Comunicato della DN del 08.08.08
Il 1° luglio il GUP Zaccariello ha
concluso con una sentenza di non
luogo a procedere perché il fatto
non sussiste l’udienza preliminare
per l’Ottavo Procedimento Giudiziario
per “associazione sovversiva” (270 bis)
montato contro il (n)PCI, il Partito dei
CARC e l’Associazione Solidarietà
Proletaria (ASP) dal “novello Torquemada”,
il sostituto procuratore Paolo
Giovagnoli.
Il 24 luglio lo stesso GUP ha depositato
la motivazione della sentenza
(disponibile in versione integrale sul
sito www.carc.it), in cui, in sostanza,
illustra perché ha deciso per il non
luogo a procedere.
Nelle 84 pagine dell’articolata sentenza
prodotto di un accurato esame degli atti
del procedimento, il giudice Zaccariello,
esponendo le motivazione giuridiche del
non luogo a procedere,
smonta punto per punto i capi di
imputazione (il metodo violento, la
clandestinità, i rapporti con altre
organizzazioni combattenti o clandestine
di matrice comunista) sui quali il PM
Giovagnoli aveva costruito la sua
montatura giudiziaria, liquida il
“compendio probatorio”, cioè la mole
delle cosiddette prove messe assieme da
Giovagnoli con intercettazioni,
pedinamenti, perquisizioni e sequestri
durati ben cinque anni, come “del tutto
inidoneo a qualificare tale struttura
(la CP del (n)PCI) come associazione con
finalità di terrorismo ed eversione ai
sensi dell’art. 270 bis” e conclude che
“il compendio probatorio presenta (…)
carenze fondamentali che non potrebbero
in alcun modo essere sanate in una
successiva fase dibattimentale e che
pertanto inducono a ritenere sin da ora,
dall’esito della udienza preliminare,
che sia impossibile formulare con
ragionevole fondamento una prognosi di
condanna”.
Per quanto riguarda il metodo violento,
il GUP afferma che “manca del tutto la
prova che la CP(n)PCI intendesse
perseguire il proprio progetto politico
eversivo mediante il ricorso al
compimento di atti di violenza, (…)
manca il benché minimo riscontro che
fossero in atto attività preparatorie
alla commissione di atti di violenza con
finalità eversiva”, cioè mancano le basi
per poter ipotizzare un’associazione con
finalità di terrorismo.
Per quanto riguarda la clandestinità, si
legge nella sentenza, “in tutto il
materiale documentale sottoposto a
sequestro nel presente procedimento (…)
non è possibile rinvenire un solo
scritto in cui all’opzione di
clandestinità e ai vari gruppi della
CP(n)PCI sia attribuito altro scopo se
non quello di agevolare il processo di
rifondazione del partito”, per la
CP(n)PCI la condizione della
clandestinità è necessaria per dare
impulso alla costruzione di un partito
che non esiste ancora e che verrà alla
luce solo mediante un processo di
formazione politica che si vuole
sottrarre, tramite la clandestinità, ad
ogni forma di repressione preventiva”.
Per quanto riguarda i “rapporti di
collaborazione “politica” e “personale”
con altre organizzazioni combattenti o
clandestine di matrice comunista attive
in Italia o all’estero, quali le
“Brigare Rosse”, il “PCE(r)-GRAPO” e
“Frazione Ottobre del PCE(r)”, la
sentenza definisce questa parte
dell’imputazione “del tutto anomala” e
afferma che “il ricorso a non meglio
indicati rapporti di “collaborazione
politica e personale” con
organizzazioni combattenti di matrice
comunista operanti in Italia e
all’estero, finalizzate al tentativo
di accomunarle in un unico progetto
rivoluzionario (…) non potrebbe mai
essere interpretato come un proponimento
attuale e concreto di specifici atti di
violenza politica, requisito essenziale
ai fini della sussistenza del reato di
cui all’art. 270 bis”.
Et voilà, Giovagnoli è servito!
Di fatto questa sentenza
- conferma, insieme al rigetto della
richiesta di custodia cautelare emesso
il 24.04.03 dal giudice Umberto Antico
del Tribunale di Napoli, la
pretestuosità dei capi di imputazione
mossi da più di vent’anni contro la
carovana del (n)PCI;
- svela il reale intento per cui il PM
Paolo Giovagnoli di Bologna (e quella
parte delle Autorità italiane di cui
esegue il mandato) ha aperto l’8° e poi
anche il 9° procedimento contro i
compagni del (n)PCI, del Partito dei
CARC e dell’ASP: perseguitare,
controllare, reprimere e ostacolare
l’attività dei comunisti;
- intralcia il progetto politico
perseguito da una parte della borghesia
del nostro paese, di cui Giovagnoli è un
solerte esecutore se non anche un attivo
promotore: prevenire il “contagio”
comunista ad ogni costo, con ogni mezzo,
calpestando e violando senza alcuno
scrupolo le libertà e i diritti sanciti
dalla Costituzione e le leggi (per ora)
vigenti che le tutelano anche se solo
parzialmente.
