CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Lettera aperta del Partito dei CARC al PCL

sulla proposta di costruire un Parlamento dei lavoratori per i lavoratori

 

Milano, 10.07.08

 

Il 18 maggio ’08 Ferrando ha lanciato su Il Manifesto l’appello a costruire un Parlamento dei lavoratori per i lavoratori, ossia “un Parlamento popolare eletto direttamente dal popolo della sinistra a partire dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro, dal territorio, con delegati permanentemente revocabili e privi di ogni privilegio sociale, con un criterio di rappresentanza integralmente proporzionale tra le diverse posizioni, organizzazioni, partiti, sarebbe una grande espressione democratica di unità e di forza. E al tempo stesso uno straordinario laboratorio di autorganizzazione di massa. Sarebbe la sede pubblica di organizzazione della mobilitazione popolare contro il governo, di controinformazione e denuncia delle sue politiche, di confronto libero e aperto tra i lavoratori, in una grande casa di vetro, sulla costruzione di un'alternativa di società e di potere, fuori da un puro dibattito accademico separato dalle lotte”.

Questa proposta nasce dall’“esigenza di un vasto fronte di lotta contro il governo Berlusconi e l’aggressione confindustriale”,  di  “un fattore di coinvolgimento progressivo di strati popolari oggi sfiduciati e passivi, di settori antiberlusconiani oggi immobilizzati dal PD, e persino di strati operai che hanno ripiegato a destra ma che presto saranno sotto i colpi del governo e potranno cercare nuove strade”. 

Ferrando aggiunge: “perché non contrapporre al governo Berlusconi e all'attuale Parlamento l'embrione di una democrazia vera, di una democrazia dei lavoratori per i lavoratori? La logica che accompagnava la proposta di Gramsci dell’‘Antiparlamento’, o la grande tradizione del consiliarismo italiano, non sono proprio oggi spunti preziosi da rielaborare e riattualizzare?”. (…) “Peraltro: se la Lega Nord inventò il Parlamento della Padania come simulazione di un contropotere secessionista, per quale ragione il movimento operaio non potrebbe dar vita a un proprio Parlamento come espressione reale di un'alternativa istituzionale di classe?”.

 

A nostro avviso è necessario analizzare questa proposta in base: a) all’analisi concreta della situazione concreta e ai compiti che questa pone ai comunisti; b) al ruolo che l’irruzione nel “teatrino della politica borghese” ha nella rinascita del movimento comunista del nostro paese; c) alle deviazioni contro cui bisogna lottare, politicantismo ed economicismo in primis.

 

Fare dell’Italia un nuovo paese socialista significa costruire il Nuovo Potere.

La forza delle masse popolari, la loro riscossa, la difesa delle loro conquiste e la tutela dei loro diritti dipende dalla rinascita del movimento comunista. Che cosa vuol dire rinascita del movimento comunista? Vuol dire, come indica con chiarezza il (n)PCI nel comunicato dell’8 settembre ‘08, “ricostruire quel tessuto di organizzazioni di massa anticapitaliste che rendevano forti i lavoratori e le altre classi delle masse popolari. Che contrapponevano la rete di solidarietà dei lavoratori alla forza economica, politica e culturale dei padroni e del clero. Che costituivano il veicolo e lo strumento per la crescita culturale delle masse popolari, per la loro emancipazione ideologica dalle classi dominanti, per la loro liberazione dall’oscurantismo clericale, per la formazione di una coscienza politica più avanzata. Quel tessuto di organizzazioni di massa che costituiva il terreno in cui si diffondevano l’influenza e la direzione dell’avanguardia della classe operaia, del partito comunista e da cui esso attingeva la sua forza, le sue risorse, le sue reclute. Insomma quel tessuto di organizzazioni che costituiva il sistema nervoso del nuovo potere dei lavoratori nato dalla Resistenza antifascista e che per anni ha innervato il complesso delle masse popolari e in qualche misura si contrapponeva al potere dei capitalisti, del clero e delle altre classi dominanti. (…) Un nuovo potere che in qualche misura nel nostro paese per due volte si è già formato fino a un certo livello di forza. La prima volta all’inizio del secolo scorso (Biennio Rosso 1919-1920): ma i suoi dirigenti non avevano una coscienza adeguata delle condizioni e delle forme del suo sviluppo, non riuscì quindi a passare dalla prima alla seconda fase della guerra popolare rivoluzionaria quando esso stesso ne aveva creato le condizioni e la borghesia, il clero e le altre classi reazionarie lo stroncarono tramite il fascismo. La seconda volta a metà del secolo scorso alla conclusione vittoriosa della lotta contro il fascismo (1945): questa volta fu corroso e corrotto dall’interno dai revisionisti moderni fino a dissolversi. Rinascita del movimento comunista vuol dire ricostruire quel potere, ovviamente però:

1. con il proposito che questa volta, a differenza di quello che avvenne nelle due volte precedenti, questo nuovo potere sia pienamente animato dalla volontà di soppiantare completamente il potere della borghesia imperialista e di imporsi come unico potere in tutto il paese;

2. che sia fin da oggi guidato da una concezione del mondo e da una linea adeguata a questo obiettivo.

