CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2008

 

Volantino della DN del 21.01.08 

Avanzare nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

21 gennaio 2008: anniversario della fondazione del primo PCI

 

Nel 1921, sull’onda della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, nasceva a Livorno il primo Partito comunista italiano, che ha guidato la vittoriosa Resistenza delle masse popolari del nostro paese contro la dittatura fascista dei padroni, dei ricchi e del clero. Grazie alla vittoria della Resistenza e allo sviluppo del movimento comunista nel mondo, nei trent’anni di ripresa e sviluppo seguiti alla conclusione della Seconda guerra mondiale i lavoratori del nostro paese hanno strappato l’istruzione gratuità, la sanità pubblica, lo Statuto dei lavoratori e tutte le altre conquiste di civiltà e benessere, imponendo così mille lacci e laccioli allo sfruttamento e all’oppressione dei padroni.

 

Oggi i grandi industriali, i pescecani della finanza, gli speculatori, gli alti funzionari, i mafiosi e la corte vaticana stanno eliminando tutto ciò che abbiamo conquistato. Vogliono farci tornare indietro di cent’anni in nome del “risanamento dei conti pubblici”, della “salvezza dell’economia nazionale”, della “guerra al terrorismo”. I loro governi di destra e di sinistra vogliono imporci le discariche e gli inceneritori di morte, la TAV, la base USA a Vicenza, il Protocollo di luglio, la precarietà, la guerra, la caccia all’immigrato, in sintesi il programma comune della borghesia imperialista.

Il disastro in cui tutti costoro ci stanno gettando non cade dal cielo. E’ dovuto al fatto che i padroni si sono ripresi quella libertà di sfruttare, rapinare e devastare che il movimento comunista aveva limitato.

Finché il movimento comunista era forte e organizzava i lavoratori per “fare come in Russia” (strappare il potere dalle mani dei padroni, dei ricchi e del clero e fare dell’Italia un paese dove tutte le masse popolari avessero “pane, pace e libertà”), i padroni e i loro governi hanno avuto paura: pur di non perdere tutto, hanno ceduto qualcosa e le masse popolari gli hanno strappato conquiste e diritti.

Quando il movimento comunista è stato preso in mano da quanti (i revisionisti come Togliatti e Berlinguer) sostenevano che i lavoratori non dovevano più “fare come in Russia” perché i loro interessi potevano stare assieme a quelli dei padroni (la “via pacifica al socialismo”), le cose sono cambiate. Il movimento comunista ha smesso di essere una minaccia per i padroni, il glorioso PCI della Resistenza si è ridotto a fare l’ala sinistra della borghesia e, con l’inizio della crisi generale, ha portato i lavoratori a cedere pezzo dopo pezzo anche le conquiste e i diritti strappati grazie alla vittoria della Resistenza e alle lotte degli anni ’60 e ’70.

Adesso il primo PCI non c’è più, Occhetto ha celebrato il suo funerale! La destra borghese, i Berlusconi e i Fini, indica e vuole imporre la sua strada per uscire dalla crisi: dare mano libera ai padroni, rapinare gli altri paesi e devastare l’ambiente. E’ una strada di distruzione e di morte, ma è una strada.

La sinistra borghese è allo sbando e si è spaccata. Veltroni, D’Alema e soci sono passati armi e bagagli alla destra borghese e con il Partito Democratico si candidano a rappresentare gli interessi dei Montezemolo e dei Draghi. Bertinotti, Giordano, Diliberto e soci abbandonano anche con i simboli il comunismo, la loro nuova creatura (la Sinistra l’Arcobaleno) si propone di occupare il posto lasciato libero dai DS. Non indicano e non possono indicare una strada per uscire dalla crisi, si limitano al lamento e si trascinano sempre più dietro alla destra. In soldoni l’unica cosa che propongono è cercare di dosare i danni che i padroni infliggono alle masse.