E’ chiaro che nella sentenza non si dice
esplicitamente tutto questo, non si
denuncia né si prendono esplicitamente
le distanze dal progetto politico
perseguito da Giovagnoli. Infatti
-
non si parla di persecuzione politica
contro la carovana del (n)PCI, pur
citando alcune delle inchieste
conclusesi con l’archiviazione e pur
riconoscendo che Giuseppe Maj è “incorso
in vicissitudini giudiziarie in
relazione al reato associativo di cui
all’art. 270 bis, accusa da cui tuttavia
è sempre stato prosciolto”;
-
non si menziona assolutamente il Gruppo
bilaterale italo-francese su terrorismo
e minacce gravi messo in piedi
illegalmente da Giovagnoli;
-
a quest’ultimo vengono riconosciute le
lodevoli intenzioni (“l’attenzione
all’area carchiana era stata finalizzata
principalmente a verificare l’ipotesi di
una partecipazione o di un
coinvolgimento a qualunque titolo da
parte di costoro” nell’uccisione di
Marco Biagi oltre che di Massimo
D’Antona), come anche la meticolosità
con cui ha condotto le indagini (“la
pratica della clandestinità - ossia i
comportamenti consequenziali e i
consequenziali strumenti operativi (…) -
nonché le finalità perseguite con la
scelta della clandestinità sono state
ricostruite in dettaglio solo dall’esito
delle indagini coordinate dalla Procura
di Bologna”); vengono coperte le spalle
rispetto alla palese violazione del “ne
bis in idem” (“il sodalizio indagato
nelle distinte sedi giudiziarie, pur
avendo la medesima origine, non è lo
stesso né sotto il profilo della
composizione soggettiva né sotto il
profilo dell’arco temporale di
operatività. Infatti le risultanze
acquisite dalla Procura di Bologna
delineano una vicenda di maggiore
ampiezza e definizione rispetto a quella
vagliata dagli inquirenti e dal giudice
per le indagini preliminari di Napoli”)
e vengono infine concesse le attenuanti
generiche (“l’estremismo ideologico
propugnato dalla formazione e la storia
personale di alcuni tra gli imputati
hanno verosimilmente (il
corsivo è nostro!) impedito che gli
inquirenti ponessero nella giusta luce
alcuni dati essenziali, quali la ferma
critica alla cosiddetta deviazione
militarista da parte dell’area
carchiana”).
Però, in sintesi, nella sentenza si
afferma che proprio sulla base delle
indagini condotte e delle prove
acquisite, Giovagnoli aveva in mano
tutti gli elementi per concludere che la
CP(n)PCI non è un’associazione con
finalità di terrorismo, tutt’altro. E’
giocoforza, allora, domandarsi perché il
PM Giovagnoli anziché archiviare l’8°
procedimento giudiziario non solo ha
chiesto il rinvio a giudizio, ma ne ha
aperto anche un altro, il 9° e ha dato
mandato alla Procura di Ancona di aprire
un procedimento per diffamazione perché
abbiamo “osato” definirlo novello
Torquemada e inquisitore e denunciare,
fatti alla mano, che ha il 270 bis
facile? L’unica spiegazione logica è
appunto che Giovagnoli è incaricato di
condurre la “guerra preventiva” ai
comunisti, mira a “soffocare il bambino
finché è nella culla”, fa parte di una
cordata di esponenti della classe
dominante decisa a mettere fuori gioco,
di fatto fino a che non riuscirà a farlo
per legge, i comunisti e tutti gli
oppositori più decisi al programma di
miseria, guerra e degrado della
borghesia.
