Lettere dal carcere

difendere la libertà d'espressione e l'esercizio della solidarietà di classe

 

 

LETTERA AMARILLI                                                                                               27/02/07

 

Care compagne e compagni,

le vostre parole mi hanno riempito il cuore. Sentirvi così vicini mi ha dimostrato una volta in più quanto forte è il filo rosso che ci unisce, un filo che queste mura grigie e fredde non potranno mai recidere, né indebolire.

Le vostre parole mi hanno dato una nuova forza per affrontare l’isolamento, che a dire il vero diventa più pesante col passare dei giorni. Per me, che ero abituata a parlare come una macchinetta con chiunque, questo silenzio forzato comincia a pesare parecchio.

Come forse saprete, oltre a non poter parlare con gli altri coimputati, non posso nemmeno parlare con le altre detenute e passo quasi 22 ore al giorno in cella da sola dove posso tenere solo lo stretto necessario.

Tutto questo perché sono comunista e perché penso che una società basata sullo sfruttamento dei proletari, sull’occupazione imperialista dei popoli e sulla repressione sia una società malata.

Tutto questo solo perché penso che non si può essere indifferenti e che, come diceva Gramsci, “l’indifferenza è la peggiore malattia, perché legittima l’ingiustizia e l’oppressione”.

Come diceva Gramsci “io odio gli indifferenti, io parteggio, io sono partigiano”.

Immagino che anche voi non stiate passando un momento facile, ma so che siete tutti compagni e compagne forti e generosi.

 

Vi abbraccio!

 A pugno chiuso

 

Amarilli

 

8 marzo

 

Abbiamo mani callose

Rovinate dal lavoro

Ma esse sono forti come pietra

Forgiate da secoli e secoli di sfruttamento

Solo in esse c’è la nostra libertà

 

Abbiamo occhi grandi e profondi

Dove raccogliamo i soprusi e il fuoco della lotta di classe

 

Abbiamo la mente salda

Mentre le mimose sfioriscono

Il nostro amore per la libertà

Brucia sempre

 


 

Lettera dal carcere di San Vittore - Milano

Carissimi compagni sardi,
ho ricevuto ieri sera il vostro bellissimo telegramma. Mi ha fatto immenso piacere, l'ho letto ad alta voce così ha dato una sferzata di morale non solo a me ma anche ad un altro compagno che si trova in isolamento nella mia sezione, Alfredo Mazzamauro, 21 anni. Vi rassicuro del nostro morale alto e delle nostre buone condizioni fisiche. La solidarietà degli altri detenuti è grandissima. Siamo trattati come delle "star". Non mi preoccupo della mia forza interiore. Me ne hanno data tanta gli anni passati nella lotta allo sfruttamento e alle barbarie in cui questo sistema ci costringe a stare. Il mio pensiero va a voi, a tutti, compagni e proletari che state fuori e che con me/noi siete solidali. Il caso dei compagni e proletari tratti in arresto a Sesto per aver attacchinato dei manifesti in solidarietà è eclatante. Il loro obiettivo è chiaro, tagliare le gambe alla solidarietà, isolarci dai lavoratori e operai che ci stimano per essere stati sempre al loro fianco nella lotta e nel sudore della schiavitù salariata.
A questo servono le accuse di "contiguità", le assemblee organizzate nelle fabbriche, le minacce di colpire duramente ecc. ecc. Ma loro sanno benissimo che gli infiltrati nel proletariato sono loro col solo scopo d'incanalare, contenere, deviare e reprimere le sue spinte d'emancipazione. Possono tenere in gabbia i nostri corpi ma non le nostre idee, del resto non siamo e né saremo gli ultimi comunisti ad essere incarcerati se non uccisi, per aver dato la speranza alla loro classe di un nuovo avvenire.
Così come non possono sradicarci dalla nostra classe, dalla quale ho acquistato la forza nel lottare contro le ingiustizie, così non possono sradicarci dalla storia perché il futuro è del proletariato. Il carcere e la repressione rappresentano i morsi disperati di un animale che sa di dover morire perché ha fatto il suo tempo, confinato dalla storia. La borghesia, che cercando di tenersi in vita, sapendo di attrarre sempre meno consenso, reprime, ammazza, fa guerre e genocidi pur di trovare "spazio vitale". Insomma compagni il cammino è tortuoso ma il futuro è luminoso! Terrorista è chi affama il popolo!
Terrorista è chi tollera 2000 morti all'anno sul lavoro per il profitto! Terrorista è chi fa guerre e massacra i popoli del mondo! NOI SIAMO COMUNISTI NON TERRORISTI!
Solidarietà con tutto il popolo sardo che lotta e combatte contro lo sfruttamento e l'occupazione imperialista!
Solidarietà internazionale con tutti i prigionieri rivoluzionari e in particolare quelli sardi!
Un saluto a pugno chiuso a tutti i rivoluzionari sardi!
Un forte abbraccio, con tanta forza e altrettanto amore,

Vostro Massimo.
PER SEMPRE A TESTA ALTA!

17-02-07
San Vittore, VI raggio, cella d'isolamento 4/b
 


 

San Vittore, 20 febbraio 2007 – VI raggio – cella 4/B – sezione isolamento

 

Carissimi compagni,

vi sento tutti vicini grazie all’immensa solidarietà, non solo vostra, che sto ricevendo da molte parti d’Italia.

Una solidarietà che da fastidio al nostro stato “democratico” e che quindi va spezzata, isolata, repressa.

Ad esempio “fulgido” ci sono i 4 compagni arrestati a Sesto colpevoli per aver praticato solidarietà proletaria. Accerchiamento esercitato con tutti i mezzi: repressivo, mediatico, sindacal terroristico.