Rinascita del movimento comunista vuole quindi dire una cosa chiara e semplice, pratica e del tutto possibile: ricostruire qualcosa che abbiamo già costruito due volte e della cui necessità ognuno può facilmente convincersi, ricostruirlo armati degli insegnamenti delle due sconfitte che abbiamo subito: un esercito che impara dalle sue sconfitte è destinato a vincere”.

 

Il ruolo del Blocco Popolare elettorale nella rinascita del movimento comunista.

Per ricreare il Nuovo Potere è necessario operare per elevare il livello ideologico, politico e organizzativo della classe operaia e del resto delle masse popolari. Questo è possibile solo innalzando con forza e slancio la bandiera rossa con su scritto “facciamo dell’Italia un nuovo paese socialista!” (contrastando la tendenza economicista che porta a nascondere alle masse i reali obiettivi e compiti dei comunisti riducendo tutto alla sola propaganda anti-capitalista e anti-imperialista) e intervenendo nei quattro fronti di lotta indicati nel Piano Generale di Lavoro (PGL) del (n)PCI: resistenza e lotta contro la repressione, intervento nella lotta politica borghese, lotte sindacali e rivendicative, lotta per l’autorganizzazione delle masse popolari in campo culturale e associativo.

Il Partito dei CARC opera nel secondo fronte di lotta del PGL del (n)PCI: l’intervento nella lotta politica borghese. Contribuiamo quindi alla rinascita del movimento comunista nel nostro paese operando su un fronte specifico e promuovendo l’irruzione delle masse popolari nel “teatrino della politica borghese” attraverso la costruzione di liste unitarie (liste Blocco Popolare) composte da comunisti, anti-imperialisti, anti-capitalisti, sinceri democratici, comitati di lotta, associazioni progressiste. Riteniamo infatti che si debba entrare nel palazzo e portare su grande scala, a voce alta le rivendicazioni delle masse popolari, mettere le autorità borghesi con le spalle al muro, smascherare senza tregua le loro manovre diversive e truffaldine, le più o meno pietose bugie che hanno potuto far valere presso il pubblico solo grazie alla complicità delle opposizioni compiacenti (della sinistra borghese, dell’“arco istituzionale”), ai segreti di Stato a cui tali opposizioni erano ossequiosamente ligie, al “senso dello Stato” (sottomissione allo Stato borghese) dei Berlinguer e compagnia. Dobbiamo non lasciar loro vie di fuga, mostrare che il loro potere gronda sangue, render loro impossibile complottare nei loro salotti parlamentari, nelle sale del potere, restringere i loro margini di manovra. Dobbiamo impedire che la borghesia continui ad ingannare le masse popolari, a deviarle in vicoli cechi, in illusioni, attese e delusioni senza fine (“sacrifici subito per avere benefici domani”). In questo modo rafforziamo tutto il movimento comunista, facciamo crescere coscienza e organizzazione delle masse popolari, costringiamo la borghesia a concessioni o a mosse inconsulte che diminuiscono o distruggono il suo prestigio presso le masse popolari, la sua capacità di controllare. E’ a questa operazione sul terreno elettorale, è a questa irruzione che il Partito dei CARC chiama a partecipare tutte le organizzazioni della resistenza, tutte le organizzazioni che si dicono comuniste, tutte le organizzazioni popolari quale che sia il terreno su cui operano (sindacale, culturale, di lotta contro la repressione).

L’irruzione nel “teatrino della politica borghese” affrontata con questa concezione è quindi un campo di intervento ricco di prospettive per la rinascita del movimento comunista del nostro paese. Se affrontata però in maniera unilaterale, quindi considerandola l’unico campo di intervento anziché la parte di un lavoro più complessivo (i quattro fronti del PGL del (n)PCI), porta fuori strada e sfocia nel cretinismo parlamentare, nella “via parlamentare al socialismo”, nel voler ricostruire il partito comunista partendo dalle elezioni.

