CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Intervista al Segretario Nazionale del Partito dei CARC, Pietro Vangeli

IL 13 MAGGIO SI APRE A BOLOGNA UN PROCESSO POLITICO CONTRO I COMUNISTI!

"In aula ribalteremo i ruoli, passeremo da accusati ad accusatori: metteremo sotto processo la borghesia italiana, senza farci legare le mani dalle leggi dello Stato".

Intervista della rivista Rapporti Sociali a Pietro Vangeli, SN del Partito dei CARC e uno dei 12 imputati all'udienza che si terrà il 13 maggio a Bologna per "associazione sovversiva" contro il (nuovo)Partito comunista italiano, il Partito dei CARC, l'Associazione Solidarietà Proletaria (ASP).

D- In questi giorni Il Tempo, Il Messaggero, Studio Aperto e il TG 2 stanno montando una campagna stampa diffamatoria contro il Partito dei CARC, agitando ancora una volta lo spauracchio del "terrorismo". Quale il legame tra questa campagna mediatica e l'udienza preliminare che si terrà il 13 maggio a Bologna contro alcuni militanti del (nuovo)PCI, del P-CARC e dell'ASP?

R.  Mentre i fascisti moltiplicano il numero delle loro squadracce, delle loro vili aggressioni, pestaggi e omicidi, i media montano campagne stampa diffamatorie e di criminalizzazione dei comunisti e degli altri oppositori  per cercare di creare un’opinione pubblica favorevole tra le masse popolari alla persecuzione dei comunisti e, in particolare, del (nuovo)PCI, del P-CARC e dell’ASP che il 13 maggio saranno portati alla sbarra dai giudici Giovagnoli (PM) e dalla dott.ssa Zaccariello (GIP) del Tribunale di Bologna per “associazione sovversiva”. Quel giorno si apre a Bologna un processo prettamente politico, le imputazioni infatti sono associazione sovversiva con finalità di terrorismo per aver costruito un nuovo Partito comunista italiano”. La finalità di terrorismo, smentita da altre inchieste che sono state archiviate, serve solo per imbastire e sostenere una ventennale persecuzione  poliziesca e giudiziaria, per istruire un processo che ha le caratteristiche dei processi contro i comunisti portati avanti dal fascismo con il Tribunale Speciale.

La campagna diffamatoria in atto quindi si inquadra in un processo reazionario più articolato promosso dai poteri palesi e  occulti dello Stato (servizi segreti, giudici consenzienti, polizia politica, ROS, ecc.).

La persecuzione dei comunisti è oggi il cuore politico dello scontro in atto nel nostro paese e nel mondo tra le masse popolari e la borghesia imperialista.

L’udienza preliminare che si terrà il 13 maggio nasce dall’Ottavo Procedimento Giudiziario montato contro la nostra area dal “novello Torquemada”, il giudice Paolo Giovagnoli. Dagli anni ’80 fino ad oggi ben otto inchieste per “associazione sovversiva” sono state condotte contro la nostra area, tutte finite per assoluzione o non luogo a procedere, dopo perquisizioni, intercettazioni, arresti preventivi. L’obiettivo di queste inchieste è chiaro: cercare di impedire la nostra attività politica e la lotta che conduciamo per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, impedire che si costruisca un vero partito comunista non sottomesso alla borghesia e al suo regime di sfruttamento, miseria e guerra.

Mai, però, si era arrivati a processo. Questa volta, quindi, le Autorità Italiane stanno cercando di forzare ancora di più la mano, di alzare il tiro, per cercare di avanzare con passo più spedito verso la messa fuori legge del comunismo. Per questo noi parliamo di processo storico. Per molti versi è simile al processo che ci fu nel 1923 contro i dirigenti del PCI: quel processo finì con l’assoluzione, ma aprì le porte alle leggi speciali del 1926 che portarono alla condanna e alla detenzione del gruppo dirigente del vecchio PCI, tra cui Antonio Gramsci, condannato per associazione sovversiva e ucciso poi in carcere.

La storia però non si ripete mai due volte allo stesso modo: la vittoria della Resistenza ha elevato la coscienza di classe delle masse popolari. Oggi è più difficile rispetto a ieri mettere fuori legge il comunismo: per questo la borghesia italiana ricorre a campagne stampa diffamatorie, a sistematiche operazioni di intossicazione, all’uso strumentale dell’accusa di “terrorismo” per far passare le operazioni di attacco alle organizzazioni comuniste. Si cerca di sradicare le radici che il movimento comunista ha messo nelle masse popolari, nella lotta per l’emancipazione dallo sfruttamento e dall’oppressione.

Questa però è una partita aperta, una lotta dall’esito non scritto. Un semplice dato: in questi giorni il nostro appello “No alla persecuzione dei comunisti” ha raggiunto più di 7.000 adesioni di lavoratori, sindacalisti, studenti, pensionati, precari, casalinghe, immigrati e anche intellettuali e politici… alla faccia di chi dice che il comunismo è morto!