Stoppando o comunque rendendo molto
difficoltoso a Giovagnoli proseguire
nell’attuazione pratica del progetto
antidemocratico e anticostituzionale di
cui è portatore, la sentenza del GUP
Zaccariello contribuisce a indebolire
tale progetto nel suo complesso: non
solo nei confronti del (n)PCI, del
Partito dei CARC e dell’ASP, ma nei
confronti di tutti i comunisti, gli
antifascisti, i rivoluzionari, i
sindacalisti onesti, i comitati di lotta
e quanti utilizzano quanto resta delle
libertà di pensiero, di propaganda e di
organizzazione strappate dalla classe
operaia e dalle masse popolari del
nostro paese con la Resistenza e le
lotte degli anni ’60 e ’70 per
sviluppare la mobilitazione e la lotta
in campo politico, sindacale, sociale e
culturale. Per questo la vittoria della
carovana del (n)PCI contro l’8°
procedimento giudiziario costituisce una
vittoria e un punto di forza per tutto
il movimento comunista e popolare del
nostro paese!
La sentenza del GUP Zaccariello è una
conferma che oggi non c’è ancora uno
schieramento compatto delle Autorità nel
valutare qual è l’interesse della
borghesia e quali sono i mezzi migliori
per fare l’interesse della borghesia,
sulla cinica decisione di passare sopra
le leggi e alla dignità professionale
per fare l’interesse della borghesia:
per questo nella borghesia c’è una forte
tendenza a creare una magistratura
speciale e tribunali speciali per la
persecuzione politica.
La sentenza è una dimostrazione che la
linea della “lotta su due gambe” e del
“processo di rottura” è giusta: esiste
una contraddizione tra i servitori dello
Stato alla Giovagnoli, al servizio della
parte più becera, reazionaria e
liberticida della borghesia del nostro
paese e i servitori dello Stato alla
Zaccariello e alla Antico, ancora
convinti che la “legge è uguale per
tutti” e che le libertà democratiche
sancite dalla Costituzione (conquistate
con il sangue e i sacrifici dei
partigiani comunisti, delle masse
popolari e dei democratici) vadano
garantite a tutti, di amministrare la
giustizia “in nome del popolo italiano”,
dell’autonomia dei giudici e del loro
essere “al di sopra delle parti”. In
questa contraddizione ci si può e ci si
deve inserire. Su questa contraddizione
fa leva la “lotta su due gambe” e il
“processo di rottura”: la mobilitazione
delle masse popolari in primo luogo, ma
anche le prese di posizione di esponenti
della sinistra borghese e dei sinceri
democratici, le interpellanze
parlamentari, l’azione degli avvocati,
la posizione di accusatori assunta dagli
accusati. Anche questa contraddizione
può e deve essere usata per far avanzare
la rinascita del movimento comunista,
cioè per sviluppare la resistenza al
procedere della crisi generale
(politica, economica e culturale), per
accrescere l’unità delle masse popolari,
per rafforzare la loro organizzazione ed
elevare la loro coscienza ideologica e
politica, per combattere l’influenza
politica e ideologica della destra
borghese, dei fascisti, del clero e
della sinistra borghese sulle masse
popolari fino a romperla.
Nei prossimi giorni i nostri avvocati
depositeranno presso la Procura di
Ancona, dove è stato aperto su richiesta
di Giovagnoli il procedimento per
diffamazione contro il segretario
nazionale del P-CARC, il segretario e
due membri dell’ASP, la sentenza di non
luogo a procedere emessa dal GUP di
Bologna: cosa farà il PM Piccilli?
Seguirà l'esempio del giudice
Zaccariello oppure eseguirà gli ordini
di Giovagnoli?
Non sappiamo che fine ha fatto il 9°
procedimento giudiziario aperto sempre
da Giovagnoli in contemporanea all’8°: è
stato archiviato visto anche che ormai
sono passati già tre anni dal suo inizio
e quindi i termini sono scaduti? Oppure
Giovagnoli lo tiene ancora aperto per
continuare le indagini sulla carovana
del (n)PCI (e magari anche rifarsi dello
smacco che ha subito con l’8°)? E se è
così, quanto spenderà questa volta,
visto che nell’8° procedimento solo per
le intercettazioni ha speso ben
8.900.000 euro che sono stati tolti
dalle tasche delle masse popolari!!! E
poi i padroni e le loro Autorità ci
vengono a dire che “non ci sono soldi”
per la sanità, per l’istruzione laica,
per condizioni di vita dignitose, per
pagare i dipendenti pubblici e le
pensioni, per dare lavoro e casa a tutti
e che dobbiamo fare sacrifici! L’unico
“sacrificio” che dobbiamo realmente
imparare a fare è quello di dedicare
ogni nostra forza e risorsa alla lotta
per liberarci di questa classe di
sanguisughe e di tutto il suo codazzo
di solerti servitori!
Avanziamo nella rinascita del movimento
comunista!
Avanziamo nella lotta per fare
dell’Italia un nuovo Paese socialista!