|
Il rigetto da parte del GIP U. Antico della domanda
di custodia cautelare avanzata dal PM
Il
documento che segue è il rigetto della richiesta di
arresti cautelari a carico degli indagati nel
procedimento di Napoli aperto nel 2001 dal PM
Stefania Castaldi contro la carovana del (n)PCI (il
7° procedimento giudiziario). Questo documento,
redatto dal GIP Umberto Antico, così come
probabilmente altri documenti relativi al
procedimento di Napoli, sono oggi inseriti nel 9°
procedimento (il n. 14304/05) aperto nel 2005 contro
la stessa carovana senza neanche aspettare di
chiudere l’8° (il n. 9096/03)!
Nel
documento di rigetto degli arresti cautelari a
carico degli indagati, il GIP Umberto Antico,
esponendo limpidamente le motivazione giuridiche,
smonta punto per punto i pilastri (l’interlocuzione,
il metodo violento, la clandestinità) su cui si
fonda non solo la richiesta di arresto, ma anche
l’accusa di 270 (associazione sovversiva), 270 bis
(associazione sovversiva con finalità di terrorismo)
e 272 (propaganda sovversiva). In particolare parla
della clandestinità non come reato o prova di reato:
“voler diventare clandestino (…) può significare,
semplicemente, tentare di sfuggire a qualsivoglia
controllo dalle forze di polizia (…) e scegliere di
operare in modo occulto”; in qualche modo quindi il
GIP Antico riconosce la necessità di essa come mezzo
necessario per evitare il controllo e la
persecuzione da parte della borghesia!!! Controllo e
persecuzione sempre più confermata anche dagli
avvenimenti degli ultimi giorni (indagini a carico
dei compagni dello Slai cobas – per il sindacato di
classe, licenziamento degli operai della Fiat Sata
di Melfi, licenziamento dell’operaio Mimmo Mignano
della Fiat di Pomigliano d’Arco).
Abbiamo deciso di
pubblicare questo documento (che viene da fonti “non
sospette”!) perchè svela la pretestuosità dei capi
di imputazione mossi da più di vent’anni contro la
carovana del (n)PCI e il reale intento per cui il PM
Paolo Giovagnoli di Bologna ha aperto prima l’8° e
poi, in contemporanea, anche il 9° procedimento
contro i compagni del (n)PCI e del Partito dei CARC:
perseguitare, controllare, reprimere e ostacolare
l’attività dei comunisti. E perché la dice lunga
anche sul fatto che Giovagnoli e simili non si fanno
nessuno scrupolo nel violare le stesse leggi della
democrazia borghese: il giudice Paolo Giovagnoli è
colpevole della violazione di uno dei principi
giuridici
fondamentali della democrazia: il “no bis in idem”
(non è possibile giudicare due volte le stesse
persone per lo stesso capo d’imputazione).
La
lettura dell’intero documento è ricca di
insegnamenti e offre lo spunto per molte
riflessioni.
rigetto custodia cautelare
Il Manifesto, 30
luglio 2006
La Voce
della Campania - Luglio/Agosto 2006
Il
Manifesto, 23 agosto 2006
Lettera di Caruso al Console
francese - 6 aprile 2007
|