Comincio ad avere la nausea ai dibattiti e trasmissioni televisive dove cercano di dipingerci come “infiltrati” estranei alla classe, ma quest’operazione non gli sarà facile tra gli operai e i proletari che ci conoscono. Vorrei vederli davanti ai miei colleghi mentre espongono questa tesi meschina per descrivere uno che si è sempre battuto al loro fianco senza remore per tutto e per tutti, realmente uno di loro. Sicuramente qualcuno gli avrà risposto “infiltrati siete voi!”. Ed anche per questo è stata lanciata la parola d’ordine della “vigilanza” all’interno del sindacato; in poche parole è cominciata la caccia alle streghe!

Ogni voce di dissenso deve essere messa a tacere.

Oltre questo noi stiamo bene (dico noi perché con me c’è Alfredo M. 21 anni) e il morale è alto e la solidarietà carceraria bellissima e potente, ed esercitarla dà forza.

Il carcere di San Vittore come struttura fa schifo, in più noi siamo nel raggio non ancora ristrutturato. Aspetto positivo dell’isolamento è che almeno si ha la cella tutta per sé e questo è un vantaggio visto le condizioni di sovraffollamento in cui si trovano gli altri.

L’ora d’aria la facciamo separata nei cubicoli di cemento armato dove anche il cielo è coperto da una tettoia e da una fitta rete (gabbie per cani).

In “camera” ho la televisione anche se si vede di merda.

Passo il mio tempo a leggere, scrivere, fare ginnastica, esercitare solidarietà carceraria.

Forse a descriverla può sembrare peggio di quella che è ma ricordate che per un comunista entrare in carcere è come entrare all’università. Almeno qui guadagnerò qualche anno di vita in più che altrimenti avrei perso a farmi sfruttare in fabbrica. La cosa che mi manca forse di più, oltre che la vicinanza ai compagni, sono proprio i miei compagni di lavoro per il rapporto di affetto e di stima che tra noi si era instaurato e che sicuramente non è stato da loro cancellato.

Non sono, e purtroppo non sarò, né il primo né l’ultimo comunista a finire nelle galere dello stato borghese.

Abbiamo dalla nostra la forza della ragione.

Siamo comunisti non terroristi!

Solidarietà internazionale con tutti i rivoluzionari prigionieri!

Il cammino è tortuoso ma il futuro luminoso fino alla vittoria!

Con immensa forza e altrettanto amore

fraternamente vostro, Massimo

 


 

Lettera dal carcere di Opera - Milano*

Care/i compagne/i, cari amici e parenti
Ho saputo della costituzione dell’”Associazione parenti e amici degli arrestati del 12-02-2007”. Una gran bella iniziativa. Ho letto il comunicato e l’opuscolo che raccoglie i messaggi di solidarietà.
Bellissimi. Molti mi sono arrivati anche qui. Il lavoro che state facendo è preziosissimo. Non solo perché fa bene al morale, ma soprattutto perché mantiene viva la nostra identità e perché tramite voi possiamo avere voce, cosa che a noi risulta più difficile nella situazione di isolamento in cui siamo. Non vi nascondo che la rabbia per l’impossibilità di non potermi difendere in prima persona dalle accuse infamanti è grande. Ma a questo ci state pensando voi e, per quel che gli è dato fare, i miei compagni di lavoro con cui ho condiviso tante lotte e tante battaglie e che ben sanno che razza di “infiltrato” io sia tra di loro.
Hanno fatto di tutto per sbattere il mostro in prima pagina tentando di mistificare con mille falsità le nostre esistenze e la nostra identità.
Ma non sono riusciti a nascondere la solidarietà di tanti compagni proletari, tanto che perfino un giornale borghese come il Corriere della Sera ha dovuto dare notizia dell’appoggio che abbiamo ricevuto da ogni parte del paese. Anche se da qui non ho la precisa percezione di quello che succede fuori si vede chiaramente un gran lavoro e un forte sostegno. Non posso che ringraziare a cuore aperto tutti quelli che ci stanno sostenendo e che magari non ci conoscono. Non è una cosa banale, è il sintomo che il movimento rivoluzionario nel nostro paese esiste e che risponde agli attacchi della borghesia. Ho scoperto leggendo un articolo su Repubblica di avere ben tre vite. Incredibile. Ho sempre cercato di essere determinato, ma addirittura al livello di sopportare tre vite!!! Scherzi a parte, è il solito sistema che serve loro per dare l’idea che i comunisti sono gente strana, complicata, dei mostri, dei doppiogiochisti. Vogliono inculcare tra i proletari l’idea che non si può unire lotta per i diritti, per i lavoratori, per l’ambiente, quella che in gergo si chiama lotta economica, con la lotta per conquistare una società più giusta, egualitaria, senza guerre, barbarie e sfruttamento, per conquistare il comunismo. Il solo sognare questo è sintomo di terrorismo. Puah! Proprio loro che stanno sterminando tramite veri e propri genocidi milioni di persone nelle loro guerre di rapina. Ma dicano pure quello che vogliono. Facendo l’operaio in fabbrica per tanti anni, a turni, a 1200 euro solo quando si lavora per metà del mese solo di notte, morendo di caldo con l’alluminio che sgorga dalla pressa a 450 gradi, lottando a più non posso per sindacalizzare la fabbrica, per conquistare un ambiente dignitoso, contratti che siano veri e non i bidoni che ci rifilano sempre, per difenderci dagli attacchi dei padroni che ci piovono da tutte le parti mentre si vedono tutti i partiti della cosiddetta “sinistra” istituzionale che uno dopo l’altro si vendono all’imperialismo, viene così naturale e spontaneo porsi il problema di ricostruire un partito, un qualcosa di organizzato, che dia una prospettiva politica a tanti lavoratori e proletari in modo che le loro lotte non siano vane e non vadano continuamente a finire ad ingoiare rospi. Che permetta a tutti di sognare e perseguire l’obiettivo di un sistema sociale diverso. Ma quali doppie e triple vite!!! La vita di un compagno è un’unica vita spesa per la riscossa dei proletari, dei giovani, dei lavoratori e delle donne contro questo marcio sistema. Non abbiamo paura delle loro galere, sappiamo che in ogni battaglia sono sempre le prime file a cadere (ammesso e non concesso che siamo caduti).
Ma sono già pronte le seconde, le terze, le quarte. Si perché finché ci saranno padroni e capitalismo, ci saranno sempre anche proletari e comunismo. Potranno potenziare finché vogliono i loro strumenti di controrivoluzione preventiva, ma non potranno mai sottrarsi a questa legge. Comunque in questo frangente vediamo ben chiaro ciò che è stato detto tante volte e cioè che la democrazia borghese del fascismo non è tornata indietro. Appena vede qualcosa di rosso muoversi, scarica una valanga di nero. Dal linciaggio mediatico che emette sentenze ancor prima dei giudici, all’utilizzo puntuale del codice fascista Rocco, alle centinaia di sbirri sguinzagliati per mezza Italia alla caccia dei comunisti. Non è la paura del terrorismo che li fa muovere, perché loro sanno chi sono i terroristi, visto che sanno usare il terrore. E’ del rosso del comunismo, che hanno paura. Come è stato nel biennio rosso, nella Resistenza, negli anni ’70.
Ho saputo che la Cgil si dichiarerà parte lesa al processo (è vero?), una bella buffonata. In questa società sono i lavoratori ad essere la vera parte lesa. Da mille accordi bidone, dalla consegna del TFR al capitale finanziario, dal continuo e incessante attacco alle pensioni, ai diritti e alle conquiste storiche del movimento operaio. Il tutto “democraticamente” svolto senza alcuna consultazione tra i lavoratori. E poi accusano noi di essere degli infiltrati. Proprio loro, i vertici sindacali, che la fabbrica l’hanno vista solo da lontano, e quelli che l’hanno vista da vicino se en sono dimenticati in fretta e furia per potersi incollare comodamente alla poltrona. Non voglio banalizzare tutto. Nel sindacato ci sono tane brave persone che lavorano, militanti seri e onesti che hanno veramente a cuore gli interessi dei lavoratori e che si fanno il culo. Ne ho conosciuti tanti e con loro ho condiviso l’entusiasmo di tante lotte. Ma i criteri “democratici” di selezione dei dirigenti fanno sì che i vertici siano composti da burocrati che conoscono le condizioni dei lavoratori solo per sentito dire.
Beh, ora basta, è ora di salutarvi tutti. Io sto benone, le giornate sono lunghe ma passano. Spero di uscire presto da questo cazzo di isolamento. Mi sto allenando e faccio lunghe dormite ininterrotte come non facevo da anni a causa dei turni. Il morale è buono e non sono certo queste quattro sbarre a fiaccarmelo. Mi raccomando, speditemi tutto il materiale che circola, che mi permette di avere maggior percezione di quello che avviene fuori. E’ una gran gioia scoprire la solidarietà che ci circonda e, devo ammetterlo, a volte mi commuovo. A presto e nel frattempo buon lavoro.

