CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Lettera aperta ai promotori e ai firmatari dell’appello “COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI”

 

IL COMUNISMO NON E’ UN’OPINIONE!

La rinascita del movimento comunista è la strada per la riscossa dei lavoratori!

La lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista è l’unica via d’uscita dal marasma attuale!

 

La disfatta della Sinistra l’Arcobaleno alle elezioni del 13 e 14 aprile e la conseguente assenza dal Parlamento, per la prima volta dal dopoguerra, dei partiti della sinistra hanno spinto molti compagni e compagne a reagire, a domandarsi che fare, a promuovere un percorso di riflessione sul perché del tracollo elettorale e ancora prima “sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono dall’esperienza della rifondazione comunista”.

Giustamente l’appello dice “comuniste e comunisti: iniziamo da noi”. Bisogna cioè partire dal bilancio di quanto hanno fatto il PRC e il PdCI dalla loro nascita ad oggi, dalla concezione, dalla linea, dai programmi che hanno guidato e orientato l’attività svolta dal PRC e dal PdCI in questi anni e in nome dei quali questi partiti (confluiti nella Sinistra l’Arcobaleno) hanno chiesto ai lavoratori e alle masse popolari del nostro paese di votarli. 

Vedendo così la questione, è chiaro allora che quella del 13 e 14 aprile è stata, in realtà, una disfatta annunciata.

 

Perché, infatti, i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti che sono i primi a denigrare il movimento comunista e la sua gloriosa storia, definendola un “errore e orrore”? Che anziché indicare i primi paesi socialisti come l’alba del nuovo mondo, come il primo tentativo pratico e su grande scala compiuto dalla classe operaia di guidare l’insieme dei lavoratori fino ad allora sfruttati ed oppressi ad abbandonare la propria condizione servile e le concezioni e abitudini ad essa connesse, gettano alle ortiche tutta la loro gloriosa esperienza o nella migliore delle ipotesi sviliscono anche le cose buone, le poche che non possono non vedere, in nome dei limiti, degli errori e delle ingenuità che inevitabilmente accompagnano un’impresa che non ha precedenti nella storia: mettere fine alla divisione dell’umanità in classi di sfruttati e sfruttatori. Che magari vanno nella Piazza Rossa a celebrare l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre ma si ritirano con la coda fra le gambe quando un Tremonti o qualche altro esponente della banda Berlusconi intona con arroganza il ritornello che in Unione Sovietica non c’era libertà anziché rispondere con orgoglio che è vero che in Unione Sovietica non c’era libertà perché gli operai e i contadini poveri giustamente avevano privato i ricchi, i vecchi sfruttatori e i loro seguaci (una minoranza della popolazione, ma pur sempre alcuni milioni di persone) di ogni libertà e li avevano sottomessi ad una dittatura senza riguardi per soffocare e scoraggiare i loro tentativi di riprendere il sopravvento; che è vero, in Unione Sovietica non c’era libertà per gli sfruttatori e per chi voleva restaurare il loro “paradiso perduto” e questa gente era sottoposta a una dittatura (a dire il vero non tanto spietata) e proprio questa era la condizione indispensabile perché invece i lavoratori e le classi e i settori oppressi della popolazione avessero finalmente un po’ di libertà e di potere e sviluppassero di conseguenza i prodigi di iniziativa che resero per 30 anni l’Unione Sovietica invincibile a ogni aggressione.  Che magari si riempiono la bocca di antifascismo ma poi condannano e cercano di isolare chi, l’11 marzo a Milano, l’antifascismo lo ha messo in pratica togliendo la piazza alle parate delle nuove squadracce fasciste e per questo è stato incarcerato e condannato a 4 anni di carcere. 

Che si uniscono al coro di quelli che rivalutano “i ragazzi di Salò”, partecipano alle feste dei giovani di AN o al compleanno della vedova di Almirante anziché celebrare, far vivere la Resistenza come il punto più alto raggiunto finora nel nostro paese dalla classe operaia nella sua lotta per il potere e riprendere la strada dei partigiani.

 

Perché i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti che parlano delle condizioni di vita e di lavoro sempre più difficili, ingiuste e odiose di una parte crescente degli operai, dei pensionati, degli studenti, dei disoccupati, delle casalinghe, cioè di una parte crescente delle masse popolari del nostro paese (quelli che chiamano “ceti deboli”), ma l’unico programma che propongono concretamente è cercare di dosare l’eliminazione delle conquiste, chiedere di togliere solo 50 quando i padroni vogliono togliere 100, il “meno peggio” che apre la strada al peggio, anziché promuovere e organizzare la lotta per difendere senza se e senza ma, diritti strappati e lottare per conquistarne di nuovi?

