CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Comunicato DN del 20.06.2008

 

Lo spione Cancello si è rifatto vivo: è stato un caso o c’è lo zampino di Giovagnoli e del suo Gruppo?

Sviluppiamo la denuncia e la mobilitazione contro la polizia politica e i suoi infiltrati e spioni!

Rafforziamo la vigilanza rivoluzionaria nelle nostra fila e tra le masse popolari!

 

Nei giorni scorsi mentre stavano facendo un banchetto a Reggio Emilia, alcuni compagni del nostro Partito sono stati avvicinati, come se niente fosse, da Giovanni Battista Cancello, che era lì con un’associazione di volontariato; Cancello si è presentato come ex membro dei CARC e ha cercato di attaccare bottone con loro, puntando probabilmente sul fatto che i nostri compagni erano giovani o entrati da poco nel Partito. I nostri compagni, grazie anche al comunicato del nostro Partito in cui si denunciavano Cancello e Foglia come spie, lo hanno comunque individuato e allontanato dicendogli chiaramente di non voler avere niente a che fare con infiltrati, spie e confidenti dei servizi segreti. Non sappiamo se quanto successo è stato casuale o se Giovagnoli e i suoi compari dei servizi hanno mandato un loro spione a vedere, a raccogliere informazioni in vista della seconda parte dell’udienza preliminare per l’ottavo procedimento giudiziario contro la carovana del (n)PCI che si terrà il 1° luglio (Giovagnoli infatti ha fatto capire che intende continuare la sua persecuzione - vedasi il comunicato dell’11 giugno a proposito dell’ interrogatorio del compagno  Marco Lenzoni da lui ordinato nonostante l’inchiesta sia chiusa da più di tre anni). Non sappiamo se Cancello “lavora” ancora per il SISDE (oggi SIN) o svolge la sua infame opera per qualche altra struttura repressiva o se è stato messo da parte perché “bruciato”, se continua a riferire del suo sporco lavoro ai due agenti del SIDSE Marcello Nicola e Morganella Donato (il cui ufficio di copertura era ubicato presso la sede dell’INPS di Napoli, in via Nuova Poggioreale e che per colloquiare con l’infame confidente usavano il numero di utenza telefonica 0817871916) o adesso i suoi contatti sono altri, visto che l’hanno trasferito in Emilia (per essere più vicino al novello Torquemada?), prima a Modena, dove gli avevano dato un posto all’ASL, e ora a Reggio Emilia. Comunque il fatto che si sia ripresentato in questo modo dimostra che la denuncia fatta contro di lui e contro Antonio Foglia (infiltrato della DIGOS) con il Comunicato emesso l’11.02.08 dal nostro Partito e dall’ASP è stata, oltre che tardiva, insufficiente e quindi dobbiamo andare più a fondo.

 

In primo luogo dobbiamo portare più a fondo la denuncia di spie e infiltrati. Purtroppo non abbiamo trovato nessuna fotografia di Cancello (e neanche di Antonio Foglia): l’avremmo resa pubblica in modo da permettere a tutti di identificarlo e di regolarsi di conseguenza, tenerlo a debita distanza e impedirgli così di continuare a svolgere il suo lavoro di spione. Chiediamo la collaborazione di tutti: chi è in possesso di fotografie di Cancello o di Foglia, ce le mandi in modo che possiamo provvedere a pubblicarle! 

Resistere e lottare contro la repressione, essere solidali con gli organismi e i compagni colpiti dalla repressione vuol dire anche condurre in prima persona e promuovere tra i lavoratori e tra le masse la lotta contro infiltrati, spioni, confidenti delle forze della repressione. Tutti costoro per fare il loro sporco lavoro giocano sul fatto che non sono conosciuti e che i compagni non li trattano come meritano. Possiamo impedire o comunque rendere più difficile il loro sporco lavoro: per farlo dobbiamo

- smascherarli pubblicamente, indicando nome, cognome, indirizzo di casa e di lavoro, foto,

- dare sistematicamente caso per caso, città per città, la massima pubblicità possibile alla denuncia e a questi dati di identificazione.