Noi siamo comunisti loro sono i terroristi.
Hasta siempre la victoria.
Con forza e amore

Bortolato Davide
Opera, 10 - 03 - 2007

 


 

San Vittore 22/3/07 VI raggio

Miei cari ma’e pa’,

Io sto bene, finalmente ho un po’ di tempo per leggere , studiare , riposare e fare esercizio senza dover aspettare una pensione che oramai arriva quando sei già morto. L’unico pericolo che si corre in galera è quello di diventare un’ameba teledipendente e quindi bisogna ingegnarsi per combattere la monotonia. Per questo motivo e per far fruttare meglio il tempo, ho deciso di iscrivermi ad una facoltà di lingue, Angela, mi ha detto che c’è la facoltà di mediatore culturale, mi sembra interessante perchè è impostata su un piano più pratico della classica facoltà di lingue, si studia pìù cultura e storia e meno letteratura.

Ci voleva la galera per convincermi a fare l’università!

Spero siate contenti?!

Mi dispiace di avervi procurato ansia e dolore per la mia vicenda. Ma è grazie a voi, a l’educazione nei valori di giustizia sociale e uguaglianza che mi avete inculcato e l’esempio di rettitudine e coerenza, fino all’estreme conseguenze, nelle proprie idee dato da mio nonno e nonno Ernesto, che fin da ragazzino provavo sofferenza per l’endemica ingiustizia di questa società e odio per chi la perpetra e la riproduce. Avrei potuto chiudere gli occhi, diventare un missionario e, inconsapevolmente, far parte del problema ma ho scelto di essere un comunista che, coerente e conseguente alle proprie idee combatte lo stato di cose presente. Ed è questo di cui mi accusano e per questo mi incarcerano ma è proprio per questo che sono tranquillo e sicuro di me e delle mie idee che nessun tipo di coercizione e violenza potrà far piegare. Se fossero bastati carcere e repressione per mettere a tacere chi nel corso dei secoli ha combattuto per la giustizia e la libertà vivremmo in un mondo peggio di quello che adesso. Ma la loro arroganza e superbia classista, il loro livore fascista è cosi cieco idiota da credere di poter fermare la storia e ingabbiare un’idea, dal passato e dal futuro grande e glorioso, che rappresenta l’unica speranza per il futuro dell’umanità.

Ogni volta che ci chiamano terroristi mi vengono a mente i cartelli appesi al collo ai partigiani trucidati dai fascisti, di diverso d’allora c’è solo la facciata democratica ad indorare la pillola (non a caso l’art. 270 c.p.,associazione sovversiva è del codice fascista “Rocco”).