 

Perché i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti che si dicono (e magari sono anche) contro i mali del capitalismo, ma non contro il capitalismo che li produce giorno per giorno? Che riducono di fatto i lavoratori a supplicare i padroni di essere più buoni, umani, comprensivi, meno voraci, come se fosse una questione di buona o cattiva volontà e non di incompatibilità tra gli interessi di chi non lavora e vive alle spalle degli altri o se lavora lo fa solo per aumentare le sue ricchezze (borghesia imperialista) e gli interessi di chi lavora per vivere e se non lavora non riesce ad avere di che vivere (masse popolari), anziché indicare la strada della lotta senza se e senza ma

- CONTRO il “programma comune” dettato da industriali, banchieri, cardinali, affaristi, mafiosi, imperialisti USA e sionisti, imperialisti europei e che consiste nell’eliminazione di ciò che resta delle conquiste di civiltà e benessere per le masse popolari (conquiste economiche, politiche, sindacali e sociali): flessibilità, precarietà, lavorare di più e guadagnare di meno, innalzamento dell’età pensionabile e pensioni da fame, eliminazione del CCNL, istruzione e sanità a pagamento, carovita, affitti alle stelle e mutui da strozzinaggio, miseria, degrado ambientale e culturale; nella lotta accanita per conquistare un ruolo di primo piano negli affari mondiali, nella spartizione dei profitti estorti ai lavoratori e ai popoli oppressi: invasioni, aggressioni, guerre, aumento delle spese per armi e soldati; nella repressione del movimento di resistenza delle masse popolari contro il “programma comune” e in particolare nella persecuzione, condotta all’insegna della “guerra contro il terrorismo”, di quanti si organizzano e lottano contro il sistema imperialista e per la rinascita del movimento comunista: inchieste, arresti, perquisizioni, sequestri, pedinamenti, intercettazioni, cariche della polizia, schedature, espulsioni dai sindacati di regime.

- PER il  “programma comune” delle masse popolari: mobilitarsi e lottare per difendere, consolidare ed estendere i diritti e le conquiste strappate negli anni passati in ogni campo e per la salvaguardia dell’ambiente; mobilitarsi e lottare contro tutte le forme di oppressione e discriminazione razziale, sessuale e culturale; mobilitarsi e lottare contro le guerre di aggressione e il saccheggio dei paesi oppressi; promuovere e diffondere la solidarietà di classe e internazionalista.

 

Perché i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti che condannano le donne che hanno accolto Ferrara a suon di pomodori e uova anziché chiamare alla mobilitazione contro la crociata reazionaria della gerarchia vaticana nell’ambito della lotta per mettere fine al cancro del Vaticano che ammorba l’aria del nostro paese? Che condannano chi brucia le bandiere dello Stato sionista di Israele anziché chiamare alla lotta contro i sionisti e i loro alleati e alla solidarietà con tutti i popoli che in Medio Oriente resistono e lottano con determinazione e abnegazione per cacciare dalle loro terre gli occupanti sionisti e americani. Che di fronte al problema della sicurezza e del degrado delle periferie predicano la tolleranza o scopiazzano i vari Tosi e simili, anziché mobilitare tutti i lavoratori, italiani e immigrati, contro i responsabili dell’insicurezza e del degrado. Che condannano i lavoratori che scioperano e lottano senza rispettare i limiti che le leggi borghesi vorrebbero imporre loro anziché affermare con forza che è legittimo tutto ciò che è conforme agli interessi dei lavoratori anche se non è legale, cioè anche se è vietato dalle leggi borghesi.

 

Perché i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti che predicano di conciliare gli interessi dei lavoratori, studenti, pensionati, immigrati e casalinghe con quelli dei padroni, banchieri, del Vaticano, della malavita organizzata, degli imperialisti USA e dei sionisti? Che quindi di fatto cercano di convincere “i lavoratori a stringere la cinghia, unirsi per il bene della nazione e ridare ai padroni quello che hanno conquistato con dure lotte” anziché mettere davanti sempre e comunque gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari e promuovere la coscienza e l’organizzazione necessarie per strappare il potere dalle mani di pugno di parassiti e padroni che governa il nostro paese, le nostre regioni e le nostre città (e che costituisce il 10% della popolazione):

- per eliminare la proprietà dei grandi capitalisti sulle aziende e requisire le loro proprietà immobiliari per dare a ogni famiglia un’abitazione sana e spaziosa e per soddisfare gli altri bisogni individuali e collettivi delle masse popolari;

- per annullare le proprietà finanziarie dei ricchi, distruggere la rete dei rapporti finanziari che soffoca le attività economiche pratiche, annullare mutui, ipoteche e debiti verso le banche, lo Stato e la borghesia imperialista;

- per sciogliere ogni organo dell’attuale Stato, della sua amministrazione pubblica ad ogni livello, delle sue forze armate, dei suoi corpi di polizia di ogni genere;

- per abolire il Vaticano e tutti privilegi della Chiesa cattolica e requisire tutte le sue proprietà;

- per smantellare tutte le basi militari, mettere fine alla presenza di forze armate e di corpi polizieschi e spionistici stranieri e annullare tutti i trattati stipulati dal vecchio regime, uscire immediatamente dalla NATO, dalla UE e dalle altre organizzazioni create per l’aggressione e il saccheggio imperialisti.