 

Il 3 ottobre del 2004 è stato fondato nella clandestinità il nuovo Partito comunista italiano per “completare l’opera che il primo PCI lasciò interrotta”. Esso indica alle masse popolari del nostro paese una via d’uscita dal disastro in cui i padroni ci sprofondano: fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Sicuramente la stragrande maggioranza delle masse popolari del nostro paese non sa neanche dell’esistenza del (n)PCI e tantomeno vede nel (n)PCI una guida necessaria, utile, sicura. I compagni del (n)PCI riconoscono apertamente di essere “una compatta ma piccola pattuglia che si muove in campo nemico, con scarsi appoggi e pochi alleati”. Cioè di non essere quel “partito comunista grande e autorevole” che molti lavoratori hanno in mente e a cui aspirano. Ma tanti partiti che hanno avuto un ruolo fondamentale nel movimento comunista e nella lotta delle masse sono nati piccoli. Sono diventati grandi, autorevoli, forti perché hanno saputo incarnare le aspirazioni e i bisogni delle masse popolari, perché hanno imparato a mobilitarle, organizzarle e dirigerle per realizzare queste aspirazioni e questi bisogni.

 

Abbiamo salutato con gioia la nascita del (n)PCI: la ricostruzione del partito della classe operaia è l’obiettivo a cui abbiamo lavorato negli anni passati, è l’obiettivo per cui hanno lottato le forze migliori della classe operaia del nostro paese da quando, più di 40 anni fa, i revisionisti presero in mano il primo PCI e iniziarono la loro opera di corrosione e disgregazione. Oggi, finalmente, la classe operaia ha di nuovo un suo partito comunista!

Nel 2005 il Partito dei CARC ha raccolto l’appello del (n)PCI a fare anche del teatrino della lotta politica borghese uno strumento per far avanzare la rinascita del movimento comunista, promuovendo e organizzando la mobilitazione delle masse popolari a “intervenire nella lotta politica borghese, con l’obiettivo principale di favorire l’accumulazione di forze rivoluzionarie e in secondo luogo con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari ed estendere i loro diritti, di acuire e sfruttare le contraddizioni tra i gruppi e le forze della borghesia imperialista”.

 

Oggi nel nostro paese ci sono centinaia di migliaia di operai e di lavoratori che non hanno nessuna fiducia nei padroni, nelle loro autorità e nei loro papi e che sono decisi a porre fine alle “delizie” in cui si traduce il programma comune della borghesia. Molti di loro hanno il comunismo e la bandiera rossa nel cuore. Molti di loro oggi si allontanano dai rottami della sinistra borghese e non si fanno molte illusioni su la Sinistra l’Arcobaleno.

A tutti loro diciamo: non facciamoci dirigere da chi, tra gli interessi dei lavorati e quelli dei padroni, sceglie, anche se a malincuore, quelli dei padroni, da chi cerca di limitarci a supplicare i padroni. Li abbiamo visti all’opera in questo anno e mezzo di governo Prodi e i risultati li abbiamo sotto gli occhi!

A tutti loro diciamo: uniamoci e costruiamo il Blocco Popolare di solidarietà, mobilitazione e lotta, che partecipi alle elezioni per fare irruzione nel teatrino e assediare la borghesia fin dentro le sue istituzioni per rafforzare le mobilitazioni contro la devastazione dell’ambiente, contro il carovita, contro la guerra, contro la precarietà e l’attacco ai diritti, per mettere davanti a tutto gli interessi dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, delle casalinghe, dei disoccupati, per affermare il programma delle masse popolari: fare del nostro paese un paese senza basi militari, senza stragi sul lavoro, senza miseria, senza precarietà e senza guerra.

 

La lotta per “fare dell’Italia un paese socialista” ieri ha permesso alle masse popolari di sconfiggere il fascismo. Oggi rappresenta la via per tirarsi fuori dal disastro cui la borghesia imperialista ci sta impantanando per mantenere il suo potere, le sue ricchezze, i suoi privilegi, i suoi lussi e i suoi vizi.

 

Questo è il modo migliore per celebrare l’anniversario della fondazione del primo Partito comunista italiano!