Comunicato DN del 15.07.2008
Chi paga le spese per i cinque anni di inchiesta per
“associazione sovversiva” condotta dal
giudice Paolo Giovagnoli?
Il 1° luglio il GUP Rita Zaccariello ha decretato il non
luogo a procedere per l’Ottavo
Procedimento Giudiziario (OPG) per
“associazione sovversiva” (270 bis)
portato avanti per cinque anni dal
giudice Paolo Giovagnoli della procura
di Bologna a carico del (n)PCI, del
P-CARC e dell’ASP.
Questa è una grande vittoria frutto della battaglia che
abbiamo condotto in questi anni,
della nostra
resistenza e della solidarietà
ricevuta da più di 7.000 lavoratori,
disoccupati, studenti, pensionati,
casalinghe, immigrati, sindacalisti e
sinceri democratici.
Adesso però chi paga le spese per i cinque anni di
inchiesta condotta dal novello
Torquemada? Chi paga per i soprusi e i
danni materiali (sequestro di
attrezzature, documenti, furto di somme
sequestrate, danneggiamenti ad
autoveicoli per inserire sistemi di
controllo, ecc.) che abbiamo subito noi,
i nostri familiari e le decine di
persone che sono state coinvolte in
indagini, pedinamenti, provocazioni
varie?
Il giudice Giovagnoli per cinque anni ha utilizzato i fondi
pubblici senza porsi limiti, senza che
nessuno osasse chiedere conto dello
spreco di decine di milioni di euro
dell’erario: decine di perquisizioni,
intercettazioni telefoniche e
ambientali, microspie, sbobinature e
trascrizione delle intercettazioni,
pedinamenti, appostamenti, stipendi per
le spie (Foglia e Cancello), utilizzo di
varie “ditte esterne di sicurezza e
controllo”, finanziamento dell’attività
del Gruppo bilaterale italo-francese sul
terrorismo e le minacce gravi, spese per
il trasporto da Napoli a Bologna della
documentazione raccolta dal giudice
Stefania Castaldi della Procura di
Napoli nel suo Settimo Procedimento
Giudiziario a carico della “carovana”
del (n)PCI (è stato necessario un camion
per il trasporto… che poi è stato
rinviato al mittente dal Giovagnoli
perché il materiale era messo in modo
disordinato, quindi c’è stato poi un
altro viaggio del camion da Napoli a
Bologna), stipendi e spese di trasferta
per i poliziotti italiani che hanno
operato in Francia contro il (n)PCI,
spese per il trasporto dalla Francia in
Italia del materiale sequestrato in casa
di Giuseppe Maj il 23 giugno 2003,
traduzione dal francese all’italiano
delle intercettazioni telefoniche fatte
in Francia e dei documenti in lingua
sequestrati, parcelle salate per
consulenze varie (scrittura, vocali,
ecc.) oltre agli stipendi per i topi
d’archivio utilizzati per ordinare tutte
queste informazioni raccolte e
contribuire alla realizzazione del
dossier…
Per cercare di rendere l’idea delle proporzioni esorbitanti
e dello spreco di risorse pubbliche
fatto dal Giovagnoli, facciamo un
esempio: dal dossier emerge che per fare
intercettazioni ambientali, telefoniche
e realizzare il controllo GPS su uno
dei compagni inquisiti, in un solo
anno sono stati spesi dal Giovagnoli
ben 89.000 euro (172 milioni di vecchie
lire!). Se teniamo conto che in questa
inchiesta sono “seguiti” con particolare
attenzione dal novello Torquemada almeno
venti compagni (e arrotondiamo per
difetto, in realtà le persone in vario
modo coinvolte sono alcune centinaia) e
questo controllo è durato per cinque
anni, ebbene ci troviamo davanti alla
cifra di 8.900.000 euro (89.000 euro x
20 compagni x 5 anni – quindi 17
miliardi di vecchie lire)!!! E siamo
solo alle intercettazioni!!! In questo
calcolo non sono comprese tutte le altre
attività su citate!!! Quanto costano gli
appostamenti, i pedinamenti che in
alcuni casi richiedono la mobilitazione
da 10 a 20 segugi al giorno? Quindi si
può tranquillamente parlare di centinaia
di milioni di euro che il novello
Torquemada e i suoi mandanti hanno
tranquillamente utilizzato per
un’operazione politica in un periodo che
per le masse popolari e per i servizi
pubblici si chiedono solo sacrifici e
riduzione delle spese.
Queste “spese” sono state fatte utilizzando i soldi dei
“contribuenti”. Chi è che adesso le
rimborsa? Verranno forse sottratte dallo
stipendio del giudice Giovagnoli? Oppure
chi utilizza i soldi dei contribuenti
per motivi risultanti poi inconsistenti,
la passa liscia? E poi ci dicono in
tutte le salse che non ci sono i soldi
per la sanità pubblica, per l’istruzione
laica, per condizioni di vita dignitose,
per dar lavoro e casa a tutti… dando la
colpa allo “scarso senso civico” dei
lavoratori che non accettano di pagare
più tasse e di rinunciare a quel che
resta dei diritti conquistati con dure
lotte!!!
In effetti è vero che i soldi non bastano per la sanità
pubblica, per la scuola laica e per
permettere alle masse popolari
condizioni di vita dignitose: se teniamo
conto di tutte le inchieste e i
controlli condotti in Italia contro i
comunisti, gli antimperialisti, le
avanguardie di lotta, i sindacalisti
combattivi, i comitati di lotta e i
sinceri democratici e se a queste spese
uniamo i costi delle forze dell’ordine
impiegate nelle manifestazioni e nei
pestaggi e i finanziamenti per le
“missioni di pace”, ebbene ci troviamo
davanti a cifre che sfiorano la metà
della finanziaria!!!
Speriamo che il novello giustiziere della lotta agli
sprechi nella pubblica amministrazione,
il ministro Brunetta, metta il naso
anche in questo colossale spreco di
denari pubblici.
Lo sviluppo della repressione nei confronti delle
avanguardie di lotta oltre a sferrare
durissimi colpi ai diritti politici
conquistati con la Resistenza, intacca
in modo significativo anche le
condizioni di vita delle masse popolari
perché sottrae risorse economiche da
campi e investimenti inerenti il
benessere delle masse popolari
(ospedali, scuole, case, occupazione,
ecc).
E’ per questo che diciamo che il novello Torquemada e i
suoi mandanti devono pagare e restituire
fino all’ultimo centesimo delle spese
fatte nella loro inchiesta persecutoria!
Ad ogni intercettazione telefonica, ad
ogni pedinamento, ad ogni perquisizione
Giovagnoli ha tolto pane dalla bocca
delle famiglie senza reddito fisso,
tetti alle famiglie senza casa, cure
alle persone che non hanno i soldi per
pagarsi visite mediche e operazioni
chirurgiche!
Giovagnoli deve pagare! E se non può farlo, che venga
buttato fuori dal corpo dei magistrati,
per violazione dei diritti
costituzionali e per dilapidazione di
risorse pubbliche (soldi dei
contribuenti) recando così un doppio
danno ai lavoratori, studenti,
pensionati, disoccupati, casalinghe e
immigrati del nostro paese!
E’ a gente come il Giovagnoli che bisogna prendere le
impronte, altro che ai rom!
Chiederemo in tutte le istanze e con la mobilitazione
popolare il risarcimento dei danni
materiali e morali che abbiamo subito.