Risposta del Partito dei CARC all’appello alla
partecipazione al coordinamento
nazionale contro la repressione lanciato
dall’assemblea del 21 giugno ’08
tenutasi a Roma
Milano, 14 luglio 2008
Nell’assemblea nazionale contro la repressione tenutasi a
Roma il 21 giugno ’08 è stata lanciata
la proposta di costruire un
coordinamento nazionale contro la
repressione. Il nostro Partito in quella
sede si è riservato di analizzare la
proposta e di comunicare successivamente
la sua posizione al riguardo.
Con questo comunicato illustriamo la nostra posizione,
scusandoci per il ritardo dovuto alla
lotta (vincente) che abbiamo portato
avanti contro l’Ottavo Procedimenti
Giudiziario (OPG) condotto ai danni
della “carovana” del (n)PCI dal novello
Torquemada, il giudice Paolo Giovagnoli,
su mandato delle Autorità Italiane e
all’intenso lavoro che abbiamo condotto
per realizzare la II Festa Nazionale di
Resistenza che si è tenuta dal 2
al 7 luglio a Marina di Massa.
La “carovana” del (n)PCI da più di vent’anni lotta per
costruire un fronte unito contro la
repressione, poiché riconosciamo
l’importanza strategica nella lotta per
fare dell’Italia un nuovo paese
socialista della resistenza alla
repressione, della lotta alla
repressione e dello sviluppo della
solidarietà di classe. Anche nel
condurre la lotta contro l’OPG abbiamo
operato per rendere questa lotta un
contributo alla costruzione di un fronte
unito. La vittoria conseguita, frutto
della nostra resistenza, della
mobilitazione sviluppata tra le masse
popolari e tra i sinceri democratici e
dell’ampia solidarietà ricevuta,
rafforza il processo di costruzione del
fronte unito e, allo stesso tempo,
permette di rafforzare il lavoro di
elaborazione di criteri e principi per
condurre ad un livello più elevato la
lotta contro la repressione. Stiamo
lavorando per realizzare un bilancio
pubblico di questa esperienza, in modo
da permettere a tutto il movimento
comunista e progressista del nostro
paese di attingervi, in particolare alle
decine e centinaia di compagni colpiti
dalla repressione e dalle varie
inchieste giudiziarie, tra i quali
ricordiamo anche i compagni e le
compagne dello Slai Cobas-per il
sindacato di classe oggetto anche
loro di un procedimento giudiziario per
“associazione sovversiva” (270 bis).
Per illustrare la nostra posizione rispetto all’appello
lanciato, riteniamo necessario
sintetizzare la nostra linea e la
concezione che ci guida.
Il (n)PCI nel suo Piano Generale di Lavoro (PGL) indica
quattro fronti di lotta:
- resistenza alla repressione, lotta alla repressione e
sviluppo della solidarietà di classe;
- mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella
lotta politica borghese;
- mobilitazione delle masse popolari nelle lotte
rivendicative, nella difesa senza
riserve delle conquiste strappate alla
borghesia;
- mobilitazione delle masse popolari a costruire gli
strumenti e gli organismi economici,
sociali e culturali autonomi dalla
borghesia (case del popolo, centri
sociali, cooperative, circoli culturali,
casse di mutuo soccorso, associazioni
sportive e ricreative, ecc.) e utili a
soddisfare direttamente i propri
bisogni.
Il nostro Partito ha deciso di collocarsi sul secondo
fronte del PGL: l’intervento nella lotta
politica borghese. La nostra linea è:
“promuovere, dirigere e organizzare la
mobilitazione delle masse popolari ad
intervenire nella lotta politica
borghese per favorire l'accumulazione di
forze rivoluzionarie, per far emergere
l’incompatibilità esistente tra gli
interessi delle masse e gli interessi
della borghesia in ogni campo e in ogni
aspetto della vita delle masse, per
acuire e sfruttare le contraddizioni tra
i gruppi e le forze della borghesia
imperialista, in sintesi per sviluppare
la mobilitazione rivoluzionaria delle
masse”.
Attraverso lo sviluppo del lavoro sul secondo fronte del
PGL contribuiamo allo sviluppo della
lotta anche negli altri tre fronti.