Ora più di prima, la crisi economica spinge la borghesia, vera amministratrice di questo stato, a ridestare e inasprire il suo armamentario repressivo fascista, sia per ottenere la pace sociale, a fronte di una sua esasperata richiesta di maggiore “competitività” e maggiori profitti (leggi più sfruttamento e miseria) e sia per gestire sul fronte interno le sue avventure imperialistiche fatte di “missioni di pace” ed “esportazioni di democrazia”. A tal proposito i maggiori sindacati, già da tempo arruolati per questo fine, assumono il ruolo di alfieri delle forze contenitivo-repressive, insomma, la caccia al comunista contestatore comunista e aperta. E’ ricominciata la caccia alle streghe.

Sono contento di farmi la galera se questa condizione è servita per farvi aprire gli occhi sulla verità di queste cose e sono fiero di voi per come avete e continuate ad affrontare la questione. Essere uniti nella solidarietà proletaria è fondamentale per mantenere salda la dignità politica dei prigionieri contrastando, quindi, l’immagine di criminali e terroristi che i nostri accusatori, con l’ausilio di pennivendoli e teleimbonitori, vogliono addossarci, costringendoli a smascherare il carattere tutto politico del loro impianto accusatorio facilitando così anche la difesa sui singoli casi. Bisogna sempre tenere a mente il motto con cui la classe dominante ha sempre puntellato il suo dominio, il “sempre verde” “divede et impera” che stanno applicando con metodo ricorrendo ai metodi più subdoli e squallidi, sia con noi che con la solidarietà sviluppatasi all’esterno. Solo una risposta ferma ed unitaria, da dentro e fuori il carcere può inceppare questo perverso meccanismo. Ma sono certo che tutto questo vi è già chiaro.

A proposito di solidarietà, mi è giunta anche da parte del console generale del Venezuela.__

Vi bacio e vi abbraccio forte, un abbraccio anche a quel torzo di mio fratello che quando mi ha visto ha esordito con: <<Ha Ha Ha T’ sì fatt’
arrestà..>>.

Un abbraccio e un bacio anche agli zioni alle nonne e ad Inna

E un bacio, un abbraccio e un saluto a pugno chiuso e a testa alta a Francy, Emilia e a tutti i compagni.

N.B. Se volete fate leggere questa mia anche ai compagni.

 


 

AFFRONTARE LA „GUERRA PREVENTIVA E INFINITA“ DELL’IMPERIALISMO

 

PER IL PARTITO  -  PER LA RIVOLUZIONE

 Il 12 febbraio è stato vera sconfitta?

 

La grancassa mediatica si è messa all’opera per martellare il messaggio sulla potenza dello stato, sulla brillante Operazione preventiva, sull’incapacità dei tentativi rivoluzionari, ecc.

 

Ma già lì trasparivano evidenti elementi di imbarazzo.

“Ma come ?! Non li avevamo definitivamente sconfitti ?! (..)

Ma come è possibile che siano di nuovo dentro le fabbriche, e che siano “ottimi delegati” e non isolati estremisti ?! (..).       E la classe operaia poi, ma non era scomparsa? Estinta come i dinosauri ?!”

 

Siamo talmente sconfitti che i dirigenti della sottomissione operaia hanno pure proclamato sciopero. Contro … degli arrestati!

Il tragicomico nella storia è sempre molto significativo.

E ancora, la barzelletta sugli “infiltrati” … Mentre noi possiamo attestare la nostra storia operaia, sembra che i suddetti dirigenti non abbiano propriamente e giammai, lavorato in catena o sui ponteggi. Ma no, mi sbaglio. Qualcuno ci ha lavorato. Per esempio alla Pirelli, come cronometrista! (di nuovo il tragicomico)

 

Insomma, il clamore sollevato dagli arresti nostri e dì altri compagni di movimento vuol ben dire qualcosa. Vuol dire che tocca il vivo delle contraddizioni che si situano nel vivo dello scontro di classe.

 

Pure da qui dentro, in isolamento, si riesce a cogliere come si stia dando un riflesso di simpatia e di fierezza proletaria attorno a noi. Vedere in TV delle anonime operaie, di fronte alle “domande” terroristico-intimidatorie del Goebels di turno, rispondere “No, non li denuncerei”. Vedere le scritte di solidarietà apparse sui muri di molte città; vedere la coraggiosa difesa politica dentro le manifestazioni, dà la misura di come in seno al proletariato siano vivi dei margini di autonomia, di come si riconoscono esperienze che si sentono proprie.

 

Esperienze che meritano valutazione politica ed autocritica, certo. Ma autocritica, cioè analisi da svolgere in seno alle forze di classe, per capire e correggere gli errori; per mettersi a livello dei compiti necessari e saper fronteggiare i mezzi della controrivoluzione. Il loro dispiegamento di mezzi, la loro innovazione tecnologica (e, di conseguenza certi nostri ritardi), la tendenza ad agire preventivamente – nel solco di “guerra preventiva ed infinita, ai popoli (loro dicono “al terrorismo” noi diciamo che fanno guerra ai popoli)” – dimostrano anche quanto lo stato teme l’insorgenza proletaria, la tendenza rivoluzionaria.

Il colpo subito da noi (in quanto organizzazione, non evidentemente in quanto generalità degli arrestati) è una realtà. Va detto proprio affinché le forze proletarie possano trarne insegnamenti e bilancio, al fine preciso di continuare la lotta.

Escludiamo ovviamente da tale diritto di critica/autocritica la variegata fauna opportunista che immaginiamo già all’opera con il suo repertorio disfattista. Non fosse che per la questione di “buon gusto” per cui, chi non è disposto a misurarsi con la dimensione complessiva dello scontro, è meglio che stia zitto.

 

Come già ebbe a dire Lenin, contro tali attitudini:

“Il passaggio dalla fase dei circoli di propaganda a quella dell’agitazione provocò una certa disorganizzazione. Il passaggio dalla fase dell’agitazione a quella delle grandi azioni di piazza, pure. E così anche il passaggio dalle azioni di piazza alla pratica combattente, partigiana.Dobbiamo per questo dire che non bisogna combattere? No! Dobbiamo solo imparare a combattere. E basta.”