 

In sintesi, perché i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti sotto la cui direzione anche gli scioperi e le lotte si sono ridotte a un rito e i lavoratori sono andati di sconfitta in sconfitta, di cedimento in cedimento. Perché i lavoratori e le masse popolari avrebbero dovuto votare dei sedicenti comunisti che non promuovono la rinascita del movimento comunista e la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista?

 

Ai lavoratori la Sinistra l’Arcobaleno ha detto e dimostrato che di fatto non c’è altro da fare che stringere la cinghia, cedere qualcosa e arrangiarsi; la Lega ha detto che possono stare meglio se si mandano via gli immigrati che portano via il lavoro e rubano, se i soldi delle tasse resteranno nelle loro tasche anziché andare a Roma ladrona, ecc. E’ strano allora che la Lega abbia preso 3 milioni di voti?

O i comunisti indicano a ogni membro delle masse popolari che l’unica via per mantenere, difendere e migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro di fronte all’avanzare della crisi generale del capitalismo è quella di unirsi agli altri lavoratori per eliminare la direzione della borghesia imperialista sulla società e instaurare una nuova società socialista (mobilitazione rivoluzionaria delle masse), oppure a prevalere tra i lavoratori è la via indicata dai fascisti, dai razzisti e da tutta la destra: partecipare, agli ordini della borghesia imperialista, alla rapina di altre parti delle masse popolari (mobilitazione reazionaria delle masse).

 

E’ stato tutto questo, prima ancora della partecipazione al governo Prodi, dell’abbandono dei simboli comunisti e della confluenza nell’amorfa Sinistra l’Arcobaleno, che ha portato alla disfatta elettorale della sinistra “radicale”. Questo risultato è la conclusione di un processo iniziato dei revisionisti moderni nel dopoguerra con a capo Togliatti in Italia e Kruscev in URSS. Questa disfatta è la Caporetto dei traditori della causa della classe operaia: la lotta per rompere le catene dell’oppressione, la lotta per il superamento delle classi sociali, la lotta per il comunismo. Il progetto del PCI revisionista prima e di Rifondazione Comunista poi trova in questa sconfitta la dimostrazione che è dannoso per la causa della classe operaia e del resto delle masse popolari ed è diventato inutile anche per la borghesia stessa.

E’ la sconfitta di una concezione del mondo, di una linea, di una strategia. E’ la dimostrazione che gli interessi delle masse popolari sono incompatibili con quelli della borghesia imperialista. E’ la dimostrazione che esiste una sola via di uscita dal marasma attuale, dal sistema di oppressione e sfruttamento vigente: alzare la bandiera della lotta per il socialismo, lottare per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

 

La situazione è favorevole per la rinascita del movimento comunista nel nostro paese. Le masse popolari lottano da un capo all’altro dell’Italia contro l’attacco ai diritti e la guerra. Da Scanzano Ionico a Melfi, da Vicenza alla Val Susa, dalla manifestazione del 9 giugno alla lotta di Pianura, dalla manifestazione del 20 ottobre fino agli scioperi in difesa del contratto nazionale dei metalmeccanici. Queste lotte però hanno un carattere difensivo. Per diventare la forza che spazzerà via l’ordinamento sociale marcio e assassino in cui viviamo devono incanalarsi nella lotta per il socialismo: senza la prospettiva rivoluzionaria, infatti, le vittorie sono meno efficaci, tutto quello che si conquista è transitorio e instabile e la capacità di organizzazione e mobilitazione delle masse popolari non si sviluppa e non avanza oltre un certo livello. Non a caso quando il movimento comunista si è indebolito, a causa dei limiti ed errori della sinistra e del prevalere dei revisionisti moderni, la borghesia ha rafforzato i suoi attacchi contro le conquiste di civiltà e benessere che era stata costretta a concedere dall’avanzare del movimento comunista, ha rafforzato la repressione e l’attacco contro quanti si fanno promotori della mobilitazione delle masse e contro le avanguardie comuniste e anticapitaliste.