 

D. Nei comunicati del P-CARC si dice che in aula passerete da accusati ad accusatori, mettendo sotto processo la borghesia italiana. Che cosa significa?

 

R. Significa che in aula chiameremo alla sbarra le Autorità Italiane, smascherando la loro natura di classe e la persecuzione politica che conducono contro la nostra area, il carattere reazionario e antipopolare degli apparati dello Stato. Ribalteremo il tavolo con cui la borghesia cerca di barare e imbrogliare le masse: non accetteremo il ruolo di accusati, non ci faremo legare le mani dalla legalità borghese, dagli “usi e costumi” del teatrino giudiziario, fatto a misura per i borghesi (i Berlusconi, i Tanzi, i padroni della Thyssen, ecc. che hanno tutti i mezzi per corrompere e comprarsi l’impunità e la benevolenza della magistratura) e contro i lavoratori e il popolo. Noi siamo chiamati a processo perché siamo comunisti e lottiamo per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, perché lottiamo contro questo sistema che assicura ricchezza, sfarzi e impunità ad una minoranza di borghesi sulla pelle e sul sangue della stragrande maggioranza della popolazione. Noi indichiamo che il socialismo è l’unica via di uscita possibile dal marasma in cui la borghesia ci ha fatto precipitare. Questo è il punto. Trasformeremo il processo, se ci sarà, in una cassa di risonanza, di denuncia delle Autorità politiche, affaristiche e giudiziarie e della classe che rappresentano e dell’ordinamento sociale marcio e assassino che tutelano, in un’occasione di ampia propaganda e mobilitazione contro chi rende difficile, precaria e incerta la vita della stragrande maggioranza delle persone nel nostro paese: contro i responsabili delle stragi sul lavoro come quella della Thyssen-Krupp, contro gli speculatori del pane, del petrolio e dei mutui, contro i responsabili delle stragi di immigrati in mare, contro i responsabili della devastazione dell’ambiente e della salute della gente, contro i rapinatori delle pensioni. Sono questi gli unici e i veri terroristi! Sono loro che siederanno sul banco degli imputati quando ci sarà una giustizia veramente degna di questo nome! Faremo del processo un momento di lotta per rafforzare il movimento comunista nel nostro paese.

 

D. L'appello "No alla persecuzione dei comunisti" promosso dal P-CARC in questi giorni ha raggiunto più di 7.000 firme, nei prossimi giorni a Roma terrete un presidio a Porta Portese e interverrete anche al concerto della Banda Bassotti che si terrà al Villaggio Globale, per il 13 maggio state organizzando un presidio davanti al tribunale di Bologna... ma cosa avete intenzione di fare, volete occupare il tribunale?

 

R. Come già detto, noi non ci facciamo legare le mani dalla legalità borghese e dagli usi e costumi del “teatrino” giudiziario e la resistenza opposta nelle ventennale persecuzione politica lo dimostra. Questo è un processo storico. Lo affronteremo come tale. La borghesia vuole utilizzare il processo come una tappa per la messa fuori legge del comunismo. Noi invece lotteremo, senza mezzi termini, per renderlo un contributo alla rinascita del movimento comunista e alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Sarà un momento di ampia propaganda e mobilitazione. Si, sarà un processo storico anche per la battaglia contro quanti pensano, utilizzando la crociata antiterrorismo, di bloccare l’organizzazione e la mobilitazione dei comunisti nel nostro paese!

 

D.  Sembra che se si terrà il processo forse citerete come testimoni giudici italiani e francesi, ex deputati e senatori, intellettuali, membri della commissione stragi...

 

4- Si, stiamo valutando insieme ai nostri legali la possibilità di citare come testimoni tutti coloro che sono a conoscenza dei fatti. Tutti coloro che in questi anni partecipato da una parte direttamente alla persecuzione politica e alle campagne stampa (dai membri della Commissione Stragi, ad agenti della Digos e dei ROS che si sono distinti nella costruzione della montatura e nel compiere azioni illegali, ai promotori di strutture parallele come il "Gruppo franco italiano sulle minacce gravi", ai giudici francesi che hanno collaborato con le Autorità Italiane operando arresti per terrorismo e poi abbandonando questo capo di imputazione, ecc.).

Tutti coloro che hanno collaborato a contrastare e smascherare questa persecuzione poliziesca (da ex deputati che hanno presentato delle interpellanze parlamentari sulla persecuzione, esprimendosi contro questa violazione dei diritti politici, dal Syndicat de la Magistrature - "cugino" francese di Magistratura Democratica italiana del giudice Giovagnoli - che ha preso posizione contro la persecuzione del (n)PCI  portata avanti dalle Autorità francesi su comando delle Autorità italiane, alle decine di politici, intellettuali che hanno preso posizione contro la persecuzione dei comunisti, al giudice di Napoli che nel 2004 rifiutò gli arresti cautelari richiesti dal PM Stefania Castaldi della procura di Napoli che allora conduceva un'inchiesta contro noi, per l'assenza di prove per "terrorismo").

Il processo servirà a scoperchiare tutta la montatura orchestrata in questi anni, tutto il marcio che cercano di nascondere.