Questi mezzi sono ugualmente efficaci e vanno usati anche contro poliziotti, carabinieri, uomini dei servizi segreti, degli uffici personale delle aziende, delle agenzie private di polizia che “lavorano” in borghese contro i compagni, le avanguardie di lotta, i sindacalisti onesti, che si intrufolano, spiano, schedano e provocano. 

Compagni, usiamo fino in fondo i mezzi di cui disponiamo per rendere il più facile possibile l’identificazione di questi vermi dal numero più ampio possibile delle loro potenziali vittime! Non lasciamo le cose a metà, non limitiamoci a far conoscere attraverso il passaparola spioni e agenti in borghese nel nostro contesto e nel nostro ambito di lotta, perché questa gente è come i preti pedofili: se la denuncia non è ampia e senza limiti vengono semplicemente spostati in altra sede e possono così continuare impunemente a molestare bambini gli uni, a spiare e provocare i comunisti e le masse gli altri. 

Le remore e le resistenze in questo campo e la mancanza di abitudine alla lotta attiva contro la polizia politica e i suoi collaboratori derivano dalle concezioni legalitariste che la borghesia cerca sistematicamente di inculcare nella testa delle masse per imbrigliarle e ostacolare la loro mobilitazione e organizzazione. Hanno fatto una legge sulla privacy eppure mai come oggi le forze della repressione spiano, controllano, intercettano, pedinano! Invece da noi vorrebbero che rispettassimo rigorosamente i paletti della privacy, vorrebbero che ci facessimo limitare da leggi che loro calpestano tranquillamente oppure cambiano a proprio uso e consumo (vedasi le norme sulla sospensione dei processi e sulle intercettazioni che colpiscono “galantuomini” come Berlusconi e compari), vorrebbero che ci mantenessimo all’interno degli steccati che loro travalicano quotidianamente. Due pesi e due misure, qui come in tutti i campi. Dalle discariche e gli inceneritori che Berlusconi vorrebbe imporre alle masse di Chiaiano e della Campania (e giura anche che sono “sicuri”), ma che si guarda bene dal costruire vicino alle ville e ai palazzi suoi e degli altri ricchi. Alla morale antiquata, bigotta e reazionaria del Vaticano che vorrebbe imporre alle masse di seguire, mentre loro abortiscono, divorziano, fanno orge e festini, usano stupefacenti, vanno a prostitute, rubano, mentono, corrompono e imbrogliano (vedasi Mele, Sircana, Casini, Mastella, Dell’Utri e compagnia). All’accusa di “terrorismo” mossa contro la carovana del (n)PCI da Giovagnoli, che siede tranquillamente con i terroristi alla Gratteri (uno dei principali responsabili della macelleria messicana di Genova) nel Gruppo bilaterale italo-francese. E noi dovremmo rispettare la loro legalità?

Le remore e le resistenze in questo campo e la mancanza di abitudine alla lotta attiva contro la polizia politica e i suoi collaboratori sono il risultato dell’opera nefasta condotta dai revisionisti, dalla borghesia di sinistra, ecc. che ha in gran parte disperso la pratica accumulata dal vecchio movimento per quanto riguarda la vigilanza rivoluzionaria e la lotta contro la polizia politica e i suoi collaboratori. Da anni, in particolare a partire dagli anni ’70 in poi, si danno da fare per educare le masse popolari a considerare la polizia, i carabinieri, gli agenti delle agenzie pubbliche e private di polizia e degli uffici personale come “proletari” anziché come agenti nemici antiproletari. Per loro il padrone è un “datore di lavoro”, una “controparte”. Il poliziotto è uno che fa un lavoro sì particolare, ma in definitiva un lavoro come altri. L’infiltrato e lo spione sono dei deboli o degli emarginati da compatire, da “comprendere”. Salvo poi ognuno di questi signori diventare delle iene razziste, alla Graziano Cioni per intenderci, quando un extracomunitario, un tossicodipendente, un immigrato, un emarginato tocca personalmente lui stesso, e persone che gli sono veramente care (e qui si verifica l’“amore per i lavoratori” di questi “amici del popolo”), le sue proprietà.