L’elemento determinate per fare questo salto di qualità è rappresentato principalmente dall’attività dei comunisti, che fanno i comunisti, che costruiscono un vero partito comunista, capace di guidare la classe operaia alla conquista del potere e all’instaurazione di una società socialista. Questo è la linea che distingue i comunisti dai revisionisti (coloro che cercano una via al socialismo nel capitalismo) e dai riformisti (coloro che aspirano a riformare il capitalismo). Tutti i comunisti sono oggi chiamati a rafforzare la propaganda sulla necessità del socialismo e l’organizzazione delle masse popolari intorno all’obbiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista: in sintesi, tutti i comunisti sono chiamati a condurre un lavoro di “semina e raccolta” finalizzato a ricreare quel tessuto di organismi di massa, collettivi, comitati che hanno determinato la forza del vecchio movimento comunista.

Non basta quindi “ripartire dalle lotte”, limitarsi a moltiplicare il numero di manifestazioni, presidi, scioperi. Così come è errato limitarsi a fare una battaglia di idee e principi in “difesa della falce e martello”, un’unità dei comunisti sui principi comunisti slegati dalla pratica comunista (il comunismo è unità dialettica di teoria e pratica): significherebbe seguire la scia che ha portato alla disfatta della sinistra borghese e ridurre il comunismo e la lotta per il comunismo ad una “questione di opinione”. Significherebbe ripercorrere la strada del PRC che era addirittura partito col proposito di “rifondare” il comunismo ed è approdato dove tutti sappiamo.

A nostro avviso l’appello “Comuniste e comunisti: ricominciamo da noi” ha il limite di riproporre una strada che si è dimostrata fallimentare, al di là della volontà di riscossa che anima buona parte dei suoi promotori e firmatari. E’ per questo che abbiamo deciso di non firmarlo. Riteniamo però che lo spirito che muove buona parte delle componenti che hanno aderito all’appello sia giusto. Riteniamo che l’impegno e l’entusiasmo che centinaia di compagni hanno profuso in questi anni nel PRC e nel PdCI sia un importante patrimonio da valorizzare e per farlo è necessario che i compagni tirino un bilancio serio e approfondito della loro stessa militanza.

È per questi motivi, che pur non firmando l’appello, parteciperemo alle iniziative che verranno promosse, portando il nostro contributo alla luce del dibattito fraterno, franco e aperto.

Riteniamo infatti che il dibattito fraterno, franco e aperto su linea, analisi, strategia sia uno dei tre ambiti in cui i comunisti devono muoversi. Gli altri due ambiti sono: la lotta comune contro la repressione e lo sviluppo della solidarietà di classe (contrastando i tentativi della borghesia di dividere il movimento e i comunisti in “buoni” (quelli che accettano il capitalismo) e “cattivi” (quelli che vogliono abbatterlo), e l’organizzazioni di iniziative comuni (assemblee, presidi, manifestazioni, liste elettorali unitarie, ecc).

Uno dei terreni comuni di lotta è sicuramente quello contro il governo Berlusconi, contro la destra reazionaria e fascista che avanza. Lo sviluppo di un ampio fronte di lotta, resistenza e solidarietà contro il governo, contro la nuova destra (PD) e contro i “grandi elettori” (Vaticano e USA in primis) è senza dubbio una necessità politica per la classe operaia e il resto delle masse popolari. Un blocco che metta al centro la difesa, senza se e senza ma, dei diritti conquistati e la lotta per il superamento dello “stato attuale delle cose”. Un blocco necessario per contrastare la mobilitazione reazionaria che avanza nel nostro paese e dare forza alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

 

Il futuro è luminoso, compagni, anche se la strada da percorrere è tortuosa! Il movimento comunista sta rinascendo in tutto il mondo. La vittoria del Partito Comunista Nepalese (maoista) alle recenti elezioni è un segnale chiaro di questa rinascita, ci indica come è possibile condurre una lotta vittoriosa nel XXI secolo con una linea strategica e tattica adeguata. I comunisti devono imparare dalle esperienze più avanzate e vittoriose e non seguire le strade (dei revisionisti vecchi e nuovi) che hanno portato a sconfitte e disastri per le masse popolari. La lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista è la strada più avanzata da percorrere per uscire dal marasma attuale. Promuoviamo la solidarietà di classe, sviluppiamo iniziative unitarie, conduciamo un dibattito fraterno, franco e aperto su linea, analisi e strategia! Rompiamo l’ordine sparso e innalziamo insieme la bandiera del comunismo! Facciamo della lotta contro il governo reazionario che si è insediato al potere, contro la nuova destra (PD) e contro i “grandi elettori” (padroni, Vaticano e USA in primis) un contributo alla rinascita del movimento comunista!