(da un testo sulla sconfitta del movimento insurrezionale 1905, in cui attacca coloro che, perciò, volevano abbandonare il terreno rivoluzionario).

 

E i problemi che si pongono sono esattamente questi:

imparare a lottare sui vari piani, fino al massimo livello di sintesi, l’unità del politico-militare. In questa sintesi puo trovare soluzione le stesso problema del Partito, come strumento e soggetto necessari allo sviluppo di una strategia di ampio respiro. Il fatto che di nuovo abbia fatto irruzione sulla scena politica l’istanza rivoluzionaria (quella che tale si è legittimata sul dritto filo che parte dei primi anni ’70), è già in se un impulso, un passo in avanti. È un impulso alle forze di classe ad orientarsi sulla tendenza necessaria e possibile; ad applicarsi ai compiti e problemi reali da risolvere. Ed è solo nella prassi che si risolvono i problemi, per quanto ardui  e complessi.

 

In questi stessi giorni assistiamo all’ennesima, infausta capitolazione delle pretese riformistiche degli incorreggibili propugnatori della via istituzional-parlamentare.

La “sinistra radical-revisionista” illude le masse sull’utilità dell’andare in parlamento, ed entro una compagine governativa che non può che essere di chiara marca capital-imperialista. Fa un po’ di folclore, tanto baccano e poi, alle strette degli “improrogabili impegni” con NATO, USA, FMI, Commissione UE (e altri direttori imperialistici), deve capitolare ignominiosamente e accodarsi alle peggiori mene antiproletarie e colonialiste.

Finiscono solo per svolgere un ruolo di recupero verso i movimenti di massa, di demoralizzazione e sfiancamento; seminano disillusione e sfiducia; coltivano imbecillità ideologiche quali il “pacifismo” (uno delle peggiori imposture che i potenti, super-armati, diffondono tra gli oppressi affinché, la loro sì, restino disarmati e inermi).

Come ha detto l’on. Russo Spena (revisionista) “datemi dell’agente dell’imperialismo USA, ma io voto per il governo”. Esatto onorevole: siete un branco di stupidi agenti, e non solo di quello USA ma pure dell’imperialismo italiano!

 

Guardiamo la realtà del mondo odierno. Alcuni grandi fatti che la dicono lunga sul velleitarismo di qualsivoglia manovra riformista:

 

1     I lupi imperialisti storici, dopo aver scatenato guerre d’aggressione dappertutto, dopo aver gettato intere regioni in un caos sanguinario (dal Tricontinente fin dentro i Balcani), oggi lavorano a nuove tappe di progresso: la “mini bomba atomica”. Rotti gli accordi “Stalt-2” (che costituivano il quadro limitativo alla proliferazione nucleare con l’ex-URSS) per iniziativa unilaterale USA nel 2002, gli strateghi USA lo dichiararono apertamente: “Da deterrente, in equilibrio del terrore, la bomba atomica diventerà arma offensiva che noi utilizzeremo in prima istanza, e pure contro paesi che non ne dispongono” (!).

I criminali imperialisti hanno sempre tenuto fede ai loro pronunciamenti dottrinari.

E per realizzare questo, hanno appunto bisogno di una bomba utilizzabile: che massacri sì, ma non troppo. Insomma, si preoccupano dell’equilibrio tra il politico ed il militare.

Questo disegno (che poi è il top di tutta un’escalation in atto, di cui vediamo l’impiego di armi nuove e devastanti sulla testa dei popoli oppressi) avanza da tempo e non può che significare guerra e ancora guerra, e di ampiezza e potenza decuplicate!

Così pure i lupi imperialisti di “nuova generazione” (Cina, Russia, India) sono lanciati in un escalation di armamenti ed in strategie aggressive, inevitabilmente belliciste.   Disse Mao: *O la Rivoluzione impedisce la guerra, o la guerra scatenerà la Rivoluzione”

2     L’accellerazione concorrenziale sui mercati (effetto delle leggi immanenti del capitalismo, della sua crisi di carattere storico, da sovrapproduzione di capitale) sta producendo una devastazione sociale senza precedenti. La pressione sul tasso di sfruttamento (loro la chiamano “produttività”-competitività), unica fonte del plusvalore, è diventata feroce, ossessiva. Abbiamo visto riapparire o meglio, estendersi di nuovo le forme più selvagge di sfruttamento pure qui nei centri imperialisti; mentre nel Tricontinente le aree industriali sono semplicemente dei campi di concentramento! Le recenti violente esplosioni operaie in alcuni di questi campi, in Bangladesh e Cina, ne sono tragica illustrazione.

 

La sintesi tra i due fatti è nell’essenza dell’imperialismo, che non è un banale fatto di politica estera (come si affannano a far credere i suddetti stupidi revisionisti), bensì è la natura stessa del modo di produzione capitalistico. “L’imperialismo è il proseguimento dello sfruttamento con altri mezzi.”

 

L’orizzonte della guerra appartiene a questa formazione sociale. Il proletariato ed i popoli oppressi non hanno da scegliere. Sono obbligati. Alla guerra imperialista e reazionaria, che sconvolgerà sempre più il mondo negli anni a venire, si può solo opporre la tendenza alla “guerra popolare prolungata”, rivoluzionaria e di classe. Ciò che è già realtà in alcune aree del Tricontinentale fino alla Turchia, a   lambire lEuropa. Il suo contenuto è la liberazione sociale, via la presa del potere e l’avvio della trasformazione socialista.

Questo contenuto dà forma così anche al carattere di questa guerra, ed al processo che vi conduce. La violenza rivoluzionaria è ben diversa della violenza reazionaria e mille esempi lo stanno a dimostrare, da quello che succede in Irak o in Nepal, fino alla nostra storia italiana.

