IL RESTO DEL CARLINO, 23 agosto 2006

 

DALLA PROCURA: Carc, 12 avvisi di fine indagine

 
 

Il provvedimento solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. L'inchiesta era nata dopo l'omicidio Biagi. Dal 2003 a d oggi oltre sessanta perquisizioni.

 

Bologna, 23 agosto 2006 - La procura di Bologna ha inviato una dozzina di avvisi di fine indagine, un provvedimento che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ad altrettanti militanti e simpatizzanti dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo).


Lo si è appreso attraverso un comunicato degli stessi Carc in cui si dice che è in atto «una nuova caccia alle streghe» nei loro confronti da parte del pm di Bologna, Paolo Giovagnoli, che avrebbe preparato «dai 12 ai 40 arresti di presunti membri del (nuovo) Partito comunista italiano per associazione sovversiva» secondo il dettato dell'articolo 270 bis.

In realtà in ambienti della Procura felsinea viene smentita l'ipotesi della cattura e si specifica che il magistrato del pool antiterrorismo ha solo inviato degli avvisi di fine indagine a una dozzina di persone a conclusione dell'inchiesta sui Carc fondati da Giuseppe Maj, 66 anni, ingegnere, architetto ed editore e Giuseppe Czeppel, 45, entrambi rinchiusi in carcere in Francia per l'accusa di «associazione per delinquere a scopi terroristici e detenzione di documenti falsi» e poi scarcerati nel maggio scorso.


Un'inchiesta che a Bologna era nata dopo l'omicidio del professor Marco Biagi quando gli inquirenti del capoluogo emiliano avevano monitorato la posizione dei vari gruppi potenzialmente eversivi o pericolosi ed erano state acquisite notizie su un'analoga inchiesta di Napoli senza però che fossero emersi collegamenti con le Br accusate dell'omicidio di via Valdonica.


Nel giro di tre anni a partire dal 2003, nell'ambito dell'inchiesta bolognese, sono state fatte una sessantina di perquisizioni tra Milano, Modena, Firenze, Massa, Roma e Napoli perchè, come era scritto sui provvedimenti, gli indagati «ideavano, promuovevano, costituivano,organizzavano, finanziavano, dirigevano un'associazione denominata dapprima Commissione preparatoria del congresso di fondazione del (nuovo) Partito comunista italiano e poi, dall'autunno 2004, Commissione provvisoria del comitato centrale del (nuovo) partito comunista italiano, operanti in clandestinità in Italia e in Francia con il proposito di compiere atti di violenza finalizzati all'eversione dell'ordine democratico italiano anche mediante il ricorso alla lotta armata e di entrare in rapporti di collaborazione politica e personale con altre organizzazioni combattenti o clandestine di matrice comunista attive, in Italia e all'estero».


Nel comunicato di oggi i Carc fanno un appello «alle organizzazioni comuniste, antimperialiste, anarchiche, progressiste, ai sinceri democratici, agli organismi e movimenti di lotta a respingere la campagna in atto di criminalizzazione del comunismo e a costituire entro settembre un momento nazionale di discussione sulla situazione repressiva nel nostro paese».