 

Compagni, il rispetto della privacy (e delle facce) di infiltrati, spioni, agenti in borghese di agenzie di polizia pubblica o privata sono puntelli per la repressione, spianano la strada alla repressione! La repressione sta diventando sempre meno selettiva, la borghesia e i suoi apparati repressivi colpiscono a raggio sempre più vasto nel tentativo di venire a capo della resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della crisi generale del suo sistema. Anche la lotta contro la repressione per essere efficace deve svilupparsi di conseguenza e a un livello adeguato, deve avanzare anche nei campi in cui siamo più indietro: quindi non solo iniziative di protesta e solidarietà con gli organismi e i compagni colpiti dalla repressione, ma anche denuncia degli infiltrati e delle spie, lotta contro la polizia politica e i suoi agenti pubblici e privati che schedano e controllano, uso delle risorse e delle conoscenze disponibili contro il controllo esercitato dalle forze dell’ordine sulla corrispondenza, sulle telefonate, su internet (come ha fatto ad esempio il (n)PCI mettendo a disposizione di tutti i compagni il programma TOR per navigare in internet al riparo delle interferenze e dei controlli polizieschi), campagne contro le schedature e la sorveglianza con videocamere, ecc.  

 

In secondo luogo dobbiamo sviluppare più a fondo l’autocritica della concezione ideologica e politica, dell’atteggiamento e della condotta che hanno prodotto la nostra denuncia insufficiente e tardiva. Solo comprendendo appieno un errore è possibile non ripeterlo!

Nel comunicato di febbraio scrivevamo “dobbiamo rilevare la nostra ingenuità e la nostra ancora relativa inesperienza nel trattare queste questioni. Infatti siamo colpevoli di un ritardo notevole nel denunciare Cancello Battista e colpevoli di una denuncia debole, non propagandata adeguatamente, di Antonio Foglia”. Però ci siamo limitati a cercare di correggere l’errore fatto, senza indicare e attaccare la concezione o lo stato d’animo di cui l’errore concreto è il risultato, senza quindi fare quello che è indispensabile per evitare di commettere lo stesso errore o per non limitarsi di fare autocritiche-confessioni inutili e demoralizzanti.

Quali sono la concezione e gli atteggiamenti da cui derivano sia il ritardo nella denuncia sia l’insufficienza della denuncia una volta fatta?

Fondamentalmente la rassegnazione a prenderle dalla borghesia e la convinzione di non essere in grado di vincere singoli scontri, quindi la mancanza di iniziativa nella lotta. La mentalità di chi proclama certo la lotta contro la borghesia e resiste (il generale - e in questo sta il lato positivo), ma non dà battaglie, non predispone con iniziativa e creatività singole operazioni, non lega il generale (la lotta contro la borghesia) con il particolare (le singole battaglie, le singole operazioni). Un atteggiamento dogmatico e sterile: si è contro la borghesia e non si cede (questo è il lato positivo), ma non si sa cosa fare. Se si fa, si fanno iniziative standard, di routine, quelle che mobilitano “gli addetti ai lavori”, “i soliti militanti” (e li convincono ogni volta che sono pochi, senza seguito e senza presa, destinati a perdere). Si fanno iniziative che non individuano né indicano nel sistema della repressione le fessure, in cui l’iniziativa comunista e popolare può incunearsi e farsi valere con creatività ed efficacia, quindi mobilitare, animare, seminare iniziativa, divenire contagiosa, suscitare imitazione e slancio, raccogliere nuove forze. Insomma una difesa e una resistenza fino in fondo ma senza attacco, quindi votata alla sconfitta.

Fondamentalmente la soggezione alla spontaneità del movimento e il determinismo: come se lo sviluppo della lotta contro il programma comune della borghesia e per mettere fine al suo sistema marcio e assassino contro la borghesia e la vittoria di questa lotta non dipendessero da noi: dai comunisti, dai lavoratori avanzati, dagli organismi della resistenza popolare, ecc., ma dagli avvenimenti.

Sono queste le concezioni e gli atteggiamenti che, lo diciamo senza mezzi termini, dobbiamo e possiamo scrollarci di dosso fino in fondo!