Nelle Tesi approvate nel nostro I
congresso nazionale (Viareggio ’07),
reperibili sul nostro sito, diciamo
(Tesi n.16): “L’intervento e l’azione
del partito dei CARC negli altri tre
fronti di lotta è complementare e
funzionale allo svolgimento del compito
principale. I quattro fronti sono legati
e si sviluppano in dialettica tra loro:
lo sviluppo di un fronte favorisce lo
sviluppo degli altri, un fronte non può
svilupparsi senza lo sviluppo, in una
qualche misura, degli altri.”
Per quanto riguarda il rapporto tra il primo fronte del PGL
(resistenza alla repressione, lotta alla
repressione e sviluppo della solidarietà
di classe) e il secondo fronte nella
Tesi n. 50 diciamo: “Noi sosteniamo il
fronte della lotta e resistenza alla
repressione e dello sviluppo della
solidarietà proletaria (1° fronte di
lotta). Sosteniamo la lotta che
l’Associazione di Solidarietà Proletaria
(ASP) conduce, ormai da quasi 30 anni,
per lo sviluppo di un ampio fronte di
lotta comune contro la repressione dei
lavoratori e delle masse popolari,
contro le varie forme di
controrivoluzione preventiva e per lo
sviluppo della solidarietà verso i
rivoluzionari prigionieri e verso tutti
coloro che sono colpiti dalla
repressione perché sono, o la borghesia
teme che diventino, centro di
promozione, orientamento e direzione
della resistenza delle masse popolari.
Anche in questo campo abbiamo già preso
importanti decisioni con il distacco di
alcuni militanti per lo sviluppo
autonomo delle attività ASP. Anche con
l’ASP, come con il SLL, ci lega, oltre
alla comune origine storica e
appartenenza alla “carovana” che ha
lavorato per la ricostruzione di un
nuovo partito comunista, l’appartenenza
allo stesso movimento della “rinascita
del movimento comunista” e lo stesso
obiettivo strategico “fare dell’Italia
un nuovo paese socialista”. Gli attacchi
della controrivoluzione preventiva e i
comuni obiettivi ci spingono a
sviluppare, ognuno con le proprie
specificità e particolarità, anche in
questo campo la politica da fronte
comune. L’esperienza di lotta contro
l’OPG contro il (n)PCI e il nostro
partito ci dimostra concretamente come è
possibile sviluppare un legame
dialettico tra 1° e 2° fronte.
Per politica da fronte intendiamo (Tesi 18): “(…) Nello
sviluppo delle relazioni con altre
organizzazioni e organismi a livello
nazionale e internazionale il Partito
dei CARC adotta la politica da fronte
basata su tre pilastri: 1. conoscenza
reciproca, iniziative in comune in ogni
caso in cui è possibile e scambio di
esperienze; 2. dibattito aperto, basato
sulla critica e l'autocritica, relativo
all'analisi della situazione, al
bilancio del movimento comunista, al
programma, ai metodi di lavoro, alla
linea generale e alle linee particolari;
3. solidarietà reciproca di fronte alla
controrivoluzione preventiva e in
generale alla repressione della
borghesia imperialista.”
Alla luce di questa concezione riteniamo che la proposta di
coordinamento nazionale contro la
repressione sia un passo in avanti nel
superamento del settarismo e nello
sviluppo di un fronte comune vasto e
articolato contro la repressione. Per
procedere in modo costruttivo pensiamo
che bisogna seguire la linea della
politica da fronte e l’unità e lotta
anziché la concezione da intergruppo
(unità al livello più basso, unità
organizzativa e non sui principi
generali) e le concezioni che pongono al
centro gli interessi di gruppo invece
degli interessi di classe. Solo in
questo modo e coinvolgendo
principalmente organismi e compagni che
si mobilitano sul primo fronte di lotta
del PGL (resistenza alla repressione,
lotta alla repressione e sviluppo della
solidarietà di classe) si potranno
produrre degli importanti avanzamenti
per il movimento rivoluzionario e
progressista del nostro paese,
mobilitando le avanguardie di lotta, gli
elementi avanzati, i comitati di lotta e
i sinceri democratici, facendo così
diventare realmente la repressione
un’arma contro la borghesia. Questo è
del tutto possibile: le 7.000 firme al
nostro appello contro l’Ottavo
Procedimento Giudiziario lo dimostrano.
