NO TAV; ai continui licenziamenti degli operai più combattivi (FIAT di Pomigliano e FIAT Sata di Melfi);

·    all’uso di apparati criminali e fascisti per terrorizzare le masse: uso di camorra e fascisti che minacciano i compagni schierati in prima fila con gli abitanti di Pianura nella protesta contro la discarica.

A fronte di questa repressione la borghesia garantisce impunità ai suoi lacché. De Gennaro, responsabile della “macelleria messicana” di Genova, è stato promosso ed oggi è chiamato a stroncare la giusta ribellione delle masse popolari campane, i processi a Berlusconi e Dell’Utri e altri sono stati in vari modi chiusi e insabbiati. Vedremo cosa faranno con i dirigenti della Thyssen Krupp che hanno ucciso ben sette operai!

 

Oggi non viviamo in un regime fascista. Nessuna legge ufficialmente impedisce ai comunisti di presentarsi alle elezioni ed organizzare iniziative pubbliche. Ai comunisti non è impedito di far politica per legge, ma gli è impedito di fatto, gli è reso sempre più difficile fare politica nei fatti. Lo dimostra chiaramente il blitz (l’ennesimo) della Digos scattato in piena campagna elettorale 2006, con perquisizioni notturne nelle case dei candidati e promotori della Lista Comunista (proposta e sostenuta dal Partito dei CARC), ai quali ha sequestrato tutto il materiale cartaceo e informatico necessario a presentare le liste. Questo ed altri fatti concreti spingono nella direzione del divieto per i comunisti di fare politica e quindi verso l’instaurazione di un nuovo regime fascista. Il processo che avrà luogo il 13 maggio al Tribunale di Bologna, dove in quanto comunisti verremo messi alla sbarra, è un processo che presenta alcune importanti analogie con il processo del 1923 voluto dal primo gabinetto Mussolini (governo di ampia coalizione con liberali, giolittiani, ecc.) contro il vecchio PCI. Nel 1923 i compagni vennero tutti assolti, dopo un lungo periodo di carcerazione preventiva, poiché le leggi liberal-borghesi non vietavano espressamente di essere comunisti. Ma il passo fu breve: soltanto tre anni dopo, nel 1926, la promulgazione delle leggi fascistissime vietò espressamente di essere comunisti, sanzionando così sul piano legale una persecuzione che nei fatti era iniziata anni prima e che, dopo aver colpito duramente i comunisti, si abbatterà con forza sul resto delle forze antifasciste e democratiche: carcere, torture, fucilazioni, famiglie straziate dal dolore e dalle privazioni.

A fronte degli attacchi contro i comunisti, gli antifascisti, gli anticapitalisti, le avanguardie dei lavoratori, la sinistra borghese regge il gioco alla destra più reazionaria parlando di “errori e orrori del comunismo”, umiliando la sua base fino a levare la falce e martello dai suoi simboli.

Che la procura di Bologna abbia deciso di istruire un simile processo è già un fatto grave di per sé. Se poi la montatura del giudice Giovagnoli dovesse passare e quindi dovessero condannarci alla prigione questo sarebbe un ulteriore, concreto e gravissimo passo avanti verso il divieto per i comunisti di fare politica, quindi verso il fascismo.

 

Mobilitarsi per impedirlo è un dovere di tutti i compagni (comunisti, antifascisti, antimperialisti) e di tutti i sinceri democratici che hanno a cuore le sorti del nostro Paese e dei suoi cittadini.

Molti compagni, aderenti o meno al PRC, hanno sottoscritto un caldo appello per la difesa dei simboli comunisti, per la difesa dell’identità comunista di tutti gli iscritti del PRC e del PdCI. A tutti i compagni, a tutti i sinceri democratici e in particolare a tutti i sottoscrittori dell’appello Si alla falce e martello e alla bandiera rossa! chiediamo di assumere una difesa chiara e netta non solo dei simboli, ma anche dei comunisti in carne ed ossa. Chiediamo loro (a quelli che non lo hanno già fatto) di prendere una posizione chiara di difesa di tutti coloro che sono colpiti dalla repressione. L’agibilità dei comunisti, l’agibilità di organizzazione delle masse popolari vanno difese con la lotta. Chiediamo di sottoscrivere il nostro appello, NO alla persecuzione dei Comunisti!, chiediamo di esprimere una presa di posizione da inviare al PM Giovagnoli della Procura di Bologna, chiediamo di partecipare e promuovere la mobilitazione in solidarietà ai comunisti colpiti dalla repressione, chiediamo di partecipare e promuovere il presidio il giorno dell’udienza preliminare di Bologna il giorno 13 maggio 2008.

Chiamiamo quindi a raccolta tutti i comunisti, gli antifascisti, i lavoratori, gli studenti, i pensionati, tutti coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese, tutti coloro che soffrono l’ingiustizia del regime capitalista, li chiamiamo ad unirsi alla solidarietà verso i compagni che lottano per un mondo migliore e che per questo vengono colpiti dall’arrogante repressione del giudice Giovagnoli servo dei padroni.

Chiamiamo a raccolta tutti quelli che lottano contro la montante propaganda xenofoba scatenata dai padroni contro i lavoratori immigrati, soprattutto se islamici e rumeni; tutti quelli che lottano contro la ripugnante campagna ordita dal Vaticano e dalla sua Chiesa contro le donne; tutti quelli che lottano contro l’agibilità politica e l’impunità concessa ai criminali neofascisti organizzati in partiti illegali come Forza Nuova e Fiamma Tricolore; tutti quelli che lottano per difendere i valori della Resistenza antifascista e la memoria dei Partigiani dal sistematico attacco “bipartizan” portato avanti dai partiti borghesi e dai loro intellettuali in carriera.

Chiamiamo a raccolta tutti i sinceri democratici affinché difendano gli spazi di agibilità politica di cui oggi essi ancora godono e che sono stati conquistati con la Resistenza, con il sangue di tantissimi comunisti e con il sacrificio e la lotta delle Partigiane e dei Partigiani!

                                                            

Mobilitiamoci contro il processo politico orchestrato dalla Procura di Bologna!

Solidarietà con tutti i compagni e le compagne colpiti dalla repressione!

NO alla persecuzione dei comunisti!