 

E questo processo è appunto un percorso di contenuto e mezzi, di costituzione del proletariato in forza ideologica-politico-militare indipendente. Costituzione che può darsi solo nel vivo dello scontro “imparando a combattere”, gettando le condizioni per trasformare la resistenza popolare in vera lotta di classe, cioè in lotta per il potere.

A questo processo concorreranno l’insieme delle forze e forme organizzate anche svariate, che sapranno porsi rispetto a queste necessità fondamentali, a questo orientamento di prospettiva. C’è posto per chiunque sia seriamente e coerentemente disposto ad avanzare verso la Rivoluzione.

Le caricature che vorrebbero ridurre il processo rivoluzionario alle vicende di qualche Organizzazione iniziale, come la nostra, fanno parte del concerto disfattista e disarmante contro la classe.

 

Noi diciamo a tutti/e i/le militanti sinceri alle forze di classe, a tutti/e i/e proletari/e che cercano una via d’uscita agli incubi sanguinari cui l’imperialismo ci condanna, a tutti/e coloro che si pongono il problema di aprire una nuova prospettiva rivoluzionaria:

 

  • bisogna rompere il cordone-ombelicale con il gioco politico istituzionale. Va spezzata la catena elettoral-parlamentarista  che, in un paese imperialista marcio (come il nostro) non ha più alcuna valenza utile per la classe, bensì solo imprigionante, subalternizzante.

  • Bisogna affrontare i vari piani dello scontro, nel senso dello sviluppo dell’autonomia di classe: Organismi di Massa dentro le lotte e Partito Comunista nell’unità del Politico-Militare.

  • Bisogna sviluppare le lotte non per inseguire “tragicomiche conquiste immediate” (Marx),bensì nel senso dell’accumulazione di forze entro una precisa strategia di lotta rivoluzionaria.

  • Senza organizzazione dell’attacco la difesa resta impotente, si disperde e viene recuperata dai professionisti della sottomissione di classe.

  • La vera solidarietà con la resistenza armata dei popoli oppressi consiste nello svillupare il processo rivoluzionario in ogni paese, nel proprio paese, così consolidando il fronte unito anti-imperialista e internazionalista.

 

 

Davanzo Alfredo

Militante per la costituzione del Partito Comunista Politico-Militare

 

Aprile 2007

 

* Questo testo è personale a causa dell’isolamento carcerario, che ci ha finora impedito di comunicare e confrontarci. Non certo per concessione allo stupido individualismo borghese.

 

 


 

13.04.07

 

CHI SONO LE MELE MARCE? Lettera dal carcere di San Vittore - Milano

 

Ho letto da qualche parte, che tutto nella mia biografia stride con il mitragliatore nell'orto. Si continua a parlare di doppiezza. Da una parte il bravo compagno, il delegato e dall'altra la lotta armata. Non è così, non c'è doppiezza, divisione, tra l'essere un comunista rivoluzionario e stare con la propria gente. Organizzarsi nel sindacato, senza essere d'accordo con la linea dei vertici. Per organizzarsi tra noi lavoratori, nelle forme consentite, ci vuole la tessera sindacale. E, noi lavoratori ci facciamo la tessera! Perché, i lavoratori non hanno il diritto per legge di eleggere la propria rappresentanza nei luoghi di lavoro. Bella la vostra democrazia! Non sarà che vi fa un po' paura quando i lavoratori si organizzano per conto proprio. Poi, quando alcuni di questi operai, si rendono conto dei limiti delle lotte economiche e dell'inutilità della lotta parlamentare e si organizzano in quanto comunisti, allora la vostra paura cresce. Il vostro potere di controllare e di dominare, imponendo il vostro modello, potrebbe essere messo in discussione. Le persone che da questo sistema hanno solo da rimetterci, pagando i costi del vostro benessere con lo sfruttamento, potrebbero vedere che esiste una alternativa, una cura al vostro mondo di sfruttamento e barbarie. E allora mettete in moto tutta la vostra capacità di manipolare le coscienze e confondendo le idee. Farci passare per terroristi, criminali pronti a colpire chiunque, nemici della gente, per criminalizzare le nostre idee.
Invece diventa un po' più difficile criminalizzare le nostre vite. Quelle sono lì, sotto gli occhi di tutti, a dimostrare la nostra coerenza con le idee che portiamo avanti. La nostra internità alla classe sociale di appartenenza. La classe Operaia. Io ho iniziato a lavorare a 14 anni, a 15 ho fatto i libretti, facevo 11 ore al giorno più il sabato. Sono diventato operaio specializzato. Lì c'era il rapporto individuale con il padrone, per il contratto si scioperava in 2, io ed un vecchio comunista. Sono andato in FIAT, lì si lottava, eravamo un problema di ordine pubblico. Disse così Cesare Damiano qualche anno dopo, parlando del contratto metalmeccanici del 79.
Bisognava fare piazza pulita di quella classe operaia, che sfuggiva al controllo, che non si voleva piegare alla politica di sacrifici. E allora fuori! Prima in 61, poi in 23 mila. Con i capi del P.C.I. torinese che organizzavano il tutto, insieme alla FIAT. Schedature, espulsioni e reparti confine. Dopo la cassa sono entrato in Ergom, lì c'era il padrone, o eri con lui o eri contro. Io ero contro, ma facevo bene il mio lavoro ed ero inattaccabile. Fumate improvvise di sostanze irritanti che facevano bruciare gli occhi e venire gli sforzi di vomito. Tutti fuori! Di corsa! Non c'era un aspiratore. C'era chi aveva paura e restava dentro a respirare il fumo con le lacrime agli occhi. Con altri compagni abbiamo costruito il sindacato. All'inizio eravamo 6 iscritti, c'era tanta paura. Il contratto che scadeva e la paura di non essere confermati, i capi che ci tallonavano, a picchettare la bollatrice nei primi scioperi. Poi la vigliaccata del licenziamento e l'offerta di denaro, tanto denaro, per restare fuori. Mi hanno tenuto fuori 3 anni e mezzo. Con il sindacato che non mi voleva, neppure a fare lavoro volontario e gratuito. Oggi dicono che la stima nei miei confronti era trasversale. Per quanto riguarda le operaie e gli operai, la stima è reciproca ed è la sola cosa a cui tengo. Oltre all'affetto per le persone care e per i miei compagni di lotta. A quelle persone con le quali ho condiviso speranze e lotte, voglio dire che non c'è doppiezza nella mia vita e quella dei miei compagni di lotta. Io ero e sono così perché ho cercato e cerco di essere un comunista. Nelle cose di tutti i giorni, nel lavoro e nella lotta. A tutti gli altri voglio dire: Vigliacchi! Come fate a dire che sono un infiltrato tra i lavoratori e nel sindacato. Epifani ha detto che siamo delle mele marce. Lui i tre turni non li ha mai provati, lui è stato messo lì dal sistema di partiti, che hanno svenduto la classe Operaia. Io vengo da una famiglia di operai che hanno pagato la tessera e contribuito a dargli da mangiare, sputando sangue nelle fonderie. Chi è l'infiltrato nella classe Operaia? Chi è la mela marcia tra me e lui. Gli ho sempre detto in faccia quello che pensavo, nei congressi. Il mio sindacato sono i lavoratori! Ho sempre detto nelle discussioni dei direttivi che quello che contava per noi delegati era la capacità di costruire spazi di autonomia nei luoghi di lavoro per stimolare il protagonismo dei lavoratori. Ma per quanto bene fai, resti bloccato dalle compatibilità e dai limiti della lotta economica all'interno dei cancelli della fabbrica. Mentre fuori, lo strapotere dei vertici sindacali, dopo anni di arretramenti e sconfitte imposte ai lavoratori, diventa strumento di controllo sulla classe. Cosa risponde il delegato al compagno di lavoro, incazzato per il suo stipendio di 950 euro al mese? Cosa rispondere alle operaie con i polsi scassati dai ritmi di lavoro, con alle spalle 37 anni di fatica, in fabbrica e nelle famiglie, quando domandano, ma noi quando andiamo in pensione? Cosa rispondo a chi ha 2 figli ed un contratto a termine di 3 mesi. E cosa dire a chi ha lo sfratto e ti fa notare che per le armi il governo i soldi li trova e per fare le case popolari no. Gli rispondo che c'è rifondazione al governo e che la borghesia di sinistra è meglio di quella di destra. E quando si guarda fuori e vedi che la merce che costa meno di tutte sono i lavoratori. Allora o sei d'accordo o sei contro. O accetti le loro regole e sei complice. O lavori per costruire l'alternativa.