Ci sono infatti persone e organizzazioni che con la partecipazione alle elezioni vogliono costruire il Partito comunista (e quindi alle elezioni ci vanno da sole, perché dicono che sono un mezzo per ricostruire il loro Partito: PCL, Sinistra Critica, PdAC, PCML, ecc.). Sbagliano in due sensi. 1. Perché un partito comunista costruito tramite le elezioni sarà inevitabilmente (quali che siano le dichiarazioni e le intenzioni, anche individualmente oneste), un partito elettorale, adepto della via elettorale (parlamentare, “democratica”) al socialismo, quindi di una via che l’esperienza del movimento comunista ha già dimostrato che è fallimentare. 2. Perché comunque non concluderanno granché, non avranno successo perché l’esperienza già fatta dal PCI e poi dal PRC è lì a dimostrare che la via da loro proposta e perseguita è un fallimento. Chi oggi vuole cominciare da dove il PCI (e la sua prosecuzione, il PRC-PdCI) è finito, è destinato a vegetare senza raggiungere, neanche da lontano, la forza sia pure solo elettorale, solo parlamentare del PCI. Non arriverà a svolgere (neanche da lontano e sia pure per la borghesia) il ruolo che ha svolto il PCI. Possono parlare (Rete dei Comunisti, PCL, ecc.) quanto vogliono di “sponda politica”, di “sponda istituzionale”, di “sponda parlamentare” delle lotte delle masse popolari. Ma il PCI ha svolto questo ruolo (dimostratosi a lungo andare fallimentare, truffaldino, rovinoso per il movimento comunista e le masse popolari) perché il periodo si prestava e perché ha usato (e dilapidato) in questo ruolo il patrimonio di forza che aveva accumulato precedentemente, nella lotta contro il fascismo, nella Resistenza e nella lotta (dei primi anni dopo la Resistenza) contro il regime DC. Chi vuole incominciare dalla sua fine, da dove il PCI è finito, non riuscirà neanche a questo.

 

La politica da fronte è la strada da percorrere per costruire il Blocco Popolare elettorale.

Il nostro Partito ritiene che per costruire l’unità delle forze migliori del nostro paese sia necessario 1. promuovere la conoscenza reciproca, iniziative in comune in ogni caso in cui è possibile (compreso la presentazione di liste unitarie alle elezioni) e scambio di esperienze; 2. condurre un dibattito franco e aperto, basato sulla critica e l’autocritica, relativo all’analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista, al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari; 3. sviluppare la solidarietà reciproca di fronte alla controrivoluzione preventiva e in generale alla repressione della borghesia imperialista.

Questa concezione rompe con la logica da intergruppo (unità al livello più basso, assenza di unità e lotta), con i “cartelli elettorali” propri dei politicanti borghesi (si fanno liste unitarie non per rafforzare la riscossa delle masse popolari ma per racimolare più voti).

 

Il Blocco Popolare elettorale è l’unica proposta concreta e praticabile fin da subito per irrompere nel “teatrino della politica borghese” e promuovere il controllo popolare.

Riteniamo che la proposta del Parlamento dei lavoratori per i lavoratori così come formulata sia una proposta destinata a non portare da nessuna parte, anche se raccoglie (deformandola) le tendenze alla costituzione del Nuovo Potere. Così com’è risulta essere solo una trovata propagandistica e roboante. Bisogna mettere al centro l’obiettivo della costruzione del Nuovo Potere e la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Senza mettere al centro questo obiettivo chiaro e comprensibile alle masse, ogni iniziativa rischia di seminare ulteriore sfiducia e disgregazione, contribuisce ad allargare il fossato tra i comunisti e le masse. L’irruzione nel “teatrino della politica borghese” ricopre un ruolo importante nella costruzione del Nuovo Potere. Bisogna essere concreti, partire dall’analisi concreta della situazione concreta, sviluppare la politica da fronte nei suoi tre pilastri, promuovere il confronto e iniziative unitarie, contrastare la tendenza elettoralista che porta a voler costruire il partito comunista partendo dalle elezioni (via fallimentare che porta inoltre a non costruire un fronte unitario elettorale) e avanzare nel Blocco Popolare elettorale. Solo in questo modo possiamo sviluppare realmente il controllo popolare, rafforzare la coscienza e l’organizzazione delle masse popolari, contrastare la mobilitazione reazionaria e i rigurgiti razzisti e fascisti, infondere fiducia e slancio in quanti hanno la bandiera rossa nel cuore e vedono nel socialismo l’unica reale alternativa al marasma prodotto dalla borghesia imperialista e dal suo sistema.

 

Sviluppiamo il dibattito franco e aperto, promuoviamo iniziative unitarie, sviluppiamo la solidarietà di classe!

Costruiamo il Blocco Popolare elettorale per irrompere nel “teatrino della politica borghese”!

Avanziamo nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!