Gli elementi avanzati delle masse
popolari, in particolari i giovani, sono
sensibili alla solidarietà di classe e
alla lotta contro la repressione.
Riteniamo che la resistenza alla repressione, la lotta alla
repressione e lo sviluppo della
solidarietà di classe sia un campo di
intervento da primo fronte del PGL e
quindi campo specifico e centrale per
quegli organismi (come l’ASP, Soccorso
Rosso Proletario, Comitati di amici e
familiari di prigionieri, ecc.) che
svolgono principalmente questa attività.
Sono loro che devono essere i principali
promotori e animatori di questo
coordinamento. Noi siamo un partito da
secondo fronte e la nostra attività è
incentrata principalmente
nell’intervento nel teatrino della
politica borghese e nella costruzione
del Blocco Popolare elettorale.
Attraverso la nostra attività
contribuiamo alla lotta sul primo fronte
(e anche sul terzo e sul quarto fronte),
ma questa non costituisce il nostro
principale campo di intervento. Il voler
far tutto e il non specializzarsi
rientra nella concezione da forze
soggettive della rivoluzione socialista
(FSRS) e costituisce uno dei limiti che
frenano lo sviluppo della più ampia
mobilitazione nei vari campi della lotta
di classe e la rinascita del movimento
comunista nel nostro paese. Noi pensiamo
che è indispensabile lottare per
superare questo stile artigianale e
antiscientifico se vogliamo superare i
limiti dell’attuale movimento proletario
e progredire nella lotta rivoluzionaria.
La distinzione dei vari campi di
intervento e il superamento della
concezione da FSRS è il sentiero su cui
avanzare per contribuire alla rinascita
del movimento comunista nel nostro
paese.
Non aderiremo quindi al coordinamento, ma parteciperemo
alle campagne che esso lancerà,
valutando di volta in volta, in base ai
compiti posti dalla fase al lavoro sul
secondo fronte, se e come contribuirvi,
utilizzando gli strumenti specifici di
un partito da secondo fronte (come
abbiamo fatto ad esempio durante la
campagna elettorale del 2006 con la
mobilitazione contro l’arresto degli
antifascisti dell’11 marzo, nel 2007 con
i compagni arrestati del 12 febbraio e
in questa campagna elettorale contro l’OPG,
con la solidarietà con i compagni turchi
minacciati di estradizione, ecc.). In
quest’ottica aderiamo alla mozione in
solidarietà con i prigionieri politici
avanzata nell’assemblea del 21 giugno e
ci impegniamo a contribuire con la
nostra specificità alla lotta contro la
repressione dei comunisti, degli
antimperialisti e delle avanguardie di
lotta.
Cogliamo l’occasione inoltre per invitare voi e tutti
coloro che si fanno promotori di questo
coordinamento a considerare l’aspetto
internazionale della vostra attività.
Non c’è bisogno di ricordarvi che la
repressione opera a livello nazionale e
internazionale, e a livello
internazionale a volte in modo
coordinato (come, ad esempio, nel caso
della costituzione del “Gruppo
bilaterale italo-francese sul terrorismo
e le minacce gravi”, come nel caso della
repressione contro Jose Maria Sison che
ha coinvolto i governi di USA, Filippine
e Olanda, e in moltissimi altri casi).
A nostro giudizio, quando varie forze riescono ad unirsi
operando a livello nazionale,
immediatamente si pongono sia necessità
che opportunità di stabilire un nesso
sul piano politico e organizzativo tra
quello che accade nel proprio paese e
quello che accade nel mondo.
Riguardo all’intervento internazionale sulla questione
della repressione, l’ASP ha
un’esperienza ventennale, che siamo
certi sarà un contributo prezioso al
coordinamento che si vuole costruire. Da
parte nostra, nel quadro della
cooperazione con questo coordinamento, i
cui criteri sono qui tracciati, siamo
disponibili a mettere a disposizione
quanto abbiamo costruito in questi anni
in materia di intervento nella lotta
contro la repressione a livello
internazionale.
La solidarietà è un arma!
Sviluppiamo un vasto e articolato fronte comune di lotta e
solidarietà!