2 MARZO 2007
VINCENZO SISI
Militante per la costituzione del Partito Comunista Politico militare

 


 

Sono uno dei pericolosi terroristi, oggi per vostra fortuna, rinchiuso in una carcere di “alta sicurezza” a Monza. Il mio nome è Davide Rotondi. Scrivo per dire che sono francamente stupito di vedere solo oggi il dito puntato su Gino Strada ed i suoi collaboratori, per avere contatti “particolari” con i Taleban.
Dico questo perché non capisco come possa essere sfuggito alla solerte dottoressa Boccassini della Procura Di Milano l’evidente collegamento di Emergency ed il suo fondatore con il sottoscritto, stabilendo con gran gioia l’ennesima prova di collegamenti internazionali atti a sostenere l’impianto accusatorio.
Sono stato io, infatti, nel lontano 1998 ad invitare (ovviamente in un incontro clandestino mediante telefonate criptate e contro-pedinamenti ineccepibili) gli esponenti veneti di spicco del gruppo Emergency, a tenere una conferenza all’interno dell’ospedale civile di Abano Terme di fronte ad oltre 100 lavoratori della sanità. Oggetto dell’incontro era fare proseliti e spiegare le tecniche ed il tipo di armi usate dal gruppo (bisturi, aghi, per sutura, etc.) nei luoghi caldi ove operava.
Un dibattito interessante che spiegava, inoltre, l’utilizzo e la costruzione di sofisticati strumenti tecnologici ad alto impatto distruttivo (quali protesi, arti artificiali, carrozzine etc.) ai neofiti terroristi e complici presenti.
Ancor più strano appare, in questo contesto, che sia sfuggito il collegamento e l’attività di “propaganda armata”, fatta dal sottoscritto con la complicità di una radio popolare, Radio Gamma 5, in cui una sera ebbe luogo un incontro che vide la partecipazione di oltre 150 cittadini e la diretta radio che coinvolse migliaia di ascoltatori sintonizzati, tutti ad ascoltare con attenzione la portavoce di Emergency che ci raccontava quali fossero i legami con i bambini, donne, anziani taliban, afgani, pakistani, anticipando con grande lungimiranza come sia stata possibile, oggi, la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, mentre i vari agenti 007 in cappuccio nero (si gli stessi che in 20 sono venuti ad arrestare il sottoscritto in mutande ed il mio cane, questo si terrorizzato) brancolano nel buio degli anfratti afgani.
Porta pazienza Gino, fino a ieri eri un eroe, sino al momento della liberazione di Mastrogiacomo e con la “comprensione”, ci dice il furbone di D’alema, degli americani. Oggi, tu e i tuoi colleghi dovete rispondere dei rapporti e dei contatti che avete con i “Taleban”. Spero non ti chiudano il “covo” visto che sono anche io uno dei sostenitori-finanziatori, in tutti i casi prova a spiegare a questi studiosi della geometria criminale (in che teorema ti hanno inserito a te?) che le tue porte come le mie, sono aperte al mondo e che non chiedi la carta di identità a chi ti domanda aiuto ed ospitalità.
La tristezza è pensare che con i soldi dei contribuenti sprecati solo con l’operazione “Tramonto” (oltre 500 agenti, armi, vigili del fuoco, impiegati, magistrati) e si parla di milioni di euro, quante gambe, quante mani, avremmo rimesso in funzione?
Quante famiglie potevano risollevarsi dalla miseria in cui le nostre bombe le hanno gettate?
Quanti bambini potrebbero ascoltare fiabe di uccelli colorati che volano in cielo e non di “pappagalli verde” militare che dal cielo cadono sulle loro teste?
Con sincero affetto, massima solidarietà e ovviamente… fino alla vittoria! (il giorno in cui i pappagalli torneranno ad essere solo pappagalli). Vostro sostenitore e fratello.

