CARC

Comunicati e volantini della Direzione Nazionale

Archivio - 2007

 

Volantino per il corteo nazionale del 17.11.07

GENOVA 2007: Tenere alta la vigilanza democratica! Resistere alla repressione!

 

Nel 2001 e negli anni successivi in tutte le TV e giornali italiani e stranieri si denunciò l’inaudita violenza delle “forze dell’ordine” durante le manifestazioni contro il G8 di Genova. Sfilarono giornalisti, gente comune, studenti, pacifisti, lavoratori che denunciarono senza mezzi termini il clima di terrore di quei giorni. Durante i fermi, furono minacciati, picchiati selvaggiamente, obbligati da poliziotti e carabinieri a fare il saluto fascista e a cantare canzoni fasciste. Addirittura l’allora vicequestore Fournier definì al processo l’operazione alla scuola Diaz una “macelleria messicana”. In piazza fu ammazzato il compagno Carlo Giuliani.

Le mobilitazioni che seguirono costrinsero il governo di allora e il governo che gli è succeduto a promettere che sarebbe stata fatta giustizia. Il governo Prodi nel suo programma elettorale prevedeva esplicitamente la costituzione di una commissione di inchiesta sui fatti di Genova. A sei anni di distanza la maggior parte dei responsabili della “macelleria messicana” sono stati promossi, tutti sono rimasti impuniti, mentre il PM Canepa ha chiesto per i manifestanti condanne eclatanti per devastazione e saccheggio: fino a 16 anni di carcere, la stessa condanna, come fanno notare gli avvocati difensori, che normalmente si chiede per omicidio!

Pochi giorni dopo a Milano, il PM Fontana, al processo d’appello per i fatti di C.so Buenos Aires, conferma la richiesta di condanna a 4 anni per gli antifascisti per devastazione e saccheggio e per concorso morale.

Pochi giorni fa il nostro Partito ha denunciato l’apertura dell’ennesimo (il 9°) procedimento a carico dei compagni del Partito dei CARC e dei compagni del (n)PCI; il 16 ottobre l’operazione della polizia con perquisizioni, sequestri e licenziamenti a carico dei compagni dello Slai cobas – per il sindacato di classe e a carico di quattro operai della Sata di Melfi; pochi giorni dopo gli arresti di cinque anarchici a Spoleto. Perquisizioni, intercettazioni, indagini, arresti anche a carico dei compagni sardi di A Manca pro s’Indipendentzia, a carico dei compagni accusati di appartenere al partito comunista politico-militare.

La repressione che colpisce i lavoratori e le loro avanguardie ci mette in difficoltà. Essa mira a scoraggiare, intimidire e allontanare i lavoratori dalla lotta, dall’organizzarsi per lottare per la difesa delle loro conquiste e per la costruzione di una società più avanzata. A volte rallenta il nostro lavoro.

La repressione è altresì indice della debolezza della borghesia che, con i suoi governi di destra e di sinistra, non riesce più a mantenere il suo potere come ha fatto fino adesso. Il governo PAB (Prodi-D’Alema-Bertinotti + Epifani) è in difficoltà nel contrastare lo sviluppo di un vasto movimento di lotta contro il suo programma, che è il programma comune della borghesia. Non è più sufficiente l’intossicazione delle coscienze, la deformazione della stampa, l’apparenza di una partecipazione democratica popolare. È sempre più evidente agli occhi delle masse che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. È sempre più evidente che l’insicurezza fa parte della vita dei lavoratori: stipendi da fame, lavoro precario, affitti esorbitanti, tasse e soprusi. La legge non è uguale per tutti e la vita è profondamente diversa per un lavoratore o per un padrone, per un suo servo e lacchè.

La borghesia e oggi il suo governo PAB, per costringere le masse popolari e i lavoratori a tornare a vivere in condizioni che sono state superate dalla lotta dei lavoratori stessi, per convincere i lavoratori che il sistema sociale capitalistico è un sistema naturale, che “il mondo va così”, è costretta a reprimere, arrestare, picchiare tutti quelli che non sono convinti che tutto ciò sia naturale, che sono convinti invece che sia possibile costruire una società diversa, tutti quelli che protestano per ottenere una vita dignitosa, tutti quelli che lottano per un mondo migliore. Infatti la repressione colpisce sempre più in maniera indiscriminata. Per ogni comunista perseguitato, per ogni lavoratore colpito, arrestato, indagato, nasce, però, un nuovo comitato di lotta, nasce una protesta, si apre una ribellione. Le promesse non bastano più ai lavoratori: i fatti parlano, i fatti hanno la testa dura.