 

Nel comunicato di febbraio, infine, abbiamo messo in evidenza il fatto che i due infiltrati Cancello e Foglia sono due relitti della società: un alcolizzato e tossicodipendente il primo e un malato psichiatrico il secondo. E’ stato giusto evidenziare questo aspetto per denunciare che gli organi della repressione (nel caso concreto DIGOS e SISDE) si sono serviti e si servono dell’abbrutimento, della disperazione e del malessere in cui la società borghese spinge e relega tanti individui per farne degli infiltrati e degli spioni, per usarli contro le masse popolari. Ma abbiamo sbagliato a mettere in primo piano questo aspetto comune dei due infiltrati. Perché? Per lo stesso motivo per cui il nostro Partito non si è basato sulla loro nota natura di malati psichiatrici o tossicodipendenti per escluderli da ogni collaborazione, per impedire loro di “partecipare alla rivoluzione”.

La borghesia emargina migliaia e milioni di proletari. Ne fa dei depressi, degli psicopatici, dei drogati, dei furfanti e degli emarginati sociali, dei “rifiuti della società”. Dobbiamo noi comunisti a priori impedire a questa parte della popolazione di partecipare alla rivoluzione? No. Essi hanno mille motivi per partecipare, solo partecipando alla rivoluzione guariranno, solo tramite la loro partecipazione alla rivoluzione vuotiamo la sacca di frustrazione, autodistruzione, abiezione di cui si servono le forze e gli organismi della repressione e della mobilitazione reazionaria delle masse popolari. Dobbiamo solo adottare misure particolari, corrispondenti alla loro particolare natura di “rifiuti della società”, particolarmente ricattabili, moralmente deboli, intellettualmente arretrati. L’errore che abbiamo commesso è che non abbiamo adottato misure adeguate, non le abbiamo messe a punto: nel comunicato di febbraio non lo abbiamo detto chiaramente come non abbiamo detto neanche che occorre farlo. Quindi la conclusione che legittimamente alcuni hanno tirato, e per cui ci hanno criticato, è che bisogna impedire ai “rifiuti della società” di partecipare alla rivoluzione, che noi comunisti siamo contro i “rifiuti della società”: mentre la mobilitazione che dobbiamo promuovere nelle masse popolari contro gli spioni e gli infiltrati è ben altra cosa dalla nostra lotta contro l’emarginazione sociale che l’ordinamento borghese genera.

Si tratta di migliorare e aumentare le nostre misure di vigilanza rivoluzionaria nei confronti di quelli che si avvicinano a noi e non sono abbastanza conosciuti, tanto più se sono individui ricattabili. Si tratta di imparare dall’esperienza del vecchio movimento comunista in questo campo (conversazioni, inchieste, verifiche, periodi di candidatura, autobiografie, ecc.) e toglierci di dosso il fango lasciato dallo sporco lavoro di diseducazione che anche in questo campo la sinistra borghese e i revisionisti hanno fatto e fanno da tempo (vedasi ad esempio la denigrazione della pratica delle autobiografie nel PCI e nella prima Internazionale Comunista sviluppata dalle teste d’uovo di Liberazione e del Manifesto tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008): questi signori nemmeno si chiedono perché il movimento comunista che essi denigrano ottenne tanti successi contro la borghesia, mentre la loro “opposizione”, così colta, educata, raffinata e perbene, lascia la borghesia libera di fare quello che sta facendo contro le masse popolari, genera disgregazione, sfiducia e impotenza tra i lavoratori e le masse (con i risultati che vediamo bene in questi giorni: la loro linea non ha portato ad altro se non dare fiato alla destra reazionaria).

Il primo passo in questa direzione è quello di elevare la nostra vigilanza rivoluzionaria, lo spirito di vigilanza e di lotta!

 

E’ con questo spirito autocritico che invitiamo tutte le organizzazioni politiche, sindacali e i sinceri democratici a smascherare le macchinazioni e le provocazioni della borghesia e dei suoi apparati e a contribuire a smascherare e denunciare spioni, provocatori e infiltrati al soldo della borghesia. Il Dossier sul Gruppo italo-francese sul terrorismo e le minacce gravi che abbiamo pubblicato (reperibile sul sito www.carc.it) va in questa direzione.  Collaboriamo per far pagare un prezzo alto a quanti si fanno promotori ed esecutori di queste sporche operazioni!