Davide Rotondi.
Carcere di Monza

[Lettera pubblicata dal Mattino di Padova, marzo 2007]

 


 

Lettera dal carcere di Opera - Milano

 

Strette catene ci hanno bruciato i polsi,
catene mai stanche di logorare mani sincere.
Sono mani di proletari con le dita strette ai palmi
per alzare pugni nel cielo.
Poche ore e le catene sono diventate sbarre,
carcere e isolamento, mentre il tuo sguardo
sfumava nel tramonto della loro giustizia.
“Bocche chiuse! Guardate cemento e ingoiate sbarre, bastardi!”
Lo avevano detto e lo hanno fatto.
“Relitti di una storia passata, affogate nella solitudine, bastardi!”
Lo pensavano e speravano di riuscirci.
“Piegatevi al padrone! Siete soli come cani, bastardi!”
Ma i bastardi hanno alzato il pugno.
Siamo bastardi perché non vogliamo un padrone,
perché il nostro sangue non si è sporcato con l’avidità fascista
della società che ci ha partorito.
Noi non siamo i vostri figli.
Siamo i figli di una classe e di una lotta,
la nostra storia rigetta il sangue di un capitalismo assassino.
Se non vi piacciono le nostre origini, rinchiudeteci pure, carogne!
Siete carogne perché avete sfruttato i vostri figli, e li avete persi.
Siete carogne perché la storia vi sta uccidendo.
E quando le vostre gambe cederanno di fronte al popolo,
noi bastardi sorrideremo guardando l’avvenire.

30 marzo 2007
Ale


 


 

Stralci di lettere dal carcere di Bollate - Milano

 

Cari compagni,
io sono in isolamento, i primi 2 giorni ero in una cella in un reparto solo per me, li sono riuscito a fare addirittura mezz’ora d’aria in un cortile poi basta. Adesso invece sono sempre in cella singola, in un reparto con 20 celle di cui 4 sono occupate, non posso parlare con gli altri detenuti e loro non possono vedermi (quando, per andare in doccia passo davanti le loro celle gli chiudono la porta).
...mi hanno portato in ospedale a fare un elettroencefalogramma di controllo, con una megascorta con tanto di mitra e giubbotti antiproiettile, c’erano le vecchiette che scappavano per l’ospedale, sembrava fosse arrivato un serial killer!
...sono sereno, mi sono abituato all’idea che per un po’ starò qui dentro, mi sono abituato allo stile di vita della galera. Ricevo e rispondo a moltissime lettere e telegrammi, da queste e sento che ho tante persone che mi sostengono e mi stanno vicino, è importante...
...ci hanno imprigionati perché comunisti. Perché in un periodo ci crisi generale il governo è in difficoltà, e non può tollerare chi condanna i suoi piani di guerra imperialista, chi lotta contro i suoi attacchi alle condizioni di vita di operai, studenti, masse popolari, chi dà voce a lotte come quella contro la base di Vicenza o per il diritto alla casa. Siamo gente che gli apre troppe contraddizioni, siamo pericolosi perché le masse non ci cascano più ai giochetti di sindacati e rifondaroli ormai sputtanati; perché diciamo che la gente deve alzare la testa e organizzarsi autonomamente per difendere i propri diritti conquistati col sangue e dure lotte. Siamo pericolosi perché dopo gli arresti la gente che ci appoggia è aumentata e gli operai delle nostre fabbriche minacciano di strappare le tessere se, quando tutto sarà finito, il sindacato non vorrà reintegrarci... per questo in questi momenti di repressione non dobbiamo abbatterci ma stringerci ancora più forte con ancora più coraggio e determinazione! Per andare avanti, per non dargliela vinta, per noi prigionieri e per voi li fuori; per i proletari che ogni giorno non sanno come tirà a campà!

 



2 aprile 2007

...si sa che fanno leva sulle nostre debolezze, quando si è in carcere più uno è debole o si mostra indeciso più è trapassato da angherie varie, non ti mollano per farti crollare. Penso che sia anche questo un motivo dei diversi trattamenti tra arrestati, chi ha l’aria collettiva e chi no, chi ha la cella aperta e chi no, a chi la posta arriva subito e a chi addirittura non arriva proprio, a chi i colloqui li concedono senza problemi e chi invece trova sempre intoppi. Tutto ciò condito dalle scarse notizie dal mondo esterno, i pochi rapporti umani, anche solo con altri detenuti, da qualche battutina esilarante di solerti secondini, contribuisce a rendere l’isolamento ancora più duro. Per fortuna però ci sono i compagni che non ci fanno sentire soli, ogni giorno mi arrivano lettere dall’Italia e non, questo ci dà la forza di andare avanti...

...IO VIVO DI QUELLE PICCOLE ONDE CHE MI ARRIVANO DAI SASSI CHE LANCIATE VOI FUORI... dalle notizie che mi arrivano vivo di come va il centro, le iniziative, di come stanno le persone a cui tengo... tutti i più piccoli sassolini che lanciano le persone a cui tengo smuovono la monotonia, la calma piatta della galera e mi tengono vivo, attivo. Se tutto si fermasse fuori si fermerebbe anche qui dentro e sarebbe un vero peccato.

Max