È vero che ogni lotta, ogni protesta ancora non è unita e collegata con le altre, che ancora non tutte sono indirizzate verso la costruzione di una nuova società. Questo filo comune lo può costruire soltanto il partito comunista, l’avanguardia della classe operaia.

È per questo che i primi ad essere colpiti dalla repressione sono i comunisti. Ma è per questo che la borghesia non potrà fermare l’ondata di ribellione e di riscossa che la travolgerà. La repressione spinge ancora di più i lavoratori e le masse a difendersi e a ribellarsi. Dobbiamo imparare a resistere alla repressione, a trasformare ogni attacco, ogni sopruso in un’arma da rivolgere contro i suoi promotori, la borghesia e i suoi apparati, i nostri nemici. Per imparare a resistere meglio non dobbiamo illuderci che la repressione si fermerà, che è possibile fermarla, controllarla, fare giustizia (come pensano gli imbonitori della sinistra borghese e i personaggi alla Veltroni): essa si intensificherà man mano che aumenterà la difficoltà della borghesia ad arginare le sacrosante mobilitazioni delle masse popolari, man mano che la borghesia dovrà imporre sempre più sacrifici e rinunce alla classe operaia e ai lavoratori, imposizioni alle quali i lavoratori resisteranno. La repressione aumenta e si allarga perché il sistema capitalista fa acqua da tutte le parti.

La borghesia ha paura. E’ per questo che organizza la “caccia al terrorista” nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, licenzia e tiene sotto controllo i lavoratori, li espelle dai sindacati. Sa che non può fare a meno della classe operaia e dei lavoratori, ma sa che la classe operaia e i lavoratori sono potenziali ribelli; perché la classe operaia può fare a meno della borghesia. Ne ha fatto già a meno in Unione Sovietica e nella Cina Popolare. Ecco perché in questi giorni, ricorrenza del 90° della Rivoluzione d’Ottobre, tutta la borghesia, attraverso i suoi giornalisti, scrittori, politici, ha dato fiato alle trombe cercando di demonizzare la rivoluzione socialista, di descriverla come qualcosa di orrendo e negativo. Ha cercato di esorcizzare la sua paura più grande e più concreta: la borghesia come classe è oramai inutile, destinata a scomparire, presto farà parte, come l’aristocrazia, delle anticaglie della storia.

La repressione si intensificherà perché la borghesia non vuole lasciare il suo potere, è disposta a tutto per esso, ma resistere ad ogni attacco repressivo significherà per i lavoratori e le sue avanguardie comprendere cosa è la democrazia borghese, imparare che gli interessi della borghesia sono contrapposti agli interessi delle masse popolari, imparare a organizzarsi e lottare. Ogni battaglia può essere vinta o persa. Ogni singola battaglia vinta sarà un punto di forza per il nostro campo, ogni battaglia persa sarà un insegnamento. La vittoria della guerra è possibile.

Resistere alla repressione significa: allargare e rafforzare la solidarietà ad ogni compagno, ad ogni lavoratore, ad ogni organismo da essa colpito; propagandare tra le masse ogni operazione repressiva, coinvolgere le masse popolari nella lotta contro la repressione, allargare il fronte di lotta ad ogni individuo che vuole difendere gli spazi di agibilità politica conquistati con la Resistenza, ad ogni individuo che vuole difendere gli spazi democratici, ad ogni sincero democratico; individuare e utilizzare ogni contraddizione interna alla borghesia; rafforzare l’organizzazione delle masse in ogni lotta che portano avanti e contribuire a rafforzare l’organizzazione della classe operaia.

 

MOBILITIAMOCI CONTRO LA REPRESSIONE!

NO ALLE CONDANNE AI COMPAGNI DI GENOVA!

NO ALLE CONDANNE AGLI ANTIFASCISTI DI MILANO!

SOLIDARIETA’ A TUTTI I COMPAGNI E I LAVORATORI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

COSTRUIAMO UN FRONTE COMUNE CONTRO LA REPRESSIONE!